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Cronaca

Tragedia all’alba tra i pascoli svizzeri: cacciatore fa fuoco e uccide per sbaglio un bellissimo cavallo. “Credevo fosse un cervo”. Licenza revocata

“Ho mirato credendo che fosse un grosso Cervo… non volevo farlo!”. 😭 🐎 Tragedia all’alba in Svizzera: un cacciatore spara per sbaglio a un bellissimo Cavallo uccidendolo sul colpo. Subito ritirata la Licenza! Una notizia che stringe letteralmente il cuore e che riaccende le fortissime polemiche sulla sicurezza della Caccia! Ieri mattina, domenica 6 SETTEMBRE, intorno alle 6:00 del mattino, si è consumato un dramma surreale nei tranquilli pascoli montani di Avers (nel Canton Grigioni, in Svizzera). Un cacciatore appostato tra la nebbia mattutina ha visto muoversi un grosso animale in un prato. Ingannato dalla pochissima luce dell’alba e credendo si trattasse di un Cervo, ha preso la mira e ha fatto fuoco. Il colpo è stato fatale. Ma quando l’uomo si è avvicinato per controllare, ha fatto una scoperta raccapricciante: aveva appena ammazzato un maestoso e dolcissimo Cavallo domestico! Sconvolto e disperato per il terribile equivoco visivo, l’uomo (a differenza dei tanti bracconieri che scappano di nascosto) ha avuto perlomeno il coraggio di prendere il telefono, chiamare immediatamente la Guardia Forestale e autodenunciarsi, assumendosi tutta la colpa della morte dell’animale. Sul posto è intervenuta subito la Polizia svizzera: il cacciatore è stato denunciato alla Procura e gli è stata immediatamente REVOCATA la licenza di caccia. Un errore gravissimo che è costato la vita a una creatura innocente. Leggi tutti i tristi dettagli dell’incidente nel nostro articolo completo! 👇 🦌 Voi cosa ne pensate di questa assurda tragedia? Ritenete giusto che a quest’uomo sia stata tolta la licenza nonostante abbia ammesso subito la sua colpa piangendo? E non credete anche voi che sparare all’alba, con poca luce e con il rischio di colpire l’animale o la persona sbagliata, sia un’attività ormai troppo pericolosa da permettere? Diteci la vostra nei commenti e condividete la notizia per far riflettere sulla sicurezza!

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Cacciatore

Avers (Svizzera) – Ci sono errori umani così fatali e drammatici da non poter in alcun modo essere riparati, sbagli che in una frazione infinitesimale di secondo spezzano via una vita innocente lasciando dietro di sé soltanto sgomento, rabbia e un senso di colpa incancellabile. L’alba della giornata di ieri, domenica 6 settembre 2026, ha fatto da gelido palcoscenico a un episodio di cronaca tanto surreale quanto doloroso, consumatosi nel silenzio incontaminato dei pascoli montani di Avers, una tranquilla e pittoresca località incastonata nel cuore del Canton Grigioni, in Svizzera.
Ciò che doveva essere una normale e silenziosa battuta di caccia tra i boschi elvetici, si è infatti trasformata in una vera e propria tragedia emotiva: un cacciatore, ingannato dalla scarsa luce del mattino, ha aperto il fuoco con il proprio fucile abbattendo e uccidendo sul colpo un bellissimo cavallo che stava pacificamente pascolando in un prato.

Lo sparo che ha spezzato il silenzio dell’alba

La drammatica dinamica dei fatti si è svolta intorno alle 6:00 del mattino. A quell’ora la luce del sole non ha ancora squarciato del tutto la nebbia e l’oscurità della notte, rendendo i contorni della natura sfocati e ingannevoli. Il cacciatore, appostato in attesa della preda, ha notato un grosso animale muoversi lentamente all’interno di un prato poco distante.
Tradito dalla silhouette imponente dell’animale e dalla tensione del momento, l’uomo si è convinto di avere di fronte al proprio mirino un grosso esemplare di cervo. Ha trattenuto il respiro, ha preso la mira e ha premuto il grilletto. Il colpo è stato fatale. Ma quando l’uomo si è avvicinato per recuperare quella che credeva essere la sua legittima preda silvestre, il sangue gli si è letteralmente gelato nelle vene: riverso sull’erba umida del mattino non c’era un cervo, ma il corpo senza vita di un maestoso cavallo domestico.

La disperazione e l’immediata ammissione di colpa

In casi del genere, purtroppo, la cronaca ci ha tristemente abituati a cacciatori senza scrupoli che, pur di non pagare le conseguenze dei propri errori, fuggono via nascondendo le prove e abbandonando la carcassa dell’animale. Questa volta, però, è andata diversamente.
L’uomo, resosi immediatamente conto dell’orribile ed enorme equivocò visivo in cui era caduto, è stato assalito dalla disperazione e dal rimorso. Senza perdere un solo secondo, ha preso il telefono e ha contattato lui stesso la Guardia Forestale locale, autodenunciandosi, spiegando la dinamica dell’incidente e assumendosi fin dal primo istante la totale, incondizionata e gravissima responsabilità per l’errore commesso.

Il sequestro dell’arma e la revoca della licenza

Nonostante la sua encomiabile onestà nell’ammettere subito la colpa, la Legge svizzera (così come quella italiana in casi simili) non ammette sconti o leggerezze quando si maneggiano armi da fuoco in natura. Sul posto è intervenuta prontamente la Polizia Cantonale dei Grigioni per effettuare tutti i rilievi del caso.
Il cacciatore, visibilmente scosso per l’accaduto, è stato immediatamente denunciato e deferito alla Procura competente dei Grigioni. Come prima, immediata e inevitabile sanzione disciplinare e preventiva, le autorità gli hanno notificato la revoca formale della licenza di caccia. Un errore di valutazione visiva che è costato la vita a una creatura nobile e del tutto indifesa, e che riaccende prepotentemente (sia in Svizzera che in Italia) l’eterno, accorato ed emotivo dibattito sulla sicurezza dell’attività venatoria e sul rischio, sempre latente, che uno sparo esploso nella penombra possa colpire il bersaglio sbagliato.

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Cronaca

Il mistero inquietante dei Lupi di Noicàttaro: trappole rubate, un cucciolo orfano e il terrore di una città murata nel silenzio

Il mistero inquietante dei LUPI di Noicàttaro: avvistato di notte un dolcissimo (e spaurito) cucciolo da solo. Ma se la madre non lo abbandonerebbe mai, significa che l’hanno uccisa? E scoppia il giallo della TRAPPOLA rubata! 🐺 🚨 La situazione nelle campagne tra Noicàttaro e Torre a Mare sta diventando degna di un thriller, e i cittadini (terrorizzati dai recenti attacchi ai bambini nei parchetti) esigono risposte immediate! L’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente ha rilasciato un comunicato durissimo per denunciare le troppe “ombre” di questa vicenda. Da giorni vaga per le strade, di notte, un piccolo cucciolo di lupo di 5 mesi completamente DA SOLO. Una cosa innaturale: i lupi non abbandonano mai i cuccioli! La terribile ipotesi è che i genitori siano stati uccisi illegalmente da qualcuno! E il mistero si infittisce: lo scorso 26 agosto, dei ladri hanno RUBATO un’attrezzatura costosissima della “Task Force” della Regione (una trappola speciale che manda segnali Gps se cattura l’animale). Chi l’ha rubata? Sono stati gli animalisti estremisti per sabotare la cattura, oppure un lupo è stato catturato, ucciso illegalmente e seppellito di nascosto insieme alla trappola? Di fronte a questo clima da far west, la Task Force si è chiusa in un assurdo “silenzio stampa”, non spiegando nulla alla popolazione! Nel frattempo emergono retroscena shock: sembra che i lupi si siano avvicinati alle case perché un’azienda (ora chiusa) buttava abusivamente quintali di scarti di MACELLERIA nelle campagne. Finiti quegli scarti, i lupi (ormai abituati) avrebbero prima sterminato i cani della zona, per poi passare ad attaccare l’uomo per la fame disperata! Leggi tutta la paurosa ricostruzione dei fatti nel nostro articolo completo! 👇 🌑 Voi da che parte state in questo scontro durissimo? Credete che i Lupi vadano abbattuti per proteggere i nostri bambini che giocano per strada, oppure pensate (come le associazioni animaliste) che andrebbero solo catturati e portati altrove, visto che l’avvicinamento al paese è stata colpa dell’uomo che lasciava gli scarti di carne? Diteci la vostra nei commenti e condividete il post per rompere il silenzio stampa!

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Lupo

Noicàttaro (BA) – C’è un mistero dai contorni sempre più oscuri e inquietanti che si aggira famelico nelle campagne e nelle strade periferiche del Barese. Una vicenda che ha smesso da tempo di essere una semplice “questione ambientale” per trasformarsi in un vero e proprio incubo a occhi aperti per le famiglie del territorio. Il paese ha paura, e quando un’intera cittadinanza vive nel terrore che i propri figli vengano attaccati, il silenzio delle Istituzioni diventa un peso insopportabile.
A lanciare una vera e propria bomba mediatica su questa intricatissima faccenda è l’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali, che attraverso un comunicato svela retroscena drammatici e solleva interrogativi pesantissimi su ciò che sta accadendo realmente nella zona tra Noicàttaro e Torre a Mare.

Il cucciolo smarrito nella notte: un presagio drammatico

Il racconto dell’Associazione parte da un’immagine che stringe il cuore ma che, al tempo stesso, fa suonare un gravissimo campanello d’allarme. Negli ultimi giorni è stato avvistato a più riprese (e filmato nitidamente da un automobilista la sera del 28 agosto nei pressi dell’Agri Coop) un bellissimo ma spaurito cucciolo di lupo di circa 5 mesi d’età e 18 kg di peso. Il problema è che questo cucciolo vaga completamente da solo.
Nella rigida e sacra legge del branco, un lupetto di pochi mesi non viene mai e poi mai abbandonato dalla madre, né si allontana volontariamente dalla famiglia (cosa che accade solo verso i due anni di età). Il fatto che questo animale, disorientato e terrorizzato, vaghi in solitudine di notte tra i vigneti, porta gli esperti a una conclusione spaventosa e drammatica: uno o entrambi i genitori potrebbero essere morti, presumibilmente uccisi per mano dell’uomo ancor prima dell’apertura della stagione di caccia.

Il giallo della trappola rubata: sabotaggio o bracconaggio?

Ma è sul fronte della Task Force Regionale (incaricata di monitorare e catturare i lupi) che il mistero si tinge di nero. Il 26 agosto scorso, ignoti hanno rubato l’attrezzatura di cattura posizionata dagli esperti: una fototrappola e un costosissimo “laccio di Aldrich” dotato di allarme radio GPS (uno strumento in grado di avvisare i tecnici ogni 3 minuti in caso di cattura).
Cosa è successo davvero in quella campagna? Le ipotesi avanzate dall’Associazione sono due, entrambe inquietanti. La prima è che un commando di estremisti animalisti abbia sabotato e rubato le attrezzature per impedire la cattura. La seconda, molto più macabra, è che nel laccio sia effettivamente finito un lupo e che qualcuno lo abbia ammazzato silenziosamente, facendo poi sparire il cadavere e la trappola sotto terra prima dell’arrivo della Task Force.

Il muro di gomma della Task Force e il passato oscuro

Di fronte a questo clima da far west, l’Associazione denuncia duramente l’assurdo comportamento della Task Force, chiusa in un blindatissimo e ingiustificabile “silenzio stampa”. I cittadini, che ad agosto hanno vissuto il terrore di tre lupi che hanno attaccato i bambini nei parchi gioco (con due bimbi feriti in modo grave), hanno il sacrosanto diritto di sapere quali risultati concreti siano stati ottenuti in un mese di lavoro. I lupi, purtroppo, sono ancora liberi di circolare.
Ma da dove nasce questo incubo? Secondo diverse segnalazioni, la miccia che ha fatto esplodere la bomba sarebbe legata al comportamento illecito di un’azienda locale (oggi chiusa) che per anni avrebbe abbandonato abusivamente scarti di macelleria nelle campagne. Quegli scarti avrebbero alimentato, fatto riprodurre e avvicinato i lupi alle case. Finita la carne illegale, i predatori affamati avrebbero prima sterminato i cani randagi della zona e poi, spinti dalla disperazione, avrebbero iniziato a puntare l’essere umano. Una convivenza, oggi, drammaticamente impossibile.

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Cronaca

Strage alla Cronoscalata di Monte Erice: auto da corsa sbanda e piomba impazzita sulla folla. Due morti e un ferito gravissimo

Il rombo dei motori, l’auto impazzita che perde aderenza e poi l’impatto mortale tra le urla: la gloriosa Cronoscalata di Monte Erice si trasforma in un lago di sangue! Due morti e un ferito gravissimo. 🏎️ 🩸 Una domenica di festa sportiva, adrenalina e passione per i motori si è appena trasformata nel peggiore e più angosciante degli incubi. Nelle scorse ore, durante la famosissima 68ª “Cronoscalata del Monte Erice” in Sicilia, una violentissima e devastante tragedia ha scioccato tutta l’Italia! Un’auto da corsa in gara (lanciata a folle velocità lungo i ripidi tornanti della montagna) ha improvvisamente perso il controllo, è schizzata fuori strada come un missile impazzito e ha letteralmente FALCIATO senza pietà un gruppo di tre persone che si trovava a bordo pista! Il bilancio dell’impatto è da brividi: due persone sono state purtroppo UCCISE SUL COLPO (i medici non hanno potuto far nulla per salvarle), mentre una terza è ricoverata in condizioni disperate e gravissime, lottando tra la vita e la morte in ospedale! Di fronte a questo scenario apocalittico, la Direzione ha ovviamente e immediatamente SOSPESO LA GARA (che vedeva iscritti ben 260 equipaggi provenienti da tutta Italia). Ora spetterà alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura ricostruire la dinamica dell’incidente e verificare il posizionamento delle persone investite, ma resta l’immenso e insopportabile dolore per una tragedia senza fine. Leggi la cronaca dell’incidente nel nostro articolo completo. 👇 🏴 Un lutto durissimo per tutto il motorsport italiano. Sappiamo bene quanto i Rally e le Cronoscalate siano affascinanti, ma anche maledettamente e fatalmente pericolose! Esprimiamo le nostre più profonde condoglianze alle famiglie delle due vittime che hanno perso la vita in questa maledetta domenica. Lasciate una preghiera nei commenti per questi due angeli e condividete l’articolo!

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Soccorritori 118

Erice (TP) – Ci sono domeniche che iniziano con il rombo assordante e festoso dei motori, con l’odore acre della benzina e della gomma bruciata sull’asfalto, e che purtroppo si concludono nel silenzio più agghiacciante e straziante. Quella che doveva essere una meravigliosa e storica giornata dedicata allo sport, alla passione per i motori e alla pura adrenalina, si è trasformata in un dramma spaventoso, in una vera e propria strage che ha bagnato di sangue l’asfalto della Sicilia.
Una violentissima tragedia si è abbattuta nelle scorse ore sulla celebre Cronoscalata di Monte Erice, una delle competizioni automobilistiche in salita più famose, amate e prestigiose di tutto il Sud Italia. Per cause ancora in fase di accertamento da parte delle Forze dell’Ordine, una vettura in gara ha improvvisamente perso aderenza, finendo in modo catastrofico e letale fuori strada e falciando senza pietà tre persone che si trovavano a bordo pista. Il bilancio di questo incubo a occhi aperti è drammatico e definitivo: due persone sono rimaste uccise sul colpo, mentre una terza lotta disperatamente tra la vita e la morte, ricoverata in condizioni gravissime.

Il bolide impazzito e le vite spezzate sull’asfalto

La dinamica dell’incidente, ancora frammentaria, restituisce i contorni di una vera e propria fatalità crudele. Durante la velocissima salita lungo i ripidi tornanti del Monte Erice, il pilota della vettura (lanciata a fortissima velocità come prevede la natura stessa della competizione) ha perso il controllo del suo bolide. L’auto si è trasformata in un missile di metallo impazzito, uscendo dalla traiettoria sicura e piombando a peso morto e senza controllo verso il ciglio della carreggiata.
L’impatto con il gruppo di persone è stato devastante, violentissimo e purtroppo fatale. Per due delle persone investite (la cui identità e il ruolo esatto sul percorso sono in fase di accertamento da parte delle autorità giunte sul posto), non c’è stato assolutamente nulla da fare. I soccorsi medici, giunti sul luogo dello schianto a sirene spiegate nel giro di pochi istanti, si sono trovati di fronte a una scena raccapricciante. Hanno potuto solo constatare il decesso delle due vittime e stabilizzare disperatamente la terza persona falciata dall’auto, trasportata d’urgenza in ospedale in codice rosso e in pericolo di vita.

Gara sospesa: il lutto cancella la 68ª edizione

Di fronte a un dramma di proporzioni così spaventose, la macchina organizzativa si è fermata all’istante. La Direzione Gara ha ordinato la sospensione immediata di tutta la competizione. I motori si sono spenti e un velo di profondo, doloroso lutto è calato sull’intero paddock e sulle migliaia di spettatori presenti lungo il tracciato, pietrificati dallo shock.
Quella interrotta così brutalmente era la gloriosa 68ª edizione della storica cronoscalata, un evento magistralmente organizzato dall’Automobile Club Trapani e che richiamava il gotha del motorsport nazionale. La gara era infatti validissima e cruciale sia per il Campionato Italiano Velocità Salita Auto Storiche (CIVSA), sia per il Campionato Italiano Velocità Montagna (CIVM) dedicato alle vetture moderne, oltre che per il tricolore delle auto classiche. Un appuntamento imperdibile che aveva visto la formidabile iscrizione di ben 260 equipaggi provenienti da tutta Italia, per un totale di 153 vetture moderne e 107 storiche pronte a darsi battaglia contro il cronometro.

Il fascino mortale delle corse in salita

Questa terribile tragedia riapre ferite mai del tutto rimarginate e un dibattito dolorosissimo all’interno della grande famiglia del motorsport italiano. Le cronoscalate e i rally su strada (a differenza delle gare chiuse all’interno degli autodromi recintati) vivono da sempre del meraviglioso ma pericolosissimo contatto diretto tra le auto da corsa e l’ambiente circostante.
È il fascino antico della montagna, ma è anche il suo rischio più letale. Basta un guasto meccanico, lo scoppio di uno pneumatico o un millimetrico errore umano su un tornante per trasformare una festa di sport in un cimitero. Le indagini della Magistratura dovranno ora chiarire l’esatta dinamica della sbandata e accertare che tutte le rigidissime misure di sicurezza sul posizionamento del pubblico fossero state rispettate. Nel frattempo, l’Italia dei motori piange e prega per chi, oggi, è uscito di casa per assistere a una gara e non vi farà mai più ritorno.

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Cronaca

Tragedia sulle montagne del Locarnese: cacciatore di 54 anni precipita e muore durante la battuta. Il dramma sul Pizzo Sassariente

Il panico, le ricerche con gli elicotteri e infine la peggiore delle scoperte. Tragedia in Svizzera (nel Locarnese): un cacciatore di 54 anni perde l’equilibrio e precipita nel vuoto durante la battuta di caccia. Ritrovato il corpo a 1.450 metri d’altezza. 🏔️ 💔 La montagna è tanto meravigliosa quanto spietata, e basta una banalissima distrazione, una radice o un piede messo in fallo per trasformare una serena giornata all’aria aperta in una tragedia mortale senza via d’uscita! Il dramma si è consumato nelle scorse ore vicino a noi, nel Canton Ticino. Un uomo di 54 anni, domiciliato nel Locarnese, non è più tornato a casa dopo essere uscito per una normalissima battuta di Caccia sul Pizzo Sassariente. Alle 16:30, non avendo più sue notizie, i familiari disperati hanno dato l’allarme! Si è attivata immediatamente una gigantesca e forsennata macchina dei soccorsi: Polizia Cantonale, Soccorso Alpino Svizzero (SAS) e gli elicotteri della REGA hanno iniziato a setacciare disperatamente i boschi dall’alto sperando di trovarlo vivo. Purtroppo, poco dopo le ore 18:00, la terribile scoperta che ha gelato il sangue a tutti: il corpo senza vita del 54enne è stato ritrovato in un canalone a 1.450 metri d’altezza (sul versante della Val della Porta). Secondo le prime ricostruzioni, il cacciatore sarebbe tragicamente precipitato nel vuoto in seguito a una caduta accidentale fatale. Lo shock per la famiglia è stato talmente violento che la Polizia ha dovuto far intervenire d’urgenza un Team di Psicologi (il Care Team) per supportare la moglie e i parenti distrutti dal dolore. Leggi tutti i tristi dettagli nel nostro articolo. 👇 🌲 Esprimiamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia di questo cacciatore per questa assurda e dolorosissima perdita. Un pensiero anche ai coraggiosissimi soccorritori alpini che ogni giorno rischiano la loro vita per cercare di salvare quella degli altri! Lasciate una preghiera nei commenti.

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Cacciatore

Locarno (Svizzera) – Ci sono pomeriggi in cui la maestosa bellezza della montagna decide improvvisamente di mostrare il suo volto più spietato, crudele e inesorabile, trasformando in un battito di ciglia una serena giornata all’aria aperta in una tragedia senza via di ritorno. È un dramma che toglie letteralmente il respiro quello che si è consumato nelle scorse ore nel vicino Canton Ticino, dove la montagna ha preteso il suo dolorosissimo tributo di sangue.
Un cittadino svizzero di 54 anni, domiciliato e molto conosciuto nel Locarnese, ha tragicamente perso la vita nel pomeriggio di sabato durante quella che doveva essere una semplice e abituale battuta di caccia. Il dramma si è materializzato sulle impervie alture del Pizzo Sassariente, una vetta tanto affascinante quanto insidiosa per chi decide di addentrarsi tra i suoi costoni di roccia. La terribile e agghiacciante conferma ufficiale è arrivata direttamente dalla Polizia Cantonale nella mattinata di domenica, gettando nello sconforto più totale l’intera comunità locale.

L’allarme nel pomeriggio e l’angoscia delle ricerche

L’incubo, per i familiari e gli amici dell’uomo, è iniziato poco dopo le ore 16:30 di sabato. Non vedendo rientrare il 54enne e non riuscendo in alcun modo a mettersi in contatto con lui, è scattato il panico.
La segnalazione di scomparsa è giunta concitata e carica di apprensione alla Centrale Comune d’Allarme (CECAL) svizzera. Da quel momento preciso, ha preso il via una forsennata e disperata corsa contro il tempo per cercare di salvare la vita del cacciatore prima che il calare del buio rendesse le operazioni impossibili. È stato attivato immediatamente un imponente e massiccio dispositivo di ricerca interforze, che ha visto schierati sul campo gli uomini della Polizia Cantonale, le squadre specializzate del Soccorso Alpino Svizzero (SAS) e gli inarrestabili elicotteri della REGA, pronti a sorvolare metro per metro le aspre pareti della zona.

La macabra scoperta a 1.450 metri d’altezza

I soccorritori hanno setacciato le pendici della montagna con il cuore in gola, sperando fino all’ultimo istante di trovare l’uomo semplicemente ferito o bloccato in qualche canalone. Purtroppo, poco dopo le ore 18:00, le comunicazioni radio si sono gelate, trasmettendo la peggiore delle notizie possibili.
Il corpo ormai privo di vita del 54enne è stato individuato e raggiunto ad un’altitudine di circa 1.450 metri, disperso sul versante impervio della Val della Porta. I medici calatisi dall’elicottero non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell’uomo, tra i volti stravolti dal dolore dei soccorritori. Il silenzio della montagna ha inghiottito per sempre il respiro del cacciatore.

Un passo falso fatale e l’intervento degli psicologi

Al momento le autorità elvetiche mantengono il massimo riserbo sull’esatta dinamica dell’incidente, ma stando a una prima, sommaria ricostruzione (e in attesa che l’inchiesta formale stabilisca le cause precise), appare evidente che il cacciatore sia rimasto vittima di una rovinosa e fatale caduta accidentale.
Basta un piede appoggiato su una roccia scivolosa, una radice nascosta dall’erba o un momento di banale distrazione mentre si osserva il bersaglio, e il baratro non perdona. Il vuoto ti trascina giù senza lasciarti il tempo di lanciare un urlo. L’impatto psicologico della tragedia sulle persone vicine alla vittima è stato talmente violento e devastante da rendere assolutamente necessario l’intervento tempestivo e delicato del Care Team. Gli psicologi specializzati sono entrati in azione per prestare il primo e indispensabile supporto morale ed emotivo ai familiari e agli amici dell’uomo, distrutti da una morte tanto improvvisa quanto assurda. Oggi il Locarnese piange, pregando per un uomo che la montagna ha voluto tenere con sé per l’eternità.

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