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STATI GENERALI “NORD-OVEST CHIAMA ITALIA” — SFORZINI (CENTRO STUDI RINASCIMENTO NAZIONALE): “CONTRIBUTO PROF. MAMBRETTI: RIMETTERE LA PERSONA AL CENTRO, CONTRO LA DISSOLUZIONE LIQUIDA DI POLITICA E SOCIETÀ. CRISTIANESIMO FORZA STORICA GENERATRICE DI LIBERTÀ E COSCIENZA MORALE”

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Redazione-  «Il contributo del professor Mambretti agli Stati Generali del 30 maggio segna un passaggio di livello nel dibattito culturale e politico che stiamo costruendo. Non siamo di fronte a un intervento accademico, ma a una vera e propria architettura di pensiero, capace di incidere sulla realtà».

Lo dichiara Luca Sforzini, esperto d’arte, imprenditore culturale, proprietario del Castello di Castellar Ponzano e presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale – think tank di Futuro Nazionale con Vannacci.

«Mambretti — prosegue Sforzini — parte da una diagnosi che molti percepiscono ma pochi hanno il coraggio di formulare con chiarezza: viviamo in una società “liquida”, dove perfino chiamare le cose con il loro nome diventa difficile, quasi vietato. Una società che produce insicurezza, solitudine e perdita di identità, nonostante l’illusione di connessione permanente».

«Ma il punto decisivo è un altro: Mambretti non si limita alla critica. Indica una via. E questa via passa da un ritorno all’essenziale — ontologia, etica, diritto — fondati sulla nostra Storia. È una proposta radicale, nel senso più alto del termine: tornare alle radici per costruire il futuro».

Secondo il Centro Studi Rinascimento Nazionale, uno dei passaggi più forti dell’intervento è il rifiuto della confusione contemporanea tra diritti e desideri, e la denuncia di una deriva culturale in cui tutto diventa lecito se corrisponde a una pulsione individuale.

«Qui — sottolinea Sforzini — si apre un terreno politico enorme. Perché se il diritto si sgancia dalla storia e dalla responsabilità, diventa arbitrio. E una società fondata sull’arbitrio è destinata alla disgregazione».

Altro punto centrale del contributo di Mambretti è la rilettura del cristianesimo non come strumento identitario o ideologico, ma come forza storica generatrice di libertà e coscienza morale.

«È un passaggio di grande profondità — afferma Sforzini — perché restituisce al dibattito pubblico una dimensione che oggi è completamente rimossa: quella della formazione interiore dell’uomo. Senza questa dimensione, la politica si riduce a gestione tecnica o propaganda».

Il contributo affronta poi con taglio concreto anche temi apparentemente tecnici, come la gestione del territorio e il rischio idrogeologico, smontando la narrazione dell’“emergenza eccezionale” e riportando la responsabilità su scelte politiche e amministrative precise.

«Quando Mambretti ricorda che in Italia si verificano circa cento eventi franosi o alluvionali ogni anno, e che oltre il 90% dei comuni è a rischio, ci sta dicendo una cosa semplice e devastante: non è il destino, non è il clima, è responsabilità umana e politica».

«E qui — aggiunge Sforzini — emerge un altro punto di rottura: il superamento dell’alibi. Non esiste il “ce lo chiede l’Europa”, non esiste il “lo impone il mercato”. Esistono decisioni, nomi, responsabilità. E queste devono tornare al centro del dibattito pubblico».

Il Centro Studi sottolinea inoltre come il contributo del professor Mambretti individui con precisione uno dei mali più profondi del sistema politico italiano: la divisività sterile, alimentata da personalismi, polarizzazione e ricerca del consenso immediato.

«La politica italiana — conclude Sforzini — è diventata un’arena di conflitto permanente, incapace di costruire. Il lavoro che stiamo facendo al Castello di Castellar Ponzano va nella direzione opposta: prima il pensiero, poi l’azione. Prima la visione, poi il consenso».

«Per questo il contributo del professor Mambretti non è solo un intervento: è un invito. Un invito a uscire dalla superficialità del dibattito pubblico e a tornare a costruire, seriamente, una nuova classe dirigente. Il 30 maggio non sarà un evento. Sarà un punto di inizio».

L’intervento completo a questo link:

https://www.rinascimentonazionale.it/2026/05/04/stati-generali-nord-ovest-chiama-italia-prof-mambretti-rimettere-la-persona-al-centro/

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MATERA E VALBASENTO CHIEDONO RISPOSTE IMMEDIATE: LA UGL METALMECCANICI ALZA LA VOCE PER LAVORO E INDUSTRIA

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Pino GIORDANO Segretario Provinciale UGL Matera

Redazione-  In una sala gremita al Mood Hotel di Città Sant’Angelo, la UGL Metalmeccanici ha fatto ricorso a una delle sue voci più autorevoli per accendere il dibattito nazionale su una crisi che minaccia l’intero tessuto produttivo del Sud. Pino Giordano, segretario provinciale della UGL a Matera e consigliere nazionale della federazione, è intervenuto davanti a centinaia di delegati provenienti da tutta Italia, al fianco del segretario nazionale Antonio Spera e della segreteria UGLM, con un appello chiaro e senza mezzi termini: “Matera e la Valbasento meritano risposte immediate su lavoro e industria”.

Il discorso di Giordano ha subito posto al centro della platea la realtà di un territorio che, secondo il dirigente sindacale, è “in una fase di forte incertezza industriale e occupazionale”. Le parole, sebbene pronunciate in un contesto nazionale, hanno risuonato come un campanello d’allarme per la Basilicata, dove le catene di montaggio, le officine di precisione e le piccole medie imprese del comparto metalmeccanico faticano a sopravvivere a riduzioni di commessa, ritardi nei pagamenti e a un quadro complessivo di scarsità d’investimento. “Il territorio materano non può più essere dimenticato dalle politiche industriali nazionali e regionali”, ha sottolineato Giordano, aggiungendo che “senza investimenti, programmazione e tutela del lavoro rischiamo un progressivo declino industriale e sociale”.

Le cifre non mentono: negli ultimi dodici mesi, secondo i dati raccolti dalla stessa UGL, più di 300 posti di lavoro nel settore sono stati persi nella provincia di Matera, e le previsioni indicano un ulteriore calo se non verranno attuate misure correttive. La Valbasento, zona storicamente considerata il cuore dell’industria metalmeccanica lucana, è oggi al centro di un “svuotamento produttivo” che si traduce in emigrazione giovanile, calo delle nascite e depopolamento di interi comuni. “Troppi giovani continuano a lasciare la nostra provincia perché non vedono prospettive”, ha ricordato Giordano, lanciando un avvertimento sul pericolo di un circolo vizioso di disoccupazione e spopolamento.

Il sindacalista ha quindi avanzato una serie di richieste concrete, tutte orientate a un “piano industriale concreto per il territorio materano”. Primo fra tutti è l’instaurazione di un “confronto permanente” tra governo centrale, Regione Basilicata e le parti industriali, con l’obiettivo di garantire continuità produttiva, difesa occupazionale e rilancio delle aree industriali. “Servono scelte chiare e coraggiose: aprire un tavolo permanente è il primo passo per invertire la rotta”, ha affermato, sottolineando che la mancanza di un dialogo strutturato è la principale causa dell’attuale stallo.

Ma le istanze di Giordano non si fermano alla questione macroeconomica; il leader della UGL ha inoltre reclamato maggiori garanzie in tema di sicurezza sul lavoro, tutela salariale e lotta alla precarietà. “La UGL continuerà a essere al fianco dei lavoratori della Valbasento e di tutto il territorio materano, portando avanti con determinazione battaglie sindacali a difesa dell’occupazione, della dignità del lavoro e del futuro produttivo della Basilicata”, ha dichiarato, concludendo il suo intervento su una nota di solidarietà e determinazione.

Il messaggio ha trovato consensi anche tra i rappresentanti di altre regioni presenti all’assemblea, dove è emerso un consenso crescente sul ruolo strategico del Sud nella catena di valore nazionale. Alcuni delegati hanno proposto la creazione di un “Fondo Regionale per l’Innovazione Industriale”, destinato a finanziare start‑up tecnologiche e a favorire l’adozione di processi produttivi a basso impatto ambientale, in linea con le direttive europee sul Green Deal.

Il presidente della UGL Metalmeccanici, Antonio Spera, ha dunque chiuso la seduta ribadendo l’impegno dell’intera federazione a “sostenere con ogni mezzo le imprese che mantengono vivo il tessuto produttivo del nostro Paese, difendendo al contempo i diritti dei lavoratori”. Un appello che, a detta di molti presenti, non resterà confinato alle parole: la speranza è che la pressione esercitata da una platea così numerosa possa tradursi in azioni concrete da parte delle istituzioni.

Mentre le luci del Mood Hotel si spegnono, il futuro di Matera e della Valbasento resta appeso a una decisione politica. La sfida, secondo Pino Giordano, è chiara: “La priorità deve essere il lavoro. Senza industria non c’è sviluppo, senza occupazione non c’è futuro per il Materano”. La domanda ora è se le autorità siano pronte a dare la risposta che la regione ha chiesto più di una volta.

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CALLMAT MATERA. CGIL, FISTEL CISL, UIL FPC, UGL TLC: “CERCASI RESPONSABILITÀ SOCIALE”

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Redazione-  Ciò che è emerso dall’incontro di oggi tra i sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl, Uil Fpc e Ugl Telecomunicazioni, è l’epilogo già scritto di una vertenza che si trascina, ormai, da oltre 2 anni, quella dell’azienda CallMat, che impiega oltre 300 lavoratori su Matera.

Crisi che si colloca nell’ambito della più generale crisi di settore del CrmBpo che vede, purtroppo, quasi ogni giorno, aprirsi vertenze in diversi territori.

CallMat ha, infatti, annunciato che procederà all’apertura della procedura di mobilità per licenziamento collettivo a partire dal mese di luglio, in conseguenza dell’annunciata drastica riduzione dei volumi da parte di Tim che, in prospettiva, porterebbe a una chiusura del sito di Matera da dicembre.

A due anni dall’apertura della crisi, nulla è stato risolto.

Nonostante il bando varato nei giorni scorsi dalla Regione Basilicata, specificatamente destinato ai lavoratori che fuoriescono da CallMat, permane dunque una profonda crisi.

Come più volte dichiarato dai Sindacati nazionali, è inaccettabile che il Ministero abbia ormai assunto una posizione di sostanziale indifferenza nei confronti di questa e di altre decine di vertenze.

Il settore, con il progressivo introdursi dei sistemi di Intelligenza Artificiale, sta producendo e produrrà sempre più esuberi. Una crisi di tale entità va governata a livello nazionale con un intervento massivo e straordinario da parte del governo che, ad oggi, sta di fatto ignorando la situazione.

Lo stesso Ministero, sulla vertenza CallMat, aveva assunto l’impegno di stanziare fondi per variare misure ad oggi ancora non viste mentre la Regione Basilicata ha emesso un bando che, ad oggi, rischia di essere solo un pannicello caldo, mentre è ancora assente il promesso bando per la digitalizzazione del fascicolo sanitario elettronico.

Il 26 maggio è previsto il tavolo ministeriale al quale porteremo tutte le istanze che riguardano CallMat. Nel frattempo, verranno avviate iniziative di mobilitazione e di coinvolgimento di tutti i livelli politici e istituzionali a sostegno dei lavoratori.

Le Segreterie Regionali Cgil, Fistel Cisl, Uil Fpc, Ugl Telecomunicazioni.

La Rsu aziendale

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VERTENZA NATUZZI: AUDIZIONE DEL SEGRETARIO PROVINCIALE UGL MATERA PINO GIORDANO PRESSO LA COMMISSIONE ATTIVITÀ PRODUTTIVE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI. “BASTA CASSA INTEGRAZIONE E DELOCALIZZAZIONI: SI STA CONSUMANDO UNA DESERTIFICAZIONE INDUSTRIALE NEL SILENZIO GENERALE”

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Redazione-  Il Segretario Provinciale UGL Matera, Pino Giordano, è stato audito dalla Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati nell’ambito della gravissima vertenza che interessa il gruppo Natuzzi e che coinvolge circa 1700 lavoratori tra Basilicata e Puglia, con ricadute devastanti sull’intero indotto economico e produttivo del territorio.

Nel corso dell’audizione, Giordano ha rappresentato con estrema durezza la drammatica condizione che vivono centinaia di famiglie ormai stremate da anni di ammortizzatori sociali, incertezza, riduzione salariale e totale assenza di prospettive industriali serie.

“La misura è colma. Non è più tollerabile assistere all’ennesima estensione della cassa integrazione come se fosse una soluzione strutturale. La cassa integrazione non può diventare una condanna permanente per lavoratori che da anni vivono con stipendi ridotti, senza certezze e senza futuro. Qui non siamo davanti ad una crisi temporanea, ma al rischio concreto di uno smantellamento industriale progressivo e silenzioso”.

Il Segretario Provinciale UGL Matera ha denunciato con forza il progetto di ulteriore ridimensionamento produttivo che rischia di colpire duramente gli stabilimenti materani, compresa la chiusura di Jesce 2, evidenziando come tutto ciò rappresenti un segnale gravissimo per l’intero territorio lucano.

“Stiamo parlando di un’azienda che negli anni ha beneficiato di ingenti finanziamenti pubblici, sostegni statali, incentivi e strumenti di accompagnamento garantiti dalle istituzioni italiane. Oggi invece ci ritroviamo davanti ad un quadro in cui si continua a tagliare occupazione in Basilicata e nel Mezzogiorno per favorire ulteriori produzioni all’estero, in particolare in Romania. Questo è inaccettabile sul piano sociale, morale e politico”.

Giordano ha parlato apertamente di una strategia industriale che rischia di trasformarsi in una vera desertificazione produttiva del territorio, sottolineando come il Materano e l’intera Basilicata stiano pagando il prezzo di anni di scelte sbagliate, silenzi istituzionali e assenza di una politica industriale nazionale capace di difendere il lavoro italiano.

“Non si può continuare a chiedere sacrifici sempre agli stessi lavoratori mentre si assiste impotenti alla delocalizzazione delle produzioni. È necessario che il Governo apra finalmente una riflessione seria sulla destinazione delle risorse pubbliche alle aziende. Chi riceve soldi pubblici deve garantire occupazione, investimenti e produzione sul territorio italiano. Non è concepibile finanziare aziende che poi spostano produzioni all’estero lasciando macerie sociali nel Mezzogiorno”.

Durante l’audizione, il Segretario UGL Matera ha inoltre evidenziato la totale esasperazione delle maestranze, molte delle quali vivono da anni in una situazione di precarietà economica insostenibile.

“Dietro i numeri ci sono persone, famiglie, mutui, figli e dignità calpestate. C’è una generazione intera di lavoratori che rischia di essere espulsa definitivamente dal mondo produttivo senza alcuna garanzia reale di ricollocazione. È vergognoso che uno dei territori già più fragili del Paese debba continuare a subire processi di impoverimento industriale senza una reazione forte della politica nazionale”.

Giordano ha inoltre criticato il clima di immobilismo che negli anni ha accompagnato la vertenza Natuzzi, sottolineando come troppo spesso i tavoli istituzionali si siano trasformati in semplici momenti interlocutori privi di decisioni concrete.

“Servono atti immediati, non passerelle istituzionali o promesse che puntualmente restano sulla carta. I lavoratori sono stanchi di ascoltare parole mentre continuano a perdere salario, serenità e prospettive. Occorre un piano industriale vero, con investimenti certi, rilancio produttivo degli stabilimenti italiani e garanzie occupazionali precise”.

Il Segretario Provinciale UGL Matera ha infine lanciato un appello forte al Governo, alla Regione Basilicata e a tutte le forze parlamentari affinché la vertenza Natuzzi diventi una priorità nazionale.

“Difendere Natuzzi significa difendere il lavoro nel Mezzogiorno, significa impedire l’ennesimo arretramento industriale della Basilicata e significa soprattutto restituire dignità a centinaia di lavoratori che da troppo tempo vengono lasciati soli. Non permetteremo che il territorio materano venga svuotato pezzo dopo pezzo nell’indifferenza generale”.

L’UGL Matera continuerà a sostenere con determinazione ogni iniziativa sindacale, istituzionale e democratica necessaria per salvaguardare i livelli occupazionali, contrastare le delocalizzazioni e garantire un futuro produttivo agli stabilimenti lucani.

“Non arretreremo di un millimetro davanti a chi pensa di poter utilizzare il Mezzogiorno soltanto quando conviene economicamente per poi abbandonarlo. La dignità dei lavoratori e il futuro della Basilicata meritano rispetto, risposte concrete e responsabilità politica”.

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