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L’Aquila ospita l’astronauta Paolo Nespoli per il libro di Gianfranco Totani

🚀 Il celebre astronauta Paolo Nespoli arriva a L’Aquila per presentare il volume di Gianfranco Totani dedicato al tema dell’energia: un appuntamento imperdibile tra scienza e futuro.

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cover L'energia è tutto

L’Aquila – Il capoluogo abruzzese si prepara a vivere un pomeriggio dedicato alla scienza, alla riflessione sul futuro energetico e alla condivisione di prospettive extra-atmosferiche. Domani, martedì 30 giugno, le porte del Ridotto “Vittorio Antonellini” del Teatro Comunale di L’Aquila si apriranno alle ore 17:30 per accogliere un evento di alto profilo culturale. Protagonista dell’incontro sarà Paolo Nespoli, celebre astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che porterà in città la sua esperienza maturata tra le stelle, in occasione della presentazione del libro “Tutto è energia. L’energia è tutto”, scritto da Gianfranco Totani e pubblicato da One Group Edizioni.

Il volume, che si avvale della prestigiosa prefazione curata proprio da Nespoli, delinea una riflessione profonda sul concetto di energia, intesa non soltanto come motore tecnologico o termodinamico, ma come fondamento imprescindibile dell’esistenza umana e del progresso civile. La scelta di L’Aquila come sede per questo dibattito non appare casuale: la città, con il suo storico legame verso le eccellenze accademiche dell’Università degli Studi dell’Aquila e la vicinanza ai laboratori sotterranei del Gran Sasso, si conferma centro nevralgico della ricerca scientifica in Italia.

Una prospettiva privilegiata sullo spazio e sul futuro

La partecipazione di Paolo Nespoli rappresenta il momento di maggiore richiamo dell’evento. L’astronauta, che ha dedicato anni alla ricerca scientifica in orbita, condividerà con il pubblico aquilano le memorie delle sue missioni spaziali. Osservare il nostro pianeta da una quota di circa 400 chilometri, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, ha permesso a Nespoli di maturare una visione unica sulle fragilità e sulle potenzialità della Terra. Le tematiche affrontate nel libro di Totani si intrecciano con tali esperienze, offrendo uno spunto per comprendere come l’energia sia il vero filo conduttore che unisce i processi fisici dell’universo alle sfide ambientali che la società contemporanea è chiamata ad affrontare.

Il Ridotto del Teatro Comunale, situato lungo Corso Vittorio Emanuele II, sarà teatro di un confronto che spazia dalla tecnologia alla divulgazione scientifica. La struttura, simbolo della tenacia culturale della città dopo gli eventi sismici del 2009, accoglierà non solo appassionati di spazio e tecnologia, ma anche docenti, studenti e operatori del settore energetico, creando un ponte ideale tra il sapere accademico e la narrazione diretta di chi ha visto l’umanità dall’alto.

Il parterre degli ospiti e le voci del dibattito

La presentazione, moderata dal direttore della Società Italiana della Scienza e dell’Ingegneria Davide Cavuti, vedrà la partecipazione di figure di primo piano del panorama intellettuale e imprenditoriale. Oltre all’autore Gianfranco Totani e all’astronauta Paolo Nespoli, interverranno Marzia Frattale, vicepresidente della Edilfrair S.p.A., Francesca Pompa, presidente di One Group, Paolo D’Angelo, in rappresentanza dell’ufficio stampa dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), e Enzo Chiricozzi, professore emerito dell’Università dell’Aquila.

Ciascuno dei relatori apporterà una chiave di lettura peculiare al volume: si parlerà delle nuove frontiere dell’efficienza energetica, dello sviluppo sostenibile in ambito industriale e del ruolo che le agenzie di ricerca, come l’ASI e l’ESA, occupano nel panorama internazionale. L’incontro si prefigge di stimolare il pubblico verso una maggiore consapevolezza, trasformando concetti spesso percepiti come astratti in soluzioni concrete per lo sviluppo tecnologico della regione Abruzzo.

La presenza di figure di tale caratura testimonia la capacità del capoluogo abruzzese di attrarre eventi di caratura nazionale, consolidando la propria posizione come luogo di incontro tra la cultura umanistica e quella scientifica. L’ingresso al Ridotto segue le modalità previste per gli eventi pubblici in loco, richiamando una folta partecipazione da parte della cittadinanza interessata ad approfondire come il progresso scientifico sia parte integrante del quotidiano. La serata si concluderà con un momento di confronto aperto, permettendo ai presenti di rivolgere domande all’astronauta e all’autore, in un clima di scambio intellettuale che mira al superamento dei confini tradizionali del sapere.

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Lifestyle

Il teatro che si ascolta: Muricena Teatro porta in scena a Napoli l’inclusione sensoriale

🎭 Debutto al Campania Teatro Festival per “Dimenticata Pace”, lo spettacolo di Muricena Teatro dove gli attori non vedenti guidano il pubblico in un’esperienza sensoriale che supera la vista. Un viaggio tra mito aristofaneo e lingua napoletana all’interno del Teatro Tedér di Napoli.

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#Napoli #Teatro #CampaniaTeatroFestival #Inclusione

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Muricena Teatro

Redazione-  Napoli si prepara ad accogliere una prima nazionale di grande impatto culturale all’interno del prestigioso cartellone del Campania Teatro Festival. Il prossimo 4 luglio 2026, alle ore 20:30, il Teatro Tedér, incantevole chiesa sconsacrata trasformata in spazio di sperimentazione artistica nel cuore del capoluogo partenopeo, aprirà le sue porte per il debutto di Dimenticata Pace. Lo spettacolo, firmato da Muricena Teatro, rappresenta un caso unico nel panorama artistico italiano, essendo interpretato interamente da una compagnia di attori professionisti non vedenti e ipovedenti.

Il progetto non si limita a proporre una rappresentazione teatrale, ma mira a rovesciare il consolidato paradigma dell’inclusione: qui gli artisti con disabilità visiva non sono i destinatari di un’agevolazione, ma diventano le guide autorevoli di un percorso sensoriale alternativo aperto a tutto il pubblico. La scelta della location, il Teatro Tedér, non è affatto casuale. La struttura architettonica antica, con le sue risonanze acustiche e l’atmosfera raccolta, dialoga perfettamente con la natura immersiva del lavoro, che punta a stimolare udito, tatto e olfatto, riducendo il primato della visione per lasciare spazio a un’esperienza intima e profonda.

Il mito di Aristofane riletto attraverso il cunto napoletano

L’opera trae linfa vitale dalla celebre Pace di Aristofane, rielaborandola per interrogare l’attualità lacerata dai conflitti bellici. Se nel testo originale il vignaiolo Trigeo compiva l’impresa titanica di liberare la dea Eirene, in questa riscrittura drammaturgica la narrazione prende direzioni inaspettate. Il protagonista è un mendicante che percorre le strade del mondo accompagnato solo da Nuvola, il suo cane-guida, in una ricerca ostinata di una pace che sembra sparita dai radar della modernità.

A fare da bussola narrativa interviene la figura di Opora, un personaggio che richiama la mitologia classica attraverso l’immagine di una Parca intenta a filare e lavorare a maglia. Lei, vera narratrice, utilizza la lingua napoletana per tessere il “cunto” della “guagliuncedda”, un racconto che affonda le radici nella memoria collettiva e popolare. La guerra, sullo sfondo, viene rappresentata attraverso la lente della satira aristofanea, mantenendo intatta la forza grottesca dell’originale ma filtrata attraverso una sensibilità nuova. La compagnia, che opera stabilmente all’interno del laboratorio “Fare Teatro…oltre lo sguardo”, ha saputo trasformare i propri limiti fisici in un linguaggio espressivo dirompente.

Un riconoscimento ministeriale per una pratica d’eccellenza

Il valore del lavoro di Muricena Teatro ha ottenuto un importante sigillo istituzionale lo scorso gennaio 2026, quando il Ministero della Cultura ha inserito il laboratorio “Fare Teatro…oltre lo sguardo” — attivo dal 2018 — tra i dodici progetti finanziati a livello nazionale nel settore degli organismi che impiegano professionalmente artisti con disabilità. Questo riconoscimento colloca la compagnia in un alveo di eccellenza, validando un metodo di lavoro che non punta all’assistenzialismo, ma alla crescita professionale del performer.

Raffaele Parisi, regista e autore della drammaturgia, chiarisce la genesi creativa dello spettacolo: «Ci siamo chiesti dove cerchiamo la nostra pace in un mondo costantemente in conflitto. Il punto di partenza non è stato il testo scritto, ma i corpi degli attori. Abbiamo lavorato su suoni, respiri, passi e vibrazioni. In un’epoca in cui la vista è saturata di immagini di guerra, i nostri attori offrono una prospettiva diversa: loro quelle immagini non le vedono, le ascoltano, le attraversano con il corpo. Abbiamo cercato di capire se la pace possa essere ritrovata partendo dalla bellezza del prendersi cura dell’altro e dalla dimensione comunitaria».

La rappresentazione al Teatro Tedér diventa così non solo un evento teatrale, ma una riflessione filosofica sulla capacità dell’essere umano di immaginare ciò che appare perduto. La lingua napoletana funge da collante identitario, rendendo il mito classico accessibile e vicino, una scommessa che unisce tradizione e innovazione in un mix di potente carica emotiva. Il pubblico che varcherà la soglia del teatro in occasione del Campania Teatro Festival potrà sperimentare una diversa forma di presenza scenica, dove il teatro torna a essere, come all’origine, un rito di comunità.

Per maggiori dettagli sulle modalità di accesso e per acquistare i titoli d’ingresso, è possibile consultare il sito ufficiale del festival all’indirizzo https://campaniateatrofestival.it/, oppure mettersi in contatto direttamente con l’organizzazione tramite l’indirizzo email muricena.teatro@gmail.com.

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Lifestyle

“Troppa Vita”: il viaggio interiore di Federica Agrò tra memoria e consapevolezza

📖 “Troppa Vita” non è solo una raccolta di poesie, ma un viaggio intimo nei primi trent’anni di Federica Agrò, un’analisi lucida sulla complessità del tempo presente e sulla forza della resilienza umana. Scopri le emozioni racchiuse tra queste pagine che esplorano radici, dolore e speranza.

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#FedericaAgrò #TroppaVita #PoesiaContemporanea #AlettiEditore

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Federica Agrò

Novara – La città piemontese, nota per il prestigio del suo polo universitario e la storica cupola di San Gaudenzio, diventa il crocevia ideale per raccontare le pagine di “Troppa Vita”, la nuova raccolta poetica di Federica Agrò. L’opera, edita da Aletti Editore all’interno della collana “I Diamanti della Poesia”, si presenta come un diario emotivo che attraversa i primi trent’anni di vita dell’autrice. Agrò, che divide le sue giornate tra l’impegno accademico come assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano e la passione per la scrittura, ha saputo infondere nel volume un senso di urgenza comunicativa che spoglia l’anima di ogni artificio retorico.

La genesi di un volume tra radici e presente

La struttura di “Troppa Vita” non è casuale, ma risponde a una necessità architettonica del pensiero. Il libro è suddiviso in quattro atti distinti: Infanzia e Nostalgia, Introspezione e Resilienza, Relazione e Sentimento, e infine Dolore e Guerra. Questa scansione permette al lettore di muoversi tra i vari piani temporali che definiscono l’esistenza della protagonista. L’immagine di copertina, che ritrae un albero con un’altalena, non è solo una scelta estetica, ma un riferimento preciso alla dedizione iniziale dell’autrice rivolta al suo “albero di noci”, custode dei sogni di bambina.

Il filo rosso che lega le liriche è la sensazione di vertigine che deriva dal confronto con la contemporaneità. Per Federica Agrò, vivere nel presente significa misurarsi con una mole di stimoli, aspettative e conflitti globali che, sommati al proprio bagaglio personale, creano un senso di peso specifico difficile da gestire. La scrittura diventa quindi una sorta di meccanismo di difesa e, al tempo stesso, di presa di coscienza. Non si tratta di un’evasione, ma di un ancoraggio alla realtà, un modo per dare nome alla confusione del mondo contemporaneo.

La resilienza attraverso la parola scritta

All’interno delle pagine trovano spazio riflessioni profonde che hanno portato il maestro Giuseppe Aletti, curatore della prefazione, a sottolineare il valore salvifico del testo. L’opera è stata presentata anche in contesti di grande rilievo culturale, come il Salone Internazionale del Libro di Torino, guadagnandosi l’attenzione di un pubblico interessato alla poesia capace di dialogare con il vissuto.

Particolarmente toccante è la sezione dedicata all’infanzia e alla figura della nonna. In questi componimenti, la dimensione domestica — che in una città come Novara richiama le suggestioni delle radici familiari protette dal tempo — si trasforma in un faro. Il legame con la nonna, pur nella scomparsa fisica, permane come un’eco costante, alimentando l’empatia che caratterizza l’intera silloge. Parallelamente, la parte dedicata al dolore e alla guerra mette in luce una funzione catartica della penna: il foglio bianco diventa un campo di battaglia dove l’autrice non subisce gli eventi, ma tenta di riconquistare la propria vittoria interiore.

Una bussola per il lettore contemporaneo

Federica Agrò, oltre a essere una ricercatrice a Milano, coltiva un costante impegno civico attraverso la redazione di rubriche dedicate all’informazione internazionale. Questa doppia anima, tecnica e umanistica, si riflette in una scrittura chiara, diretta e priva di inutili orpelli. L’aspirazione dell’autrice è ambiziosa nella sua semplicità: vuole che la poesia diventi uno spazio condiviso, una sorta di “porto sicuro” per chiunque si senta smarrito nel brusio delle dinamiche attuali.

La raccolta non offre soluzioni facili alle complessità del vivere, ma si propone come una sorta di compagnia di disavventure per il lettore. In un’epoca segnata dall’incertezza e dalla difficoltà di proiettarsi nel futuro, il libro di Agrò invita a fermarsi e a riconoscere che, sebbene la vita possa apparire “troppa” da sostenere, la consapevolezza di sé è il primo passo per trasformare il peso in una forma di ricchezza personale. La disponibilità del volume in formato e-book permette a un pubblico vasto di avvicinarsi a queste liriche, che segnano un momento fondamentale nel percorso artistico di un’autrice che ha fatto dell’osservazione e della sensibilità la sua cifra stilistica.

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Oblio Horror Circus arriva sulla costa ionica: la notte del brivido a Davoli

🎭 Se cerchi emozioni forti e un mix tra circo e thriller psicologico, l’appuntamento è a Davoli. Mister Oblio ti aspetta per una serata indimenticabile lungo la costa ionica.

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#OblioHorrorCircus #Davoli #Soverato #EventiCalabria

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Oblio

Redazione-  Davoli, centro nevralgico della movida estiva nel comprensorio di Soverato, si prepara a vivere una serata fuori dagli schemi. L’appuntamento è fissato per l’1 luglio, quando gli spazi prospicienti la Statale 106, arteria principale che collega l’intero litorale ionico calabrese, diventeranno il teatro di una messa in scena fuori dal comune. L’Oblio Horror Circus approda in provincia di Catanzaro portando con sé una formula che mescola il circo tradizionale con le tinte fosche del thriller e la tensione psicologica del cinema horror.

Un viaggio nell’oscurità tra teatro e acrobazie

La produzione, nata sotto l’attenta guida dell’impresario Eusanio Martino, si distacca dai canoni degli spettacoli circensi classici per abbracciare una narrazione cupa e coinvolgente. Al centro della trama vi è la figura di Mister Oblio, un personaggio misterioso che agisce come un burattinaio del destino. Il cuore dello spettacolo ruota attorno alla caduta dei protagonisti: artisti che, dopo aver toccato l’apice del successo, sprofondano nell’indifferenza e nella dimenticanza, finendo per abitare le ombre di un mondo dove la sofferenza si trasforma in pura follia.

Questa cornice drammatica non serve solo come introduzione, ma accompagna ogni numero esibito sulla pista. Il cast, composto da professionisti selezionati per la loro capacità di calarsi in ruoli estremi, porta in scena coreografie studiate nei minimi dettagli. Le luci taglienti si alternano a momenti di oscurità assoluta, creando un contrasto visivo che proietta il pubblico in una dimensione distorta. Non si parla di semplice intrattenimento, ma di un esperimento che fonde arte mimica, abilità acrobatica e una dose calcolata di suspense che tiene lo spettatore incollato alla poltrona dall’inizio alla fine.

Dalla sosta sulla statale 106 all’ingresso nell’incubo

La collocazione scelta per l’evento, situata lungo la SS 106, garantisce una visibilità strategica per il pubblico itinerante che percorre la costa tra Catanzaro e Reggio Calabria. L’impatto con lo spettacolo inizia ben prima di varcare la soglia del tendone. I visitatori vengono infatti intercettati all’esterno da personaggi inquietanti che curano l’accoglienza, trasformando il tragitto verso la sala in un vero e proprio rito di passaggio. Il tunnel oscuro che conduce all’interno della struttura ospita un pre-show mirato a rompere le barriere tra spettatore e performer, immergendo chiunque entri in un clima di estrema tensione.

Una volta raggiunto lo spazio centrale, si alternano attrazioni che sfidano le leggi della fisica e del buon senso. Tra clown killer e figure umane pervase da una follia contagiosa, il ritmo della serata non conosce cali di energia. La scelta artistica di Martino punta tutto sulla dinamicità: le acrobazie sono serrate, prive di pause, studiate per alternare momenti di puro brivido a sequenze in cui la sensualità si mescola al terrore.

Per quanto riguarda i dettagli tecnici dell’evento, l’appuntamento è fissato per le ore 21.30. Considerata la natura esclusiva dello spettacolo e il numero limitato di posti disponibili all’interno del tendone, è consigliata la prenotazione anticipata attraverso il portale www.primafilaticket.it, strumento ormai essenziale per garantire l’accesso alle serate di punta del periodo estivo in Calabria. Per chi avesse necessità di ulteriori informazioni o volesse aggiornamenti sulle tappe successive del tour, è disponibile la pagina Facebook ufficiale dell’Oblio Horror Circus, oltre al recapito telefonico 3478988192, attivo per gestire le richieste degli spettatori interessati a vivere questa esperienza estrema. La serata dell’1 luglio si prospetta come uno degli eventi più chiacchierati della stagione, capace di trasformare una comune notte d’estate in un’esperienza viscerale, lontano dai circuiti di intrattenimento convenzionali che solitamente animano le piazze della zona.

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