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Attualità

Dalla solidarietà all’azione strutturale per garantire un’alimentazione adeguata e costruire comunità più inclusive

​Ci sono forme di povertà che rimangono invisibili. Non sempre si manifestano attraverso l’assenza totale di cibo: spesso entrano silenziosamente nella vita quotidiana, costringendo le persone a rinunciare alla qualità, alla varietà e alla libertà di scegliere ciò che mangiano. È questa una delle dimensioni più profonde della povertà alimentare, un tema centrale del dibattito internazionale e sempre più urgente anche in Italia. Intervista di Marialuisa Roscino

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Francesca Felici

Intervista a Francesca Felici, Ricercatrice dell’Osservatorio Insicurezza e Povertà Alimentare, e riflessioni del Presidente del Rotary Club Fiumicino Portus Augusti Sergio Martuscelli

Roma-  ​Ci sono forme di povertà che rimangono invisibili. Non sempre si manifestano attraverso l’assenza totale di cibo: spesso entrano silenziosamente nella vita quotidiana, costringendo le persone a rinunciare alla qualità, alla varietà e alla libertà di scegliere ciò che mangiano. È questa una delle dimensioni più profonde della povertà alimentare, un tema centrale del dibattito internazionale e sempre più urgente anche in Italia.

​Per affrontare questa complessa realtà, abbiamo approfondito l’argomento con Francesca Felici, ricercatrice dell’Osservatorio Insicurezza e Povertà Alimentare, esplorando le disuguaglianze all’origine dell’insicurezza alimentare e le strategie necessarie per garantire a tutti non soltanto il cibo, ma il pieno diritto a un’alimentazione adeguata.

​In questo percorso di riflessione si inserisce con forza la prospettiva del Presidente del Rotary Club Fiumicino Portus Augusti, Sergio Martuscelli, il quale sottolinea come l’impegno della comunità e del mondo rotariano debba andare oltre la mera risposta emergenziale. Per Martuscelli, “la vera sfida consiste nel trasformare la solidarietà immediata in una progettualità strutturata e sostenibile, capace di aggredire le cause profonde della vulnerabilità e di difendere la dignità della persona, affinché l’accesso a un’alimentazione sana non sia un privilegio ma un diritto concreto per tutti”.

​Dott.ssa Felici, spesso si pensa alla povertà alimentare semplicemente come alla mancanza di cibo. Qual è invece, la reale definizione e complessità di questo fenomeno, soprattutto in un Paese come l’Italia?

Per povertà alimentare si intende la difficoltà di accedere in modo stabile a un’alimentazione sufficiente, sana e adeguata ai propri bisogni. È una definizione apparentemente semplice che racchiude una realtà complessa, poiché non riguarda soltanto la quantità di cibo disponibile, ma la qualità degli alimenti, la possibilità di scegliere cosa mangiare e di mantenere una dieta compatibile con le esigenze nutrizionali, culturali e sociali di ciascuno. In un Paese come l’Italia, soffrire di povertà alimentare raramente significa non avere letteralmente nulla da mangiare; più spesso significa essere costretti a rinunciare alla qualità, alla varietà e all’adeguatezza nutrizionale della propria dieta. Significa acquistare gli alimenti meno costosi invece di quelli più sani, rinunciare a prodotti legati alle proprie abitudini culturali e, talvolta, non poter partecipare a uno dei gesti più semplici e profondi della vita sociale: condividere un pasto. Perché il cibo non è soltanto nutrimento: è cultura, identità, relazione e appartenenza.

 

​In che modo, il contesto territoriale e l’ambiente in cui si vive incidono sulla possibilità di nutrirsi in modo sano?

​La possibilità di accedere a un’alimentazione sana non dipende esclusivamente dal reddito, ma anche dal food environment, ovvero l’ambiente alimentare che circonda ciascuna persona. Quali negozi sono presenti? Quanto sono lontani? Quali prodotti offrono e a che prezzo? Nelle periferie poco servite, nei piccoli centri o nelle aree prive di collegamenti adeguati, l’accesso al cibo può diventare un problema fisico. In altri contesti il problema è diverso ma altrettanto grave: il cibo sano esiste ed è disponibile, ma risulta economicamente irraggiungibile. La povertà alimentare cambia volto da territorio a territorio, e per questo le risposte non possono essere identiche ovunque.

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L’Italia vanta una straordinaria rete di solidarietà e volontariato. Perché questo impegno, pur fondamentale, non basta più da solo?

​In Italia esiste una rete straordinaria di solidarietà fatta di associazioni, enti del Terzo settore, realtà religiose e mense che garantiscono un aiuto concreto a migliaia di famiglie, rappresentando un patrimonio umano di valore inestimabile, soprattutto nelle situazioni di emergenza. Tuttavia, dobbiamo chiederci se la sola distribuzione di cibo sia sufficiente per sconfiggere il problema. Questa modalità interviene sulle conseguenze della povertà senza modificarne le cause profonde, e gli alimenti distribuiti non sempre permettono di costruire una dieta equilibrata o adatta alle specifiche esigenze delle persone. C’è poi una forte dimensione di dignità: dover chiedere aiuto per mangiare può generare imbarazzo, stigma e perdita di autonomia. La solidarietà è indispensabile, ma la vera sfida è fare in modo che nessuno sia costretto a dipendere esclusivamente da essa.

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Quali soluzioni concrete propone il modello del food welfare per superare la logica della sola emergenza?

​Per affrontare realmente il problema dobbiamo intervenire sulle condizioni che generano vulnerabilità, considerando che reddito, lavoro, abitazione, servizi pubblici e welfare incidono direttamente sulla capacità di una famiglia di nutrirsi in modo adeguato. Il food welfare invita a considerare il cibo come una componente centrale delle politiche di protezione sociale. L’obiettivo non è distribuire pacchi alimentari, ma rendere il cibo sano e di qualità realmente accessibile a tutti attraverso mense scolastiche e pubbliche di eccellenza, sostegni economici mirati, politiche di contenimento dei prezzi, mercati di prossimità e servizi territoriali. Una società più giusta non è quella che interviene solo quando qualcuno cade, ma quella che costruisce le condizioni affinché sempre meno persone siano costrette a cadere.

 

​Che cosa significa, concretamente, promuovere il “diritto al cibo?

Significa compiere un cambiamento culturale profondo, superando l’idea che la possibilità di mangiare bene dipenda esclusivamente dalle risorse economiche individuali o dalla generosità altrui. Significa creare le condizioni affinché ogni persona possa accedere a un’alimentazione sufficiente, sana, culturalmente appropriata e dignitosa, rimuovendo gli ostacoli economici, sociali e territoriali che lo impediscono. In questa prospettiva, il cibo diventa una componente essenziale e irrinunciabile della dignità della persona.

 

​Quali attori chiama in causa questa sfida e che ruolo possono giocare realtà come il Rotary?

​La povertà alimentare non è un’emergenza isolata, ma una questione che tocca la salute, le disuguaglianze, l’inclusione e la libertà di scelta. Istituzioni, organizzazioni internazionali, Terzo settore, imprese e società civile sono chiamati a costruire nuove alleanze. Anche il mondo del Rotary, da sempre impegnato nel servizio alla comunità e nell’equità.

 

Il Punto di vista del presidente Rotary Club Fiumicino “Portus Augusti”, Sergio Martuscelli :”è necessario GUADARE AVANTI, dalla solidarietà alla costruzione di SOLUZIONI”.

 

La povertà alimentare – sottolinea il Presidente Martuscelli – non può essere considerata soltanto come un’emergenza alla quale rispondere distribuendo cibo. La solidarietà è indispensabile e rappresenta uno dei valori più alti dell’impegno umano e rotariano, ma dobbiamo avere anche la capacità di guardare oltre l’emergenza e interrogarci sulle cause che generano la vulnerabilità”. “Garantire l’accesso a un’alimentazione sana e adeguata significa difendere la dignità della persona. Significa riconoscere che il cibo non è soltanto nutrimento, ma salute, libertà di scelta, cultura, relazione e partecipazione alla vita della comunità”. Per il Presidente del Rotary Club Fiumicino Portus Augusti, la sfida deve essere quella di trasformare la solidarietà immediata in una progettualità sempre più

strutturata e sostenibile. “Il Rotary, grazie alla sua dimensione internazionale e alla straordinaria rete di competenze che rappresenta, può contribuire in modo significativo alla costruzione di nuove alleanze tra istituzioni, organizzazioni internazionali, mondo accademico,

Terzo settore, imprese e comunità locali”. “Dobbiamo lavorare – prosegue Sergio Martuscelli – affinché sempre meno persone siano costrette a scegliere tra il cibo e gli altri bisogni essenziali della vita. Dobbiamo contribuire a creare comunità nelle quali l’accesso a un’alimentazione sana e dignitosa non sia un privilegio, ma una possibilità concreta per tutti”. In questa prospettiva, la lotta alla povertà alimentare può rappresentare una delle nuove e importanti frontiere del servizio rotariano. “Il nostro impegno deve andare oltre il pur fondamentale aiuto immediato. Dobbiamo mettere in rete competenze, idee e risorse, promuovendo progetti capaci di prevenire le condizioni di vulnerabilità e di restituire alle persone autonomia e libertà di scelta”. La riflessione proposta da Francesca Felici rappresenta dunque, secondo il Presidente Martuscelli, un importante punto di partenza per un impegno più ampio e condiviso. “Servire significa anche questo: non limitarci a intervenire sulle conseguenze di un problema, ma impegnarci per comprenderne le cause e contribuire a costruire

soluzioni durature”.

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Territorio

Ddl Caregiver familiare approvato alla Camera, Cardone (Lega): «Dalle parole ai fatti dopo 10 anni di attesa e 257 milioni stanziati»

La Camera approva in prima lettura il disegno di legge sul caregiver familiare promosso dal Ministro Locatelli, con uno stanziamento di 257 milioni di euro. Angelo Cardone (Lega) plaude al traguardo: «Dalle parole ai fatti dopo 10 anni e 30 proposte fallite». Ecco tutte le tutele previste in attesa del Senato 👇

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Caregiver

Roma – Una svolta attesa da oltre un decennio compie il suo primo, decisivo passo istituzionale. L’approvazione in prima lettura alla Camera dei Deputati del disegno di legge sul riconoscimento e la valorizzazione del caregiver familiare segna uno spartiacque per il welfare italiano. Il provvedimento, promosso con determinazione dal Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli e sostenuto con fermezza dalla maggioranza di governo, mira a colmare un vuoto normativo e culturale che per troppo tempo ha lasciato nell’ombra milioni di persone che dedicano la propria quotidianità all’assistenza di congiunti non autosufficienti.

A sottolineare la portata storica del via libera parlamentare è intervenuto Angelo Cardone, Responsabile Regionale del Dipartimento Disabilità della Lega, evidenziando il cambio di paradigma che porta finalmente concretezza e risorse reali a supporto dei nuclei familiari: «L’approvazione in prima lettura alla Camera del disegno di legge sul riconoscimento del caregiver familiare, promosso dal Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, è un risultato che la Lega sostiene con convinzione. Dopo dieci anni in cui sono naufragate oltre trenta proposte di legge, arriva finalmente una norma per la dignità e il riconoscimento di tante persone che amano, che curano e non vogliono essere sostituite, ma affiancate in questo complesso compito di cura e di vita».

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Oltre trenta proposte arenate in dieci anni: la fine dell’invisibilità sociale

Il percorso parlamentare che ha condotto al voto favorevole di Montecitorio giunge dopo anni di dibattiti frammentari e promesse rimaste a lungo lettera morta. Negli ultimi due lustri, infatti, le aule legislative avevano visto decadere più di trenta testi di legge, impantanati tra carenze di copertura economica, divergenze di visione e una cronica incapacità di strutturare un testo organico. L’accelerazione impressa dall’esecutivo risponde a un’esigenza non più rinviabile di giustizia sociale, nata dal confronto continuo con le federazioni e le realtà associative che operano a stretto contatto con la disabilità gravissima e la fragilità complessa.

Il testo licenziato dall’aula non si limita a una definizione simbolica, ma delinea un’architettura di tutele differenziate e progressive. Viene infatti introdotta una graduazione mirata che parte dall’individuazione del caregiver familiare convivente e prevalente, la figura che sopporta il carico assistenziale più gravoso dal punto di vista fisico, psicologico e relazionale, per poi estendere la tutela e il riconoscimento a tutti i caregiver familiari che compongono la rete di protezione affettiva del congiunto. Una distinzione essenziale per calibrare gli interventi in base all’effettiva intensità del bisogno, garantendo risposte flessibili attraverso servizi di sollievo, consulenza specialistica e sostegni diretti.

Risorse certe: 257 milioni di euro per il 2027 e cumulabilità delle misure

Un aspetto centrale del provvedimento risiede nella sua solidità finanziaria. Troppo spesso, in passato, le norme di principio sono rimaste inapplicate a causa dell’assenza di adeguati capitoli di spesa nei bilanci dello Stato. In questo quadro, il disegno di legge dispone una dotazione iniziale di 257 milioni di euro per il 2027, con la previsione esplicita di ulteriori incrementi progressivi nelle leggi di bilancio successive per accompagnare l’estensione a regime delle tutele previste.

Cardone ha tenuto a rimarcare l’importanza dell’impianto economico e normativo, evidenziando come la legge eviti trappole burocratiche o penalizzazioni patrimoniali per chi presta assistenza: «Una legge seria che mette in campo risorse concrete e consente di accedere al sostegno senza dover rinunciare ad altre misure. Oggi qualcuno sostiene che questa legge non sia abbastanza. Si potrà certamente fare di più, ma è grazie alla Lega che dopo anni di parole si passa finalmente ai fatti con tutele certe e fondi dedicati. Questo provvedimento costituisce una base solida e un punto fermo imprescindibile da cui proseguire per rafforzare continuamente gli interventi nel tempo».

Il valore del lavoro di cura e la sfida del passaggio al Senato

Il principio cardine su cui si fonda la normativa è la salvaguardia del benessere globale del caregiver. Chi assiste un familiare non autosufficiente convive quotidianamente con il rischio di isolamento sociale, esaurimento emotivo e abbandono prematuro del percorso lavorativo, dinamiche che colpiscono in misura preponderante le donne e i familiari in età matura. Riconoscere questa figura significa istituire percorsi di supporto psicologico, agevolazioni nell’organizzazione lavorativa, valorizzazione delle competenze acquisite nel lavoro di cura e accesso semplificato alla rete dei servizi sociosanitari territoriali integrati.

Dopo il primo via libera incassato alla Camera dei Deputati, la palla passa ora al Senato della Repubblica per la seconda lettura e la definitiva conversione in legge dello Stato. L’obiettivo condiviso dalle forze di maggioranza e dal Ministero per le Disabilità è giungere a una rapida approvazione a Palazzo Madama, consegnando all’Italia un quadro normativo moderno, capace di affiancare chi si prende cura dei più fragili e di restituire valore umano, economico e sociale a un pilastro insostituibile della nostra comunità.

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Politica

Diritti umani, condanna a morte di Najmeh Amini in Iran: l’accorato appello dell’on. Mazzocchi (Cristiano Riformisti) e la richiesta d’intervento all’Italia

Il presidente dei Cristiano Riformisti, on. Antonio Mazzocchi, lancia un vibrante appello internazionale contro la condanna a morte della giovane Najmeh Amini in Iran. Richiesta formale al Governo italiano per guidare l’azione diplomatica: «Fermiamo la mattanza del regime, subito corridoi umanitari per salvare i prigionieri» 👇

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a

Regime iraniano

Roma – Una presa di posizione netta, appassionata e senza esitazioni contro l’ennesimo atto di repressione sanguinaria perpetrato dal regime teocratico di Teheran. Di fronte alla drammatica notizia della condanna a morte inflitta alla giovane dissidente iraniana Najmeh Amini, l’onorevole Antonio Mazzocchi, presidente nazionale del movimento dei Cristiano Riformisti, ha lanciato un vibrante appello alla comunità internazionale e alle massime istituzioni italiane affinché si sollevi una mobilitazione diplomatica e civile immediata per fermare il boia e strappare la ragazza al patibolo.

L’appello di Antonio Mazzocchi: una mobilitazione unitaria tra mondo laico e cattolico

Le parole dell’onorevole Mazzocchi scuotono le coscienze nel solco dei principi universali della difesa della persona e del diritto inalienabile alla vita. Esprimendo la più profonda costernazione e la più ferma condanna a nome dell’intero movimento politico da lui guidato, il presidente dei Cristiano Riformisti ha voluto richiamare all’azione tutte le componenti della società civile, superando ogni steccato ideologico per costruire un fronte comune in difesa dei diritti fondamentali calpestati in Iran.

«Di fronte a questo ennesimo atto di barbarie – ha dichiarato l’onorevole Antonio Mazzocchi – il nostro movimento lancia un accorato appello a tutte le organizzazioni laiche e cattoliche affinché si sollevi una mobilitazione corale a livello internazionale per fermare una gravissima e intollerabile violazione dei diritti umani. Non possiamo e non dobbiamo restare in silenzio davanti a una decisione brutale che lede i diritti fondamentali e, soprattutto, il diritto sacro alla dignità e alla salvaguardia della vita. Ribadiamo con forza e convinzione i valori di giustizia, solidarietà e rispetto integrale della persona che ci hanno sempre contraddistinto, nel solco autentico del Magistero e dell’insegnamento sociale della Chiesa».

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«L’Italia guidi la risposta diplomatica»: fermare la strumentalizzazione della fede per la violenza di Stato

Il messaggio dei Cristiano Riformisti non si limita a una solidarietà di principio, ma delinea un’agenda politica precisa, chiamando in causa direttamente il Governo italiano, la diplomazia della Farnesina e i partner dell’Unione Europea. Nel documento si sottolinea come Roma debba assumere un ruolo guida nei consessi multilaterali per inchiodare le autorità di Teheran alle proprie responsabilità di fronte al diritto internazionale e alle convenzioni sui diritti umani.

«Riteniamo doveroso schierarci a difesa di chi vede la propria esistenza calpestata dal fanatismo», ha incalzato Mazzocchi. «Come Cristiano Riformisti rivolgiamo un invito formale e diretto alle istituzioni nazionali affinché l’Italia si renda partecipe e promotrice di una decisa, energica azione diplomatica nelle sedi opportune. È assolutamente necessario che la comunità internazionale intervenga senza ulteriori tentennamenti per imporre all’Iran l’interruzione immediata di questa vera e propria mattanza di giovani. Parliamo di ragazzi e ragazze che hanno il solo presunto torto di ribellarsi pacificamente a un regime oppressivo, il quale confonde deliberatamente il ruolo della religione con quello del potere temporale e della politica, strumentalizzando la fede per giustificare l’arbitrio e la violenza di Stato».

Corridoi umanitari e pressione internazionale: la battaglia per Najmeh Amini e i prigionieri di coscienza

Il caso di Najmeh Amini riaccende drammaticamente i riflettori sulla condizione dei dissidenti politici, degli attivisti per i diritti civili e in particolare delle donne iraniane, bersagliate da sentenze capitali arbitrarie pronunciate al termine di processi farsa privi delle più elementari garanzie difensive. Le carceri di Evin e delle altre province iraniane continuano a registrare numeri agghiaccianti di esecuzioni sommarie, utilizzate dal regime come strumento di terrore sistemico per spegnere qualsiasi anelito di libertà e democrazia.

Per questo motivo, la chiusura dell’intervento di Antonio Mazzocchi punta a misure concrete di protezione e salvaguardia: «Come movimento politico chiediamo con forza l’immediata attivazione di corridoi umanitari protetti e il contestuale inasprimento delle pressioni politiche ed economiche internazionali. Salvare la vita a Najmeh Amini e a tutti i prigionieri politici vittime innocenti del regime degli ayatollah è un imperativo etico non negoziabile, che interpella direttamente la credibilità democratica dell’Occidente e il dovere morale di non voltarsi dall’altra parte di fronte al martirio della libertà».

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Attualità

Roberto Lai riconfermato alla presidenza dell’ANC Tutela Patrimonio Culturale: cinque anni di successi al servizio dell’arte, della legalità e dei giovani

Il Luogotenente Roberto Lai è stato riconfermato alla presidenza della Sezione Tutela Patrimonio Culturale dell’Associazione Nazionale Carabinieri per il prossimo quinquennio. Un rinnovo unanime che celebra cinque anni di mostre, corsi di formazione e progetti didattici con migliaia di studenti in tutta Italia 👇

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a

ROBERTO LAI

Roma – Un mandato quinquennale che premia la dedizione instancabile, l’autorevolezza operativa e una visione moderna del volontariato applicato alla difesa della memoria storica nazionale. Il Luogotenente in congedo Roberto Lai è stato ufficialmente riconfermato alla guida della Sezione Speciale “Sant’Ignazio di Loyola – Tutela Patrimonio Culturale” dell’Associazione Nazionale Carabinieri (ANC TPC). La deliberazione, votata all’unanimità dal rinnovato Consiglio Direttivo insediatosi il 12 ottobre 2026, è stata formalizzata con decreto a firma del Presidente Nazionale dell’Arma in congedo il 14 ottobre, suggellando la continuità di un percorso che negli ultimi cinque anni ha saputo imporre la Sezione come un punto di riferimento primario per istituzioni, accademie e scuole di tutta Italia.

Il nuovo Consiglio Direttivo e le radici nell’eccellenza dei Carabinieri TPC

L’assemblea sociale dei soci, riunitasi a Roma il 9 ottobre, ha espresso un organismo di vertice caratterizzato da altissime professionalità maturate nei ranghi della Benemerita. Accanto al presidente Roberto Lai, il nuovo Consiglio Direttivo per il quinquennio 2026-2031 risulta composto dal Luogotenente carica speciale (ris.) Pompeo Micheli, dal Luogotenente (ris.) Filippo Tomassi, dal Maresciallo Capo (ris.) Matteo Cavaliere e dal Carabiniere Ausiliario Giovanni Castellazzi. Una squadra coesa, forte dell’esperienza diretta ereditata dallo storico Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, il celebre reparto fondato nel 1969 che rappresenta un’eccellenza investigativa studiata e imitata a livello planetario.

La missione dell’ANC TPC si colloca come un naturale e prezioso prolungamento civile di quella tradizione militare: affiancare le istituzioni preposte alla salvaguardia dei beni storici, archeologici e archivistici attraverso la formazione qualificata dei volontari, l’educazione alla legalità e la sensibilizzazione attiva dei cittadini contro le piaghe del traffico illecito di reperti e delle depredazioni artistiche.

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Cinque anni di traguardi: dai fumetti per le scuole alle mostre monumentali

Il bilancio del quinquennio appena concluso sotto la guida di Lai delinea un mosaico impressionante di iniziative concrete. Particolare attenzione è stata riversata verso le nuove generazioni: attraverso un linguaggio pop e accessibile, la Sezione ha ideato e distribuito quattro pubblicazioni didattiche a fumetti (con una tiratura complessiva di oltre 10.000 copie), trasformando le vere indagini investigative dei Carabinieri dell’Arte in appassionanti racconti illustrati. Un progetto che ha consentito a decine di migliaia di studenti in tutta Italia di comprendere la gravità degli scavi clandestini e il valore insostituibile del recupero delle opere trafugate.

Le attività culturali hanno varcato i confini laziali, sviluppando progetti in Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Sicilia e Sardegna. Tra gli eventi più prestigiosi spicca la mostra “Antioco, il Santo Medico Migrante”, allestita nel Complesso monumentale delle Corsie Sistine di Santo Spirito in Sassia a Roma, visitata da oltre 4.000 persone e salutata dalla presenza di figure istituzionali di primo piano come Gianni Letta e Oliviero Diliberto. A queste si aggiungono le due edizioni del Corso per Ausiliari del Patrimonio Culturale, dirette dal Colonnello Roberto Colasanti per formare volontari esperti, la partnership con ACLI Terra nell’ambito della campagna nazionale “Colture & Culture” e l’adesione di testimonial del calibro dell’attore Franco Nero, nominato Socio Onorario della Sezione.

Le parole del Presidente Roberto Lai e il ringraziamento al Generale Muggeo

Nell’accogliere la rinnovata investitura, Roberto Lai ha voluto rimarcare il carattere corale e disinteressato dell’opera svolta: «Accolgo questa riconferma con gratitudine e con un rinnovato senso di responsabilità», ha dichiarato il presidente. «I risultati ottenuti non sono merito di un singolo, ma appartengono a tutti i soci, collaboratori e volontari che hanno creduto nella nostra missione. La nostra Sezione trae linfa dai valori e dalla storia dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale: vogliamo continuare a trasmettere soprattutto ai giovani la certezza che le opere d’arte non sono pietre mute, ma l’identità vivente e l’anima di un popolo».

Un tributo speciale è stato riservato ai vertici dell’Arma: «Desidero rivolgere un sentito ringraziamento al Generale di Divisione (ris.) Pasquale Muggeo, Ispettore Regionale ANC per il Lazio e già Comandante dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, per la vicinanza paterna e il costante supporto che ha sempre garantito alle nostre finalità. Ringrazio i consiglieri uscenti e do il benvenuto ai nuovi membri del Consiglio Direttivo: il prossimo quinquennio sarà interamente dedicato al consolidamento delle reti territoriali e al rafforzamento della cultura della legalità. Custodire la memoria del passato è l’unico modo per costruire un futuro degno di questo nome».

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