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Attualità

8 settembre Natività di Maria: quando Dio comincia dalle piccole cose

Ci sono nascite che fanno rumore e altre che cambiano la storia nel silenzio. La nascita di Maria appartiene a queste ultime. L’8 settembre la Chiesa celebra la Natività della Beata Vergine Maria. Non celebriamo ancora l’Annunciazione, non siamo a Betlemme, non vediamo una mangiatoia e non ascoltiamo il pianto del Bambino Gesù. Celebriamo qualcosa che viene prima: la nascita di una bambina; una bambina come tante, agli occhi del mondo, eppure, dentro quella vita appena iniziata, Dio stava già preparando una strada. Questo mi commuove profondamente, perché ci ricorda che Dio non comincia quasi mai dalle cose grandi, ma da ciò che noi rischiamo di non vedere.

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Natività di Maria

Redazione-  Ci sono nascite che fanno rumore e altre che cambiano la storia nel silenzio. La nascita di Maria appartiene a queste ultime. L’8 settembre la Chiesa celebra la Natività della Beata Vergine Maria. Non celebriamo ancora l’Annunciazione, non siamo a Betlemme, non vediamo una mangiatoia e non ascoltiamo il pianto del Bambino Gesù. Celebriamo qualcosa che viene prima: la nascita di una bambina; una bambina come tante, agli occhi del mondo, eppure, dentro quella vita appena iniziata, Dio stava già preparando una strada. Questo mi commuove profondamente, perché ci ricorda che Dio non comincia quasi mai dalle cose grandi, ma da ciò che noi rischiamo di non vedere. Da una nascita.
Da una casa. Da una famiglia.
Da una giovane donna,
da un “sì” che verrà pronunciato molti anni dopo. Noi siamo abituati a giudicare la vita dai risultati. Vogliamo sapere subito chi diventerà un bambino, quale successo avrà un giovane, quanto produrrà un adulto, quale posto occuperà nella società. Persino le persone, talvolta, finiscono per essere misurate come fossero numeri: curriculum, followers, prestazioni, visibilità, consenso.
Dio, invece, guarda una culla e davanti a quella culla non domanda: “Quanto varrà questa vita?”.
Dice semplicemente: “Questa vita è preziosa”. Forse è proprio questo il primo grande messaggio dell’8 settembre: la dignità viene prima dell’utilità.
Maria non è grande perché il mondo l’ha resa importante, è grande perché ha lasciato che Dio abitasse la sua umanità
ed è proprio la sua umanità che non dobbiamo perdere.
Abbiamo ricoperto Maria di corone, ori, manti meravigliosi, innalzato santuari e composto preghiere straordinarie. Tutto questo esprime l’amore del popolo cristiano, ma sotto ogni corona rimane la donna di Nazaret. Una donna che ha conosciuto l’attesa, la fatica, l’incertezza. Una madre che ha stretto suo Figlio tra le braccia e un giorno lo ha visto morire.
Una donna che non ha ricevuto spiegazioni per tutto, ma ha continuato a custodire e forse il verbo più bello per comprendere Maria è proprio questo: custodire. Oggi custodiamo poco, consumiamo immagini, parole, relazioni, corriamo, scorriamo continuamente uno schermo. Abbiamo migliaia di contatti e qualche volta nessuno con cui condividere veramente una paura. Sappiamo immediatamente cosa accade dall’altra parte del mondo e rischiamo di non accorgerci del silenzio di chi vive nella stanza accanto.
Maria ci insegna un’altra velocità, quella del cuore, non risponde a tutto immediatamente, non pretende di comprendere tutto. Ascolta, medita, conserva, è una lezione potentissima anche per i nostri giovani, ai quali stiamo consegnando una società che pretende risposte istantanee e identità perfette. Ai ragazzi vorrei dire: non abbiate paura di non sapere ancora chi diventerete, anche Maria è stata prima una bambina.
Prima del grande “Eccomi” c’è stata una vita quotidiana, fatta certamente di gesti semplici, affetti, educazione, domande, crescita. Nessuna vita nasce già compiuta, ogni esistenza ha bisogno di tempo e noi adulti abbiamo il dovere di restituire ai giovani proprio questo: il diritto al tempo. Il diritto di crescere, di sbagliare, di ricominciare, di cercare la propria strada senza essere marchiati per sempre da un errore. Maria è anche questo, la testimonianza che Dio vede nelle persone non soltanto ciò che sono oggi, ma ciò che possono diventare attraverso l’amore. E allora penso alle nostre famiglie, a quelle serene e a quelle ferite. A chi questa festa la vive accanto ai propri figli e a chi porta dentro il dolore di una mancanza. Penso alle madri che aspettano una telefonata, ai padri che non sanno più come parlare con un figlio, ai nonni che continuano silenziosamente a tenere insieme generazioni diverse.
Penso anche a chi avrebbe voluto essere madre e non ha potuto esserlo. Maria non appartiene soltanto alle immagini perfette della maternità. Maria sa stare anche accanto alle maternità ferite, alle attese deluse, alle case dove una sedia vuota pesa più di mille parole, per questo la sua nascita è una festa profondamente umana.
Ci dice che ogni nascita porta con sé una possibilità che ancora non conosciamo.
Sant’Agostino scriveva: “Noverim me, noverim Te”: che io conosca me, che io conosca Te. Forse anche Maria ci conduce qui, alla scoperta che conoscere davvero noi stessi significa smettere di considerarci autosufficienti.
L’uomo contemporaneo possiede strumenti straordinari, l’intelligenza artificiale elabora parole, immagini, previsioni; la scienza entra sempre più profondamente nei misteri della materia e della vita. È un progresso che non dobbiamo temere, ma nessuna macchina potrà assumersi al posto nostro la responsabilità di amare.
Può elaborare la parola “madre”, non può essere madre,
può descrivere una carezza,
non può provarne il bisogno.
Può riconoscere un volto,
non può attendere per anni il ritorno di un figlio. La grandezza dell’essere umano rimane qui, nella capacità di donarsi;
ed è esattamente ciò che Maria farà della propria esistenza.
Il suo “Eccomi” non sarà una parola di sottomissione passiva, ma un atto di libertà enorme. Maria sceglie di fidarsi e la fede cristiana, quando è autentica, non annulla la libertà: la porta alla sua responsabilità più alta.
Per questo l’8 settembre vorrei che nelle nostre comunità non celebrassimo soltanto il compleanno della Madonna.
Vorrei che celebrassimo il valore di ogni vita che comincia.
Il bambino desiderato e quello arrivato quando nessuno se lo aspettava. Il bambino sano e quello fragile,
il giovane pieno di progetti e quello che non riesce più a immaginare il proprio futuro.
L’anziano che qualcuno considera ormai inutile.
La persona con disabilità che troppo spesso la società guarda ancora attraverso ciò che “non può fare”, dimenticando ciò che è, davanti a Dio nessuna vita è uno scarto, Maria nasce piccola, è forse questa l’immagine che vorrei lasciare nel cuore di chi leggerà queste parole. Prima della Regina del Cielo c’è stata una bambina.
Prima del Magnificat c’è stato il suo primo respiro. Prima del “piena di grazia” ci sono state due braccia che l’hanno accolta. Dio ha avuto pazienza,
ha aspettato che Maria crescesse; forse dovremmo imparare anche noi ad avere più pazienza gli uni con gli altri.
Non chiedere alle persone di essere immediatamente ciò che vorremmo. Non condannarle al loro passato. Non ridurle ai loro errori. Non pensare che una caduta abbia pronunciato l’ultima parola sulla loro esistenza. Dio vede germogli dove noi vediamo soltanto terra.
Maria, bambina dell’8 settembre, ci insegni allora a ricominciare dalle piccole cose,
da una porta aperta, da una telefonata rimandata troppo a lungo, da un perdono, da una tavola dove tornare a sedersi insieme, da un figlio da ascoltare senza giudicare,
da un anziano da andare a trovare, da una persona sola alla quale chiedere semplicemente: “Come stai?”.
Il cristianesimo diventa credibile quando il Vangelo prende carne in questi gesti.
Maria non ha avuto bisogno di fare rumore per cambiare la storia, è nata, è cresciuta, ha amato, ha creduto e quando Dio ha bussato alla porta della sua libertà, ha risposto: “Eccomi”.
In questo 8 settembre chiediamole una grazia semplice e immensa: insegnarci nuovamente a riconoscere Dio quando arriva senza fare rumore, perché spesso le cose più grandi della vita cominciano così: piccole,fragili,quasi invisibili, come una bambina appena nata,buon compleanno, Maria e insegnaci ancora a custodire la vita.

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Attualità

Il ruggito dell’onestà travolge Cesa: l’Onorevole Borrelli e l’abbraccio fraterno di Cosimo Di Livello Alto fanno vibrare il Parco della Legalità

Una notte indimenticabile dove il coraggio ha preso la parola! 🇮🇹✨ Il Parco della Legalità di Cesa è esploso di emozioni per l’arrivo dell’Onorevole Francesco Emilio Borrelli: un bagno di folla straordinario per dire NO all’illegalità. Sul palco, un commovente gesto di sostegno: il cantautore sociale Cosimo Di Livello Alto è rimasto al suo fianco per testimoniare la forza dell’arte unita alla giustizia. Tra lo street food d’eccellenza e le risate di Lello Musella, rinasce l’orgoglio di una terra che non si piega. Scoprite tutti i dettagli di questa serata pazzesca nell’articolo! 👇❤️🎶

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Borrelli e Sindaco e Cosimo

Cesa (CE) – Ci sono notti in cui la speranza smette di essere un concetto astratto e si fa carne, respiro, urlo collettivo e commozione profonda. La serata di ieri, domenica 6 settembre 2026, rimarrà impressa a caratteri di fuoco nella memoria della provincia di Caserta. Il Parco della Legalità di Cesa si è trasformato nell’epicentro di una rivoluzione gentile ma intransigente, ospitando un bagno di folla straordinario, accorso per accogliere e blindare una delle figure più coraggiose della lotta contro il degrado e la camorra: l’Onorevole Francesco Emilio Borrelli. Un incontro ravvicinato, denso di sguardi lucidi e mani tese, che ha dimostrato quanto la terra campana sia affamata di giustizia, trasparenza e riscatto civile.

A rendere l’atmosfera ancora più magica, intensa e indimenticabile è stato un gesto di profonda fratellanza che ha spiazzato il pubblico. Il celebre cantautore Cosimo Di Livello Alto, artista da sempre in prima linea nel dare voce alle periferie esistenziali attraverso le sue canzoni di denuncia, ha compiuto una scelta di campo netta. Pur non esibendosi in una performance musicale, Cosimo ha voluto salire sul palco e rimanere fisicamente al fianco dell’Onorevole Borrelli per tutta la durata del suo durissimo intervento sulla legalità territoriale. La sua presenza silenziosa è stata più potente di mille accordi: una testimonianza di puro coraggio, un modo per dire che l’arte non si ritira nei camerini, ma sceglie di metterci la faccia e di proteggere chi lotta ogni giorno per il futuro dei nostri figli.

L’urlo di Borrelli alle 22:30: «Il coraggio civile è l’unica arma che abbiamo»

Il momento culminante della serata si è consumato alle ore 22:30, quando il silenzio è calato sul parco. L’Onorevole Francesco Emilio Borrelli ha preso la parola con la consueta, travolgente passionalità, affrontando senza filtri le piaghe che feriscono il territorio, la responsabilità dei singoli e l’urgenza di un risveglio delle coscienze. Accanto a lui, a testimoniare la compattezza dello Stato e delle istituzioni locali, si è schierata l’intera Amministrazione Comunale di Cesa, guidata dal sindaco Enzo Guida, insieme ad Angela Oliva (responsabile cultura e spettacolo) e ai membri della Giunta. Un fronte unito e insperato, che ha dato una forza d’urto enorme a un messaggio chiaro: le regole non sono un limite, ma l’unico scudo a difesa del cittadino onesto.

La serata era iniziata già dal tramonto sotto il segno della spensieratezza e della valorizzazione delle radici. Migliaia di famiglie, giovani e anziani hanno affollato l’area del parco lasciandosi deliziare dai profumi e dai sapori veraci dello Street Food Campania Eccellenze, un trionfo di prodotti tipici locali che raccontano la bellezza pulita dell’agricoltura campana. Alle ore 22:00, prima del solenne momento istituzionale, il travolgente Lello Musella aveva regalato alla platea uno spettacolo di puro cabaret e comicità, preparando il terreno con intelligenza e leggerezza, unendo la piazza in una risata liberatoria che ha spazzato via le tensioni quotidiane.

Una comunità che alza la testa: il trionfo dell’Associazione Dagal Creations

La risposta del popolo di Cesa è stata la risposta di una comunità viva, attenta, matura e stanca di subire i soprusi della criminalità. Decine di associazioni locali e centinaia di liberi cittadini sono rimasti fino a tarda notte all’interno dell’area, trasformando il Parco della Legalità in un faro di speranza per l’intera regione. Questo miracolo organizzativo è stato reso possibile grazie all’impegno viscerale e instancabile dell’Associazione Dagal Creations APS, con la regia impeccabile del direttore Alfonso Gemito e il lavoro prezioso dell’ufficio stampa curato da Daniela Del Prete.

Un ringraziamento speciale e corale è stato tributato alle Forze dell’Ordine, che con la loro presenza discreta e rigorosa hanno garantito la massima sicurezza e serenità a tutti i partecipanti. La festa è finita, i riflettori del palco si sono spenti, ma le parole di Borrelli e la stretta di mano con Cosimo Di Livello Alto continuano a risuonare nell’aria. Cesa ha dimostrato che quando il popolo onesto sceglie di riprendersi i propri spazi, per l’illegalità e la paura non resta più alcun posto dove nascondersi. Il cammino del riscatto è tracciato, e indietro non si torna.

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Politica

La democrazia ostaggio dell’ignoranza di ritorno, il duro atto d’accusa di Antonio Mazzocchi: “Con il 30% di analfabeti funzionali l’Italia è preda degli slogan populisti”

Un italiano su tre non capisce ciò che legge e la democrazia rischia di crollare! 📉🇮🇹 Il duro e amaro sfogo dell’onorevole Antonio Mazzocchi (Presidente dei Cristiano Riformisti) sugli ultimi shock dati ISTAT: il 30% degli italiani è colpito da analfabetismo funzionale. “Ecco spiegato scientificamente il successo dei populismi: quando i programmi sono troppo complessi, lo slogan urlato di tre parole diventa l’unica proposta accessibile”. Un appello urgente per salvare la scuola e il diritto alla comprensione prima che sia troppo tardi. Trovate l’analisi completa nell’articolo! 👇🔥📖

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Analfabetismo funzionale

Roma – Ci sono dati statistici che non possono essere archiviati come semplici numeri freddi da allegare a un dossier ministeriale, perché portano dentro la radiografia spietata di una crisi invisibile, silenziosa e devastante. Una crisi che non colpisce i portafogli o le borse economiche, ma l’anima stessa e la capacità di pensare di una nazione. Gli ultimi dati ufficiali diffusi dall’ISTAT hanno scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora, fotografando una realtà drammatica ed estremamente preoccupante per il futuro civile dell’Italia: il 30% della popolazione soffre oggi di analfabetismo funzionale. Davanti a questa emergenza educativa senza precedenti, il Movimento dei Cristiano Riformisti, per bocca del suo presidente, l’onorevole Antonio Mazzocchi, ha sollevato un grido d’allarme accorato e senza sconti, chiedendo alle istituzioni un intervento immediato per salvare il tessuto democratico del Paese.

L’analfabetismo funzionale è una piaga strisciante e sottovalutata. Non parliamo di persone che non sanno firmare o che non sono mai andate a scuola, ma di cittadini che, pur possedendo la capacità tecnica di leggere e scrivere un testo, si rivelano totalmente incapaci di comprendere, analizzare, sintetizzare e rielaborare le informazioni necessarie alla vita di tutti i giorni. È un isolamento intellettuale che spegne lo spirito critico. Come movimento politico che fonda la propria azione quotidiana sui valori cristiani e riformisti dell’educazione, della dignità assoluta della persona e della crescita civile della comunità, i Cristiano Riformisti ritengono che questo scenario costituisca un’urgenza nazionale non più rimandabile, una vera e propria ferita che limita la reale libertà di scelta dell’individuo.

La chiave scientifica del populismo: quando lo slogan di tre parole sostituisce i programmi

L’analisi dell’onorevole Antonio Mazzocchi si spinge oltre la semplice denuncia sociologica, addentrandosi nei riflessi drammatici che questo fenomeno riversa sulla cabina elettorale e sul consenso dei partiti, offrendo una riflessione amara e venata di tagliente ironia. «Questi numeri ci offrono finalmente una chiave di natura scientifica a un fenomeno altrimenti inspiegabile», punge con fermezza il Presidente dei Cristiano Riformisti, individuando un nesso causale diretto tra il declino culturale e la deriva della politica contemporanea. «Ora si comprende il perché certe forze politiche populiste continuano a raccogliere così tanto consenso nel nostro Paese: quando la complessità dei programmi politici non può essere compresa, uno slogan urlato di tre parole diventa purtroppo l’unica proposta accessibile».

La demagogia, insomma, prospera laddove il terreno della mente collettiva viene lasciato incolto. Quando un cittadino non è più in grado di decodificare la complessità dei decreti legge, delle riforme economiche o delle dinamiche geopolitiche globali, finisce inevitabilmente per rifugiarsi nelle risposte facili, immediate e aggressive offerte dai populisti di turno. Il rischio reale e immediato, secondo Mazzocchi, è la trasformazione della democrazia rappresentativa in una gigantesca passerella mediatica governata dagli algoritmi social e dalla manipolazione delle paure, dove l’onestà dei contenuti viene sacrificata sull’altare della semplificazione più estrema.

Un appello alle forze sane per un piano di formazione permanente

Il Movimento dei Cristiano Riformisti intende ribadire con forza che la vera democrazia ha bisogno di consapevolezza, studio, informazione pulita e non di un analfabetismo di ritorno che riporta indietro le lancette della storia. Per questa ragione, dalle colonne di questo duro atto d’accusa, si leva un appello accorato e trasversale rivolto a tutte le istituzioni repubblicane, al mondo della scuola, dell’università e della cultura. L’obiettivo deve essere un investimento massiccio, strategico e straordinario nei piani di formazione permanente e nel potenziamento radicale dell’intero sistema scolastico nazionale, l’unico vero baluardo capace di restituire a ogni singolo cittadino il diritto fondamentale alla piena e consapevole comprensione della realtà circostante.

La libertà non è una conquista immutabile e garantita per sempre, ma un bene prezioso che si difende prima di tutto con i libri, con l’approfondimento e con la dignità del pensiero. Accendere le luci della cultura nelle periferie geografiche ed esistenziali dell’Italia è l’unico modo per spegnere i megafoni della demagogia. La sfida lanciata da Antonio Mazzocchi è un monito che interroga la coscienza di chiunque creda ancora nel valore delle istituzioni democratiche: per il bene dell’Italia e dei suoi figli, è giunto il momento di rimettere lo studio e la comprensione al centro dell’agenda del domani, prima che il rumore degli slogan cancelli definitivamente la voce della ragione.

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Politica

Sforzini scuote la Destra italiana: “Basta macchiette e nostalgici estremisti. Futuro Nazionale ha le praterie per guidare il Paese”

“Fuori dal partito i nostalgici del Nazismo e gli antisemiti: sono solo CASI UMANI e MACCHIETTE che inquinano la politica!” Duro e coraggioso sfogo di Luca Sforzini sul futuro della Destra italiana e sul crollo dell’Europa! 🇮🇹 🇪🇺 Ci sono momenti in cui la Politica deve avere il coraggio di guardarsi allo specchio e fare pulizia! Il Presidente del Centro Studi “Rinascimento Nazionale”, Luca Sforzini, ha rilasciato un’intervista potentissima ai microfoni di Roberto Poletti per spegnere le polemiche sulle “chat segrete” dei simpatizzanti di Futuro Nazionale (il partito ispirato al Generale Vannacci). Sforzini è stato spietato: chi inneggia all’antisemitismo o ha nostalgie naziste è un “caso umano” che va allontanato immediatamente, perché “sporca” l’immagine di un Partito che invece ha le potenzialità per diventare la prima forza politica d’Italia! Ma Sforzini ha fatto anche una lucidissima e dolorosa analisi sul voto in GERMANIA (che ha visto trionfare la destra estrema di AfD) e sul fallimento dell’Unione Europea. Le sue parole fanno riflettere: “L’Europa ha impoverito i cittadini e ha distrutto la nostra gloriosa Classe Media. Mentre i burocrati europei perdono tempo a legiferare sui tappi di plastica delle bottiglie o sul calibro delle banane, la gente non arriva a fine mese, ha paura per la sicurezza nelle strade ed è strangolata dalle tasse! È ovvio che poi i cittadini, disperati, votino per i partiti di protesta!”. Insomma, un appello accorato alla Politica: basta polemiche inutili, torniamo a risolvere i problemi economici delle famiglie italiane! Leggi tutte le dichiarazioni integrali nel nostro articolo completo! 👇 💶 Siete d’accordo con la cruda analisi di Sforzini? Trovate anche voi che l’Europa ci abbia impoveriti con regole assurde e burocrazia, dimenticandosi dei veri problemi della povera gente (inflazione, sicurezza e immigrazione incontrollata)? E fate bene a cacciare i “nostalgici” estremisti dai partiti moderni? Diteci la vostra nei commenti e condividete questa lucidissima analisi!

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Poletti, Sforzini

Roma – C’è un limite di tolleranza che la politica seria non può e non deve mai superare. Quando il dibattito pubblico e le prospettive di una Nazione intera vengono inquinate da nostalgie oscurantiste e posizioni estremiste, è arrivato il momento di fare pulizia e di parlare alla pancia, ma soprattutto alla testa, dei cittadini.
A scuotere violentemente le fondamenta del dibattito politico del centrodestra italiano ci ha pensato Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Intervenendo ai microfoni del noto giornalista Roberto Poletti, Sforzini ha unito in un’unica, lucidissima e appassionata analisi politica le recenti polemiche interne al partito Futuro Nazionale (la creatura politica ispirata al Generale Vannacci) e lo tsunami elettorale che ha appena travolto la Germania con il boom dell’estrema destra.

Tolleranza zero per le “macchiette”: fuori nazismo e antisemitismo

Il passaggio più duro, netto e coraggioso dell’intervento di Sforzini ha riguardato le imbarazzanti fuoriuscite di notizie riguardanti alcune famigerate “chat interne” vicine a Futuro Nazionale. Il Presidente non ha usato mezzi termini per condannare chi infanga il progetto politico.
«Stiamo parlando di casi umani e macchiette» – ha tuonato Sforzini senza appello – «di qualcosa che non ha alcuna praticabilità politica nel terzo millennio. Nostalgie del nazismo e antisemitismo sono argomenti inaccettabili, orribili, che non devono in alcun modo essere blanditi o legittimati. Queste corbellerie rischiano solo di sporcare gravemente l’immagine di Futuro Nazionale. La stragrande maggioranza del nostro potenziale elettorato non vuole avere nulla a che fare con questa gente. Bisogna essere chiari e spietati».

Le praterie del Centrodestra: il vero destino del Partito

Sforzini prova una profonda e sincera frustrazione nel vedere un progetto politico enorme perdersi dietro a queste “quisquilie e polemiche giornalistiche”. L’obiettivo deve essere un altro: risolvere i problemi delle famiglie italiane.
«Futuro Nazionale è un partito forte, vitale, in crescita vertiginosa e potenzialmente già in doppia cifra. Io penso che abbia letteralmente davanti a sé le praterie per diventare il nuovo Partito della Nazione, la forza egemone in grado di guidare l’attuale centrodestra italiano». Un progetto troppo grande per farsi frenare dalle chat di qualche nostalgico isolato.

La lezione della Germania e il dramma della Classe Media

Allargando lo sguardo oltre i confini italiani, Sforzini ha poi analizzato il recente e scioccante voto in Sassonia-Anhalt. Per il Presidente di Rinascimento Nazionale, bollare tutto semplicemente come “un’ondata nera” è una semplificazione giornalistica pigra e pericolosa.
La verità, cruda e dolorosa, è che l’Europa ha umiliato e affamato la sua gente. «Abbiamo impoverito i cittadini. La classe media, che era la vera spina dorsale di Paesi meravigliosi come l’Italia e la Germania, ha visto il proprio potere d’acquisto gravemente e irrimediabilmente colpito. Mentre la burocrazia europea si arrovella inutilmente sui tappi di plastica attaccati alle bottiglie e sul calibro che devono avere le banane per essere vendute, il problema vero è che la gente non ha più i soldi per arrivare a fine mese. E quando le persone soffrono, la loro frustrazione trova inevitabilmente uno sbocco politico di protesta».

La ricetta per il futuro: ascoltare il grido d’aiuto dei cittadini

Ecco perché, secondo Sforzini, il partito tedesco AfD non va assolutamente “copiato in blocco” (visto che porta con sé accenti inaccettabili), ma è folle ignorare il grido d’aiuto che quegli elettori hanno lanciato. «Immigrazione irregolare sfuggita di mano, mancanza di sicurezza per le strade, eccesso di burocrazia asfissiante e pressione fiscale che strangola le Partite Iva sono problemi reali che distruggono la vita di milioni di europei» ha concluso.
Il messaggio finale è un monito per tutta la politica italiana: se i partiti tradizionali non sapranno dare risposte vere a queste angosce quotidiane, non potranno poi piangere o stupirsi se i padri e le madri di famiglia andranno a cercare quelle risposte altrove.

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