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Attualità

Dalla solidarietà all’azione strutturale per garantire un’alimentazione adeguata e costruire comunità più inclusive

​Ci sono forme di povertà che rimangono invisibili. Non sempre si manifestano attraverso l’assenza totale di cibo: spesso entrano silenziosamente nella vita quotidiana, costringendo le persone a rinunciare alla qualità, alla varietà e alla libertà di scegliere ciò che mangiano. È questa una delle dimensioni più profonde della povertà alimentare, un tema centrale del dibattito internazionale e sempre più urgente anche in Italia. Intervista di Marialuisa Roscino

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Francesca Felici

Intervista a Francesca Felici, Ricercatrice dell’Osservatorio Insicurezza e Povertà Alimentare, e riflessioni del Presidente del Rotary Club Fiumicino Portus Augusti Sergio Martuscelli

Roma-  ​Ci sono forme di povertà che rimangono invisibili. Non sempre si manifestano attraverso l’assenza totale di cibo: spesso entrano silenziosamente nella vita quotidiana, costringendo le persone a rinunciare alla qualità, alla varietà e alla libertà di scegliere ciò che mangiano. È questa una delle dimensioni più profonde della povertà alimentare, un tema centrale del dibattito internazionale e sempre più urgente anche in Italia.

​Per affrontare questa complessa realtà, abbiamo approfondito l’argomento con Francesca Felici, ricercatrice dell’Osservatorio Insicurezza e Povertà Alimentare, esplorando le disuguaglianze all’origine dell’insicurezza alimentare e le strategie necessarie per garantire a tutti non soltanto il cibo, ma il pieno diritto a un’alimentazione adeguata.

​In questo percorso di riflessione si inserisce con forza la prospettiva del Presidente del Rotary Club Fiumicino Portus Augusti, Sergio Martuscelli, il quale sottolinea come l’impegno della comunità e del mondo rotariano debba andare oltre la mera risposta emergenziale. Per Martuscelli, “la vera sfida consiste nel trasformare la solidarietà immediata in una progettualità strutturata e sostenibile, capace di aggredire le cause profonde della vulnerabilità e di difendere la dignità della persona, affinché l’accesso a un’alimentazione sana non sia un privilegio ma un diritto concreto per tutti”.

Dott.ssa Felici, spesso si pensa alla povertà alimentare semplicemente come alla mancanza di cibo. Qual è invece, la reale definizione e complessità di questo fenomeno, soprattutto in un Paese come l’Italia?

Per povertà alimentare si intende la difficoltà di accedere in modo stabile a un’alimentazione sufficiente, sana e adeguata ai propri bisogni. È una definizione apparentemente semplice che racchiude una realtà complessa, poiché non riguarda soltanto la quantità di cibo disponibile, ma la qualità degli alimenti, la possibilità di scegliere cosa mangiare e di mantenere una dieta compatibile con le esigenze nutrizionali, culturali e sociali di ciascuno. In un Paese come l’Italia, soffrire di povertà alimentare raramente significa non avere letteralmente nulla da mangiare; più spesso significa essere costretti a rinunciare alla qualità, alla varietà e all’adeguatezza nutrizionale della propria dieta. Significa acquistare gli alimenti meno costosi invece di quelli più sani, rinunciare a prodotti legati alle proprie abitudini culturali e, talvolta, non poter partecipare a uno dei gesti più semplici e profondi della vita sociale: condividere un pasto. Perché il cibo non è soltanto nutrimento: è cultura, identità, relazione e appartenenza.

 

In che modo, il contesto territoriale e l’ambiente in cui si vive incidono sulla possibilità di nutrirsi in modo sano?

La possibilità di accedere a un’alimentazione sana non dipende esclusivamente dal reddito, ma anche dal food environment, ovvero l’ambiente alimentare che circonda ciascuna persona. Quali negozi sono presenti? Quanto sono lontani? Quali prodotti offrono e a che prezzo? Nelle periferie poco servite, nei piccoli centri o nelle aree prive di collegamenti adeguati, l’accesso al cibo può diventare un problema fisico. In altri contesti il problema è diverso ma altrettanto grave: il cibo sano esiste ed è disponibile, ma risulta economicamente irraggiungibile. La povertà alimentare cambia volto da territorio a territorio, e per questo le risposte non possono essere identiche ovunque.

L’Italia vanta una straordinaria rete di solidarietà e volontariato. Perché questo impegno, pur fondamentale, non basta più da solo?

In Italia esiste una rete straordinaria di solidarietà fatta di associazioni, enti del Terzo settore, realtà religiose e mense che garantiscono un aiuto concreto a migliaia di famiglie, rappresentando un patrimonio umano di valore inestimabile, soprattutto nelle situazioni di emergenza. Tuttavia, dobbiamo chiederci se la sola distribuzione di cibo sia sufficiente per sconfiggere il problema. Questa modalità interviene sulle conseguenze della povertà senza modificarne le cause profonde, e gli alimenti distribuiti non sempre permettono di costruire una dieta equilibrata o adatta alle specifiche esigenze delle persone. C’è poi una forte dimensione di dignità: dover chiedere aiuto per mangiare può generare imbarazzo, stigma e perdita di autonomia. La solidarietà è indispensabile, ma la vera sfida è fare in modo che nessuno sia costretto a dipendere esclusivamente da essa.

Quali soluzioni concrete propone il modello del food welfare per superare la logica della sola emergenza?

Per affrontare realmente il problema dobbiamo intervenire sulle condizioni che generano vulnerabilità, considerando che reddito, lavoro, abitazione, servizi pubblici e welfare incidono direttamente sulla capacità di una famiglia di nutrirsi in modo adeguato. Il food welfare invita a considerare il cibo come una componente centrale delle politiche di protezione sociale. L’obiettivo non è distribuire pacchi alimentari, ma rendere il cibo sano e di qualità realmente accessibile a tutti attraverso mense scolastiche e pubbliche di eccellenza, sostegni economici mirati, politiche di contenimento dei prezzi, mercati di prossimità e servizi territoriali. Una società più giusta non è quella che interviene solo quando qualcuno cade, ma quella che costruisce le condizioni affinché sempre meno persone siano costrette a cadere.

 

​Che cosa significa, concretamente, promuovere il “diritto al cibo?

Significa compiere un cambiamento culturale profondo, superando l’idea che la possibilità di mangiare bene dipenda esclusivamente dalle risorse economiche individuali o dalla generosità altrui. Significa creare le condizioni affinché ogni persona possa accedere a un’alimentazione sufficiente, sana, culturalmente appropriata e dignitosa, rimuovendo gli ostacoli economici, sociali e territoriali che lo impediscono. In questa prospettiva, il cibo diventa una componente essenziale e irrinunciabile della dignità della persona.

 

Quali attori chiama in causa questa sfida e che ruolo possono giocare realtà come il Rotary?

La povertà alimentare non è un’emergenza isolata, ma una questione che tocca la salute, le disuguaglianze, l’inclusione e la libertà di scelta. Istituzioni, organizzazioni internazionali, Terzo settore, imprese e società civile sono chiamati a costruire nuove alleanze. Anche il mondo del Rotary, da sempre impegnato nel servizio alla comunità e nell’equità.

 

Il Punto di vista del presidente Rotary Club Fiumicino “Portus Augusti”, Sergio Martuscelli :”è necessario GUADARE AVANTI, dalla solidarietà alla costruzione di SOLUZIONI”.

 

La povertà alimentare – sottolinea il Presidente Martuscelli – non può essere considerata soltanto come un’emergenza alla quale rispondere distribuendo cibo. La solidarietà è indispensabile e rappresenta uno dei valori più alti dell’impegno umano e rotariano, ma dobbiamo avere anche la capacità di guardare oltre l’emergenza e interrogarci sulle cause che generano la vulnerabilità”. “Garantire l’accesso a un’alimentazione sana e adeguata significa difendere la dignità della persona. Significa riconoscere che il cibo non è soltanto nutrimento, ma salute, libertà di scelta, cultura, relazione e partecipazione alla vita della comunità”. Per il Presidente del Rotary Club Fiumicino Portus Augusti, la sfida deve essere quella di trasformare la solidarietà immediata in una progettualità sempre più

strutturata e sostenibile. “Il Rotary, grazie alla sua dimensione internazionale e alla straordinaria rete di competenze che rappresenta, può contribuire in modo significativo alla costruzione di nuove alleanze tra istituzioni, organizzazioni internazionali, mondo accademico,

Terzo settore, imprese e comunità locali”. “Dobbiamo lavorare – prosegue Sergio Martuscelli – affinché sempre meno persone siano costrette a scegliere tra il cibo e gli altri bisogni essenziali della vita. Dobbiamo contribuire a creare comunità nelle quali l’accesso a un’alimentazione sana e dignitosa non sia un privilegio, ma una possibilità concreta per tutti”. In questa prospettiva, la lotta alla povertà alimentare può rappresentare una delle nuove e importanti frontiere del servizio rotariano. “Il nostro impegno deve andare oltre il pur fondamentale aiuto immediato. Dobbiamo mettere in rete competenze, idee e risorse, promuovendo progetti capaci di prevenire le condizioni di vulnerabilità e di restituire alle persone autonomia e libertà di scelta”. La riflessione proposta da Francesca Felici rappresenta dunque, secondo il Presidente Martuscelli, un importante punto di partenza per un impegno più ampio e condiviso. “Servire significa anche questo: non limitarci a intervenire sulle conseguenze di un problema, ma impegnarci per comprenderne le cause e contribuire a costruire

soluzioni durature”.

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Politica

Oltre il muro dei pregiudizi, la lezione che viene dalla Germania: Luca Sforzini smonta il mito dell’onda nera e lancia lo “Stato Minimo” per salvare l’Europa

La Germania trema, ma l’onda nera è solo uno stereotipo? 🇩🇪🇪🇺 Il trionfo dell’AfD in Sassonia riaccende il dibattito sul futuro dell’Europa. Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, rompe gli indugi: basta demonizzazioni, parliamo di contenuti! Dal controllo dei confini alla riduzione delle tasse, fino alla rivoluzione dello “Stato Minimo” (tema al centro del suo nuovo libro in uscita a ottobre). Un’analisi controcorrente che sta già facendo tremare i palazzi della politica italiana. Scoprite tutti i dettagli del saggio nell’articolo! 👇❤️🔥 Se vuoi approfondire l’analisi geopolitica di Luca Sforzini, fammi sapere se desideri inserire:

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Stato Minimo

Roma – Ci sono momenti in cui il dibattito politico, per ritrovare la sua dignità e la sua utilità sociale, ha un disperato bisogno di spogliarsi delle etichette preconfezionate e dei cori da tifoseria. Il recente e clamoroso exploit elettorale di Alternativa per la Germania (AfD) nel Land della Sassonia-Anhalt ha scatenato un’ondata di reazioni spaventate e analisi superficiali in tutta Europa, spesso liquidate sotto la sbrigativa formula del pericolo imminente. Ma nel cuore della destra culturale italiana, c’è chi invita a compiere uno sforzo di onestà intellettuale, leggendo i programmi dietro gli slogan. A rompere gli indugi è Luca Sforzini, presidente del prestigioso Centro Studi Rinascimento Nazionale, che analizza il voto tedesco senza filtri, offrendo una prospettiva lucida che interroga direttamente il futuro della nostra penisola.

Per Sforzini, l’utilizzo sistematico di formule allarmistiche rappresenta una scorciatoia intellettuale che rischia di produrre l’effetto opposto: accecare gli osservatori ed evitare un confronto sano e costruttivo sui bisogni reali dei popoli occidentali. «Il successo di AfD in Sassonia-Anhalt viene raccontato soprattutto attraverso la formula dell’onda nera», spiega il presidente del Centro Studi, evidenziando i limiti di questa narrazione. «Si tratta di uno stereotipo di comodo: è una semplificazione che rischia di impedire la cosa più utile, ovvero leggere i programmi e discutere i contenuti». Una presa di posizione netta, che mira a sottrarre la politica internazionale sia alla demonizzazione preventiva sia all’entusiasmo acritico.

La formula del buon governo: meno burocrazia e più tutele per i cittadini

L’analisi di Sforzini si addentra nei punti nevralgici del programma del partito tedesco, isolando quelle istanze che intercettano una domanda politica reale, profonda e drammaticamente attuale in tutto il Vecchio Continente. Pur chiarendo che non esiste alcuna adesione incondizionata a quel modello politico, lo studioso evidenzia come il contrasto fermo all’immigrazione irregolare, la richiesta viscerale di maggiore sicurezza nelle città, la riduzione drastica della pressione fiscale e l’abbattimento della burocrazia asfissiante siano temi che nessuna forza democratica può più permettersi di ignorare. Al centro di tutto, vi è l’idea rivoluzionaria di uno Stato che torni a concentrarsi esclusivamente sulle proprie funzioni essenziali, lasciando la più totale libertà alla responsabilità dei singoli cittadini.

Questo concetto di “Stato minimo” non è una suggestione teorica, ma il cuore pulsante di “Rinascimento Nazionale”, il nuovo saggio di Luca Sforzini attualmente in fase di revisione editoriale e previsto in tutte le librerie nel prossimo mese di ottobre. La tesi sviluppata nel volume è di una linearità disarmante: l’apparato pubblico deve smettere di essere invasivo nella vita quotidiana e nel tessuto economico, ritirandosi e decentralizzandosi in favore della società civile. Al contempo, però, lo Stato deve riscoprirsi autorevole, forte ed estremamente efficace in quelle pochissime funzioni primarie che soltanto esso può e deve esercitare: la giustizia rapida, la difesa, il controllo totale dei confini nazionali, la politica estera e la tutela delle infrastrutture strategiche.

Un monito per il futuro: la sfida che attende i movimenti sovrani

L’appello di Sforzini si trasforma così in un invito alla riflessione rivolto direttamente ai vertici della destra italiana, affinché non si adagino sui successi presenti e sappiano costruire un percorso moderno, sovrano e profondamente occidentale. Non si tratta di importare o copiare pedissequamente un modello nato in Germania, ma di comprendere quali idee forza possano servire a proteggere le famiglie e le imprese in un momento storico segnato da incertezze globali ed emergenze identitarie.

«Lo Stato che immaginiamo non deve essere padrone dei cittadini», conclude Luca Sforzini, lanciando un messaggio che risuona come un manifesto programmatico per i mesi a venire. «Deve lasciarli liberi quando possono scegliere e diventare forte quando deve proteggerli. Su immigrazione, sicurezza e Stato minimo si gioca il futuro dell’Europa. Il successo dell’AfD faccia riflettere la destra italiana». La sfida è lanciata: le urne tedesche hanno dimostrato che il vento del cambiamento soffia forte, e per l’Italia è giunto il momento di cavalcarlo con la forza delle idee, della competenza e di una visione d’insieme capace di rimettere l’onestà e la libertà del cittadino al centro dell’agenda del domani.

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Politica

L’ombra dell’ultradestra spaventa l’Europa, l’allarme di Antonio Mazzocchi: “Il trionfo di AfD in Sassonia è un monito per l’Italia, fermiamo la retorica fascista”

Il trionfo shock dell’ultradestra in Germania scuote l’Italia! 🇩🇪🇪🇺 Con oltre il 44% dei voti, l’AfD stravince in Sassonia-Anhalt e scatta l’allarme democratico. Il Presidente dei Cristiano Riformisti, Antonio Mazzocchi, esprime profonda inquietudine e punta il dito anche contro le provocazioni social di Roberto Vannacci e il rischio di una “retorica di stampo fascista” denunciata da Mario Monti a Cernobbio. Un appello accorato a tutte le forze moderate per difendere la libertà prima che sia troppo tardi. Leggete l’analisi completa nell’articolo! 👇❤️🔥

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antonio-mazzocchi

Roma – Ci sono risultati elettorali che superano i confini dei singoli territori per trasformarsi in veri e propri terremoti politici capaci di scuotere le fondamenta stesse delle democrazie occidentali. Il clamoroso trionfo del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) nelle elezioni regionali del Land della Sassonia-Anhalt — dove ha letteralmente sbaragliato gli avversari conquistando oltre il 44% dei consensi storici — ha inviato un brivido freddo nel cuore delle istituzioni comunitarie. Di fronte a questa poderosa spinta nazionalista e radicale nel cuore dell’Europa, si leva alta, ferma e preoccupata la voce del Movimento dei Cristiano Riformisti, che per bocca del proprio presidente, l’onorevole Antonio Mazzocchi, lancia un accorato e accattivante appello alla mobilitazione delle coscienze civili e democratiche.

La forte inquietudine per lo scenario geopolitico internazionale si salda, nella riflessione dei Cristiano Riformisti, con un forte e circostanziato allarme per le recenti e scivolose dinamiche della politica interna italiana. A destare profondo sconcerto e irritazione nell’area moderata sono state le ultime, spavalde uscite pubbliche dell’europarlamentare Roberto Vannacci a margine dei lavori e dei serrati confronti avvenuti al prestigioso Forum di Cernobbio. Utilizzando sui propri profili social l’ironica ed evocativa espressione «Nessun dorma», il generale ha lanciato un chiaro segnale di sfida e di orgoglio identitario che, secondo Mazzocchi, non può e non deve in alcun modo essere declassato a semplice provocazione estiva o folklore mediatico.

L’asse Cernobbio-Sassonia: la minaccia strisciante denunciata da Mario Monti

Questo atteggiamento di rottura, secondo la nota ufficiale diramata dal Movimento, conferma la necessità assoluta di mantenere ai massimi livelli la guardia istituzionale, radiografando con rigore la natura e l’origine profonda delle proposte politiche sovraniste che avanzano nel nostro Paese. La spavalderia di certe affermazioni dimostra che la presenza e l’attivismo di determinate figure sulla scena pubblica rappresentano un elemento di reale e quotidiana preoccupazione per tutti i cittadini che si riconoscono nei valori delle istituzioni repubblicane. È una preoccupazione d’altronde ampiamente condivisa da autorevoli e storiche figure dello Stato, a partire dal senatore a vita ed ex premier Mario Monti, il quale proprio dal palco di Cernobbio ha pubblicamente e severamente denunciato i rischi imminenti di una pericolosa e strisciante “retorica di stampo fascista”.

Il presidente Antonio Mazzocchi, parlando a nome di tutta la comunità dei Cristiano Riformisti, ha voluto quindi tracciare una linea di confine etica invalicabile, richiamandosi ai principi cardine dellaDottrina sociale e del riformismo di matrice cristiana. Di fronte al dilagare di linguaggi d’odio, populismi e spinte autoritarie che soffiano sia nelle urne della Germania dell’Est sia nei post provocatori dei singoli leader di casa nostra, il Movimento intende riaffermare con fermezza la propria totale, incondizionata adesione ai valori universali e non negoziabili della libertà individuale, della tolleranza reciproca, dell’accoglienza e della democrazia rappresentativa.

Un appello alle forze moderate: difendere la libertà giorno per giorno

L’appello finale dei Cristiano Riformisti si rivolge direttamente a quel vasto e spesso silenzioso perimetro composto dalle forze sane, moderate, europeiste e autenticamente democratiche della nazione. L’obiettivo è quello di fare quadrato, azzerando le storiche divisioni di fazione per vigilare uniti a difesa della Costituzione. La libertà e la democrazia, ricorda con forza l’onorevole Mazzocchi, non sono conquiste immobili e garantite per sempre, ma beni preziosi ed estremamente fragili che vanno protetti, curati e difesi ogni singolo giorno di fronte a qualunque rigurgito nostalgico o tentazione autoritaria. Il voto della Sassonia-Anhalt è il campanello d’allarme definitivo: per l’Europa e per l’Italia è giunto il momento di svegliarsi dal torpore prima che sia troppo tardi.

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Attualità

“L’unica gioia al mondo è cominciare”: l’inno di Pavese e il respiro di Settembre nel meraviglioso Mattutino del Castello Sforzini

“L’unica VERA gioia al mondo è cominciare!”. La meravigliosa e profonda citazione di Cesare Pavese ci ricorda che non dobbiamo mai avere paura di ricominciare da zero! La stupenda lezione filosofica del Mattutino del Castello Sforzini. 🍂 🪟 Quanti di voi hanno una dannata paura dei “nuovi inizi”? Quanti preferiscono rimanere intrappolati in una situazione che odiano (un lavoro noioso, una relazione finita, un’abitudine viziata) solo per il puro terrore di dover ricominciare tutto da capo? Questa mattina, la rubrica letteraria del “Mattutino” del Castello Sforzini di Castellar Ponzano ci ha regalato una sveglia per l’anima di una potenza inaudita! Il testo descrive la magia di Settembre (il vero “Capodanno” per tutti noi) e di una finestra aperta prestissimo al mattino, da cui entra “soltanto aria fresca”. Un invito pazzesco a fare pulizia nel nostro cuore, a lasciar andare i vecchi dolori e a respirare ossigeno nuovo. Ma la chiusura è la più emozionante di tutte, e cita la celebre e bellissima frase del grande scrittore Cesare Pavese: “L’unica gioia al mondo è COMINCIARE”. Noi esseri umani siamo vivi e imbattibili soltanto finché abbiamo la forza, il coraggio e la follia di iniziare qualcosa di nuovo! Che sia innamorarsi di nuovo dopo una delusione dolorosa, cambiare vita o perdonare qualcuno. Finché “iniziamo”, noi siamo vivi! Leggete e scoprite il significato psicologico di questo meraviglioso aforisma nel nostro articolo completo! 👇 🌅 Siete d’accordo con queste splendide parole? Riuscite a trovare ancora il coraggio di spalancare le “finestre della vostra vita”, oppure la nebbia delle delusioni passate vi blocca? Diteci la vostra opinione e lasciate un “Mi Piace” per augurare un Buon Nuovo Inizio a tutte le persone a cui volete bene!

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Il Mattutino del 7 settembre 2026

Castellar Ponzano (AL) – Ci sono mesi dell’anno che scorrono via in modo indolore, nascosti tra le pieghe del calendario, e poi c’è Settembre. Un mese che non è mai soltanto un semplice cambio di stagione, ma rappresenta un vero e proprio spartiacque dell’anima, un “Capodanno” intimo in cui tutti noi facciamo i conti con quello che siamo stati e con ciò che vorremmo disperatamente diventare. Questa mattina, la profonda e imperdibile rubrica filosofica e letteraria del Mattutino (proveniente dalle antiche e sagge mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano) ha regalato ai suoi lettori una carezza letteraria di una potenza inaudita, capace di far tremare i polsi a chiunque si senta bloccato nelle sabbie mobili della propria esistenza.

Oltre il ponte: la nebbia del passato e la luce di Settembre

Il testo domenicale si apre con un’immagine visiva di un fascino decadente e cinematografico: «La nebbia si fermava poco oltre il ponte. Da questa parte, settembre». Quanta psicologia si nasconde dietro a queste due brevissime frasi!
La nebbia è la metafora perfetta del nostro passato, delle nostre insicurezze e dei mesi estivi appena trascorsi, fatti forse di dubbi, di delusioni o di promesse non mantenute. Quella foschia opaca e fredda cerca sempre di invadere la nostra mente, ma oggi si è fermata “oltre il ponte”. Di qua, invece, c’è la limpidezza brutale e meravigliosa di Settembre. Il ponte rappresenta il nostro coraggio di attraversare le difficoltà, di lasciarci alle spalle ciò che non ci serve più e di camminare verso una nuova sponda, dove la luce dell’autunno ci permette finalmente di vedere le cose per quello che sono davvero.

Le finestre aperte all’alba: il coraggio dell’aria fresca

La seconda immagine evocata dal testo è un invito dolcissimo e potente a fare pulizia nella nostra vita: «Qualcuno aveva aperto le finestre molto presto. Entrò soltanto aria. Aria fresca». Quante volte, per paura del freddo o per abitudine, teniamo chiuse le finestre della nostra anima?
Ci ostiniamo a respirare un’aria viziata, ci accontentiamo di relazioni tossiche, di lavori che ci soffocano o di abitudini che ci spengono lentamente. Spalancare le finestre “molto presto”, quando fuori il mondo dorme ancora, è un atto di grandissimo coraggio. E cosa entra? Non ricchezza, non miracoli, ma “soltanto aria fresca”. Perché è proprio dalle cose più piccole, invisibili ed essenziali (come l’ossigeno pulito) che bisogna ripartire per guarire dalle asfissie della vita moderna. Aprire le finestre significa perdonare, lasciar andare i vecchi rancori e permettere alla vita di spazzare via la polvere dal nostro cuore.

L’eredità di Cesare Pavese: la sublime bellezza di ricominciare

Ma è la chiusura del bollettino a lasciare letteralmente senza fiato, citando uno degli aforismi più belli e dolorosi partoriti dal genio letterario dello scrittore Cesare Pavese: «L’unica gioia al mondo è cominciare». (La frase completa recitava: “È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante”).
C’è un’energia sovrumana in questo concetto. Noi esseri umani siamo terrorizzati dai nuovi inizi. Abbiamo paura di fallire, di sbagliare strada, di dover faticare da zero. E invece Pavese e il Mattutino ci ricordano che l’essenza stessa della felicità umana non risiede nell’arrivare al traguardo o nel conservare gelosamente ciò che si ha, ma nel brivido magico e assoluto del “nuovo inizio”.
Cominciare un nuovo lavoro, innamorarsi di nuovo dopo una delusione spaventosa, intraprendere un nuovo percorso di studi a cinquant’anni, perdonare e ricominciare a parlarsi in famiglia. Finché avremo la forza e l’incoscienza di “cominciare” qualcosa, saremo vivi e imbattibili. E non a caso, il saluto finale dal Castello Sforzini è sempre lo stesso, inciso sulla pietra: “Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio”. Il coraggio di aprire le finestre, respirare l’aria gelida e fare il primo passo. Buon inizio a tutti noi.

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