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Spettacolo

“Quando arriva la notte”, il nuovo brano di Pete Jersey racconta la Roma più intima

🌙 La notte romana accende le riflessioni: dal 3 luglio arriva “Quando arriva la notte”, l’intenso racconto di Pete Jersey sulle verità che emergono nel silenzio della città eterna.

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Roma – Il panorama cantautorale italiano accoglie una nuova voce che sceglie di fare della Capitale non solo lo sfondo, ma il vero motore narrativo delle proprie composizioni. A partire dal 3 luglio 2026, sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Quando arriva la notte”, il nuovo singolo di Pete Jersey. Il brano, distribuito da ADA Music Italy per l’etichetta Red&Blue Music Relations, si inserisce nel percorso di crescita dell’artista, classe 2003, che sta segnando il passo con il suo progetto discografico più ambizioso: l’album “Storie d’annate”.

L’ispirazione per questa canzone è nata in modo spontaneo, quasi casuale, tra le vie lastricate del centro storico romano. Passeggiando nei pressi del fiume Tevere, lontano dal caos frenetico di piazza Navona o dai flussi turistici di via del Corso, l’artista ha colto l’attimo in cui la città finalmente cambia volto. È un momento preciso, quello in cui i rumori del giorno si assopiscono e lasciano spazio a un silenzio denso, capace di conciliare i pensieri più profondi.

La notte come confessionale urbano

“Quando arriva la notte” si configura come un brano profondamente autobiografico, in linea con l’impostazione narrativa scelta per il disco. Pete Jersey utilizza la solitudine notturna come uno specchio: è un momento intimo in cui chiunque, trovandosi a tu per tu con il buio, è costretto a confrontarsi con le proprie paure e desideri. L’artista descrive questo processo con estrema lucidità: una volta calato il sipario sulla frenesia quotidiana, le verità che di giorno restano nascoste emergono con una forza dirompente.

L’artista, nato e cresciuto tra le strade romane, sottolinea come la città continui a fare da sfondo alle storie vissute. “Per me Roma è viva, è il custode dei ricordi e delle emozioni che accumuliamo nel tempo”, spiega Pete Jersey. Il singolo non si limita a descrivere un luogo, ma trasforma il centro storico in un contenitore emotivo dove amore, dipendenza e fragilità si intrecciano sotto la luce dei lampioni. Il brano, dal punto di vista dell’arrangiamento, strizza l’occhio alle sonorità contemporanee dei Coldplay, pur mantenendo salda la melodia tipica della canzone d’autore italiana, creando un ponte solido tra il pop internazionale e il gusto melodico nostrano.

Produzione e collaborazioni artistiche

Il percorso discografico di Pete Jersey, al secolo Piergiuseppe Gereschi, si avvale di una cura maniacale per ogni dettaglio estetico. La produzione del brano è stata curata insieme al musicista Marco Iacobini, una collaborazione che definisce il sound dell’intero album. Non meno importante è il legame con l’immagine: da sempre appassionato di fotografia, l’artista ha scelto di collaborare con Simone Cecchetti. Il fotografo ha firmato non solo gli scatti esclusivi presenti nel booklet, ma ha anche curato il concept visivo per il lyrics video del brano, trasformando l’atmosfera notturna del singolo in un’esperienza visiva coerente.

La nascita del progetto “Storie d’annate” ha origini curiose: l’idea è germogliata osservando la quotidianità moderna in una piazza di Roma. Vedendo due ragazzi seduti su una panchina, intenti a chattare al telefono anziché parlarsi, l’artista ha percepito un profondo scollamento dalla realtà, un tema che è diventato centrale in brani come “Come due acrobati” e “Via”, pubblicato lo scorso aprile. Questi singoli, insieme alla nuova uscita, compongono un mosaico che narra le difficoltà relazionali della Generazione Z, ma che, per la portata dei temi trattati, riesce a parlare anche a un pubblico più adulto.

La sfida di Pete Jersey è quella di raccontare la fragilità umana senza troppi filtri, lavorando con costanza e senza fretta. Con quest’ultima uscita, l’artista conferma la volontà di non inseguire le mode passeggere, preferendo una scrittura che scavi nel profondo. Il brano invita l’ascoltatore a fermarsi: perché, come suggerisce il testo, a volte basta una notte per cambiare una storia o per trovarne, finalmente, una nuova.

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Spettacolo

“A Cena”, il nuovo singolo dei “tuttotace” che unisce Blues e Midwest Emo

🎧 Il nuovo singolo “A cena” dei tuttotace è un inno alla condivisione e all’amicizia, fondendo blues africano e sonorità emo in un mix originale. Non perdere l’occasione di ascoltare il brano che promette di diventare il colonna sonora delle vostre serate estive.

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Roma – Il panorama musicale indipendente italiano si arricchisce di una nuova proposta che guarda oltre i confini del genere, mescolando radici africane e sonorità post-pop. Da venerdì 3 luglio 2026, sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutti i portali di streaming digitale “A cena”, l’ultimo lavoro dei tuttotace, collettivo emergente distribuito da ADA Music Italy per l’etichetta Red&Blue Music Relations. Il brano si pone come un tributo a quel gesto quotidiano, spesso dato per scontato, che consiste nel cucinare per gli altri: un atto di premura che comunica affetto laddove le parole, talvolta, risultano inadeguate o troppo complicate da pronunciare.

Un viaggio sonoro tra Desert Blues e tradizione Emo

La cifra stilistica dei tuttotace risiede nella capacità di accostare mondi geografici e musicali distanti tra loro. Il sound di “A cena” nasce da una commistione raffinata: da un lato, l’influenza del blues centroafricano, che richiama le atmosfere di artisti come Bombino e Mdou Moctar; dall’altro, l’energia delle chitarre tipiche del midwest emo. Gli ascoltatori noteranno chitarre elettriche caratterizzate da arpeggi circolari e ipnotici, che si innestano perfettamente sulla tecnica del fingerpicking tipica delle scuole di Detroit e Chicago.

Questa impalcatura chitarristica è sorretta da una sezione ritmica asciutta. La batteria, dinamica e minimale, si sposa con un basso solido e melodico, elemento che strizza l’occhio alla tradizione rock italiana degli anni ’90, ricordando le architetture sonore che hanno consacrato band come i Verdena. Il gruppo descrive il brano come la loro uscita più festosa, quasi un tentativo ironico di creare un “tormentone estivo” declinato in chiave emo, una contraddizione che incarna perfettamente l’ironia e la filosofia della formazione.

Dalla filosofia ai palchi: la genesi e il videoclip

Il progetto tuttotace muove i suoi primi passi nel 2019, tra le aule universitarie di filosofia, dove Massimo Rusi e Riccardo Quell de Riso Paparo iniziano a trasformare un garage in una vera sala prove. A loro si sono aggiunti Federico Bentivoglio e Andrea El Khaloufi, completando un organico trasversale. La band, dopo un lungo periodo di rodaggio durato circa cinque anni e culminato nelle sessioni di registrazione dell’estate 2025 per l’album intitolato “un’altra grande città”, ha trovato la propria identità collettiva.

Per accompagnare l’uscita di “A cena”, è stato realizzato un videoclip ufficiale sotto la guida del regista Riccardo Baiocco. Girato con la direzione della fotografia di Sandra Bidoli e arricchito dalle animazioni di Studio Animari, il video focalizza l’attenzione sui legami interpersonali. Una cena tra amici diventa il palcoscenico di 150 polaroid animate in stop-motion, che documentano piccoli frammenti di felicità condivisa. È un omaggio alla convivialità, un elemento che la band intende difendere in un’epoca caratterizzata da una crescente distanza digitale.

La struttura dei tuttotace riflette la varietà dei background dei suoi componenti: se Massimo Rusi porta con sé influenze che spaziano da De André al country, il bassista Federico Bentivoglio viene definito il “signore dell’armonia”, tra citazioni beatlesiane e il vigore degli Arctic Monkeys. Dall’altra parte, Andrea El Khaloufi apporta una sensibilità shoegaze che evita che le composizioni scivolino in lunghe suite rock puramente strumentali. Insieme, i quattro musicisti – che contano già un repertorio di oltre venti inediti – aspirano a trasformare la propria musica in un promemoria sonoro, capace di fissare nel tempo quelle sensazioni quotidiane che altrimenti andrebbero perdute. Con una consapevolezza artistica ormai consolidata, il gruppo punta a consolidare il proprio bacino di pubblico attraverso concerti che vedano il coinvolgimento diretto dell’ascoltatore, trasformando la musica in un’esperienza condivisa e corale.

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Spettacolo

Milano chiude in musica la prima edizione del “Gbim Jazz Experience”

🎷 Musica e design si incontrano a Milano per la chiusura del GBIM JAZZ Experience. Una serata imperdibile con il trio Anodic Breath, bollicine e aperitivo finger food presso il Gruppobea.

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#MilanoEventi #JazzExperience #ImolaCeramica #MusicaLive

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GBIM JAZZ Experience

Redazione- Milano si prepara a vivere una serata all’insegna della contaminazione artistica e della convivialità urbana. Giovedì 16 luglio, gli spazi esterni della sede del Gruppobea, situata in via Toffetti 31, ospiteranno l’atto finale della prima edizione del GBIM JAZZ Experience. L’evento, che fonde l’eleganza del design contemporaneo con la libertà espressiva del jazz, vedrà la celebrazione del vincitore del contest e un brindisi collettivo per sancire il successo di un format nato per intrecciare mondi solitamente distanti.

Il pubblico potrà accedere gratuitamente alla serata a partire dalle 19.30, previa prenotazione obbligatoria all’indirizzo email dedicato, con la garanzia di un’atmosfera raffinata scandita da bollicine e da un aperitivo finger food pensato per accompagnare le esecuzioni musicali sotto le stelle. Il momento clou della serata, previsto per le 19.45, sarà l’esibizione live dei vincitori del concorso, il trio Anodic Breath, che avrà l’onore di chiudere un percorso culturale innovativo e dare il via alla programmazione della seconda edizione, già fissata per la prossima primavera.

L’incontro tra design e architettura sonora

Il progetto GBIM JAZZ Experience è il frutto di una collaborazione strategica tra due realtà di spicco nel panorama industriale e creativo: Gruppobea e Imola Ceramica. L’ideazione del format è stata affidata ad Antonio Ribatti, una figura centrale nel circuito musicale nazionale. Ribatti, noto per il suo impegno costante come direttore artistico dell’AHUM Milano Jazz Festival, ha lavorato con l’obiettivo di tradurre la solidità dei materiali ceramici nella fluidità delle note musicali.

Questa operazione di branding culturale ha coinvolto tre formazioni artistiche, chiamate a esplorare il legame tra materia e suono attraverso composizioni inedite. Oltre agli Anodic Breath, il palco ha visto la partecipazione del trio DjangoBop Vibes, con il loro omaggio al jazz manouche, e del duo Martha J. & Chebat, capaci di muoversi agilmente tra le influenze folk e le radici della tradizione jazz. Ogni gruppo ha dedicato un brano specifico a una delle collezioni di Imola Ceramica, creando un ponte inedito tra le superfici tattili del design e le frequenze sonore.

Il profilo artistico degli Anodic Breath

La giuria, guidata dalla docente del Politecnico di Milano Laura Galloni, ha decretato il vincitore analizzando l’originalità e la capacità tecnica dei partecipanti. Gli Anodic Breath si sono distinti per la loro abilità nel costruire un tappeto sonoro immersivo, dove il jazz incontra l’elettronica. Il trio è una formazione multiforme composta da Vijaya Trentin, Ludovico Elia e Myra.

Vijaya Trentin, pianista e compositrice di spessore, porta nel progetto una sensibilità vicina alla scrittura cantautorale e alle colonne sonore, come dimostrato nel suo album Chrysalis. Ludovico Elia aggiunge alla formazione una competenza tecnica peculiare: formatosi come architetto e musicista in Conservatorio, il suo lavoro spazia dalla tromba barocca alle nuove frontiere dell’elettronica. Infine, l’apporto di Myra, DJ e performer, completa il progetto con l’inserimento di texture digitali che trasformano ogni pezzo in una narrazione ritmica.

La band ha dedicato alla collezione Azuma Rock di Imola Ceramica il brano Follow Echoes, una composizione che incarna perfettamente lo spirito della rassegna. Il legame tra musica e industria non finisce però con la serata di via Toffetti: le tracce prodotte durante il contest saranno raccolte in una compilation digitale distribuita su Spotify e YouTube. A nobilitare ulteriormente il lavoro degli Anodic Breath, è intervenuto il contributo di Delabeat, producer italo-francese che ha rielaborato il brano vincitore in una versione tra l’urban, l’acid jazz e l’house, garantendo al progetto una risonanza contemporanea che travalica i confini nazionali.

La serata del 16 luglio non chiude soltanto un cerchio, ma posiziona Milano ancora una volta al centro di un esperimento culturale d’avanguardia, capace di trasformare una sede aziendale in un palcoscenico vibrante, in cui la qualità del design dialoga con l’eccellenza musicale. In attesa della prossima primavera, il pubblico milanese ha l’opportunità di vivere un’esperienza rara, dove l’attenzione al dettaglio e l’ispirazione creativa si incontrano sotto il cielo di un quartiere in costante fermento.

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Spettacolo

“Muddy Flowers” e “Four to Four” vincono la seconda edizione del Santa Jona Festival

🎸 La musica di Silvio Di Giulio continua a risuonare tra le montagne di Ovindoli. Una serata indimenticabile al Santa Jona Festival tra premi, ricordi e grandi ospiti per celebrare il talento emergente.

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#SantaJonaFestival #Ovindoli #MusicaEmergente #AbruzzoEventi

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Muddy Flowers + Not 4 Sale

Redazione-  Santa Jona, la pittoresca frazione di Ovindoli incastonata nelle montagne abruzzesi, si è trasformata domenica 28 giugno nel cuore pulsante della musica emergente italiana. Il borgo, situato in una posizione suggestiva nella provincia dell’Aquila, ha ospitato la seconda edizione del “Santa Jona Festival – Forever Silvio Di Giulio”, un appuntamento nato per mantenere vivo il ricordo di Silvio Di Giulio, giovane giornalista, critico musicale e musicista, figura di riferimento per la cultura locale, prematuramente scomparso nel 2024. La partecipazione del pubblico è stata massiccia, riempiendo le strade del paese in un evento che ha saputo fondere il valore della memoria con la vivacità della creatività contemporanea.

Il verdetto della giuria e i talenti emergenti

Il festival, che gode del patrocinio del Comune di Ovindoli e del contributo fondamentale della Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila, ha visto alternarsi sul palco dieci band selezionate con cura. A guidare la serata, in qualità di presentatore, Luca Di Nicola, che ha introdotto le formazioni davanti a una commissione tecnica di alto profilo, tra cui figurava Marta Pedone, madre di Silvio, ed Ezio Guaitamacchi, voce storica della critica musicale nazionale.

Per la categoria Under 40, il gradino più alto del podio è stato conquistato dai Four To Four di Ovindoli. La formazione jazz, composta da Davide Pisegna (basso), Gaetano D’Elia (batteria), Aurelio Belmonte (chitarra) e Tobia Di Ponzio (sax), ha convinto i giudici portando in scena una raffinata interpretazione di “Pools” di Don Grolnick. La piazza ha applaudito anche i secondi classificati, i Calliope di Pescina, autori dell’inedito “Un quarto d’ira”, e il duo avezzanese F3lini, composto da Azzurra Rosa Miele e Pierpaolo Battista, che ha chiuso il podio.

Il segmento Over 40 ha invece celebrato il talento dei Muddy Flowers, ensemble proveniente da Roma composto da Serena Scocca, Andrea Cuoco, Mario Pagliarulo e Danilo Caputo, vincitori grazie al brano “Ginger”. Al secondo posto si sono piazzati i pescaresi K4ER, seguiti dal duo romano Lor Lau. Un momento di grande calore popolare ha visto il conferimento del Premio del pubblico ai Not 4 Sale di Celano, che hanno emozionato i presenti con il brano “Gli occhi di Gaza”, mentre la menzione speciale, decretata dagli esperti Nicola Campogrande e Luciano Linzi, è stata assegnata ai Jaly, duo artistico tra Celano e Trasacco.

Memoria e grande musica nel cuore dell’Abruzzo

Oltre al concorso, la giornata è stata impreziosita da uno spettacolo d’eccezione curato da Ezio Guaitamacchi. Insieme a Brunella Boschetti e Andrea Mirò, il giornalista ha tracciato un percorso narrativo attraverso la storia del rock, evocando i miti di artisti immortali. Da Elvis Presley a David Bowie, passando per Patti Smith e Bruce Springsteen, il concerto ha offerto uno spaccato profondo della cultura musicale che tanto appassionava Silvio Di Giulio. Guaitamacchi non ha nascosto l’emozione nel ricordare il legame professionale e umano stretto con Silvio in occasione di presentazioni editoriali passate.

La cornice istituzionale ha visto la partecipazione del sindaco di Ovindoli, Angelo Ciminelli, e della vicesindaco Michela Tatarelli. Durante la serata sono stati consegnati due riconoscimenti dal valore simbolico: il primo, in memoria di Domenico Angelosante, musicista e protagonista della prima edizione della rassegna, scomparso di recente; il secondo destinato alla famiglia Ciminelli per il sostegno costante alle attività dell’Associazione Silvio Di Giulio APS e per il rilancio culturale del territorio.

Marta Pedone, presidente dell’associazione organizzatrice, ha espresso soddisfazione per il bilancio della manifestazione. “Vedere così tanti musicisti, amici e appassionati riuniti nel nome di Silvio è la conferma che il suo ricordo continua a vivere attraverso le note”, ha commentato a chiusura dell’evento. L’obiettivo per il prossimo anno è consolidare questa realtà, trasformando il festival in un pilastro fisso del calendario estivo aquilano. L’associazione intende proseguire nell’opera di scouting e supporto ai giovani talenti, rispecchiando la dedizione che Silvio ha sempre dimostrato verso la musica. L’appuntamento per l’edizione 2026 è già nei pensieri degli organizzatori, pronti a rendere omaggio al fondatore con nuove proposte artistiche e una partecipazione ancora più ampia.

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