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Territorio

Disastro ecologico a Rieti: fiume Turano prosciugato e indagine della Procura

Un gravissimo e inaccettabile disastro ecologico sta uccidendo lentamente il territorio reatino! Il fiume Turano, a valle della celebre diga gestita da Enel, si è drammaticamente prosciugato per oltre un chilometro, condannando a morte il raro gambero di fiume e la trota fario. Dopo le disperate proteste e le denunce del Comitato cittadino di Rocca Sinibalda e di Legambiente, la Procura della Repubblica di Rieti ha deciso finalmente di aprire un fascicolo d’indagine per accertare precise responsabilità penali. Al centro del durissimo scontro legale ci sono i rilasci minimi d’acqua previsti da un vecchissimo disciplinare del 1950!👇

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Rieti – Quello che un tempo era un meraviglioso, rigoglioso e incontaminato ecosistema fluviale, capace di donare vita e prosperità all’intera vallata, si è inesorabilmente e drammaticamente trasformato in un’arida, desolata e spettrale lingua di terra morta, bruciata dal sole. Il gravissimo e inaccettabile disastro ecologico che sta colpendo duramente e ininterrottamente da svariati mesi il pittoresco corso del fiume Turano (nello specifico, il delicatissimo tratto situato esattamente a valle della maestosa diga dell’invaso artificiale) ha finalmente attirato la pesantissima, severa e doverosa attenzione della magistratura inquirente. La Procura della Repubblica di Rieti, accogliendo il disperato grido d’allarme della popolazione locale, ha infatti ufficialmente aperto un fascicolo d’indagine (al momento formalmente rubricato a carico di ignoti). Questo cruciale e importantissimo passo giudiziario è scaturito direttamente da un coraggioso e circostanziato esposto-denuncia, depositato formalmente nei giorni scorsi da un agguerritissimo e coeso gruppo di cittadini residenti nel limitrofo e incantevole borgo di Rocca Sinibalda. Ora, l’arduo, delicato e complesso compito di stabilire l’esistenza di precise responsabilità penali dietro questa incomprensibile siccità artificiale spetterà unicamente al Pubblico Ministero incaricato delle indagini.

Il dramma della fauna: oltre un chilometro di pura morte

Le conseguenze visive, naturali e biologiche di questo scempio ecologico prolungato sono a dir poco devastanti e stringono dolorosamente il cuore di chi ama e rispetta il territorio laziale.
Come amaramente e ripetutamente denunciato a gran voce dai determinatissimi attivisti del “Comitato per il Fiume Turano” (che avevano già lanciato primissimi e inascoltati allarmi durante il caldo mese di giugno), per un lunghissimo e desolante tratto di oltre un chilometro, il possente fiume si è misteriosamente tramutato in una banalissima, arida e polverosa strada bianca, completamente priva di qualsiasi forma di vita acquatica. La preziosissima e delicata acqua corrente riprende miracolosamente il suo naturale corso solamente più a valle, all’altezza della suggestiva località “Laghetto”, grazie alla vitale e provvidenziale immissione di una piccola sorgente naturale. I membri del Comitato hanno lucidamente e tragicamente documentato come questa inaudita e inspiegabile “secca totale” stia causando danni incalcolabili e forse irreparabili all’intero ecosistema: la rigogliosa flora fluviale sta inesorabilmente seccando, mentre le limpide, gelide e pure acque del Turano (che in condizioni di assoluta normalità ospitavano fiere e numerose colonie del rarissimo gambero di fiume e della pregiatissima trota fario) sono diventate oggi un vero e proprio miraggio mortale per l’intera fauna ittica.

Lo scontro infuocato con Enel: il giallo dei rilasci d’acqua

Il vero, intricato e spinosissimo nodo gordiano dell’intera indagine giudiziaria risiede nell’annosa, complessa e tecnica questione della gestione idrica della grande diga, attualmente e saldamente affidata alle mani del colosso energetico ENEL.
Al centro della pesantissima contesa burocratica e legale c’è il vecchissimo, obsoleto e mai aggiornato Disciplinare di concessione governativa, un documento polveroso risalente addirittura al lontanissimo 1950. Questo testo legislativo (rimasto immutato e ignorato per ben 76 lunghissimi anni) stabilisce burocraticamente che, nei specifici tratti in cui è tecnicamente possibile l’irrigazione agricola, la portata minima del fiume non debba mai, in alcun caso, scendere sotto la soglia di sopravvivenza vitale di 300 litri al secondo. Durante un tesissimo e delicato incontro avvenuto lo scorso mese di agosto, come riferito puntualmente dal sindaco di Rocca Sinibalda (Stefano Micheli), i vertici di ENEL sostenevano con assoluta fermezza di rilasciare regolarmente e costantemente 200 litri d’acqua al secondo, quantità che l’azienda energetica riterrebbe formalmente “conforme” ai propri obblighi concessori. Una tesi, questa, che i cittadini rigettano e contestano ferocemente: secondo l’interpretazione letterale dell’Articolo 9 del Disciplinare, infatti, l’obbligo tassativo è che ben 300 litri al secondo debbano “rimanere e defluire effettivamente” lungo l’intero alveo del fiume, proprio per garantire indiscutibilmente la preziosa e indispensabile sopravvivenza biologica del delicato ecosistema acquatico.

Il pressing sulla Regione e la dura battaglia di Legambiente

Di fronte a un muro di gomma fatto di cavilli burocratici e interpretazioni normative, la mobilitazione popolare e istituzionale è rapidamente e inesorabilmente montata a livelli altissimi in tutto il territorio reatino.
Numerosi e minuziosi sopralluoghi sul letto polveroso del fiume in secca sono già stati effettuati dai precisissimi militari dei Carabinieri Forestali e dai tecnici specializzati della Regione Lazio. Ad appoggiare con forza e veemenza la legittima battaglia dei cittadini è scesa prepotentemente in campo anche la potente associazione ambientalista Legambiente, che ha diffuso su larga scala un durissimo “esposto e richiesta di intervento urgente”. La pesante questione è approdata rapidamente anche sui tavoli politici, con un’articolata interrogazione formale depositata in Regione dalla consigliera del Pd Marta Bonafoni. A sintetizzare perfettamente, lucidamente e in maniera commovente il sentimento popolare ci ha pensato David Rottgen, agguerritissimo portavoce del Comitato: “L’acqua nel lago del Turano in realtà c’è eccome, e quest’anno è perfino superiore agli anni scorsi. Noi non pretendiamo affatto di fermare o bloccare la giusta e necessaria produzione di energia elettrica rinnovabile, ma pretendiamo che vengano aumentati immediatamente i rilasci vitali dalla diga, come imposto e previsto dal vecchio disciplinare. Anche la Regione Lazio possiede concretamente gli strumenti legali per poter intervenire con assoluta urgenza e sbloccare la situazione. Ricordiamolo sempre: un fiume ha il sacrosanto diritto naturale di poter restare un fiume”.

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Cam Marsica: svolta storica e trionfo per la parità di genere in azienda

Il Consorzio Acquedottistico Marsicano consegue la certificazione ufficiale per la parità di genere UNI/PdR 125:2022. Un traguardo storico per il Cam Spa che premia le politiche aziendali di inclusione, l’equità retributiva e la valorizzazione delle competenze, mettendo il benessere dei lavoratori al centro dello sviluppo del territorio 👇

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Cam Marsica

Avezzano – Immaginate un luogo di lavoro dove il talento non ha genere, dove il merito calpesta ogni forma di pregiudizio e dove la conciliazione tra la vita familiare e i turni in ufficio smette di essere un miraggio per diventare un diritto difeso e protetto. Nel mondo delle aziende pubbliche, troppo spesso ingessate da vecchie logiche burocratiche e da disparità storiche difficili da scardinare, la conquista di una reale uguaglianza rappresenta un atto di giustizia sociale profondo e necessario. Valorizzare le competenze delle donne e degli uomini su un piano di assoluta equità non significa semplicemente rispettare una norma scritta, ma significa liberare energie nuove, seminare dignità e migliorare la qualità della vita delle persone che ogni giorno mettono il proprio impegno al servizio della collettività.

Per dare corpo e sostanza a questa visione etica e organizzativa, il Consorzio Acquedottistico Marsicano (Cam) Spa ha compiuto un passo in avanti di portata storica per l’intero comprensorio abruzzese. L’azienda pubblica ha superato ufficialmente il rigoroso audit ispettivo, conseguendo la prestigiosa certificazione nazionale per la parità di genere. Si tratta di un traguardo straordinario che premia un percorso strutturato, intrapreso con coraggio dai vertici aziendali per abbattere i soffitti di cristallo, contrastare il divario retributivo e promuovere un ambiente professionale fondato sulla cultura dell’inclusione e sul rispetto assoluto delle pari opportunità.

I severi standard della certificazione per cambiare l’anima del Consorzio

Il riconoscimento ottenuto non è un banale attestato di facciata, ma il frutto del superamento dei rigidi criteri stabiliti dalla norma UNI/PdR 125:2022. Questa prassi di riferimento italiana misura con indicatori scientifici e severissimi le politiche adottate dalle organizzazioni in sei aree fondamentali della vita aziendale. Sotto la lente degli ispettori sono finiti la cultura e la strategia aziendale, le modalità di selezione e assunzione del personale, le reali opportunità di crescita e di carriera concesse alle lavoratrici, l’equità nei livelli retributivi, la governance societaria e le tutele concrete per la conciliazione tra i tempi del lavoro e quelli dedicati agli affetti privati.

La regia di questa complessa e riuscita transizione interna è stata guidata in prima linea dal vicepresidente del Cam, Walter Bonaldi, che ha supportato con convinzione il team del Comitato Guida. Questa squadra di professionisti ha visto scendere in campo figure chiave della struttura consortile: Piero Di Cerchio, coordinatore amministrativo dell’ente, e Sibilla Morgante, responsabile del Sistema di Gestione Qualità di Cam Spa. Insieme, hanno lavorato per mesi per rivedere le procedure interne, consolidare gli strumenti e verificare la rispondenza di ogni singolo ufficio agli elevati standard richiesti dagli esaminatori esterni.

Il commento di Walter Bonaldi sul percorso di crescita organizzativa

Il vicepresidente Walter Bonaldi ha espresso profonda soddisfazione per il superamento dell’audit, sottolineando come questa certificazione non debba mai essere considerata un freddo adempimento burocratico per accumulare punteggi. Al contrario, si tratta di una scelta d’oro per far sì che i principi di uguaglianza trovino un’applicazione quotidiana, tangibile e verificabile nella gestione del personale, offrendo a ciascun dipendente la certezza di poter crescere professionalmente in base alle proprie reali capacità, senza subire discriminazioni legate al sesso o alle necessità personali di assistenza familiare.

Questo importante risultato per Cam Spa si inserisce in un più ampio cammino di responsabilità organizzativa e attenzione alla persona, portato avanti con fermezza sotto la guida attenta del presidente della società pubblica, Ernani Ornello. Trasformare le linee guida ministeriali in azioni vive tra le scrivanie e gli impianti dell’acquedotto rappresenta una bellissima pagina di riscatto per la Marsica, dimostrando che anche le società di gestione dei servizi essenziali possono trasformarsi in modelli di civiltà e avanguardia sociale, capaci di rimettere l’essere umano al centro del proprio progetto di sviluppo per il futuro del territorio.

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Svolta storica per l’Abruzzo: pioggia di milioni per salvare le reti idriche

La fine dell’incubo dei rubinetti a secco in Abruzzo! In arrivo dal Mit una vera e propria pioggia di milioni: 33 milioni di euro stanziati (che diventeranno oltre 42 con i cofinanziamenti) per rinnovare completamente le reti idriche colabrodo. Da Pescara (a cui andranno 4 milioni per cambiare le tubature) fino ad Avezzano e Scerni, i cantieri sono pronti a partire. Esulta il capogruppo della Lega Vincenzo D’Incecco: “Una notizia importantissima, un ringraziamento al Ministro Matteo Salvini per l’attenzione. Ora apriamo subito i cantieri!”. Una svolta epocale per il nostro territorio!👇

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vincenzo d'incecco

Pescara – L’incubo dei rubinetti a secco durante le torride estati, le inaccettabili e copiose perdite idriche lungo le strade dissestate e il senso di impotenza dei cittadini di fronte allo spreco dell’oro blu potrebbero presto diventare un lontano e sbiadito ricordo del passato. La vitale e complessa infrastruttura idrica della Regione Abruzzo si prepara infatti a vivere una stagione di rinascimento ingegneristico senza precedenti, grazie a un massiccio e provvidenziale intervento statale che promette di curare, una volta per tutte, le profonde ferite del territorio. L’annuncio ufficiale, che ha immediatamente ridato speranza a migliaia di famiglie e amministratori locali da tempo in trincea contro l’emergenza idrica, parla chiaro: il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) ha formalmente e definitivamente assegnato un tesoretto di ben 33 milioni di euro destinati esclusivamente al territorio abruzzese. Questo colossale stanziamento statale, unito in sinergia al fondamentale cofinanziamento da parte dei vari enti beneficiari locali, innescherà un virtuoso effetto moltiplicatore, consentendo di attivare sul territorio investimenti complessivi che supereranno agevolmente la sbalorditiva e fondamentale cifra di 42 milioni di euro.

Da Pescara ad Avezzano: la mappa dei cantieri per salvare l’oro blu

La pioggia di milioni in arrivo da Roma non pioverà a casaccio sul territorio, ma andrà a finanziare in maniera chirurgica e mirata ben tre giganteschi e attesissimi interventi strutturali volti a rinnovare pesantemente tubature ormai obsolete e colabrodo.
La geografia di questi imminenti e salvifici cantieri abbraccia idealmente gran parte delle province abruzzesi, portando sollievo dalle coste dell’Adriatico fino ai piedi degli Appennini. I comuni direttamente interessati e beneficiati da questo mastodontico restyling idrico sono Avezzano, Capistrello, Casoli, Scerni, Tornareccio e Torricella Peligna. Un’attenzione particolare e massiccia è stata riservata al delicatissimo snodo di Pescara: al capoluogo adriatico, fulcro commerciale e demografico della regione, andranno infatti ben 4 milioni di euro sonanti. Questa cospicua fetta di fondi servirà a finanziare interamente e immediatamente il primissimo, urgente intervento di sostituzione radicale ed efficientamento idraulico delle condotte di distribuzione cittadine. L’obiettivo finale non è semplicemente quello di posare nuovi tubi d’acciaio o plastica, ma di restituire ai cittadini un servizio dignitoso, efficiente e moderno, azzerando le perdite sotterranee che da decenni umiliano e impoveriscono un territorio ricchissimo di sorgenti naturali.

La soddisfazione della Lega: i ringraziamenti al Ministro Salvini

A rivendicare con forza e legittimo orgoglio politico la straordinaria portata di questo traguardo infrastrutturale è intervenuto pubblicamente Vincenzo D’Incecco, vulcanico coordinatore regionale della Lega Abruzzo e capogruppo del partito in Consiglio Regionale.
Il leader leghista non ha usato mezzi termini per descrivere l’impatto di questa manovra finanziaria, definendola senza esitazioni una “notizia molto importante” e una vera e propria boccata d’ossigeno per un Abruzzo da troppo tempo assetato di investimenti reali. D’Incecco ha voluto rimarcare come il rinnovamento delle reti sia il primo passo verso una civiltà del benessere, in cui il sistema idrico torna finalmente a essere un vanto e non un problema cronico da gestire in perenne stato di emergenza. L’esponente politico ha colto l’importante occasione per rivolgere un sentito e caloroso ringraziamento pubblico al Ministro delle Infrastrutture e leader del suo partito, Matteo Salvini, lodandone l’incessante e costante “attenzione riservata al nostro territorio”. Una vicinanza istituzionale, quella del Mit, che si è tradotta in fatti concreti, misurabili in milioni di euro e chilometri di tubature pronte per essere messe a terra, al riparo da inutili lungaggini burocratiche o promesse elettorali cadute nel vuoto.

I fondi Pnrr e la corsa contro il tempo per aprire subito i cantieri

Allargando lo sguardo oltre i confini regionali, i dati forniti dall’esponente politico restituiscono la dimensione faraonica dell’operazione idrica varata su scala nazionale.
Il Mit ha infatti assegnato, nel suo complesso, la spaventosa cifra di 1,55 miliardi di euro per finanziare ben 59 interventi strategici sparsi in 17 Regioni italiane (tra cui spicca, per l’appunto, il sostanzioso pacchetto abruzzese). Grazie al prezioso meccanismo del cofinanziamento, l’investimento globale sull’acqua nel Belpaese supererà i 2,2 miliardi di euro. L’aspetto burocraticamente più esaltante di tutta questa complessa operazione finanziaria risiede però nelle incredibili tempistiche di esecuzione: il Ministero è infatti riuscito a completare l’assegnazione dell’intera, gigantesca dotazione del fondo idrico legato al Pnrr in meno di quattro intensissimi mesi di lavoro. Ora, come ha ricordato lo stesso Vincenzo D’Incecco in conclusione del suo vibrante intervento, la fase delle scartoffie e dei calcoli è definitivamente archiviata. Il prossimo, cruciale e vitale obiettivo per gli amministratori locali e per i sindaci dei comuni coinvolti è uno solo: spingere al massimo il piede sull’acceleratore della burocrazia appaltante, affinché questa provvidenziale pioggia di risorse economiche si trasformi rapidamente in ruspe accese, cantieri aperti e opere pubbliche funzionanti, per non lasciare mai più i cittadini con i rubinetti a secco.

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Trionfo di solidarietà a Teramo: scatta il progetto “Adotta un ulivo in classe”

La solidarietà e l’amore per il prossimo mettono finalmente radici profonde tra i banchi di scuola! Il Polo Tecnologico Economico “Alessandrini-Marino-Pascal-Comi-Forti” di Teramo ha deciso orgogliosamente di aderire in massa alla straordinaria campagna nazionale UNICEF, inaugurando il bellissimo progetto didattico “Adotta un ulivo in classe”. Ogni singola aula dell’istituto avrà in affidamento una preziosissima piantina di ulivo (storico e sacro simbolo di Pace e resistenza): spetterà esclusivamente agli studenti il gravoso ma formativo compito di annaffiarle, curarle e farle crescere rigogliose giorno dopo giorno. Una fantastica e indimenticabile lezione pratica di pura educazione civica!👇

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Adotta un ulivo in classe

Teramo – Il delicatissimo, complesso ma meraviglioso mondo dell’istruzione pubblica italiana non è fatto esclusivamente di fredde nozioni da imparare a memoria, interrogazioni asfissianti o rigide e noiose valutazioni numeriche. La scuola, quando opera con passione e dedizione totale, rappresenta in assoluto il più potente, efficace e insostituibile laboratorio di umanità, inclusione e crescita civile di cui dispone la nostra società. A confermare in pieno questa nobile e fondamentale vocazione pedagogica è la recente e lodevole iniziativa promossa orgogliosamente dal Polo Tecnologico Economico “Alessandrini-Marino-Pascal-Comi-Forti” di Teramo. L’istituto abruzzese ha infatti deciso di avviare, con grande entusiasmo e partecipazione corale, uno straordinario e toccante progetto di pura solidarietà intitolato “Adotta un ulivo in classe”. L’intera operazione didattica si inserisce perfettamente nel solco tracciato dalla vastissima campagna nazionale promossa e sostenuta dall’UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia), che quest’anno porta il suggestivo e bellissimo slogan: «Ulivo – Niente è più bello che vederlo crescere». Si tratta di un’iniziativa ambiziosissima che riesce nel piccolo, grande miracolo di coniugare e fondere armoniosamente l’impegno civile quotidiano, l’imprescindibile tutela dei diritti inviolabili dell’infanzia e il vitale sostegno economico e morale alle innumerevoli e gravose attività umanitarie portate avanti dall’UNICEF nelle regioni più povere e vulnerabili dell’intero pianeta terra.

Il valore simbolico: la Pace e la costruzione di un futuro solido

La particolarità e la genialità di questo percorso scolastico risiedono proprio nella capacità straordinaria di riuscire a trasformare la pura, fredda e astratta teoria istituzionale in un percorso pratico, tangibile e coinvolgente di Educazione Civica per tutti gli alunni.
La scelta di utilizzare specificatamente la pianta dell’ulivo non è stata affatto casuale o dettata da mere logiche di giardinaggio scolastico, ma possiede un fortissimo, inequivocabile e radicato valore simbolico. Essendo l’ulivo, da millenni, il simbolo universale indiscusso della Pace tra i popoli del Mediterraneo, l’albero rappresenta allegoricamente anche l’importanza vitale di avere radici salde e profonde, una straordinaria vitalità biologica e l’innata, miracolosa capacità di resistere tenacemente alle tempeste e alle avversità della vita. Inserita strategicamente e quotidianamente all’interno dell’affollato e vivace ambiente scolastico, ogni singola piantina si trasforma così in una potentissima e costante metafora visiva, capace di simboleggiare la crescita umana, culturale e condivisa dei giovani studenti teramani. La presenza silente ma viva dell’arbusto servirà a ricordare loro, costantemente, che la costruzione di un futuro solido, pacifico e prospero richiede un’infinita dose di pazienza, una dedizione incrollabile e, soprattutto, un’amorevole cura quotidiana.

L’incontro con Giammaria De Paulis e il ruolo della cittadinanza attiva

L’avvio formale e ufficiale del bellissimo progetto verde è stato recentemente sancito e celebrato attraverso un proficuo e partecipatissimo incontro istituzionale di altissimo profilo, che ha visto la partecipazione attiva del presidente della sezione UNICEF territoriale di Teramo, Giammaria De Paulis.
Il presidente ha avuto il delicato compito e il grande onore di portare fisicamente e spiritualmente all’interno delle mura dell’istituto il messaggio universale di speranza e le azioni concrete di solidarietà che la grande organizzazione umanitaria svolge quotidianamente, faticosamente e in prima linea sul campo, col solo scopo di proteggere e salvare la vita di bambine, bambini e milioni di adolescenti costretti a vivere in drammatici contesti di emergenza bellica o di gravissima vulnerabilità sociale ed economica. Ad accoglierlo con tutti gli onori e i ringraziamenti del caso sono state la lungimirante dirigente scolastica dell’istituto, la dottoressa Maria Letizia Fatigati, e la preparatissima referente d’Istituto del progetto, l’insegnante Patrizia De Amicis. Entrambe le professioniste sono da sempre fermamente e quotidianamente impegnate nel difficile compito di guidare e supportare gli studenti attraverso sani e robusti percorsi di crescita pedagogica e sociale. L’atto di adottare collettivamente una pianta in aula, come ampiamente ribadito durante la presentazione, va infatti ben oltre il mero (seppur fondamentale) concetto di raccolta fondi a scopo benefico: si configura a tutti gli effetti come una vera e propria, complessa e formativa esperienza di cittadinanza attiva.

Dalla teoria all’impegno: gli studenti cureranno le piantine nelle aule

Come ha giustamente e opportunamente sottolineato nel suo vibrante discorso la dirigente scolastica Fatigati, la scuola odierna ha il dovere morale di accogliere e veicolare “input educativi di valore”, impegnandosi allo spasimo affinché questi stimoli esterni possano trasformarsi in un “solido curricolo di educazione civica”, assorbendo direttamente il sacro messaggio di Pace dalle piantine di ulivo di cui i ragazzi dovranno prendersi cura fisicamente.
Concretamente e a livello meramente logistico, le piantine di ulivo targate UNICEF saranno da oggi collocate stabilmente all’interno delle singole e rumorose aule dell’istituto, per poi essere amorevolmente affidate alle cure dirette, vigili e attente dei giovani studenti. Spetterà proprio ai ragazzi, organizzandosi in gruppi o turnazioni, la totale e gravosa responsabilità quotidiana di annaffiarle regolarmente, assicurarne e garantirne la corretta esposizione alla fondamentale luce solare e monitorarne visivamente e scientificamente il processo di crescita e attecchimento nel terriccio. Attraverso questo microscopico ma straordinario impegno pratico e costante, i complessi e spesso astratti macro-concetti globali legati al rispetto rigoroso dell’ambiente, all’inviolabilità dei diritti umani e alla salvaguardia della Pace si trasformeranno finalmente in un sano e istruttivo esercizio pratico di immensa responsabilità individuale e collettiva. Un gesto apparentemente banale e semplicissimo che insegna, meglio di mille libri di testo, come la preziosissima virtù della solidarietà umana vada innaffiata e coltivata giorno dopo giorno per poter sperare di vederla portare buoni frutti nella fredda società moderna.

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