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Cronaca

Nuove regole per la caccia al cinghiale nel Lazio: il disciplinare diventa triennale

🐗 La caccia al cinghiale nel Lazio cambia volto: la Regione introduce il disciplinare triennale per ridurre la burocrazia e migliorare la gestione del territorio. Un passo avanti chiesto a gran voce dal mondo venatorio per una pianificazione più efficace.

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Nuove regole per la caccia al cinghiale nel Lazio: il disciplinare diventa triennale

Redazione-  Una svolta significativa per la gestione della fauna selvatica e per l’organizzazione delle attività venatorie nel Lazio arriva con l’approvazione del recente Collegato al Bilancio. La Regione ha infatti ufficializzato una modifica di rilievo che riguarda il disciplinare per la caccia al cinghiale, un provvedimento destinato a cambiare profondamente le dinamiche operative sul territorio. La principale novità risiede nella durata del documento regolatorio, che potrà ora estendersi fino a un massimo di tre stagioni venatorie, superando definitivamente l’obbligo del rinnovo annuale che ha caratterizzato il settore fino a oggi.

Semplificazione amministrativa e pianificazione operativa

Il disciplinare rappresenta lo strumento normativo cardine attraverso il quale la Regione definisce le modalità di esercizio della caccia al cinghiale, i criteri di assegnazione delle aree e la gestione complessiva delle zone vocate. Fino a questo momento, la necessità di procedere a un rinnovo annuale dell’atto comportava un carico burocratico considerevole, sia per gli uffici regionali sia per gli Ambiti Territoriali di Caccia (Atc), che dovevano ogni anno avviare l’iter tecnico e amministrativo per la conferma delle regole esistenti.

Con la nuova normativa, l’intero sistema viene orientato verso una maggiore stabilità. L’assessore regionale all’Agricoltura, Giancarlo Righini, ha sottolineato come la misura risponda a una richiesta esplicita giunta direttamente dal mondo venatorio. L’intento della giunta regionale è quello di favorire una programmazione più solida, permettendo ai soggetti coinvolti di pianificare le attività sul lungo periodo, senza la costante incertezza legata alla scadenza annuale. Questo passaggio verso una programmazione triennale mira a ridurre i tempi morti e a concentrare le risorse umane e tecniche sul monitoraggio effettivo della fauna e sul controllo capillare del territorio.

Il ruolo degli Ambiti Territoriali di Caccia

Nonostante l’estensione della durata del disciplinare, il protocollo di approvazione mantiene il coinvolgimento costante degli enti locali. La normativa stabilisce che il presidente della Regione Lazio, dopo aver ascoltato il parere degli Atc, proceda all’adozione del disciplinare entro la terza domenica di agosto di ogni anno in cui si rende necessaria la revisione. In questo modo, gli Ambiti Territoriali conservano la loro funzione di interlocutori privilegiati, garantendo che le regole stabilite a livello centrale siano calate sulle specificità geomorfologiche e faunistiche di ogni singola zona del Lazio.

Per Stefano Ruvolo, presidente di Patto Italia, tale evoluzione normativa rappresenta un segnale di ascolto verso le istanze che arrivano dal comparto. La gestione della specie cinghiale è una sfida complessa che richiede un equilibrio delicato tra la tutela delle produzioni agricole, spesso soggette a danni significativi causati dai selvatici, e la sicurezza dei territori, sia in ambito rurale che peri-urbano. La possibilità di operare con una cornice normativa stabile consente alle squadre di caccia di organizzarsi con maggiore efficacia, migliorando le strategie di contenimento e la coesione operativa sul campo.

Un obiettivo atteso per agricoltori e cacciatori

L’esigenza di una riforma in tal senso non nasce dal nulla. Da tempo, le associazioni venatorie e i rappresentanti del mondo agricolo evidenziavano come la burocrazia eccessiva ostacolasse la capacità di risposta rapida alle criticità legate alla proliferazione del cinghiale. La Regione Lazio, agendo su questo versante, intende trasformare l’attività venatoria in uno strumento di conservazione e gestione del territorio più dinamico.

Il provvedimento si inserisce in un solco tracciato dalla volontà di rendere più pragmatico il rapporto tra istituzioni e cittadini, valorizzando il confronto diretto con le squadre di caccia. La stabilità triennale permetterà, nelle intenzioni della Regione, di monitorare con maggior rigore l’andamento della specie, permettendo interventi mirati nei momenti di maggiore necessità. La messa a regime di queste nuove disposizioni segna una pagina diversa nei rapporti tra Regione, ambiente e operatori venatori, con l’ambizione di ridurre drasticamente le inefficienze burocratiche a favore di una gestione del patrimonio faunistico più consapevole e coordinata, capace di rispondere alle sfide ambientali dei prossimi anni.

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Cronaca

Tragedia immensa a Palermo: ragazzina di soli 13 anni muore precipitando dal nono piano. Indagini a tutto campo della Polizia

Una di quelle notizie che tolgono il respiro e fanno gelare il sangue nelle vene. 🖤 Questa mattina, a Palermo (in via dei Nebrodi), una ragazzina di soli 13 anni è morta precipitando nel vuoto dal nono piano del suo palazzo. Inutile e straziante la corsa disperata dei medici del 118: per la giovanissima vittima non c’è stato nulla da fare a causa del terribile impatto con il suolo. Sul posto è intervenuta immediatamente la Polizia di Stato e la Polizia Scientifica, che hanno isolato l’area per effettuare i rilievi. Al momento gli investigatori non escludono alcuna ipotesi: si cerca di capire se si sia trattato di un tragico e fatale incidente domestico o di un gesto volontario. Una tragedia contro natura che sconvolge un’intera città. Le nostre più profonde e sentite condoglianze alla famiglia distrutta dal dolore. 🙏 Nel nostro articolo tutti gli aggiornamenti sulle indagini in corso. 👇

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Polizia Scientifica

Palermo – Ci sono mattine in cui il sole sorge normalmente, la città inizia lentamente a risvegliarsi, e all’improvviso, nel giro di pochissimi, maledetti secondi, tutto si ferma inghiottito dal buio e dalla disperazione più totale. È esattamente quello che è successo nelle primissime ore di oggi nel capoluogo siciliano, dove una tragedia dalle proporzioni umane incalcolabili ha sconvolto un intero quartiere e spezzato per sempre l’esistenza di una famiglia. Una ragazzina di appena 13 anni ha perso la vita dopo essere precipitata nel vuoto dal nono piano di un edificio residenziale situato in via dei Nebrodi, una nota arteria del capoluogo.

Una mattina di orrore e disperazione in via dei Nebrodi

I dettagli di questo dramma sono, al momento, ancora frammentari, e il rispetto per il dolore incommensurabile della famiglia impone la massima cautela e delicatezza nel racconto. Secondo le primissime ricostruzioni fornite dagli inquirenti, la tragedia si è consumata nella mattinata odierna, quando il corpo della giovanissima vittima ha compiuto un volo fatale e terribile di decine di metri, precipitando dal balcone o dalla finestra del nono piano del palazzo in cui risiedeva. Il tonfo sordo e le urla disperate di chi ha assistito impotente alla scena hanno immediatamente rotto il silenzio del quartiere, richiamando in strada i residenti letteralmente pietrificati dall’orrore e dall’incredulità di fronte a un simile, straziante epilogo.

I soccorsi disperati del 118: una corsa inutile contro la morte

Non appena è scattato l’allarme al numero unico per le emergenze, la macchina dei soccorsi si è mossa con una rapidità assoluta. In via dei Nebrodi, a sirene spiegate, si sono precipitati in pochi minuti i mezzi sanitari del 118. I medici e i paramedici, con la disperazione nel cuore, hanno messo in atto ogni possibile manovra rianimatoria nel disperato tentativo di strappare la tredicenne al suo crudele destino. Purtroppo, però, la violenza dell’impatto con il suolo dopo una caduta da un’altezza così vertiginosa si è rivelata letale. Per la giovanissima vittima, che aveva ancora tutta la vita davanti, non c’è stato assolutamente nulla da fare: i sanitari non hanno potuto fare altro che arrendersi all’evidenza e constatarne il decesso sul colpo, coprendo pietosamente il corpo in attesa dell’arrivo delle autorità competenti.

Indagini a tutto campo: il delicato lavoro della Polizia Scientifica

Il luogo della tragedia è stato immediatamente transennato e isolato per impedire l’accesso ai curiosi e permettere lo svolgimento dei rilievi di rito. Sul posto sono giunte tempestivamente le pattuglie della Polizia di Stato, supportate dagli specialisti della Polizia Scientifica. Il loro compito, ora, è tanto essenziale quanto straziante: ricostruire l’esatta dinamica degli ultimi istanti di vita della tredicenne. Gli investigatori stanno effettuando minuziosi rilievi balistici e planimetrici nell’appartamento e sulla traiettoria della caduta, oltre ad ascoltare i familiari (sotto pesantissimo shock) e i vicini di casa.

Al momento, gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi, mantenendo il più stretto e doveroso riserbo. Si indaga a 360 gradi per capire se la tragedia sia stata la drammatica conseguenza di un tragico incidente domestico (come lo sporgersi troppo oltre la ringhiera), se possa essersi trattato di un gesto volontario spinto da un malessere interiore che nessuno era riuscito a cogliere, o se vi siano altre dinamiche esterne al momento non note. La Procura di Palermo è stata informata dell’accaduto e coordinerà le indagini per fare piena luce su questo orrore.

Il dolore di una città intera per una vita spezzata

Mentre la Polizia cerca risposte razionali a un dramma apparentemente incomprensibile, la città di Palermo si stringe in un silenzio intriso di lacrime attorno alla famiglia della vittima. Perdere una figlia di tredici anni è un lutto contro natura, un dolore così lacerante che annienta le parole e lascia spazio solo a un dolore sordo. Tutta la redazione e l’intera comunità cittadina si uniscono in un abbraccio virtuale fortissimo ai genitori, ai parenti e agli amici della piccola. Che la terra le sia lieve.

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Cronaca

Ucciso a 50 anni per aver difeso il figlio da una lite: è morto il papà aggredito sul lungomare di Fossacesia. Sgomento in Abruzzo

Una notizia di quelle che non vorremmo mai, poi mai dovervi dare. Il cuore si spezza di fronte a una tragedia così assurda. 💔 🖤 È ufficialmente deceduto nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Pescara il papà di 50 anni originario di Altino (Chieti). L’uomo, nei giorni scorsi, era stato vittima di una brutale e codarda aggressione sul lungomare di Fossacesia. La sua unica “colpa”? Essersi intromesso, in modo del tutto pacifico e solo a parole, per difendere suo figlio coinvolto in un banale litigio tra giovanissimi. Per tutta risposta, un ragazzo di soli 19 anni gli ha sferrato un violento pugno al volto, facendolo cadere sull’asfalto e causandogli un trauma cranico devastante. Poche ore fa, i medici hanno dichiarato la morte cerebrale dell’uomo. Un pensiero immenso e un abbraccio fortissimo alla famiglia distrutta. La giustizia umana adesso deve essere implacabile! 🙏 Leggi i drammatici aggiornamenti nel nostro articolo 👇

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Diomede Barchiesi

Fossacesia (Chieti) – Ci sono notizie che lasciano un vuoto sordo, un senso di ingiustizia così profondo da togliere il fiato. Quella che doveva essere una normale e spensierata serata estiva da trascorrere in famiglia sul lungomare, si è trasformata nella peggiore delle tragedie. Dopo giorni di straziante agonia e preghiere disperate, si è spenta per sempre ogni speranza: è ufficialmente deceduto l’uomo di 50 anni originario di Altino, in coma dopo essere stato vittima di una brutale e insensata aggressione sul litorale di Fossacesia. La sua “colpa”? Essersi comportato da padre. Aver cercato di proteggere il proprio figlio da una lite esplosa tra giovanissimi.

Una vita spezzata per difendere la propria famiglia

La vittima di questa assurda esplosione di violenza era una persona stimata, un gran lavoratore, dipendente dello stabilimento Stellantis, ma prima ancora un uomo mite e un padre di famiglia esemplare. Il dramma si è consumato nei giorni scorsi sul vivace lungomare della Costa dei Trabocchi, luogo che in estate si riempie di turisti e ragazzi. Secondo quanto emerso dalle ricostruzioni degli inquirenti, il cinquantenne aveva notato il figlio coinvolto in un acceso diverbio con altri coetanei. Mettendo in pratica l’istinto più puro e antico del mondo, l’istinto paterno, l’uomo si era immediatamente avvicinato per cercare di placare gli animi e riportare la calma.

La dinamica dell’orrore: un solo pugno, la caduta e il buio

I testimoni della vicenda e le indagini concordano su un dettaglio che rende l’epilogo ancora più atroce: il padre non aveva usato alcuna violenza. Era intervenuto esclusivamente in modo verbale, ponendosi come scudo pacifico per dividere i contendenti e allontanare il figlio dai guai. Ma di fronte alla pacatezza di un adulto, si è scatenata la ferocia ingiustificata della rabbia giovanile. Un ragazzo di soli 19 anni, accecato da futili motivi, si è scagliato contro l’uomo colpendolo al volto con un violentissimo pugno. Un colpo vile e inaspettato che ha fatto crollare il cinquantenne a peso morto sull’asfalto, facendogli sbattere violentemente la nuca a terra. Dopo quel tonfo sordo, solo il buio del coma profondo.

La speranza infranta a Pescara: dichiarata la morte cerebrale

Fin dai primissimi istanti dopo la brutale aggressione, le condizioni cliniche del padre sono apparse disperate a causa della devastante entità del trauma cranico riportato nell’impatto con la pavimentazione. Ricoverato d’urgenza nel reparto di Rianimazione dell’Ospedale Civile di Pescara, il cinquantenne ha lottato tra la vita e la morte, attaccato ai macchinari, mentre un’intera comunità pregava per un miracolo. Purtroppo, quel miracolo non è arrivato.

Nella giornata odierna, l’Azienda Sanitaria Locale ha diramato il più tragico dei bollettini medici, che cala il sipario su questa drammatica vicenda: «In riferimento al paziente ricoverato presso la Rianimazione dell’ospedale di Pescara a seguito del grave trauma riportato nell’episodio avvenuto a Fossacesia, si comunica che si è concluso il periodo di osservazione previsto per l’accertamento della morte cerebrale e che il collegio medico ha dichiarato il decesso del paziente». L’Asl di Pescara, in calce alla nota, ha voluto esprimere «vicinanza ai familiari in questo momento di profondo dolore».

Comunità sotto shock: la giustizia ora dovrà fare il suo corso

La notizia ha gettato nel lutto più profondo non solo il comune di Altino, dove la vittima viveva ed era amata da tutti, ma l’intero Abruzzo. Non si può morire a 50 anni per un’insensata lite da strada scatenata da un diciannovenne. Con il decesso del padre, la posizione giuridica del giovane aggressore si aggrava inesorabilmente. Le indagini delle forze dell’ordine, inizialmente aperte per lesioni gravissime, andranno ora a configurare reati ben più pesanti (come l’omicidio preterintenzionale). Ma nessuna condanna processuale potrà mai restituire a un figlio il padre che ha sacrificato la sua stessa vita per proteggerlo.

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Cronaca

Terrore a due passi dal mare: bagnante morso da una vipera durante la passeggiata in spiaggia. Corsa d’urgenza in ospedale

Terrore in vacanza, a due passi dal mare! 😱 🐍 Mercoledì sera, la rilassante passeggiata serale di un bagnante nell’area naturalistica della Brussa, a Caorle (Venezia), si è trasformata in un vero e proprio incubo. L’uomo è stato improvvisamente attaccato e morso da una vipera comune, sbucata dalla vegetazione! I medici del 118 sono intervenuti tempestivamente, prestando le prime cure in spiaggia e riconoscendo i due segni inequivocabili dei denti veleniferi. Il paziente è stato trasportato d’urgenza al Pronto Soccorso dell’ospedale di Portogruaro, dove è stato subito sottoposto ai delicatissimi protocolli antiveleno. Ora è sotto l’attenta osservazione dei medici. Prudenza quando si passeggia nelle dune selvagge, anche al mare la natura nasconde insidie! 🏖️ Leggete tutti i drammatici dettagli del salvataggio nel nostro articolo 👇

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Vipera

Caorle (Venezia) – Quando si va in vacanza al mare, ci si aspetta tutt’al più di dover fare i conti con le classiche punture di medusa o con le fastidiose scottature solari. Nessuno immaginerebbe mai, durante una rilassante passeggiata serale per respirare la brezza marina, di trovarsi faccia a faccia con uno degli animali più temuti e letali della fauna italiana. Eppure, è esattamente quello che è accaduto nelle scorse ore sul bellissimo litorale veneto di Caorle, dove attimi di puro terrore hanno squarciato la tranquillità di un vacanziere, vittima di un attacco tanto fulmineo quanto pericoloso da parte di una vipera comune.

Paura a due passi dal mare: l’incontro ravvicinato con il rettile

Il dramma si è consumato nella serata di mercoledì 12 agosto, in uno dei luoghi più suggestivi e incontaminati della costa adriatica: l’area naturalistica della Brussa, una lingua di terra selvaggia incastonata tra il mare e la laguna di Caorle, famosa per le sue dune sabbiose e la lussureggiante pineta. La vittima dell’incidente (un bagnante di cui non sono state rese note le generalità) si stava godendo una tranquilla passeggiata serale a ridosso della spiaggia quando, improvvisamente, si è imbattuto nel serpente velenoso. Forse calpestata inavvertitamente nel buio, o spaventata dall’avvicinarsi dell’uomo, la vipera ha reagito d’istinto, sferrando un morso fulmineo che ha colpito in pieno il malcapitato prima di strisciare via tra la fitta vegetazione.

L’allarme e la corsa del 118: i soccorsi in codice d’urgenza

Il dolore lancinante provocato dal veleno e il panico per l’identità del rettile hanno fatto scattare immediatamente l’allarme. Poco prima delle 21:00, la centrale operativa del SUEM ha ricevuto la drammatica richiesta d’aiuto, attivando senza perdere un istante la complessa macchina dell’emergenza sanitaria. Sul posto, sfidando il traffico estivo, si è precipitata a sirene spiegate un’ambulanza del 118. L’equipe medica, giunta tempestivamente nell’area della Brussa, si è trovata davanti a una situazione che richiedeva nervi saldi e decisioni rapide.

I sanitari hanno immediatamente prestato le primissime, fondamentali cure di stabilizzazione direttamente sul posto. Dopo aver esaminato attentamente l’arto colpito, i medici hanno fugato ogni dubbio: i due classici segni ravvicinati dei denti veleniferi hanno confermato senza ombra di dubbio la presenza della ferita tipica lasciata dal morso di vipera. Una diagnosi che non ammetteva ritardi, considerando l’elevata tossicità del veleno in grado di scatenare gravi choc anafilattici o crisi cardiorespiratorie.

Il ricovero a Portogruaro e il protocollo antiveleno

Bloccata la diffusione del veleno attraverso le prime procedure d’emergenza, il paziente è stato caricato a bordo del mezzo di soccorso e trasportato a sirene spiegate, in codice di massima urgenza, verso il Pronto Soccorso del presidio ospedaliero di Portogruaro. Una volta varcate le porte del nosocomio, il bagnante è stato immediatamente affidato alle cure dei medici specialisti. L’uomo è stato sottoposto in tempi rapidissimi alle terapie specifiche e ai rigidi e salvifici protocolli previsti dalle autorità sanitarie per contrastare e neutralizzare gli effetti sistemici di questo tipo di veleno neurotossico. Attualmente, fa sapere l’azienda ospedaliera, il paziente è fuori pericolo di vita, ma resta giustamente ricoverato sotto la costante e attenta osservazione del personale medico, che ne sta monitorando i parametri vitali per scongiurare complicanze tardive.

Vipere in spiaggia: un’anomalia o un fenomeno naturale?

La notizia del morso a Caorle ha fatto rapidamente il giro del web, scatenando una comprensibile psicosi tra i villeggianti. Eppure, per quanto inquietante, la presenza di vipere nell’area della Brussa non rappresenta un’anomalia o un’invasione aliena, bensì un fenomeno naturalistico del tutto normale. Le oasi naturalistiche retrodunali, con il loro microclima caldo e la fitta vegetazione arbustiva, costituiscono l’habitat perfetto per questi rettili schivi. L’episodio, che fortunatamente non si è trasformato in tragedia grazie alla formidabile prontezza dei medici del 118, deve servire da monito per tutti i turisti: la natura incontaminata è un dono meraviglioso, ma va vissuta con la massima prudenza e con il giusto rispetto per chi, quella natura, la abita tutto l’anno.

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