Salute
Il Sole, benefici e danni sulla nostra pelle
Redazione- In piccole quantità, il sole è benefico: è essenziale per la sintesi della vitamina D e svolge un ruolo chiave nella calcificazione delle ossa.
I raggi UVB del sole promuovono la sintesi della vitamina D, il principale fattore di crescita delle ossa. Usate sotto controllo medico, le radiazioni UV possono trattare una serie di malattie, tra cui il rachitismo, la pelle secca a tendenza psoriasica la pelle grassa a tendenza acneica e l’ittero.
L’esposizione al sole da 10 a 15 minuti, 2-3 volte alla settimana, è sufficiente per soddisfare il fabbisogno di vitamina D e prevenire l’insorgenza del rachitismo; è utile anche per prevenire l’osteoporosi negli anziani.Esistono diverse forme di allergia solare, e le scottature estive benigne sono le più comuni. Si manifesta come arrossamento, un’eruzione di piccole imperfezioni o papule rosse leggermente in rilievo, e una sensazione di prurito dove la pelle è stata esposta al sole. Si verifica più spesso su aree esposte come la scollatura, le spalle, le braccia, il dorso delle mani e i piedi.Le lentiggini solari, comunemente conosciute anche come “macchie solari”, o “macchie senili”, sono uno degli effetti più visibili dell’invecchiamento della pelle. Sono il risultato del deposito di melanina nell’epidermide o nel derma. Si tratta di una forma comune di iperpigmentazione che si presenta con piccole aree piatte e scure di colore da marrone chiaro a nero. Queste macchie solari si trovano sulle zone più esposte al sole: viso, collo, spalle, décolleté, avambracci e dorso delle mani.Probabilmente hai sentito questa espressione usata dai dermatologi senza sapere veramente cosa significa. Quando parliamo di “capitale solare” o della nostra capacità di proteggerci dai danni del sole, ci riferiamo alla quantità di radiazioni UV che la pelle può sopportare senza subire danni (per esempio invecchiamento precoce o tumore della pelle). Questa capacità è determinata geneticamente alla nascita, non può essere rinnovata e dipende, tra l’altro, dal fototipo. La nostra capacità di resistere ai danni del sole è tutt’altro che illimitata, ed è per questo che dobbiamo proteggerla: a 20 anni, abbiamo già utilizzato il 50% della nostra capacità.
Salute
Sindrome di Tourette: comprendere i tic e il percorso di cura multidisciplina
📢 La Sindrome di Tourette è una sfida che non deve essere affrontata in solitudine. Conoscere i sintomi e rivolgersi a specialisti qualificati è il primo passo per migliorare la qualità della vita di chi ne soffre.
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Redazione- Carsoli, comune situato nel cuore della Piana del Cavaliere in provincia dell’Aquila, rappresenta un centro di riferimento per il benessere psicologico e il supporto specialistico dedicato ai disturbi neuropsichiatrici. Tra le patologie che richiedono una competenza specifica figura la Sindrome di Tourette, un disturbo spesso frainteso che necessita di diagnosi accurate e percorsi terapeutici personalizzati. La Dott.ssa Martina Roberti, psicologa che opera attivamente sul territorio, pone l’accento sulla necessità di una corretta informazione per abbattere i pregiudizi che circondano questa condizione cronica. La Sindrome di Tourette non è soltanto una manifestazione fisica, ma un mosaico complesso di segnali neurologici che influenzano la qualità della vita di bambini, adolescenti e delle loro famiglie.
che cos’è la sindrome di tourette e come si manifesta
Secondo quanto stabilito dalla quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), la Sindrome di Tourette si configura come un disturbo neuropsichiatrico contraddistinto dalla presenza costante di tic motori e vocali. Non si tratta di episodi sporadici: per formulare una diagnosi, la medicina richiede che tali manifestazioni siano presenti da almeno un anno. La frequenza è stimata tra lo 0,5% e l’1% della popolazione generale, un dato che rende opportuna una maggiore consapevolezza collettiva.
L’esordio avviene tipicamente durante l’infanzia o l’adolescenza, periodi dello sviluppo in cui il controllo del corpo e delle emozioni è in fase di raffinamento. È fondamentale distinguere tra un tic momentaneo e la sindrome vera e propria. Il disturbo si manifesta attraverso contrazioni muscolari rapide, aritmiche e incontrollate, che possono variare dal battito persistente delle palpebre a movimenti più complessi degli arti o del tronco, accompagnati da emissioni sonore involontarie. Spesso, queste manifestazioni si presentano parallelamente a condizioni di comorbilità. Tra le più frequenti si riscontrano il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) e disturbi d’ansia. Questi elementi aggiuntivi complicano il quadro diagnostico, rendendo necessario l’intervento di uno specialista capace di osservare il paziente nella sua interezza.
approcci terapeutici e supporto psicologico sul territorio
La genesi della Sindrome di Tourette rimane oggetto di studi scientifici intensi. La ricerca suggerisce un’interazione tra componenti genetiche e fattori ambientali. Le indagini tramite neuroimaging hanno evidenziato anomalie nelle aree fronto-striatali del cervello, zone responsabili del controllo motorio e della regolazione emotiva. Tuttavia, sebbene le cause neurobiologiche siano profonde, il trattamento deve essere modulato in base alla severità dei sintomi.
Non esiste una terapia universale, poiché il piano d’azione dipende strettamente dall’impatto dei tic sulla vita quotidiana del soggetto. La letteratura scientifica indica che un approccio multidisciplinare offre i risultati più incoraggianti. La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) risulta efficace per gestire la consapevolezza dei tic e le strategie di risposta. In alcuni casi, il medico può valutare il ricorso a terapie farmacologiche mirate, mentre nei contesti di maggiore gravità clinica possono essere considerate opzioni come la stimolazione cerebrale profonda.
A livello locale, la Dott.ssa Martina Roberti offre percorsi di supporto psicologico volti non solo alla gestione della sintomatologia, ma anche al miglioramento dell’autostima e alla riduzione del disagio sociale. Vivere con la Sindrome di Tourette comporta sfide relazionali non indifferenti, specialmente a scuola o negli ambienti lavorativi, dove la visibilità dei tic può generare situazioni di imbarazzo o isolamento. Il supporto psicologico gioca qui un ruolo di mediazione, aiutando la persona a sviluppare strumenti di resilienza. Per chi necessita di consulenze, informazioni o percorsi di orientamento diagnostico, è possibile contattare lo studio della Dott.ssa Roberti a Carsoli al numero 3791602568. La prevenzione e la comprensione precoce restano le armi principali per garantire a chi affronta questa sindrome una traiettoria di vita serena e integrata nei contesti sociali.
Dott.ssa Martina Roberti, psicologa, riceve in studio a Carsoli AQ per info 3791602568
Salute
Tempo e psiche: come il cambiamento delle temperature può influire sui bambini. Intervista ad Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana
Per un bambino, la costanza delle abitudini che regola emozioni, si costruisce gradualmente, giorno dopo giorno attraverso la prevedibilità delle routine quotidiane: il parco nel pomeriggio…..
Intervista di Marialuisa Roscino
Redazione- Per un bambino, la costanza delle abitudini che regola emozioni, si costruisce gradualmente, giorno dopo giorno attraverso la prevedibilità delle routine quotidiane: il parco nel pomeriggio, la corsa in bicicletta, il calcio, il gioco con i coetanei, il supporto affettivo ed educativo costante e fondamentale dei genitori, il tempo di gioco e di ascolto riflessivo con i nonni.
L’estate, a volte, a causa delle eccessive ondate di calore invece, si trasforma una sfida, a prova di clima e di umore per i più piccoli.
Le temperature estreme e l’afa opprimente non colpiscono solo il corpo, ma solitamente anche lo stato emotivo dei bambini, che possono perdere il sonno notturno e diventare irritabili e capricciosi.
“I bambini leggono il mondo attraverso il corpo e le azioni”, spiega in questa intervista Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA).
“Quando le temperature estreme costringono i bambini a rintanarsi in casa con le serrande abbassate, la perdita delle routine all’aperto crea un vuoto che i più piccoli non si sanno spiegare, traducendolo spesso in agitazione o apatia. Sentirsi intrappolati da un nemico invisibile, questo può generare un senso di impotenza che mette a dura prova l’intero nucleo familiare. La sfida centrale per genitori ed educatori – avverte Lucattini – è oggi quella di saper trasformare il “tempo vuoto” della chiusura in casa in un’opportunità speciale: uno spazio protetto di ascolto, elaborazione e rassicurazione, di maggiore qualità del tempo con i propri figli, anche durante le vacanze estive”.
Quali metodi pratici e “strategie”, i genitori, con la rimodulazione della routine quotidiana, possono allora adottare in estate per proteggere il benessere emotivo dei bambini e costruire resilienza durante le emergenze climatiche come le ondate di calore, evitando in tal modo, anche l’ecoansia? Lo vediamo in questa intervista di oggi con la dott.ssa Lucattini
Dott.ssa Lucattini, perché ritiene sia importante proteggere i bambini dagli effetti dei cambiamenti climatici? Quali implicazioni psicologiche possono esserci?
È importante proteggerli perché l’infanzia è una fase di grande vulnerabilità, anche di straordinaria plasticità. Il corpo e la mente del bambino sono in sviluppo: caldo estremo, eventi meteorologici violenti, inquinamento, perdita di routine, interruzione della scuola e stress familiare non sono solo “disagi estivi”, ma esperienze che possono incidere sul senso di sicurezza, sulla regolazione emotiva e sulla fiducia nell’ambiente. La letteratura più recente conferma che i bambini sono particolarmente esposti perché hanno una minore capacità biologica di adattarsi al caldo, dipendono dagli adulti per proteggersi e risentono molto della qualità dell’ambiente fisico e relazionale in cui vivono.
Il cambiamento climatico può influenzare lo sviluppo emotivo e psicologico a lungo termine attraverso due vie principali. La prima è diretta: ondate di calore, incendi, alluvioni o evacuazioni possono provocare paura intensa, disturbi del sonno, irritabilità, ansia, sintomi depressivi o post-traumatici. La seconda è indiretta e più silenziosa: il bambino percepisce l’ansia degli adulti, sente parlare di catastrofi, vede immagini allarmanti, avverte l’instabilità del mondo e può interiorizzare un sentimento di impotenza (International Journal of Behavioral Development, 2025).
Quali sono in particolare gli effetti psico-fisici che il caldo estremo può avere sui bambini durante l’estate?
Il caldo estremo può avere effetti importanti sui bambini, soprattutto durante l’estate, quando aumentano l’esposizione al sole, l’attività all’aperto e il rischio di disidratazione. Sul piano fisico, i primi segnali sono spesso stanchezza insolita, sete intensa, mal di testa, nausea, crampi muscolari, vertigini, irritabilità, sudorazione abbondante e riduzione della pipì. Se non si interviene rapidamente, si può arrivare all’esaurimento da calore e, nei casi più gravi, al colpo di calore, che è un’emergenza medica. Il caldo estremo può far ammalare i bambini molto rapidamente e può provocare disidratazione, crampi, esaurimento da calore e colpo di calore.
Sul piano psicologico, il caldo intenso rende i bambini più vulnerabili a irritabilità, agitazione, pianto facile, oppositività, difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno. Un bambino che dorme male, mangia meno, suda molto e si sente fisicamente affaticato può apparire “capriccioso”, ma in realtà sta esprimendo un disagio corporeo che non sa ancora mentalizzare o verbalizzare. Nei più piccoli questo può manifestarsi con regressioni, bisogno maggiore di vicinanza, difficoltà di separazione (Nature, Mental Health Research,2026).
Bisogna poi considerare i bambini più fragili: neonati, bambini molto piccoli, bambini con malattie respiratorie come l’asma, patologie neurologiche, disabilità, disturbi del neurosviluppo, problemi psichiatrici o condizioni socioeconomiche svantaggiate. L’OMS ricorda che lo stress da calore può aggravare patologie preesistenti, comprese asma e condizioni di salute mentale, e che il colpo di calore è una vera emergenza medica.
Quali sono i principali campanelli d’allarme, cui i genitori devono prestare attenzione durante l’estate per i propri figli?
I genitori dovrebbero osservare soprattutto i cambiamenti improvvisi nel comportamento e nel corpo del bambino. Lo stress termico, infatti, non si manifesta solo con sintomi fisici evidenti, ma spesso anche con segnali emotivi e comportamentali: un bambino che diventa improvvisamente irritabile, abbattuto, oppositivo, molto stanco o confuso può non essere “capriccioso”, ma in difficoltà per il caldo.
I segnali fisici più importanti sono: sete intensa, bocca secca, sudorazione eccessiva o, al contrario, pelle molto calda e asciutta, mal di testa, nausea, crampi, vertigini, sonnolenza, debolezza, riduzione della pipì, tachicardia, pallore o arrossamento intenso. Nei casi più seri possono comparire confusione, difficoltà a camminare, svenimento, febbre alta o alterazione dello stato di coscienza: questi sono segnali d’allarme e richiedono un intervento medico immediato. Il lavoro pubblicato nel 2026 su Scientific Reports conferma che lo stress da calore negli adolescenti può compromettere idratazione, lucidità cognitiva e salute generale.
Sul piano psicologico, invece, bisogna distinguere tra una normale preoccupazione per il clima, cambiamento percepito dai bambini ma anche argomento di informazione mediatica che fa da cassa di risonanza, e una vera sofferenza psicologica. Nei bambini più piccoli può comparire un bisogno eccessivo di rassicurazione, regressioni psicologiche (enuresi notturna) e somatizzazioni come mal di pancia o mal di testa senza causa organica diagnosticata.
Quali strategie consiglia per proteggere non solo il corpo, ma anche l’equilibrio psicologico e il sonno dei più piccoli?
Il primo punto è sostenere i genitori stessi, perché i bambini non affrontano il clima estremo da soli: lo affrontano attraverso la mente, il corpo e le emozioni degli adulti che si prendono cura di lui. Quando un genitore è molto spaventato, esausto, irritabile o sopraffatto, il bambino lo percepisce immediatamente. Per questo, proteggere la salute mentale dei bambini significa anche proteggere la capacità dei genitori di restare presenti, calmi, coerenti e affettivamente disponibili.
Il caldo estremo, le allerte meteo, gli incendi, la siccità o le immagini catastrofiche possono generare nei bambini un senso di insicurezza. I genitori possono aiutarli prima di tutto mantenendo routine prevedibili: orari regolari per dormire, mangiare, bere, riposare, giocare in luoghi freschi e sicuri. La prevedibilità è un potente regolatore emotivo per tutti i bambini.
Un altro punto fondamentale è aiutare il bambino a dare un nome alle emozioni, infatti, è indispensabile parlare del clima in modo realistico ma non terrorizzante. I bambini hanno bisogno di spiegazioni proporzionate all’età: non vanno ingannati, ma neppure esposti a un linguaggio catastrofico. Se il bambino sente che la sua paura è accolta, può regolarla meglio. Se invece viene minimizzata rischia di restare solo con un’angoscia senza parole. Non serve che un bambino veda continuamente video di disastri ambientali per diventare consapevole sul clima (Current psychology, 2026).
Quali metodi pratici, “strategie”, i genitori, con la rimodulazione della routine domestica in estate attraverso il gioco, possono adottare per proteggere il benessere emotivo dei bambini e costruire resilienza durante le emergenze climatiche come le ondate di calore, evitando in tal modo, anche l’ecoansia?
I genitori svolgono una fondamentale funzione di contenimento, raccolgono l’asia dei loro bambini, la comprendono, la rendono pensabile e la restituiscono in una forma tollerabile. Questo è particolarmente importante durante eventi climatici estremi, perché il bambino può vivere il caldo, il temporale violento, l’alluvione o l’evacuazione non solo come pericolo fisico, ma come rottura del senso di protezione ambientale. Quando l’adulto resta presente, calmo e organizzato, il bambino può ritrovare un senso di continuità: capisce che qualcosa di difficile sta accadendo, ma anche che esiste qualcuno capace di proteggerlo, spiegargli ciò che succede e guidarlo in azioni concrete. La sicurezza, per un bambino, non nasce dall’assenza di pericoli, ma dalla presenza di adulti affidabili che sanno trasformare l’allarme in cura, la paura in parola e l’attesa in attività condivise.
Durante le ondate di calore, i genitori possono aiutare i figli a mantenere normalità e sicurezza prima di tutto creando una routine prevedibile. Il bambino ha bisogno di sapere che cosa accadrà, quando si può uscire, quando si gioca, quando si dorme. La routine funziona come una cornice protettiva, riduce l’ansia e dà al bambino la sensazione che la vita quotidiana continui, pur con alcuni adattamenti necessari. Il bambino ha bisogno di essere intrattenuto, ma soprattutto di sentirsi accompagnato. Anche un’attività semplice, se condivisa con un adulto, ha un grande valore, calma, organizza il tempo, riduce la frustrazione e rafforza il legame (Journal of Child and Family Studies, 2026).
Quali consigli si sente di dare ai genitori?
-Proteggere i bambini dal caldo. Evitare le uscite nelle ore centrali della giornata, scegliere ambienti freschi, ombreggiati o climatizzati, usare abiti leggeri, cappellino e crema solare;
-Proporre cibi freschi e leggeri, e farli bere spesso. Preferire frutta, verdura, yogurt, cereali, pasta o riso freddi, pesce, legumi e piccoli pasti digeribili;
-Mantenere abitudini prevedibili e rispettare i loro tempi. Avere orari regolari per sonno, pasti, riposo, gioco e uscite, così da aiutarli a sentirsi protetti anche quando il caldo modifica le abitudini;
-Intrattenerli in casa con attività tranquille. Proporre giochi d’acqua controllati, letture, disegni, costruzioni, puzzle, musica, piccoli percorsi motori in una stanza fresca;
-Accogliere le emozioni senza spaventarli. Spiegare il caldo con parole semplici, rassicurare, nominare le paure e trasformarle in azioni concrete: riposare, stare al fresco, uscire nelle ore più adatte;
-Osservare i segnali di malessere. In caso di stanchezza insolita, mal di testa, nausea, irritabilità, sonnolenza, poca pipì, pelle molto calda o confusione, contattare subito il pediatra.
Salute
EGPA, alla Camera la roadmap in 7 punti per ridurre ritardi diagnostici e cure a macchia di leopardo
🩺 Alla Camera dei Deputati arriva una nuova roadmap in 7 punti per cambiare la cura dell’EGPA, tra diagnosi più rapide, reti multidisciplinari e terapie mirate.
Un piano che punta a fermare disuguaglianze e ritardi per i pazienti con malattia rara: leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
Redazione- Roma riporta al centro del dibattito sulle malattie rare la condizione delle persone affette da Granulomatosi Eosinofila con Poliangioite (EGPA), patologia complessa e poco conosciuta che continua a scontare ritardi diagnostici, percorsi di presa in carico frammentati e forti disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure. Alla Camera dei Deputati è stata presentata una nuova roadmap in 7 punti, nata dal confronto tra associazioni dei pazienti, comunità scientifica, istituzioni e industria, con l’obiettivo di trasformare la rarità da elemento di isolamento a terreno di intervento strutturato. Il messaggio che accompagna il piano è netto: la rarità non può tradursi in una condanna.
La proposta prende forma dal lavoro di ascolto che ha portato alla realizzazione del Libro Bianco “Storie di vita con EGPA”, promosso da GSK con il patrocinio di APACS APS, EGPA Study Group e delle principali società scientifiche coinvolte in quest’area. Quel documento ha raccolto criticità, bisogni e proposte lungo tutto il percorso di vita e di cura dei pazienti. L’incontro romano segna ora un passaggio ulteriore: non più soltanto la descrizione dei problemi, ma l’indicazione di priorità operative su cui costruire un’azione condivisa. Al centro ci sono la necessità di superare la frammentazione assistenziale, rendere più rapida la diagnosi e garantire una presa in carico omogenea sul territorio nazionale.
il piano in 7 punti e le criticità che pesano su diagnosi e assistenza
La roadmap presentata alla Camera individua sette interventi considerati prioritari. Tra questi figurano l’adozione di un PDTA nazionale, il superamento delle differenze regionali attraverso una governance condivisa sulle vasculiti rare, l’introduzione di un codice di invalidità civile specifico per l’EGPA, la definizione univoca delle caratteristiche strutturali della patologia, l’istituzione di un Registro Nazionale, l’avvio di campagne pubbliche di informazione e formazione e l’uso ottimale dei fondi previsti dal Piano Nazionale Malattie Rare 2023-2026. Il filo che lega queste richieste è uno: uscire da una gestione discontinua che oggi produce una sanità a velocità diverse.
L’EGPA è una malattia rara con prevalenza inferiore a cinque casi ogni 100 mila abitanti e proprio questa rarità contribuisce spesso a ritardarne il riconoscimento. Nelle fasi iniziali, spiegano i clinici, può essere scambiata per asma grave o rinosinusite cronica, mentre diventa particolarmente pericolosa quando evolve nella fase vasculitica e coinvolge organi vitali come cuore, reni e sistema nervoso periferico. Il rischio maggiore è che tra i primi sintomi e la diagnosi passino anni, un intervallo che può consentire alla malattia di provocare danni irreversibili.
Su questo punto insiste Augusto Vaglio, professore associato in Nefrologia all’Università di Firenze, secondo cui il tempo rappresenta un fattore decisivo del percorso terapeutico. La mancanza di un PDTA nazionale condiviso viene indicata come uno dei nodi principali, perché obbliga i pazienti a muoversi in sistemi regionali differenti, spesso senza un collegamento efficace tra medicina territoriale e centri ospedalieri di riferimento. In un quadro del genere, il rischio è che la diagnosi venga rallentata e che l’accesso alle cure dipenda troppo dal luogo in cui si vive.
reti multidisciplinari, ruolo dei caregiver e accesso alle terapie mirate
La complessità dell’EGPA richiede un approccio che coinvolga più competenze e più livelli assistenziali. Cristiano Caruso, direttore della UOSD di Allergologia e Immunologia Clinica del Policlinico Gemelli, sottolinea la necessità di costruire per il paziente un sistema coordinato in cui ospedale e territorio condividano realmente la presa in carico. In questa prospettiva, anche il caregiver diventa una figura centrale, soprattutto quando la persona malata ha problemi di mobilità, è sottoposta a immunosoppressione o non riesce a seguire autonomamente il percorso di cura. Senza una rete familiare o territoriale adeguata, osserva Caruso, persino una terapia efficace rischia di non bastare.
Dal punto di vista clinico, l’EGPA è una patologia che combina vasculite e infiltrazione eosinofila nei tessuti, con possibili conseguenze anche molto gravi sul piano cardiovascolare e neurologico. Giacomo Emmi, professore ordinario di Medicina interna all’Università di Trieste, ricorda che l’infiammazione può portare a fibrosi cardiaca, insufficienza cardiaca anche in soggetti giovani e aumento del rischio di eventi trombotici, inclusi infarto e ictus. La terapia varia in base alla gravità, dal cortisone agli immunosoppressori fino ai farmaci biologici, ma richiede sempre una gestione specialistica e multidisciplinare.
Tra le questioni aperte c’è anche la disparità nell’accesso ai farmaci tra le regioni. Roberto Padoan, responsabile del Centro Vasculiti di Padova, evidenzia come la gestione dell’EGPA sia cambiata in modo significativo grazie all’arrivo di terapie mirate, capaci di agire su meccanismi chiave della malattia, compresa l’infiammazione eosinofilica. La sfida, secondo lo specialista, è fare in modo che queste innovazioni entrino presto nei percorsi di cura ordinari, così da controllare meglio la malattia, ridurre l’uso prolungato dei glucocorticoidi e migliorare la qualità della vita.
Sul fronte istituzionale, l’iniziativa ha raccolto attenzione sia alla Camera sia al Senato. I parlamentari intervenuti hanno sottolineato la necessità di trasformare la maggiore consapevolezza in impegni concreti, capaci di incidere sulla presa in carico e sull’equità di accesso alle cure. Accanto a loro, anche GSK rivendica un ruolo di supporto al cambiamento, indicando il proprio contributo al Libro Bianco e alla definizione delle priorità.
Il punto politico e sanitario, però, resta soprattutto uno: rendere visibile una malattia che troppo spesso resta invisibile. La roadmap presentata a Roma prova a costruire questa svolta, mettendo ordine in un percorso oggi frammentato e chiedendo che la rarità dell’EGPA non diventi più sinonimo di ritardo, solitudine o assistenza incompleta.
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