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COLTIVARE LA PACE NEL GIARDINO DELL’INFANZIA: IL CAMMINO DEI BAMBINI VERSO UN MONDO UNITO INTERVENTO DELLA PSICOANALISTA ADELIA LUCATTINI

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COLTIVARE LA PACE NEL GIARDINO DELL’INFANZIA: IL CAMMINO DEI BAMBINI VERSO UN MONDO UNITO INTERVENTO DELLA PSICOANALISTA ADELIA LUCATTINI

Lucattini: “Il passo importante è senz’altro quello di andare oltre il “capriccio”, “dal “sentimento” alla “strategia educativa. La pace è una “postura mentale”. Se un bambino impara che il dialogo è più efficace della forza, porterà con sé questa attitudine mentale nell’età adulta, influenzando la società intera”

 

Redazione-  Educare alla pace sin dall’Infanzia, significa spiegare ai bambini, come sia importante anche accettare che il conflitto esista. Il segreto non è evitarlo, ma “abitarlo” con strumenti nuovi. Come diceva Maria Montessori: “Tutti parlano di pace, ma nessuno educa alla pace. Si educa alla competizione e questo è l’inizio di ogni guerra”.

In questa intervista, Adelia Lucattini spiega come “l’educazione alla pace non sia l’assenza di conflitto, ma la capacità di gestirlo. Insegnare a un bambino l’empatia significa fornirgli gli strumenti per comprendere l’altro prima di giudicarlo. Nel corso degli anni, la Scienza ha dimostrato come riconoscere le emozioni altrui non solo riduca l’aggressività naturale, ma sostituisca il “capriccio” con “la parola”, trasformando in tal modo, il confronto in crescita”.

 

Dott.ssa Lucattini, oggi  la Psicologia della Pace ci offre gli strumenti per trasformare l’educazione in un impegno significativo che inizia dall’infanzia, dove il seme del dialogo viene coltivato con la precisione di una scienza e la cura di una promessa, cosa ne pensa al riguardo?

La psicologia della pace ha oggi un ruolo fondamentale perché aiuta a comprendere i processi emotivi e relazionali che possono prevenire i conflitti e favorire relazioni cooperative. Promuovere capacità come empatia, comprensione dell’altro e gestione non violenta delle differenze significa costruire le basi della pace già nelle relazioni quotidiane.

Dal punto di vista psicoanalitico, la costruzione della pace nasce innanzitutto nella vita psichica dell’individuo. La capacità di riconoscere le proprie emozioni, tollerare la frustrazione e comprendere l’altro permette di trasformare l’aggressività in pensiero e dialogo. Promuovere queste competenze fin dall’infanzia significa porre le basi interiori di relazioni più pacifiche e di una cultura della convivenza.

La ricerca scientifica mostra sempre più chiaramente che i bambini e gli adolescenti possono essere protagonisti attivi nei processi di costruzione della pace ed evidenzia come lo sviluppo di competenze relazionali, l’ascolto delle prospettive dei giovani e l’apprendimento di abilità di peace-building a scuola e nella comunità siano elementi centrali per promuovere una cultura della pace fin dall’infanzia (Frontiers in Psychology,2025).

Cosa riferiscono, in particolare,  gli studi psicoanalitici  riguardo alla pace?

 

Gli studi psicoanalitici mostrano come le basi della pace si formino molto precocemente nella vita psichica del bambino. Fin dalle prime relazioni, l’esperienza di cura, protezione e continuità affettiva contribuisce a costruire quel sentimento di sicurezza e fiducia in sé stessi e negli altri che rende possibile sviluppare relazioni fondate sulla collaborazione e sul rispetto reciproco.

Nel solco della tradizione freudiana, Sigmund Freud, Melanie Klein e Donald Winnicott hanno messo in luce come l’aggressività, componente naturale della vita psichica, possa essere progressivamente trasformata attraverso le relazioni di cura in capacità di pensare le emozioni, riconoscere l’altro e costruire legami. In particolare, Anna Freud ha sottolineato il ruolo delle funzioni dell’Io e dell’ambiente educativo nel sostenere il bambino nel dare forma alle proprie emozioni e nel trovare modalità non distruttive di affrontare i conflitti.

Un esempio storico significativo fu l’esperienza delle War Nurseries realizzate a Londra durante la Seconda Guerra Mondiale da Anna Freud insieme a Dorothy Burlingham. In questi asili, pensati per i bambini colpiti dai bombardamenti, fu possibile osservare come un ambiente affettivamente stabile e accogliente potesse contenere l’angoscia, proteggere lo sviluppo emotivo e aiutare i bambini a ritrovare fiducia nelle relazioni e nel futuro. In questa prospettiva, la pace non è solo un obiettivo sociale e politico nel senso profondo della “polis”, ma anche un processo psichico che prende forma nelle prime relazioni, quando il bambino sperimenta sicurezza affettiva, continuità di cura e comprensione emotiva, sviluppa più facilmente fiducia negli altri e capacità di affrontare i conflitti in modo costruttivo.

Crede sia importante spiegare a bambini e adolescenti, l’importanza di superare la logica  che li porta a delle nette classificazioni: “amico/nemico” o “giusto/sbagliato”, per abbracciare invece, la complessità,  uscendo in tal modo, “solo” dal proprio punto di vista?

 

Durante l’infanzia e soprattutto nell’adolescenza i ragazzi attraversano trasformazioni profonde che possono generare tensioni interiori e difficoltà nelle relazioni. In questa fase imparare a riconoscere e a esprimere le proprie emozioni diventa essenziale per non trasformare il disagio in aggressività o chiusura. La psicologia della pace aiuta bambini e adolescenti a dare senso a ciò che provano e a trovare modalità più mature e dialogiche di affrontare i conflitti nelle relazioni.

Ricerche recenti sull’educazione alla pace mostrano che programmi realizzati nelle scuole possono ridurre i comportamenti aggressivi e favorire atteggiamenti di tolleranza, empatia e cooperazione tra pari, contribuendo a migliorare il clima relazionale nei gruppi di adolescenti (International Journal of Environmental Research and Public Health, 2024).

 

Perché secondo Lei è importante che  in Famiglia e a Scuola, i  bambini siano orientati a comprenderne l’importanza di costruire la pace sin dalla loro infanzia, superando i conflitti personali?

Durante l’infanzia e soprattutto nell’adolescenza, i ragazzi attraversano trasformazioni profonde che possono generare tensioni interiori e difficoltà nelle relazioni. In questa fase imparare a riconoscere e a esprimere le proprie emozioni diventa essenziale per non trasformare il disagio in aggressività o chiusura. La psicologia della pace aiuta bambini e adolescenti a dare significato a ciò che provano e a trovare modalità più mature di affrontare i conflitti, favorendo relazioni fondate sul dialogo e sul rispetto.

Un recente studio pubblicato su Educational Review (2025) conferma che i programmi di educazione alla pace nelle scuole promuovono cooperazione, responsabilità relazionale e capacità di gestire i conflitti nei gruppi dei pari, contribuendo a creare contesti educativi più sicuri e collaborativi.

 

Ritiene possa essere utile anche a Scuola favorire attività orientate alla pace, pensate accuratamente per i bambini?

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La Scuola ha un ruolo molto importante nella costruzione della pace, soprattutto fin dalla prima infanzia. L’educazione è uno degli strumenti più efficaci per promuovere relazioni rispettose e capacità di affrontare i conflitti senza ricorrere alla violenza. Attraverso attività educative adeguate all’età, come il gioco cooperativo, l’ascolto reciproco e il rispetto delle regole condivise, i bambini imparano gradualmente a riconoscere l’altro, a gestire le tensioni e a sviluppare atteggiamenti di collaborazione.

L’educazione alla pace si fonda su alcuni principi fondamentali: la violenza ha sempre delle cause e può essere compresa; esistono alternative non violente ai conflitti; la pace è un processo che richiede impegno personale e relazionale; il conflitto fa parte della vita e può essere trasformato in occasione di crescita se viene riconosciuto e affrontato. In questa prospettiva, l’educazione alla pace è un percorso “olistico”, che coinvolge lo sviluppo affettivo, relazionale, sociale e culturale dei bambini e contribuisce alla costruzione di una cultura del rispetto e della responsabilità.

Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha più volte ricordato come pace e democrazia siano strettamente legate, sottolineando che la pace si costruisce ogni giorno attraverso il rispetto dell’altro, il dialogo e l’educazione delle nuove generazioni ai valori della convivenza civile: “Parlare di pace, oggi, non è astratto buonismo… è il più urgente e concreto esercizio di realismo”.

In questo senso, la scuola rappresenta uno dei luoghi privilegiati in cui i bambini possono imparare, fin dai primi anni di vita, che la pace non è qualcosa di scontato, ma un impegno quotidiano che nasce nelle relazioni e nella responsabilità verso gli altri.

E per gli adolescenti? 

Costruire il concetto di pace negli adolescenti significa aiutarli a trasformare le tensioni e i conflitti tipici di questa fase della crescita in occasioni di maturazione nelle relazioni. Gli adolescenti hanno un forte senso di giustizia e un grande bisogno di riconoscimento: se sostenuti da adulti di riferimento – genitori, insegnanti ed educatori – possono imparare a esprimere queste spinte in modo responsabile, sviluppando rispetto, sensibilità verso gli altri e capacità di dialogo. La costruzione della pace diventa così un processo condiviso tra famiglia, scuola e società, che favorisce modelli relazionali più maturi e cooperativi.

Una ricerca pubblicata su Frontiers in Political Science (2025) evidenzia che i programmi educativi orientati alla pace e alla cooperazione aiutano gli adolescenti a sviluppare maggiore responsabilità nelle relazioni e a percepirsi come protagonisti attivi nel migliorare il clima sociale nei gruppi dei pari e nelle comunità scolastiche.

Quali consigli si dare a genitori ed  educatori? 

 

Favorire il dialogo nei conflitti. Quando nasce un litigio, aiutare i bambini a raccontare cosa è successo e a trovare insieme una soluzione;

Promuovere attività cooperative, ad esempio, giochi di squadra, lavori di gruppo o progetti comuni insegnano collaborazione e responsabilità condivisa;

Educare all’empatia, invitando i bambini a mettersi nei panni degli altri.

E ai giovani?

Studiare la storia: conoscere le guerre e i conflitti del passato aiuta a capire il valore della pace e le conseguenze della violenza;

Non credere a tutto ciò che circola sui social: verificare sempre le informazioni e imparare a riconoscere fake news e manipolazioni;

Ascoltare punti di vista diversi: confrontarsi con persone che hanno idee differenti aiuta a sviluppare rispetto e pensiero autonomo;

Impegnarsi nella propria comunità: partecipare ad attività scolastiche, culturali o di volontariato che promuovano collaborazione e responsabilità verso gli altri.

Marialuisa Roscino, Giornalista scientifica, specializzata su temi di Salute e in particolare in Educazione all’Alimentazione e nei disturbi del Comportamento Alimentare. Tra le sue precedenti e molteplici esperienze professionali di giornalista nel campo medico-scientifico, oltre alla cura di importanti Congressi scientifici per la sezione Media & Stampa, significative: l’attività di ufficio stampa e comunicazione presso l’Ufficio Stampa e il Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne presso l’Ospedale Pediatico Bambino Gesù di Roma e presso la Croce Rossa Italiana come Coordinatore Nazionale per le Attività di visibilità e di Comunicazione

Marialuisa Roscino

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Economia

La BCE mantiene fermi i tassi di interesse: le mosse di Christine Lagarde

🚨 ECONOMIA E TASSI D’INTERESSE: LA DECISIONE DELLA BCE E I DATI SULL’INFLAZIONECosa succede ai nostri risparmi e ai mutui? La Banca Centrale Europea guidata da Christine Lagarde ha deciso di mantenere invariati i tassi d’interesse, con il tasso sui depositi fermo al 2,25%. Una scelta unanime che riflette una crescita economica ancora “modesta” in tutta l’Eurozona e la necessità di monitorare i rischi geopolitici mondiali. 💶📉Nel frattempo l’Istat conferma che in Italia l’inflazione rallenta e scende al 3% a giugno, grazie al calo degli alimentari freschi. Resta però l’allarme per le bollette e la spesa energetica (l’energia regolamentata vola al +9,2%), che colpisce duramente soprattutto le famiglie con minore capacità di spesa. La battaglia per la stabilità economica è tutt’altro che finita. 📊🇮🇹👇 State risentendo dei rincari energetici sulle vostre spese mensili? Condividete la vostra esperienza nei commenti!Tutti i dati e l’analisi macroeconomica completa nell’articolo.#BCE #ChristineLagarde #TassiInteresse #Inflazione #Istat #EconomiaItaliana #CrisiEnergetica #MutuiERisparmi

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Banca Centrale Europea

Roma – Nel complesso scacchiere della politica monetaria continentale, le decisioni della Banca Centrale Europea (BCE) continuano a tracciare la rotta per le economie dell’Eurozona, muovendosi sul sottile filo che separa il contenimento dei prezzi dalla salvaguardia dello sviluppo industriale. Nel corso dell’ultimo vertice del Consiglio Direttivo a Francoforte, l’istituto di emissione guidato da Christine Lagarde ha deliberato di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento, confermando il tasso sui depositi – il principale strumento con cui la BCE orienta i mercati – al 2,25%. La scelta, giunta in perfetta conformità con le previsioni formulate dagli analisti finanziari internazionali, rappresenta una pausa di riflessione dopo il rialzo di 25 punti base decretato nella riunione dell’11 giugno. La decisione riflette un quadro macroeconomico caratterizzato da una crescita definita “modesta” dalle stesse autorità monetarie, in cui le spinte inflazionistiche strutturali non sono ancora del tutto sottomesse e le nubi geopolitiche globali continuano a proiettare incertezza sulle catene di approvvigionamento delle materie prime.

Il rallentamento dell’inflazione in Italia e la persistenza dello shock energetico

Parallelamente alle decisioni di Francoforte, l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) ha pubblicato i dati consolidati relativi all’indice dei prezzi al consumo in Italia, scattando una fotografia nitida delle dinamiche inflazionistiche nazionali. Nel mese di giugno, il tasso di inflazione su base annua ha registrato una prima e attesa decelerazione, attestandosi al 3,0% rispetto al picco del 3,2% rilevato nel mese di maggio. Questo lieve rallentamento è ascrivibile principalmente all’attenuarsi delle tensioni sui prezzi dei beni alimentari non lavorati e ad una parziale flessione nei comparti dei servizi legati ai trasporti e alle attività ricreative. Tuttavia, a frenare una discesa più marcata del costo della vita è la persistente volatilità dei mercati energetici. Le pressioni estrattive e commerciali derivanti dai recenti conflitti in Medio Oriente continuano a riflettersi sui listini retail: i prezzi dei prodotti energetici regolamentati hanno registrato una decisa impennata, passando da un incremento del 5,6% a un sensibile +9,2%, mentre i beni energetici non regolamentati mantengono una crescita a doppia cifra pari al 13,3%. Di fatto, lo shock energetico deve ancora esaurire i suoi effetti di secondo impatto sul sistema economico reale.

La stabilità dell’inflazione di fondo e il divario del potere d’acquisto

Un elemento di fondamentale importanza per comprendere l’andamento strutturale dei prezzi è l’evoluzione della cosiddetta inflazione di fondo (core inflation), ovvero la metrica che calcola l’andamento dei listini escludendo le componenti più volatili come l’energia e gli alimentari freschi. I dati Istat evidenziano come l’inflazione core abbia registrato una lievissima contrazione, limando lo zero virgola uno per cento e scendendo dall’1,7% all’1,6%. Un segnale di relativa stabilità che dimostra come le dinamiche speculative non abbiano contagiato in modo irreversibile i beni di consumo secondari. Rimane invece motivo di forte preoccupazione il divario asimmetrico nell’impatto sociale della pressione sui prezzi. Le rilevazioni statistiche del secondo trimestre dimostrano che l’inflazione misurata sull’indice armonizzato IPCA penalizza in misura significativamente maggiore i nuclei familiari con una minore capacità di spesa, per i quali il tasso reale percepito sale al 3,7%, a fronte di un più contenuto 2,6% calcolato per le fasce di popolazione a più alto reddito. Il cosiddetto “carrello della spesa” che racchiude i beni di consumo quotidiano, pur rallentando all’1,3%, continua a gravare in modo sproporzionato sulle economie domestiche più vulnerabili.

Le prospettive future della politica monetaria tra rigore e crescita economica

Lo scenario economico dell’Eurozona si trova dunque dinanzi a un bivio strategico. Se da un lato il rallentamento degli indici generali di prezzo suggerisce l’efficacia della dottrina monetaria restrittiva applicata finora, dall’altro la fragilità della crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) continentale impone massima prudenza per evitare derive recessive. Christine Lagarde ha precisato che la decisione del Consiglio Direttivo di mantenere fermi i tassi è stata assunta all’unanimità, sebbene all’interno del comitato tecnico non siano mancate voci orientate verso un ulteriore inasprimento per neutralizzare preventivamente le nuove fiammate dei costi dell’energia. La strategia della BCE per i prossimi mesi rimarrà strettamente vincolata ai dati macroeconomici di volta in volta disponibili (data-dependent), escludendo traiettorie predeterminate. Il mantenimento del costo del denaro su livelli restrittivi servirà a garantire il ritorno progressivo dell’inflazione verso l’obiettivo programmatico del 2%, ma la vera sfida per i governi nazionali risiederà nella capacità di stimolare gli investimenti privati e strutturali, sfruttando appieno i canali di finanziamento europei per compensare gli effetti del credit crunch.

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Esteri

Regolamento IA: l’Unione Europea rinvia le scadenze sui sistemi ad alto rischio

🚨 INTELLIGENZA ARTIFICIALE: L’UNIONE EUROPEA CAMBIA LE REGOLE SULL’AI ACTImportante svolta a Bruxelles per il futuro della tecnologia e delle imprese! Il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato il “Digital Omnibus”, un pacchetto di modifiche che concede una significativa proroga per l’adeguamento dei sistemi di IA ad “alto rischio” (come software per assunzioni, banche e automotive), slittando le scadenze tra il 2027 e il 2028. 📊🇪🇺Una mossa strategica per evitare di soffocare l’innovazione delle imprese europee nel mercato globale. Tuttavia, nessuna tolleranza sui rischi etici: dal dicembre 2026 scatteranno severissimi divieti globali sulla creazione di deepfake non consensuali e immagini sintetiche dannose, con l’obbligo di inserire filigrane digitali tracciabili. L’Europa cerca così la via del compromesso tra sicurezza dei diritti e competitività economica. 💻🔒👇 Pensi che rinviare le scadenze aiuterà le nostre imprese o aumenterà i rischi per la privacy? Dicci la tua nei commenti!Leggi l’analisi approfondita sulla nuova roadmap della governance digitale.#AIAct #IntelligenzaArtificiale #UnioneEuropea #DigitalOmnibus #Deepfake #InnovazioneDigitale #TechGovernance

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IA
Bruxelles – L’architettura regolatoria globale sta vivendo una fase di profonda ridefinizione, guidata dalla necessità di governare le tecnologie emergenti senza soffocare la competitività industriale dei mercati continentali. In questo delicatissimo equilibrio geopolitico ed economico si inserisce la recente approvazione del cosiddetto “Digital Omnibus” da parte del Consiglio dell’Unione Europea, un corposo pacchetto di emendamenti che ridisegna in modo sostanziale la linea temporale dell’applicazione del celebre Regolamento Europeo sull’Intelligenza Artificiale (EU AI Act). Sebbene l’entrata in vigore delle regole generali rimanga formalmente ancorata alla scadenza imminente del 2 agosto 2026, le istituzioni comunitarie hanno optato per una strategia di pragmatica flessibilità, concedendo una estesa proroga per i sistemi considerati ad alto rischio. La mossa di Bruxelles non è una semplice dilazione burocratica, ma risponde alle crescenti pressioni del comparto tecnologico e degli Stati membri, consapevoli che un’applicazione immediata e rigida delle sanzioni avrebbe rischiato di penalizzare l’innovazione europea rispetto ai colossi statunitensi e asiatici, in un momento in cui la sovranità digitale è diventata un fattore chiave della sicurezza nazionale.

Il rinvio strategico del Digital Omnibus: sollievo per i sistemi ad alto rischio

Il fulcro della revisione normativa introdotta dal Digital Omnibus riguarda lo slittamento dei termini di conformità per le intelligenze artificiali classificate all’interno dell’Allegato III dell’AI Act. Queste ultime comprendono le applicazioni stand-alone destinate a settori nevralgici della vita civile ed economica, quali i software per la selezione del personale, i sistemi di credit scoring per la valutazione dell’affidabilità finanziaria dei cittadini e la gestione delle infrastrutture critiche. Per questa specifica categoria di applicativi, la scadenza originaria – precedentemente fissata per l’agosto del 2026 – è stata differita di ben sedici mesi, spostando l’obbligo di pieno adeguamento normativo al 2 dicembre 2027. Ancora più ampia è la transizione concessa ai sistemi di intelligenza artificiale integrati come componenti di sicurezza all’interno di prodotti già regolati dall’armonizzazione legislativa dell’Unione Europea, come i dispositivi medici, i macchinari industriali e il settore automotive (Allegato I), i quali avranno tempo fino al 2 agosto 2028 per conformarsi. Questo rinvio offre alle imprese europee il tempo necessario per strutturare complessi piani di monitoraggio post-market e audit interni, riducendo lo spettro di sanzioni miliardarie che avrebbero potuto paralizzare gli investimenti nel settore del venture capital tecnologico.

L’introduzione di nuovi divieti: la stretta etica su deepfake e contenuti sintetici

A fronte di una maggiore tolleranza tempistica per lo sviluppo industriale, l’Unione Europea ha scelto di non arretrare sulla tutela dei diritti fondamentali e della dignità umana, introducendo contestualmente nuove e severe restrizioni destinate a entrare in vigore il 2 dicembre 2026. Il testo emendato inserisce infatti nel paniere delle pratiche esplicitamente proibite la produzione e la diffusione di materiale pedopornografico generato tramite algoritmi predittivi e, in seconda istanza, la creazione non consensuale di contenuti intimi e deepfake a sfondo sessuale. Questa integrazione normativa risponde all’allarmante proliferazione di immagini sintetiche manipolate che mettono a rischio la sicurezza psicologica degli individui e la stabilità del dibattito pubblico. Le piattaforme e i fornitori di modelli di intelligenza artificiale per scopi generali (GPAI) che operano sul territorio comunitario dovranno implementare rigidi protocolli di tracciabilità e filigrana digitale (watermarking) per consentire l’identificazione immediata del materiale sintetico, pena l’esclusione dal mercato unico europeo e l’applicazione di sanzioni amministrative proporzionali al fatturato globale.

Sandbox e alfabetizzazione digitale: le sfide per la governance nazionale

L’efficacia dell’EU AI Act non si misurerà soltanto sulla severità dei suoi divieti, ma sulla capacità degli Stati membri di costruire un’infrastruttura di supporto per le piccole e medie imprese. A partire da agosto 2026, diventeranno operativi i meccanismi nazionali di supporto all’innovazione, tra cui le “sandbox regolamentari”: ambienti controllati in cui le startup potranno testare i propri modelli algoritmici sotto la supervisione diretta delle autorità di controllo, senza il timore di incorrere in violazioni involontarie. Al contempo, la normativa impone alle aziende e alle amministrazioni pubbliche stringenti obblighi di alfabetizzazione digitale (AI literacy) per il proprio personale, affinché gli operatori che utilizzano sistemi decisionali automatizzati siano pienamente consapevoli dei bias cognitivi e dei limiti etici delle macchine. La governance di questo mastodontico impianto richiederà uno sforzo di coordinamento senza precedenti tra l’Ufficio Europeo per l’IA a Bruxelles e le singole authority nazionali, le quali dovranno essere dotate di risorse finanziarie e competenze tecniche adeguate per evitare che la burocrazia si trasformi in un freno per la transizione digitale dell’Eurozona.

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Economia

Carburanti, governo valuta le accise mobili: come funziona il taglio

🚨 CARO-CARBURANTI: IL GOVERNO VALUTA LO SCONTO TRAMITE LE ACCISE MOBILII prezzi di benzina e gasolio continuano a salire a causa delle forti tensioni geopolitiche internazionali e il Governo Meloni studia le contromisure. Al centro del confronto tra la Premier e il Ministro Giorgetti c’è l’attivazione del meccanismo delle accise mobili: un sistema che punta a tagliare le imposte sui carburanti sfruttando l’extra-gettito Iva incassato dallo Stato quando sale il prezzo del petrolio. ⛽📉Lo strumento si autofinanzia e ha un impatto pari a zero sul bilancio pubblico, ma presenta due limiti strutturali: lo sconto stimato per il 2026 è contenuto (tra i 7 e i 10 centesimi al litro) e arriverà con settimane di ritardo, poiché legato alla media dei prezzi del bimestre precedente. Un’alternativa prudente ai costosi tagli lineari del passato, resi impossibili dall’alto debito pubblico. 💸🇮🇹👇 Pensi che questo meccanismo sia sufficiente a frenare i rincari alla pompa? Dicci la tua nei commenti!Tutti i dettagli tecnici sul funzionamento del calmiere nell’analisi completa.#CaroCarburanti #Benzina #Gasolio #AcciseMobili #Economia #GovernoMeloni #Mef #PoliticaEconomica

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Roma – Nel contesto di una congiuntura economica internazionale profondamente segnata dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, la stabilità dei prezzi energetici rappresenta una priorità assoluta per la tenuta del sistema produttivo e del potere d’acquisto delle famiglie. L’impennata dei costi dei carburanti ha spinto l’esecutivo italiano a valutare contromisure urgenti, focalizzando l’attenzione su strumenti fiscali capaci di calmierare i prezzi alla pompa senza destabilizzare i fragili equilibri della finanza pubblica. Il tema è stato l’oggetto di un vertice strategico a Palazzo Chigi tra la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. Al centro del colloquio, la possibile attivazione del meccanismo delle accise mobili, un dispositivo normativo concepito per restituire ai contribuenti l’extragettito derivante dalle imposte indirette. L’esecutivo sta approfondendo l’applicabilità di questo strumento in un momento in cui le quotazioni del petrolio risentono pesantemente del conflitto in Iran, cercando una mediazione tra le richieste di sollievo dei consumatori e i vincoli di bilancio imposti dall’elevato debito pubblico nazionale.

La struttura della tassazione e la complementarità tra accise e Iva

Per comprendere l’architettura delle accise mobili è necessario analizzare la composizione del prezzo finale di benzina e gasolio nel sistema fiscale italiano, storicamente caratterizzato da una pressione tributaria tra le più elevate d’Europa. La componente fiscale si articola su due livelli: le accise, che si configurano come imposte di fabbricazione fisse espresse in un valore monetario assoluto per ogni litro erogato, e l’Imposta sul Valore Aggiunto (Iva), calcolata con un’aliquota proporzionale del 22% sul prezzo totale del carburante, comprensivo delle stesse accise. Questa interdipendenza genera un effetto paradosso: quando il costo del greggio sui mercati internazionali subisce un incremento, il prezzo industriale sale e, di conseguenza, aumenta proporzionalmente anche la quota di Iva incassata dallo Stato. Il meccanismo compensativo delle accise mobili interviene precisamente in questa asimmetria, utilizzando l’extra-gettito Iva generato dai rincari per finanziare una contestuale e temporanea riduzione della quota fissa delle accise, mantenendo così invariate le entrate complessive per l’erario.

I limiti strutturali del meccanismo: la media bimestrale e il ritardo temporale

Nonostante la validità teorica di un calmiere che si autofinanzia a costo zero per lo Stato, l’applicazione pratica delle accise mobili sconta limiti procedurali e cronologici che ne depotenziano l’efficacia immediata. L’attivazione del taglio non è automatica né istantanea rispetto alle oscillazioni quotidiane dei mercati spot, ma è subordinata a rigidi parametri temporali normativamente stabiliti. Il dispositivo scatta esclusivamente se il prezzo medio dei carburanti registrato nel bimestre precedente supera il valore di riferimento ufficiale formalizzato nel Documento di economia e finanza (Def). Questo impianto reattivo implica che il rincaro debba prima consolidarsi per un periodo di circa sessanta giorni; successivamente, l’amministrazione finanziaria deve contabilizzare l’effettivo incasso delle maggiori entrate Iva e solo al termine di questo iter burocratico il ministero può decretare la riduzione delle accise. Il consumatore, pertanto, beneficia dello sconto con diverse settimane di ritardo rispetto al momento in cui subisce l’aumento dei prezzi alla pompa.

Analisi del risparmio reale e confronto con i tagli lineari al bilancio

Le stime analitiche elaborate dagli osservatori economici evidenziano come l’entità del beneficio per l’utente finale sia strutturalmente contenuta. Le simulazioni basate sugli attuali scenari macroeconomici prevedono per il 2026 uno sconto massimo oscillante tra i 7 e i 10 centesimi di euro al litro. Tale proiezione si concretizzerebbe soltanto in una situazione di marcata forbice tra il benchmark del Def, fissato a 66,1 dollari al barile, e una quotazione reale del greggio di tipo Brent stabilmente attestata intorno ai 105 dollari: maggiore è lo scostamento dalla soglia programmatica, superiore risulta il margine di manovra per il taglio. Questo scenario differisce radicalmente dagli interventi straordinari adottati in precedenza, quando lo Stato era intervenuto tramite decreti d’urgenza con tagli lineari e diretti fino a 20 centesimi al litro. Sebbene efficaci nell’immediato, quelle misure venivano interamente finanziate in deficit, comportando un costo di miliardi di euro giudicato non più sostenibile per le casse pubbliche. Le accise mobili rappresentano la dottrina opposta: preservano i conti dello Stato, ma offrono un sollievo differito e parziale, lasciando inalterata l’elevata tassazione di base.

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