Attualità
COLTIVARE LA PACE NEL GIARDINO DELL’INFANZIA: IL CAMMINO DEI BAMBINI VERSO UN MONDO UNITO INTERVENTO DELLA PSICOANALISTA ADELIA LUCATTINI
Lucattini: “Il passo importante è senz’altro quello di andare oltre il “capriccio”, “dal “sentimento” alla “strategia educativa. La pace è una “postura mentale”. Se un bambino impara che il dialogo è più efficace della forza, porterà con sé questa attitudine mentale nell’età adulta, influenzando la società intera”
Redazione- Educare alla pace sin dall’Infanzia, significa spiegare ai bambini, come sia importante anche accettare che il conflitto esista. Il segreto non è evitarlo, ma “abitarlo” con strumenti nuovi. Come diceva Maria Montessori: “Tutti parlano di pace, ma nessuno educa alla pace. Si educa alla competizione e questo è l’inizio di ogni guerra”.
In questa intervista, Adelia Lucattini spiega come “l’educazione alla pace non sia l’assenza di conflitto, ma la capacità di gestirlo. Insegnare a un bambino l’empatia significa fornirgli gli strumenti per comprendere l’altro prima di giudicarlo. Nel corso degli anni, la Scienza ha dimostrato come riconoscere le emozioni altrui non solo riduca l’aggressività naturale, ma sostituisca il “capriccio” con “la parola”, trasformando in tal modo, il confronto in crescita”.
Dott.ssa Lucattini, oggi la Psicologia della Pace ci offre gli strumenti per trasformare l’educazione in un impegno significativo che inizia dall’infanzia, dove il seme del dialogo viene coltivato con la precisione di una scienza e la cura di una promessa, cosa ne pensa al riguardo?
La psicologia della pace ha oggi un ruolo fondamentale perché aiuta a comprendere i processi emotivi e relazionali che possono prevenire i conflitti e favorire relazioni cooperative. Promuovere capacità come empatia, comprensione dell’altro e gestione non violenta delle differenze significa costruire le basi della pace già nelle relazioni quotidiane.
Dal punto di vista psicoanalitico, la costruzione della pace nasce innanzitutto nella vita psichica dell’individuo. La capacità di riconoscere le proprie emozioni, tollerare la frustrazione e comprendere l’altro permette di trasformare l’aggressività in pensiero e dialogo. Promuovere queste competenze fin dall’infanzia significa porre le basi interiori di relazioni più pacifiche e di una cultura della convivenza.
La ricerca scientifica mostra sempre più chiaramente che i bambini e gli adolescenti possono essere protagonisti attivi nei processi di costruzione della pace ed evidenzia come lo sviluppo di competenze relazionali, l’ascolto delle prospettive dei giovani e l’apprendimento di abilità di peace-building a scuola e nella comunità siano elementi centrali per promuovere una cultura della pace fin dall’infanzia (Frontiers in Psychology,2025).
Cosa riferiscono, in particolare, gli studi psicoanalitici riguardo alla pace?
Gli studi psicoanalitici mostrano come le basi della pace si formino molto precocemente nella vita psichica del bambino. Fin dalle prime relazioni, l’esperienza di cura, protezione e continuità affettiva contribuisce a costruire quel sentimento di sicurezza e fiducia in sé stessi e negli altri che rende possibile sviluppare relazioni fondate sulla collaborazione e sul rispetto reciproco.
Nel solco della tradizione freudiana, Sigmund Freud, Melanie Klein e Donald Winnicott hanno messo in luce come l’aggressività, componente naturale della vita psichica, possa essere progressivamente trasformata attraverso le relazioni di cura in capacità di pensare le emozioni, riconoscere l’altro e costruire legami. In particolare, Anna Freud ha sottolineato il ruolo delle funzioni dell’Io e dell’ambiente educativo nel sostenere il bambino nel dare forma alle proprie emozioni e nel trovare modalità non distruttive di affrontare i conflitti.
Un esempio storico significativo fu l’esperienza delle War Nurseries realizzate a Londra durante la Seconda Guerra Mondiale da Anna Freud insieme a Dorothy Burlingham. In questi asili, pensati per i bambini colpiti dai bombardamenti, fu possibile osservare come un ambiente affettivamente stabile e accogliente potesse contenere l’angoscia, proteggere lo sviluppo emotivo e aiutare i bambini a ritrovare fiducia nelle relazioni e nel futuro. In questa prospettiva, la pace non è solo un obiettivo sociale e politico nel senso profondo della “polis”, ma anche un processo psichico che prende forma nelle prime relazioni, quando il bambino sperimenta sicurezza affettiva, continuità di cura e comprensione emotiva, sviluppa più facilmente fiducia negli altri e capacità di affrontare i conflitti in modo costruttivo.
Crede sia importante spiegare a bambini e adolescenti, l’importanza di superare la logica che li porta a delle nette classificazioni: “amico/nemico” o “giusto/sbagliato”, per abbracciare invece, la complessità, uscendo in tal modo, “solo” dal proprio punto di vista?
Durante l’infanzia e soprattutto nell’adolescenza i ragazzi attraversano trasformazioni profonde che possono generare tensioni interiori e difficoltà nelle relazioni. In questa fase imparare a riconoscere e a esprimere le proprie emozioni diventa essenziale per non trasformare il disagio in aggressività o chiusura. La psicologia della pace aiuta bambini e adolescenti a dare senso a ciò che provano e a trovare modalità più mature e dialogiche di affrontare i conflitti nelle relazioni.
Ricerche recenti sull’educazione alla pace mostrano che programmi realizzati nelle scuole possono ridurre i comportamenti aggressivi e favorire atteggiamenti di tolleranza, empatia e cooperazione tra pari, contribuendo a migliorare il clima relazionale nei gruppi di adolescenti (International Journal of Environmental Research and Public Health, 2024).
Perché secondo Lei è importante che in Famiglia e a Scuola, i bambini siano orientati a comprenderne l’importanza di costruire la pace sin dalla loro infanzia, superando i conflitti personali?
Durante l’infanzia e soprattutto nell’adolescenza, i ragazzi attraversano trasformazioni profonde che possono generare tensioni interiori e difficoltà nelle relazioni. In questa fase imparare a riconoscere e a esprimere le proprie emozioni diventa essenziale per non trasformare il disagio in aggressività o chiusura. La psicologia della pace aiuta bambini e adolescenti a dare significato a ciò che provano e a trovare modalità più mature di affrontare i conflitti, favorendo relazioni fondate sul dialogo e sul rispetto.
Un recente studio pubblicato su Educational Review (2025) conferma che i programmi di educazione alla pace nelle scuole promuovono cooperazione, responsabilità relazionale e capacità di gestire i conflitti nei gruppi dei pari, contribuendo a creare contesti educativi più sicuri e collaborativi.
Ritiene possa essere utile anche a Scuola favorire attività orientate alla pace, pensate accuratamente per i bambini?
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La Scuola ha un ruolo molto importante nella costruzione della pace, soprattutto fin dalla prima infanzia. L’educazione è uno degli strumenti più efficaci per promuovere relazioni rispettose e capacità di affrontare i conflitti senza ricorrere alla violenza. Attraverso attività educative adeguate all’età, come il gioco cooperativo, l’ascolto reciproco e il rispetto delle regole condivise, i bambini imparano gradualmente a riconoscere l’altro, a gestire le tensioni e a sviluppare atteggiamenti di collaborazione.
L’educazione alla pace si fonda su alcuni principi fondamentali: la violenza ha sempre delle cause e può essere compresa; esistono alternative non violente ai conflitti; la pace è un processo che richiede impegno personale e relazionale; il conflitto fa parte della vita e può essere trasformato in occasione di crescita se viene riconosciuto e affrontato. In questa prospettiva, l’educazione alla pace è un percorso “olistico”, che coinvolge lo sviluppo affettivo, relazionale, sociale e culturale dei bambini e contribuisce alla costruzione di una cultura del rispetto e della responsabilità.
Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha più volte ricordato come pace e democrazia siano strettamente legate, sottolineando che la pace si costruisce ogni giorno attraverso il rispetto dell’altro, il dialogo e l’educazione delle nuove generazioni ai valori della convivenza civile: “Parlare di pace, oggi, non è astratto buonismo… è il più urgente e concreto esercizio di realismo”.
In questo senso, la scuola rappresenta uno dei luoghi privilegiati in cui i bambini possono imparare, fin dai primi anni di vita, che la pace non è qualcosa di scontato, ma un impegno quotidiano che nasce nelle relazioni e nella responsabilità verso gli altri.
E per gli adolescenti?
Costruire il concetto di pace negli adolescenti significa aiutarli a trasformare le tensioni e i conflitti tipici di questa fase della crescita in occasioni di maturazione nelle relazioni. Gli adolescenti hanno un forte senso di giustizia e un grande bisogno di riconoscimento: se sostenuti da adulti di riferimento – genitori, insegnanti ed educatori – possono imparare a esprimere queste spinte in modo responsabile, sviluppando rispetto, sensibilità verso gli altri e capacità di dialogo. La costruzione della pace diventa così un processo condiviso tra famiglia, scuola e società, che favorisce modelli relazionali più maturi e cooperativi.
Una ricerca pubblicata su Frontiers in Political Science (2025) evidenzia che i programmi educativi orientati alla pace e alla cooperazione aiutano gli adolescenti a sviluppare maggiore responsabilità nelle relazioni e a percepirsi come protagonisti attivi nel migliorare il clima sociale nei gruppi dei pari e nelle comunità scolastiche.
Quali consigli si dare a genitori ed educatori?
Favorire il dialogo nei conflitti. Quando nasce un litigio, aiutare i bambini a raccontare cosa è successo e a trovare insieme una soluzione;
Promuovere attività cooperative, ad esempio, giochi di squadra, lavori di gruppo o progetti comuni insegnano collaborazione e responsabilità condivisa;
Educare all’empatia, invitando i bambini a mettersi nei panni degli altri.
E ai giovani?
Studiare la storia: conoscere le guerre e i conflitti del passato aiuta a capire il valore della pace e le conseguenze della violenza;
Non credere a tutto ciò che circola sui social: verificare sempre le informazioni e imparare a riconoscere fake news e manipolazioni;
Ascoltare punti di vista diversi: confrontarsi con persone che hanno idee differenti aiuta a sviluppare rispetto e pensiero autonomo;
Impegnarsi nella propria comunità: partecipare ad attività scolastiche, culturali o di volontariato che promuovano collaborazione e responsabilità verso gli altri.
Marialuisa Roscino, Giornalista scientifica, specializzata su temi di Salute e in particolare in Educazione all’Alimentazione e nei disturbi del Comportamento Alimentare. Tra le sue precedenti e molteplici esperienze professionali di giornalista nel campo medico-scientifico, oltre alla cura di importanti Congressi scientifici per la sezione Media & Stampa, significative: l’attività di ufficio stampa e comunicazione presso l’Ufficio Stampa e il Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne presso l’Ospedale Pediatico Bambino Gesù di Roma e presso la Croce Rossa Italiana come Coordinatore Nazionale per le Attività di visibilità e di Comunicazione

Esteri
Trump perde il controllo? I senatori YOLO complicano la sua agenda politica
L’acronimo YOLO, che sta per “You Only Live Once” (“si vive una volta sola”), è stato reso popolare dal rapper canadese Drake in una delle sue canzoni, per suggerire che una vita spericolata è completamente accettabile.
Redazione- L’acronimo YOLO, che sta per “You Only Live Once” (“si vive una volta sola”), è stato reso popolare dal rapper canadese Drake in una delle sue canzoni, per suggerire che una vita spericolata è completamente accettabile. In questi giorni i media americani hanno iniziato ad usare questo termine per definire i politici repubblicani che non hanno più nulla da temere da Donald Trump e possono dunque esprimere le loro opinioni liberamente. Questi politici includono alcuni che hanno deciso di gettare la spugna e non ricandidarsi, ma anche altri che sono stati snobbati da Trump come punizione per non essergli rimasti fedeli. Nelle ultime settimane il senatore Bill Cassidy della Louisiana e John Cornyn del Texas hanno perso le primarie per il Senato poiché Trump ha offerto il suo endorsement ai loro avversari. Altri membri del gruppo YOLO includono il senatore del North Carolina Thom Tillis e Mitch McConnell del Kentucky, che non si sono ricandidati. Questi senatori si aggiungono ad altri considerati moderati come Susan Collins del Maine, Lisa Murkowski dell’Alaska e Rand Paul del Kentucky, che con frequenza esitano a votare a favore delle politiche di Trump.
I segnali che questi senatori abbiano deciso di seguire la filosofia YOLO sono già evidenti e con ogni probabilità aumenteranno nei prossimi sei mesi di mandato. Simili segnali sono venuti a galla anche alla Camera dei Rappresentanti. I parlamentari democratici, con quattro repubblicani, hanno approvato una risoluzione che bloccherebbe la guerra statunitense con l’Iran (215 sì, 208 no). Anche il Senato, il mese scorso, ha approvato una simile risoluzione grazie al sostegno di quattro repubblicani. Le due risoluzioni sono diverse e, anche se fossero approvate alla fine da ambedue le Camere, Trump potrebbe imporre il suo veto. Da aggiungere che la Camera ha eliminato 10 miliardi dal bilancio per il 2027 che sarebbero serviti a finanziare i progetti di abbellimento del Dipartimento degli Interni fortemente voluti dal presidente.
Si intravedono altri voti contrari alle politiche di Trump perché sia alla Camera che al Senato i repubblicani hanno una maggioranza risicata. Ci vuole solo una manciata di repubblicani che votino con i democratici per silurare i piani di Trump. Il 47esimo presidente continua a proporre politiche talmente esagerate e fuori dalle norme che i repubblicani stentano a difendere, ma sono costretti a farlo temendo l’ira del loro leader. In alcuni casi, però, Trump è stato costretto a fare marcia indietro. Dopo l’annuncio del Dipartimento di Giustizia di un fondo di 1,7 miliardi di dollari per ricompensare le persone “ingiustamente” indagate dall’amministrazione di Joe Biden, i repubblicani hanno espresso il loro disappunto. Trump ha alla fine annunciato che non si procederà con quel fondo, che avrebbe avvantaggiato anche gli assalitori dell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021.
I repubblicani si stanno trovando a difendere politiche talmente esagerate che lo fanno con enorme difficoltà, sentendosi al contempo traditi e umiliati. Ha colpito specialmente la scelta di Trump di offrire il suo endorsement a Ken Paxton invece di John Cornyn nelle primarie per il seggio al Senato nello Stato del Texas. Trump lo ha fatto quando aveva capito che Paxton avrebbe vinto, dato che si vuole sempre associare ai vincitori. La sua scelta ha però adirato molti senatori repubblicani che vedevano di buon occhio il collega Cornyn. Un’altra ragione per la loro delusione è il fatto che l’avversario di Paxton, James Talarico, sarebbe in vantaggio secondo i sondaggi. Si stima che il Partito Repubblicano dovrà spendere quasi 100 milioni di dollari per sostenere Paxton, soldi che la leadership repubblicana al Senato vorrebbe usare altrove.
Un’altra area di specifica competenza del Senato è il potere di confermare o meno le nomine di Trump. E qui il presidente potrebbe avere seri grattacapi. Uno si è già visto quando Trump ha nominato Bill Pulte a direttore ad interim dell’intelligence nazionale dopo le dimissioni di Tulsi Gabbard. Pulte, il battagliero direttore dell’Agenzia federale per il finanziamento dell’edilizia abitativa, non ha nessuna esperienza nel campo dell’intelligence come richiede lo statuto per il posto. Quando gli fu domandato se Pulte farà un buon lavoro, Trump ha risposto che “è un tipo molto intelligente” e che imparerà rapidamente. Le pressioni di senatori democratici e repubblicani potrebbero costringere Trump a fare marcia indietro.
La conferma di altre nomine potrebbe essere più preoccupante per Trump, specialmente nel caso del Segretario di Giustizia. Dopo avere licenziato Pam Bondi, Trump ha nominato Todd Blanche, suo ex avvocato personale, a sostituirla ad interim. Adesso lo ha nominato alla carica permanente e Blanche dovrà presentarsi davanti alla Commissione Giustizia al Senato. Non si prevede un percorso facile: fra gli 11 senatori repubblicani, infatti, siedono due membri del cosiddetto gruppo YOLO, Cornyn e Tillis.
Devlin Barrett del New York Times ha scritto che con Trump il Dipartimento di Giustizia è divenuto il “Ministero della vendetta”, poiché viene strumentalizzato attualmente per colpire i nemici politici del presidente. Il Segretario di Giustizia sarà indispensabile poiché il presidente ha già dato chiari segnali che, date le previsioni burrascose per l’esito delle elezioni di midterm a novembre, la sua strategia potrebbe essere quella di gridare alla frode. Lo ha fatto recentemente con le primarie in California. Si teme che lo farebbe in altri casi usando il Dipartimento di Giustizia per scatenare indagini, ipotizzando frodi elettorali, creando confusione e potenzialmente mettendo in pericolo le elezioni americane che, secondo i sondaggi, non gli sorriderebbero.
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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.
Politica
Autonomia differenziata, la denuncia di Di Girolamo sul rischio di una sanità a due velocità in Abruzzo
📢 La sanità in Abruzzo è al collasso: la Fondazione Gimbe conferma i dati negativi sui Lea e la senatrice Di Girolamo avverte sui rischi legati all’autonomia differenziata. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Abruzzo #Sanità #AutonomiaDifferenziata #Movimento5Stelle
Redazione- Il dibattito politico attorno al progetto di autonomia differenziata raggiunge un punto di massima tensione, con pesanti ricadute sulle prospettive di sviluppo e sulla tenuta dei servizi essenziali nel Mezzogiorno e, in particolare, in Abruzzo. Le recenti audizioni tenutesi presso la Commissione Affari Costituzionali hanno portato alla luce una fotografia impietosa del sistema sanitario regionale, basata sui dati forniti dalla Fondazione Gimbe. La senatrice del Movimento 5 Stelle, Gabriella Di Girolamo, ha sollevato forti dubbi sull’operato del Governo, accusandolo di voler accelerare su un processo legislativo che rischia di cristallizzare, se non di acuire, le profonde disparità già esistenti tra le diverse aree del Paese.
la fotografia dei livelli essenziali di assistenza
I dati presentati dalla Fondazione Gimbe non lasciano spazio a interpretazioni benevole: l’Abruzzo si colloca saldamente nella fascia “rossa” della mappa nazionale riguardante i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Questo posizionamento indica una preoccupante incapacità, da parte dell’amministrazione regionale, di garantire ai propri cittadini la totalità delle prestazioni sanitarie minime previste dal sistema nazionale. Si tratta di un fallimento che incide direttamente sulla vita quotidiana dei residenti, alle prese con liste d’attesa che si allungano costantemente e una tenuta dei pronto soccorso ormai precaria.
Secondo la senatrice Di Girolamo, la situazione attuale è il risultato di un definanziamento strisciante e di una carenza di personale che non trova soluzione. In questo contesto, l’autonomia differenziata non viene percepita come un’opportunità di modernizzazione amministrativa, bensì come un catalizzatore di iniquità. Il timore principale è che, nel momento in cui le regioni del Nord dovessero acquisire maggiori poteri e la facoltà di trattenere risorse sul proprio territorio, si verificherebbe un drenaggio ulteriore di medici, infermieri e specialisti verso le aree economicamente più solide, lasciando la sanità abruzzese in una condizione di cronica sofferenza.
le criticità del metodo governativo sulle preintese
Il cuore della critica rivolta all’esecutivo riguarda il metodo seguito nel procedere verso la firma delle preintese con le regioni richiedenti. La legge sull’autonomia differenziata, secondo la narrazione dell’opposizione, procede in assenza di una cornice normativa solida che garantisca, innanzitutto, la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP). La Fondazione Gimbe, durante l’audizione, ha ribadito la necessità di un’istruttoria rigorosa, svolta regione per regione e basata su dati oggettivi, prima di procedere a qualsiasi trasferimento di funzioni.
Al momento, invece, il processo appare omogeneo e slegato da una valutazione specifica dei fabbisogni territoriali. La senatrice Di Girolamo sostiene che l’assenza di tale analisi preventiva sia una mancanza grave, una manovra che ignora deliberatamente i divari strutturali che già oggi separano l’Abruzzo dalle regioni settentrionali. Il rischio è che la competizione tra regioni, anziché stimolare l’efficienza, si traduca in una fuga di capitali umani e finanziari verso i contesti più competitivi, condannando di fatto le aree più fragili a un’inefficienza perenne.
L’Abruzzo, osserva l’esponente pentastellata, necessita di una visione coesa che miri a colmare le distanze, partendo proprio dal potenziamento dell’organico medico e dal reinvestimento nei territori meno serviti. L’autonomia differenziata, così come delineata nel disegno di legge in discussione, appare ai critici lontana dagli interessi dei cittadini abruzzesi. Il dibattito resta aperto e si sposta ora sul piano politico, dove la sfida principale sarà quella di bilanciare le ambizioni regionali con il mantenimento di un diritto alla salute che, per Costituzione, dovrebbe essere uniforme su tutto il territorio nazionale. La richiesta della senatrice è netta: le preintese devono essere fermate per evitare che il Paese si spacchi definitivamente in due velocità, sacrificando il benessere delle classi meno garantite sull’altare di un regionalismo che, in questa forma, appare privo di garanzie per la tenuta del servizio pubblico.
Politica
Marco Serapiglia nuovo segretario a interim per il comune di Sora
📢 Marco Serapiglia assume la guida della Segreteria di Evoluzione e Libertà per il comune di Sora. Un incarico di prestigio che mira a rafforzare il legame tra istituzioni e cittadini con competenza e pragmatismo.
Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
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Redazione- Sora, la città volsca vive una fase di rinnovamento interno che coinvolge i quadri dirigenziali del partito Evoluzione e Libertà. Marco Serapiglia, figura di lunga data nel panorama amministrativo e organizzativo locale, è stato ufficialmente nominato Segretario a interim per il Comune di Sora. Questo incarico si inserisce in un percorso di crescita professionale che lo vede già impegnato nel ruolo di Responsabile delle organizzazioni e degli eventi per la Regione Lazio. La nomina giunge come riconoscimento diretto da parte dei vertici nazionali del movimento, nello specifico del Presidente Mirko Greco e del Segretario Nazionale Giuseppe Basile, a conferma della stima maturata per il lavoro svolto finora sul campo.
il profilo professionale e l’esperienza sul territorio
Il percorso di Serapiglia è caratterizzato da una consolidata presenza all’interno della pubblica amministrazione della provincia di Frosinone. La sua carriera non si è limitata alla gestione formale delle pratiche, ma si è estesa a una consulenza strategica che ha toccato numerosi centri nevralgici del basso Lazio. Comuni come Arpino, Cervaro e Alatri hanno beneficiato, in passato, della sua attività di direzione e supporto tecnico, un bagaglio di competenze che oggi viene messo a disposizione della città di Sora per gestire le complesse dinamiche amministrative di una realtà in costante evoluzione.
Oltre a questo, la sua figura risulta centrale nel dialogo con il mondo delle imprese. L’impegno profuso nel corso degli anni presso l’Assessorato allo Sviluppo Economico, Commercio, Artigianato, Industria e Internazionalizzazione ha permesso a Serapiglia di affinare capacità di analisi e istruttoria su progetti di ampio respiro, che hanno interessato non solo il frusinate ma anche l’area di Latina. La capacità di coordinare iniziative di rilievo, tra cui si distingue il consolidato Percorso Enogastronomico del Lazio, testimonia un approccio pragmatico volto alla valorizzazione del patrimonio locale attraverso strumenti di promozione territoriale.
l’integrazione tra politica e tessuto produttivo
La nomina di Serapiglia non rappresenta solo un passaggio tecnico, ma consolida un legame profondo con le categorie economiche attive nel territorio. Il suo inserimento come membro di Confcommercio e della CNA di Frosinone garantisce una visione d’insieme che unisce l’esigenza dell’amministrazione pubblica con le priorità del settore produttivo. Partecipare regolarmente ai tavoli di lavoro istituiti dalla Provincia di Frosinone e dalla Regione Lazio, con una particolare attenzione alle politiche giovanili e allo sviluppo economico, permette al nuovo segretario di avere una visione chiara delle criticità e delle opportunità che il territorio deve affrontare per restare competitivo.
Il legame con la città di Sora è di lunga data. Già nel 2016, Serapiglia aveva misurato il proprio impegno civile candidandosi al consiglio comunale, un’esperienza che gli ha permesso di comprendere le aspettative dei cittadini e le difficoltà di chi opera ogni giorno per il bene della cosa pubblica. Questo trascorso contribuisce a definire un profilo che unisce la competenza tecnica alla consapevolezza politica, elementi ritenuti necessari per affrontare le sfide che attendono la segreteria nel prossimo futuro.
le prospettive per la segreteria comunale
Accogliendo l’incarico, Marco Serapiglia ha voluto sottolineare il senso di responsabilità richiesto dal nuovo ruolo. La gestione di una segreteria, seppur a carattere temporaneo, richiede una capacità di sintesi e di risoluzione dei conflitti che solo anni di esperienza nel settore possono garantire. Nelle sue dichiarazioni, il neo responsabile ha ringraziato i vertici di Evoluzione e Libertà, chiarendo che l’obiettivo prioritario resta quello di ascoltare le istanze che provengono dalla comunità locale. Il lavoro si concentrerà sulla ricerca di risposte concrete, puntando su una maggiore efficienza nelle risposte ai cittadini e su una gestione oculata delle risorse all’interno dell’ente.
La sfida immediata sarà quella di armonizzare le diverse attività del partito con le esigenze del Comune di Sora, cercando di trasformare le linee programmatiche in azioni amministrative leggibili e misurabili. In un momento in cui gli enti locali sono chiamati a standard di efficacia sempre più elevati, la presenza di figure con solida esperienza di coordinamento è considerata dai vertici di Evoluzione e Libertà una condizione essenziale per non disperdere le progettualità già avviate e per promuovere nuove iniziative di sviluppo.
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