Rimani in contatto con noi
#

Ultim'ora

CALLMAT MATERA, IL NODO AL PETTO DEI LAVORATORI: “BASTA RINVII, IL MINISTERO CI GIOCA ADDOSSO”. SCATTA LA MOBILITAZIONE

Il tavolo di crisi per la CallMat di Matera è stato rinviato ancora una volta, e la reazione dei sindacati è durissima: si accusa il Ministero di giocare sulla pelle dei lavoratori. Con l’azienda che annuncia l’apertura delle procedure di mobilità, la tensione sale e scatta la mobilitazione sindacale con un presidio davanti alla Prefettura. 🛑📢✊
#CallMat #Matera #Lavoro #Sindacato

Pubblicato

a

CALLMAT MATERA, IL NODO AL PETTO DEI LAVORATORI: “BASTA RINVII, IL MINISTERO CI GIOCA ADDOSSO”. SCATTA LA MOBILITAZIONE

Redazione-   È arrivato l’ennesimo stop, un ulteriore intoppo burocratico che rischia di farsi pagare il conto più alto alle tasche e alla serenità di centinaia di famiglie lucane. Il tavolo di crisi relativo alla situazione della CallMat di Matera, atteso con ansia da lavoratori, sindacati e istituzioni locali, è stato rinviato ancora una volta. La notizia è giunta poche ore fa direttamente dalle scriventi, con una comunicazione ufficiale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) che ha spostato la data dell’incontro senza fornire, secondo le parti sociali, alcuna plausibile motivazione.

Un rinvio che, a conti fatti, suona come una boccata d’aria gelida in un clima già incandescente. La vertenza CallMat non è una questione da archiviare in un cassetto o rimandare a data da destinarsi: è una emergenza sociale in tempo reale. L’azienda ha già fatto sapere di voler procedere all’apertura delle procedure di mobilità, una scelta dettata dall’ennesima prevista decurtazione dei volumi di traffico da parte di Tim. In termini più semplici, meno chiamate da gestire significano meno ore di lavoro, meno stipendi e, in molti casi, la fine di un’occupazione che per molti era una risorsa fondamentale.

La denuncia dei sindacati

A scatenare la polemica è la coalizione sindacale composta da Cgil (Fistel), Cisl (Fistel Cisl), Uil (Uil Fpc) e Ugl TLC. In un comunicato congiunto, le organizzazioni non hanno lesinato parole dure verso l’inerzia istituzionale. «Si gioca sulla pelle di centinaia di famiglie», tuonano dalla Basilicata i rappresentanti dei lavoratori, evidenziando come l’assenza di un confronto immediato stia mettendo a rischio la tenuta economica di interi nuclei familiari.

Il punto cruciale è la tempistica: non c’è tempo da perdere. L’azienda ha già avviato i passaggi formali per la mobilità, e ogni giorno di ritardo nella definizione di una strategia di intervento o di salvataggio è un giorno in cui l’incertezza regna sovrana negli uffici e nelle case dei dipendenti. «Si tratta di un rinvio immotivato di fronte a una vertenza che richiede invece un impegno straordinario da parte di tutti i livelli politici e istituzionali», sottolineano le sigle sindacali. Non basta la buona volontà; serve azione concreta, e serve subito.

La risposta sul territorio: Prefetto e presidio

Di fronte al vuoto lasciato dal Ministero, le forze sindacali non rimangono a guardare. È stata immediatamente richiesta l’intervento del Prefetto di Matera, chiedendo la convocazione delle parti interessate con la massima urgenza. L’obiettivo è chiaro: non si può attendere passivamente un segnale da Roma quando il tempo stringe inesorabile. Il territorio deve reagire e far sentire la propria voce.

A dimostrazione della tensione crescente, è stato annunciato che, in occasione dell’incontro con il Prefetto, si terrà un presidio dei lavoratori CallMat. Sarà un momento di forte visibilità, un appuntamento in cui la protesta si farà corpo e voce per ricordare a istituzioni e opinione pubblica che dietro a sigle aziendali e numeri di traffico telefonico ci sono volti umani, storie reali e carriere professionali in bilico.

Uno scenario industriale in crisi

La situazione della CallMat si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione del settore del customer care e del call center. La riduzione dei volumi di traffico da parte di Tim non è un evento isolato, ma parte di un trend che vede le grandi aziende ridisegnare le proprie mappe del servizio clienti, spesso spostando risorse verso l’automazione o l’esternalizzazione verso altri hub. Tuttavia, per una realtà come quella materana, che ha visto crescere questo settore come polo occupazionale, ogni taglio ha un impatto sociale devastante.

Le organizzazioni sindacali hanno fatto intendere che non si fermeranno. «Agiremo su tutti i fronti per la massima mobilitazione a sostegno di lavoratrici e lavoratori». È una promessa che trasforma la vertenza da semplice negoziale a sociale e politica. Non si tratta solo di salvare i posti di lavoro esistenti, ma di garantire un futuro a un comparto che ha rappresentato, per molti anni, una delle poche alternative occupazionali nel territorio.

Cosa si aspetta dal tavolo

Il tavolo di crisi, quando finalmente si riunirà, dovrà affrontare temi scottanti: dalla riduzione dei volumi all’eventuale riconversione dei servizi, dalla formazione dei dipendenti alle tutele per i lavoratori in esubero. L’assenza di un tavolo istituzionale in questo momento storico è percepita come un abbandono. Le parti sociali chiedono trasparenza e velocità: ogni rinvio, infatti, non è solo una questione di agenda, ma un costo che grava sulle spalle di chi oggi non sa se domani avrà ancora un posto dove andare a lavorare.

La mobilitazione è dunque la risposta a un vuoto di governance. Se il Ministero non scende in campo, tocca al territorio, con le sue istituzioni locali e i suoi rappresentanti, farsi carico della situazione. Il presidio davanti alla Prefettura sarà il primo di una serie di passi se non si vedranno segnali concreti di attenzione.

La posta in gioco è alta: non si discute solo di numeri di traffico o di percentuali di riduzione, ma del futuro economico di una intera area della Basilicata. E, come sottolineano i sindacati, non c’è tempo da perdere.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultim'ora

Nuovi commissari alla Questura di Matera, l’Ugl chiede maggiore presidio del territorio

🔵 La Questura di Matera potenzia l’organico con due nuove commissarie: l’Ugl plaude all’arrivo delle professioniste e rilancia la richiesta di maggiore presenza dello Stato per combattere il caporalato e garantire la sicurezza delle famiglie lucane.

Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Matera #PoliziadiStato #Sicurezza #Legalità

Pubblicato

a

Questura di Matera nuovi arrivi

 Redazione-  La Questura di Matera si arricchisce di nuove figure professionali. L’arrivo di due giovani funzionarie della Polizia di Stato segna un momento di rinnovato impegno per il controllo del territorio lucano, una notizia accolta con favore dal sindacato Ugl. La città dei Sassi, cuore pulsante di una provincia che si estende dalle colline materane fino alle zone rurali dedicate all’agricoltura, necessita di un presidio costante per fronteggiare le sfide legate alla sicurezza pubblica. L’assegnazione di nuovo personale non rappresenta solo un mero rimpiazzo di organico, ma una risposta concreta alla richiesta di legalità che proviene dai cittadini, dalle famiglie e dal comparto produttivo locale.

L’impegno per la legalità nella provincia di Matera

Il segretario provinciale dell’Ugl Matera, Pino Giordano, ha analizzato con attenzione il potenziamento degli organici arrivato in via Rocco Scotellaro. In un contesto provinciale complesso, dove il contrasto al caporalato e alle infiltrazioni criminali nelle dinamiche lavorative richiede una vigilanza serrata, la presenza capillare delle Forze dell’Ordine diventa il baluardo per la protezione del tessuto sociale. Secondo Giordano, l’incremento di uomini e donne in divisa è il presupposto indispensabile per garantire che chiunque scelga di investire, lavorare o risiedere nella provincia di Matera possa farlo in un clima di totale serenità e rispetto delle norme vigenti.

La sicurezza pubblica, in questo senso, va intesa come un servizio di prossimità. Non si tratta solo di pattugliamento delle strade principali o dei quartieri più popolosi del capoluogo, ma di un presidio che deve estendersi anche alle aree periferiche e ai centri agricoli, dove il controllo del territorio diventa lo strumento principale per arginare lo sfruttamento della manodopera e altre forme di illegalità diffusa. L’obiettivo dichiarato dall’Ugl è collaborare con le istituzioni per trasformare questa maggiore disponibilità di personale in una barriera invalicabile contro la microcriminalità che può insidiare la quotidianità dei quartieri cittadini.

Il profilo delle nuove funzionarie in servizio

L’attenzione del sindacato si è concentrata in particolare sulle due nuove commissarie, Maria Paola Minervini e Federica Favuzzi. Entrambe le funzionarie portano a Matera un bagaglio di competenze di alto profilo: laureate in Giurisprudenza con il massimo dei voti e formatesi presso la Scuola Superiore di Polizia, hanno completato il loro percorso formativo con un Master in Organizzazione, Management Pubblico e Leadership nella Pubblica Sicurezza. L’arrivo di figure con una preparazione tecnica così solida viene visto come un valore aggiunto per il Questore di Matera, Davide Della Cioppa, impegnato quotidianamente a calibrare la strategia operativa della Polizia di Stato sulle necessità di una città in costante mutamento.

La gratitudine dell’Ugl verso i vertici della Questura riflette una sinergia necessaria. Il dialogo tra le parti sociali e il comando di polizia permette infatti di monitorare con precisione le zone scoperte e le criticità logistiche. Per la città di Matera, che ha vissuto anni di grande trasformazione economica e turistica, la gestione dell’ordine pubblico è una variabile che incide direttamente sulla qualità della vita urbana. Avere la certezza di un commissariato e di una Questura ben strutturati significa permettere alle famiglie di vivere con maggiore tranquillità e alle attività commerciali, sia nel centro storico che nelle zone più periferiche verso Borgo Venusio o la zona industriale, di operare senza timori.

Nonostante l’ottimismo per queste nuove assegnazioni, il sindacato non abbassa la guardia. La richiesta di ulteriori risorse umane e strumentali rimane centrale nell’agenda dell’Ugl. La provincia di Matera, con la sua estensione geografica variegata, necessita di mezzi adeguati per coprire le distanze e per garantire tempi di risposta rapidi nelle emergenze. Il rafforzamento attuale viene dunque considerato un primo passo, un punto di partenza necessario per costruire una provincia che ponga la legalità al primo posto, intesa non solo come assenza di reati, ma come condizione essenziale per un sano sviluppo economico e sociale. Il futuro della comunità materana passa attraverso il rafforzamento della presenza dello Stato, un segnale che oggi trova conferma concreta negli uffici di via Rocco Scotellaro.

Continua a Leggere

Ultim'ora

Autonomia differenziata e sanità in Basilicata: la posizione dell’Ugl di Matera sulla gestione delle risorse regionali

🏥 L’Ugl di Matera scende in campo sulla riforma della sanità lucana, chiedendo di abbandonare le polemiche ideologiche e di puntare su un patto istituzionale volto a tutelare le risorse del territorio. La priorità resta il miglioramento dei servizi per tutti i cittadini.

Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Basilicata #Matera #Sanità #Ugl #AutonomiaDifferenziata

Pubblicato

a

Pino GIORDANO, Segretario Provinciale UGL Matera

Redazione-  Il dibattito politico lucano si accende nuovamente attorno al tema dell’autonomia differenziata e alla gestione dei fondi destinati alla sanità regionale. In una fase storica determinante per gli assetti del Mezzogiorno, le dinamiche tra le istituzioni regionali e le parti sociali tornano al centro del confronto pubblico, sollevando interrogativi sulle strategie necessarie per garantire servizi efficienti ai cittadini. A intervenire con decisione nel dibattito è Pino Giordano, segretario provinciale dell’Ugl di Matera, che punta il dito contro quella che definisce una polemica sterile, spesso priva di riscontri concreti sulla vita quotidiana della popolazione.

Il confronto sulle politiche sanitarie e il riparto dei fondi

L’azione intrapresa dal presidente della Giunta regionale di Basilicata, Vito Bardi, e dall’assessore alla Salute, Cosimo Latronico, mira a ottenere una revisione dei criteri di riparto del Fondo Sanitario Nazionale. La richiesta avanzata dai vertici regionali si basa sulla necessità di intercettare risorse più congrue rispetto alle esigenze reali del territorio lucano, caratterizzato da dinamiche demografiche e geografiche che richiedono investimenti mirati. Per la provincia di Matera, che sconta le difficoltà legate alla vastità dei centri collinari e alla dispersione degli insediamenti, l’ottenimento di fondi adeguati rappresenta una necessità inderogabile per garantire l’accesso alle cure.

Secondo quanto espresso dall’Ugl, il lavoro della Regione Basilicata si muove in una direzione di tutela del Mezzogiorno. Il sindacato sostiene che la battaglia per correggere meccanismi di ripartizione che per anni hanno penalizzato la regione sia l’unica strada percorribile per evitare che i cittadini materani subiscano ulteriori restrizioni nei Livelli Essenziali delle Prestazioni. La posizione assunta dal sindacato è chiara: difendere le risorse destinate al Sud non deve essere interpretato come una chiusura, ma come un atto di equità istituzionale indispensabile per bilanciare le carenze strutturali del territorio.

Oltre lo scontro ideologico verso un patto per il territorio

Il nodo centrale del dibattito resta il concetto di responsabilità. Per Pino Giordano, la polemica costante alimentata da alcune sigle sindacali e formazioni politiche locali rappresenta un limite allo sviluppo, poiché trasforma temi tecnici in battaglie di puro schieramento. “La smettano di fare solo polemiche”, sottolinea il segretario provinciale, evidenziando come, dall’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera fino ai presidi di comunità sparsi nelle aree interne della provincia, il bisogno prioritario sia quello di una programmazione basata sul buon governo e non sul pregiudizio.

L’invito rivolto alle forze sociali è quello di convergere su un grande patto istituzionale che superi le divisioni preconcette. Il territorio materano presenta sfide urgenti: il contrasto allo spopolamento dei borghi, la tenuta dei servizi territoriali e la necessità di rendere la spesa pubblica più efficiente. In questo contesto, l’autonomia non viene vista come una frammentazione del Paese, bensì come uno strumento per valorizzare le capacità amministrative locali, incentivando l’efficacia dei servizi erogati.

Un appello alla concretezza per il futuro di Matera e del Sud

Guardando alle attività sindacali e alle prospettive di riforma, l’Ugl ribadisce la volontà di sostenere ogni iniziativa che porti a un incremento della qualità dei diritti sociali. La provincia di Matera, con la sua specificità storica e la sua rilevanza nel panorama economico regionale, non può permettersi di restare ostaggio di scontri che, nei fatti, non producono soluzioni alle liste d’attesa o alla carenza di personale medico nelle strutture pubbliche.

L’impegno manifestato da Bardi e dall’assessore Latronico viene dunque letto come un tentativo di riportare la Basilicata al centro del tavolo nazionale. L’obiettivo ultimo resta la difesa delle famiglie, dei pensionati e dei lavoratori, categorie che necessitano di una sanità solida e di investimenti strutturali capaci di superare la logica dell’emergenza. Per il sindacato, il banco di prova dei prossimi mesi sarà proprio la capacità di tradurre queste stanze istituzionali in risultati tangibili, garantendo che le risorse, una volta ottenute, vengano spese in modo da migliorare realmente l’accessibilità e l’efficacia dei servizi sanitari su tutto il territorio provinciale. Il dibattito rimane dunque aperto, ma con la consapevolezza che il tempo delle attese è finito, lasciando spazio alla necessità di una politica che sappia unire le forze per il bene comune.

Continua a Leggere

Ultim'ora

Sanità a Matera: il punto dell’Ugl sulla telemedicina e le nuove assunzioni per il territorio

🩺 La sanità a Matera guarda al futuro tra innovazione tecnologica e nuove assunzioni: l’UGL chiede investimenti concreti per valorizzare il personale e potenziare l’assistenza territoriale.

Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

Pubblicato

a

Sanità a Matera: il punto dell'Ugl sulla telemedicina e le nuove assunzioni per il territorio

 Redazione-  Le recenti evoluzioni tecnologiche che stanno trasformando la gestione clinica in Basilicata mettono in luce la necessità di un cambio di passo nelle politiche di gestione delle risorse umane. La sanità del futuro, che trova proprio nel capoluogo dei Sassi uno dei suoi laboratori più dinamici, non può limitarsi all’adozione di software algoritmici o dispositivi di monitoraggio remoto, ma deve fondarsi su un robusto piano di investimenti rivolto al personale. A fare il punto sulla situazione è la Segreteria Provinciale dell’UGL Sanità di Matera, attraverso la voce di Margherita Rasulo, che ha analizzato l’esito della sperimentazione legata al monitoraggio cardiologico domiciliare, un progetto che ha visto coinvolti oltre 300 pazienti distribuiti sull’intero territorio provinciale.

L’eccellenza della cardiologia tra Matera e Policoro

Il successo dell’iniziativa di telemedicina non è un traguardo isolato, ma il frutto di una sinergia operativa che ha visto protagonisti i presidi ospedalieri di riferimento della provincia. In particolare, il lavoro svolto dalle unità di Cardiologia dell’ospedale Madonna delle Grazie di Matera e del presidio ospedaliero Papa Giovanni Paolo II di Policoro ha confermato che le competenze tecniche presenti nel sistema sanitario locale sono di alto profilo. Nonostante le difficoltà logistiche che spesso caratterizzano le aree interne della provincia, dal Metapontino fino alle zone più isolate dell’entroterra materano, gli operatori hanno saputo garantire standard di assistenza che riducono drasticamente la necessità di ospedalizzazione, mantenendo il paziente nel proprio ambiente domestico sotto costante osservazione.

Tuttavia, l’UGL Sanità avverte: l’innovazione tecnologica rimane una scatola vuota se non supportata da una pianificazione organica degli organici. Il monitoraggio remoto, specialmente per le patologie croniche, richiede una presenza umana continua per l’analisi dei dati e per l’intervento tempestivo in caso di anomalie. Per questo motivo, il sindacato insiste nel richiedere assunzioni strutturali che vadano oltre la logica della precarietà, al fine di garantire una stabilità operativa agli infermieri, ai medici e ai tecnici che gestiscono le centrali di telemedicina.

Il ruolo chiave dell’infermiere di famiglia e di comunità

Un capitolo centrale della discussione riguarda il recente corso-concorso unico regionale destinato alla selezione della figura dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità. Il dato delle 870 domande di partecipazione pervenute rappresenta un segnale inequivocabile: il personale sanitario lucano è pronto a mettersi in gioco per una riorganizzazione che sposta il baricentro dell’assistenza dall’ospedale al territorio. La procedura, che vede la collaborazione tra l’Azienda Sanitaria Locale di Matera e l’Azienda Sanitaria di Potenza, punta alla formazione di 500 professionisti, con l’obiettivo di procedere a una prima tranche di 263 assunzioni a tempo indeterminato.

Per i vertici regionali dell’UGL, questo passaggio è solo il primo gradino di una scala più lunga. Le Case di Comunità, previste dalla programmazione sanitaria nazionale, rischiano di trasformarsi in edifici sottoutilizzati se non vengono riempite di personale adeguato, motivato e regolarmente contrattualizzato. La sfida per la provincia di Matera, che conta comuni distanti decine di chilometri dai centri hub, è quella di integrare i servizi sociali e sanitari, creando una rete di protezione in cui l’infermiere di famiglia agisca come primo riferimento per la popolazione anziana e fragile.

Le richieste del sindacato per la sanità lucana

L’impegno dell’UGL Sanità Matera si concentra ora sulla vigilanza attiva. Non basta, infatti, che le istituzioni annuncino progetti all’avanguardia; è necessario che tali promesse si traducano in condizioni contrattuali dignitose e in un superamento definitivo del ricorso sistematico a forme di lavoro precario. La valorizzazione economica delle professioni sanitarie, il piano di stabilizzazione dei lavoratori che hanno prestato servizio durante l’emergenza e la riduzione dei carichi di lavoro eccessivi restano i pilastri su cui poggia l’intera discussione.

Le prospettive future per Matera dipendono strettamente dalla capacità della Regione e delle aziende sanitarie di ascoltare le istanze di chi vive quotidianamente le corsie e i presìdi territoriali. La telemedicina è una risorsa straordinaria per abbattere le distanze geografiche, ma la sua efficacia dipende interamente dalla qualità dell’interazione umana tra operatore e cittadino. Solo potenziando i presìdi nelle zone periferiche e garantendo orari e retribuzioni in linea con le responsabilità assunte, il sistema sanitario materano potrà aspirare a un modello di efficienza sostenibile sul lungo periodo. L’obiettivo ultimo rimane quello di fornire cure tempestive, moderne e accessibili, senza lasciare indietro nessuno, dal centro di Matera fino ai comuni più piccoli dell’area circostante.

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza