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DOCUDÌ2026: PREMIAZIONI DEI FILM VINCITORI E IN ANTEPRIMA REGIONALE LA PRESENTAZIONE DEL FILM ANIME VIOLATE DI MATTEO BALSAMO

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DOCUDÌ2026: PREMIAZIONI DEI FILM VINCITORI E IN ANTEPRIMA REGIONALE LA PRESENTAZIONE DEL FILM ANIME VIOLATE DI MATTEO BALSAMO

Redazione-  Sabato prossimo, 9 maggio 2026, all’Auditorium Cerulli di Pescara, dalle ore 18:30, si svolgerà la serata conclusiva del Concorso di Cinema Documentario DOCudì, giunto quest’anno alla sua 13a edizione ed organizzato dalla associazione ACMA .

Il Concorso ha avuto, come punto cardine, “Panorama Italiano”: un’unica sezione competitiva con documentari che attraverso temi diversi, ha mostrano tra l’altro il valore dei luoghi e delle relazioni che sono stati presentati con appuntamenti settimanali in tre mesi, da marzo a maggio. Come nelle scorse edizioni, i premi assegnati sono due: il PREMIO del pubblico per il miglior documentario, scelto attraverso una Giuria Popolare formata dagli spettatori, e il PREMIO per il miglior documentario Sociale, scelto dall’associazione ACMA.

Dopo la consegna dei Premi in Anteprima regionale verrà presentato ANIME VIOLATE il docufilm che accende i riflettori sulla tipologia forse più crudele delle tante truffe da cui siamo bersagliati, quella affettiva, che fa leva sui buoni sentimenti. Sarà lo stesso regista, Matteo Balsamo ad illustrare il lavoro realizzato con la collaborazione di Acta, l’Associazione Contrasto truffe affettive, nata 12 anni fa e presieduta da Jolanda Bonino caduta anche lei nella trappola dei truffatori digitali che si insinuano nelle vite degli altri.

Il docufilm racconta la sua e altre cinque storie di strazio e rinascita nel volontariato in Acta, ma, spiega Bonino “vuole mettere l’accento su un fenomeno collettivo, su una manipolazione cinica e perfida che riduce spesso sul lastrico le vittime portandole alla disperazione e a volte, al suicidio. Dietro i profili di donne piacenti e uomini fascinosi, spesso sedicenti militari o medici bloccati all’estero ci sono delle bande esperte di tecniche manipolative, abilissime nel far sentire al centro del mondo le loro vittime”.
I numeri delle truffe affettive fornite dal ministero dell’Interno parlano di 6 milioni e 855mila frodati nel 2025 con le truffe affettive, il Rapporto Acta di 1360 casi denunciati nel 2024, con una propensione a rivolgersi alle forze dell’ordine che si ferma al 17 per cento.

Nel docufilm di Balsamo, parlano di prevenzione e contrasto delle truffe affettive anche agenti della Polizia Postale, dei Carabinieri e un esperto di Intelligenza artificiale che spiega come qualsiasi foto si può trasformare in quella di una diva di Hollywood.

“Nel docufilm ho voluto evitare di mettere l’accento sull’entità del denaro truffato – spiega Balsamo – puntando invece a raccontare la genesi delle truffe e soprattutto come famiglie, amici e conoscenti hanno reagito davanti alle storie delle vittime. Perché spesso alla truffa si aggiunge anche il dolore di essere allontanati, ridicolizzati o addirittura bullizzati”.

sabato 9 maggio 2026 ore 18:30 PREMIAZIONI – EVENTO SPECIALE:
verrà presentato, in ANTEPRIMA REGIONALE il film ANIME VIOLATE di Matteo Balsamo
Donne e uomini, sedotti da profili falsi e promesse d’amore, restano intrappolati in una rete invisibile di manipolazioni psicologiche, isolamento e rovina economica. Non si tratta solo di raggiri finanziari, ma di ferite profonde che toccano la dignità, la fiducia, l’essenza stessa del legame umano.“Anime Violate” racconta, con delicatezza e onestà, le storie vere di chi è stato sedotto e abbandonato da amori mai esistiti, da illusioni costruite con precisione da organizzazioni criminali che sanno colpire nel punto più vulnerabile.

INFO schede, sinossi, trailer, bio https://www.webacma.it/docudi2026-anime-violate/

Trailer https://www.facebook.com/share/v/1CAxssec68/

Per chi ama il cinema che racconta il reale, Pescara con #DOCudì2026 il concorso di cinema documentario organizzato dall’A.C.M.A. – Associazione Cinematografica Multimediale Abruzzese, offre l’opportunità di visionare un panorama variegato e multiforme della nostra società.

Giunto alla sua 13a edizione e con i suoi sei appuntamenti con opere in concorso e due eventi speciali distribuiti settimanalmente nel periodo dal 20 marzo al 09 maggio 2026, DOCudì con la formula del “festival diffuso”, consente al pubblico di vedere storie e linguaggi del documentario contemporaneo.
Il concorso con la sezione “Panorama Italiano”, presenta i documentari più significativi degli ultimi due anni con la partecipazione in sala di registi e sceneggiatori che si confrontano con il pubblico: un momento prezioso per riuscire a creare uno scambio di idee e di condivisione tra l’autore e il pubblico in sala.

DOCudì, nel corso degli anni, è diventato un punto di riferimento nazionale per il documentario d’autore, capace di portare in Abruzzo opere che, in molti casi, difficilmente potremmo visionare anche se hanno già calcato i principali festival italiani e internazionali.

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DOCudì, giunto quest’anno alla 13° edizione è organizzato dall’A.C.M.A. – Associazione Cinematografica Multimediale Abruzzese, Una associazione culturale senza scopo di lucro nata nel dicembre 2000.
Costituita da volontari ha la finalità di promuovere la cultura cinematografica e multimediale attraverso la sua fruizione a vantaggio dei propri associati e dell’intera collettività. Si occupa di promuovere, organizzare e pianificare attività culturali in generale soprattutto attraverso l’organizzazione di festival, rassegne, cineforum o singole proiezioni.
CHI SIAMO https://www.webacma.it/chi-siamo/

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ANIME VIOLATE di Matteo Balsamo
attraverso le voci delle vittime, Anime Violate svela il crudele inganno delle truffe affettive: falsi amici, manipolazioni e perdite. Un viaggio straziante dalla distruzione alla rinascita

PAESE Italia – ANNO 2025 – DURATA 77’ – GENERE sociale, sentimentale – SOGGETTO Rossella Bertone – SCENEGGIATURA Rossella Bertone, Matteo Bertone – PRODUZIONE Giotto

sinossi dove l’identità può essere modellata da un algoritmo, le truffe affettive emergono come una nuova forma di violenza emotiva. Donne e uomini, sedotti da profili falsi e promesse d’amore, restano intrappolati in una rete invisibile di manipolazioni psicologiche, isolamento e rovina economica. Non si tratta solo di raggiri finanziari, ma di ferite profonde che toccano la dignità, la fiducia, l’essenza stessa del legame umano.
“Anime Violate” racconta, con delicatezza e onestà, le storie vere di chi è stato sedotto e abbandonato da amori mai esistiti, da illusioni costruite con precisione da organizzazioni criminali che sanno colpire nel punto più vulnerabile. Le vittime narrano con sorprendente lucidità il crollo e la lenta, faticosa risalita, incorniciate da immagini sospese, atmosfere ipnotiche e una colonna sonora essenziale, che restituiscono il senso di disorientamento vissuto da chi si è trovato in bilico tra realtà e finzione. Il lungometraggio non vuole essere un’inchiesta, ma un’indagine dell’anima, un invito a riconoscere la vulnerabilità come esperienza comune, e la rinascita come un atto di coraggio condiviso.

Matteo Balsamo è nato a Broni nel 1977. Ha iniziato la sua carriera come attore, recitando in produzioni teatrali, documentari, cortometraggi e lungometraggi, tra cui Cado dalle nubi di Gennaro Nunziante, Vallanzasca – Gli angeli del male di Michele Placido e Solo per il weekend di Gianfranco Gaioni. Successivamente è passato alla regia, dirigendo spot pubblicitari, cortometraggi, video musicali e la web serie E-114, che gli è valsa riconoscimenti in Italia e all’estero. Il suo approccio combina la visione d’autore con competenze interdisciplinari di scrittura, recitazione e montaggio, con una forte attenzione all’autenticità emotiva e al linguaggio visivo.

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Le pagine delle donne: a Spoleto un salotto letterario tra libri, parole ed emozioni

Domenica 6 settembre 2026, alle ore 16.00, Palazzo Mauri a Spoleto ospiterà “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario”, un appuntamento dedicato alla scrittura femminile, alla cultura e alle storie di vita. L’evento è ideato e organizzato da Roberta Testaguzza e sarà condotto da Massimo Zamponi.

Ci sono eventi che nascono da un’idea organizzativa e altri che, prima ancora di diventare appuntamenti in calendario, nascono da una sensibilità. “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario” appartiene certamente a questa seconda categoria: un incontro pensato per mettere al centro i libri, ma soprattutto le donne che quei libri li hanno scritti, vissuti, attraversati e trasformati in parole.

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Massimo Zamponi e il Cav.Roberta Testaguzza

Redazione-  Domenica 6 settembre 2026, alle ore 16.00, Palazzo Mauri a Spoleto ospiterà “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario”, un appuntamento dedicato alla scrittura femminile, alla cultura e alle storie di vita. L’evento è ideato e organizzato da Roberta Testaguzza e sarà condotto da Massimo Zamponi.

 

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia con il Cav. Roberta Testaguzza

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia con il Cav. Roberta Testaguzza

Ci sono eventi che nascono da un’idea organizzativa e altri che, prima ancora di diventare appuntamenti in calendario, nascono da una sensibilità. “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario” appartiene certamente a questa seconda categoria: un incontro pensato per mettere al centro i libri, ma soprattutto le donne che quei libri li hanno scritti, vissuti, attraversati e trasformati in parole.

Locandina Evento Spoleto

L’appuntamento è fissato per domenica 6 settembre 2026, alle ore 16.00, nella suggestiva cornice di Palazzo Mauri a Spoleto, luogo naturalmente vocato alla cultura e all’incontro. Un pomeriggio nel quale la letteratura non sarà soltanto materia da raccontare, ma diventerà uno strumento per entrare nelle esperienze personali, nei sentimenti, nelle scelte e nelle sensibilità delle autrici protagoniste.

A ideare e organizzare l’iniziativa è Roberta Testaguzza, che ha immaginato un format capace di andare oltre la tradizionale presentazione editoriale. Il suo progetto parte infatti da una domanda semplice e, proprio per questo, profondamente significativa: cosa c’è dietro le pagine di un libro? Quale donna si nasconde dietro una storia, un personaggio, un pensiero, una confessione?

Da qui nasce il sottotitolo che accompagna l’iniziativa: “Le autrici raccontano il libro che hanno scritto… e la donna che sono”. Una frase che racchiude perfettamente lo spirito dell’appuntamento.

Non soltanto libri, dunque, ma persone. Non soltanto trame e pubblicazioni, ma percorsi interiori. Non soltanto letteratura, ma quella particolare forma di verità che talvolta soltanto la scrittura riesce a restituire.

Il pomeriggio sarà articolato attraverso incontri con le autrici, conversazioni e racconti di vita, letture di brani scelti dalle scrittrici. Saranno proprio le parole a costruire un ponte tra il pubblico e le protagoniste, consentendo ai presenti di conoscere non solo le opere, ma anche le motivazioni, le emozioni e le esperienze che hanno accompagnato la loro nascita.

A condurre il salotto sarà Massimo Zamponi, chiamato a guidare il pubblico attraverso un percorso fatto di domande, racconti, riflessioni e momenti di lettura.

La conduzione, in un appuntamento di questo tipo, diventa parte integrante della narrazione. Perché intervistare un’autrice significa anche saper ascoltare ciò che viene detto e, talvolta, intuire ciò che rimane tra le righe. È proprio nelle pause, nei ricordi, nelle emozioni improvvise che spesso si trova la parte più autentica di una storia.

E “Le Pagine delle Donne” sembra voler scommettere proprio su questo: sulla forza della parola quando riesce a diventare relazione.

L’iniziativa gode del patrocinio della Città di Spoleto e si svolge in partnership con l’Unione Insigniti – Ordine al Merito della Repubblica Italiana, elementi che conferiscono all’appuntamento una particolare dimensione istituzionale e culturale.

La scelta di Spoleto non appare casuale. Una città che da sempre dialoga con l’arte, la cultura e la letteratura offre infatti una scenografia ideale per un incontro nel quale il libro diventa protagonista e, contemporaneamente, punto di partenza per parlare della contemporaneità.

Le donne che scrivono raccontano mondi differenti. Alcune affidano alla pagina la memoria, altre la fantasia, altre ancora le proprie inquietudini, le esperienze, le battaglie, le speranze. Ma in ogni libro c’è una parte di chi lo ha scritto. Talvolta evidente, talvolta nascosta, talvolta inconsapevole.

È questa la magia della letteratura: mentre l’autore pensa di raccontare una storia, il lettore finisce per riconoscervi qualcosa di sé.

Il salotto ideato da Roberta Testaguzza vuole quindi creare uno spazio di confronto autentico, nel quale le protagoniste possano parlare del proprio lavoro senza rinunciare alla dimensione più umana del loro percorso.

Un’idea che porta con sé anche una riflessione più ampia sul ruolo della donna nella cultura contemporanea. La scrittura femminile non è un genere chiuso, né un’etichetta: è un universo plurale, fatto di voci diverse, esperienze differenti e prospettive capaci di arricchire il panorama culturale.

E proprio la pluralità sembra essere uno dei valori più interessanti di questo appuntamento.

“Le Pagine delle Donne” non promette soltanto un pomeriggio dedicato ai libri. Promette un incontro con le persone che quei libri li hanno trasformati in realtà. Perché dietro ogni copertina esiste una storia: quella dell’autrice, del suo coraggio, delle sue domande, delle sue fragilità e delle sue conquiste.

In questo senso, il titolo dell’evento diventa quasi una piccola dichiarazione d’intenti. Le pagine sono quelle dei libri, naturalmente, ma sono anche le pagine della vita. Quelle che nessun editore può correggere, nessun redattore può riscrivere e che soltanto il tempo continua a sfogliare.

E così, nel cuore di Spoleto, il prossimo 6 settembre, il pubblico sarà invitato a fare proprio questo: sfogliare idealmente quelle pagine insieme alle loro protagoniste.

Il merito dell’ideatrice e organizzatrice Roberta Testaguzza è aver costruito un appuntamento nel quale la letteratura può tornare a essere incontro, dialogo, emozione e comunità. Un pomeriggio che mette insieme cultura e sensibilità, lasciando spazio alla voce delle autrici e alla curiosità del pubblico.

In un’epoca nella quale si corre spesso il rischio di consumare le parole troppo velocemente, fermarsi ad ascoltarle diventa quasi un atto rivoluzionario.

E allora ben venga una domenica nella quale un libro non venga soltanto presentato, ma raccontato; nel quale un’autrice non venga soltanto intervistata, ma ascoltata; nel quale una donna possa parlare delle proprie pagine e, attraverso quelle pagine, raccontare anche se stessa.

“Le Pagine delle Donne” nasce così: come un piccolo grande viaggio dentro la letteratura e dentro l’anima. Un appuntamento nel quale le storie diventano volti, le parole diventano emozioni e i libri tornano a fare ciò per cui sono nati: mettere in comunicazione le persone.

L’ingresso è libero. L’appuntamento è a Palazzo Mauri, Spoleto, domenica 6 settembre 2026 alle ore 16.00.

E forse, alla fine, la pagina più bella sarà proprio quella ancora da scrivere: quella dell’incontro tra le autrici, il pubblico e tutte le emozioni che la letteratura saprà regalare.

 Il Cav. Roberta Testaguzza

Il Cav. Roberta Testaguzza

ROBERTA TESTAGUZZA E “LE PAGINE DELLE DONNE”: QUANDO LA LETTERATURA DIVENTA INCONTRO

Cav.Testaguzza, “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario” è un evento che porta a Spoleto un’idea nuova: non soltanto parlare dei libri, ma conoscere le donne che li hanno scritti. Da dove nasce questo progetto?

Nasce dal desiderio di creare uno spazio nel quale la letteratura possa essere vissuta in maniera autentica, attraverso le voci, le emozioni e le esperienze delle autrici. Un libro non è mai soltanto un insieme di pagine: dietro ogni storia c’è una persona, con il proprio vissuto, le proprie sensibilità, le proprie domande e spesso anche le proprie fragilità. Ho voluto quindi ideare un appuntamento nel quale le autrici potessero raccontare non soltanto ciò che hanno scritto, ma anche la donna che sono. Da qui nasce il sottotitolo dell’evento: ‘Le autrici raccontano il libro che hanno scritto… e la donna che sono’. È questa, per me, la vera anima del progetto.

 

L’appuntamento si terrà domenica 6 settembre a Palazzo Mauri. Quanto è importante la scelta di Spoleto e di questa particolare cornice?

È una scelta alla quale tengo molto. Spoleto è una città che parla naturalmente di cultura, arte e bellezza e Palazzo Mauri rappresenta una cornice ideale per un incontro dedicato ai libri. Volevo che il luogo contribuisse a creare quell’atmosfera intima e raffinata che immagino per il salotto letterario. Sarà un pomeriggio nel quale il pubblico potrà incontrare le autrici, ascoltare le loro storie, assistere alla lettura di alcuni brani e condividere emozioni. La cultura, secondo me, deve avere anche questa capacità: creare luoghi nei quali le persone possano fermarsi, ascoltarsi e riconoscersi.

 

Il programma prevede conversazioni, racconti di vita e letture. Che cosa desidera lasciare al pubblico al termine dell’incontro?

Mi piacerebbe che ogni persona uscisse da Palazzo Mauri portando con sé una frase, un’emozione o magari la curiosità di leggere un libro che ancora non conosceva. Vorrei, soprattutto, che il pubblico percepisse la sincerità delle protagoniste. Le letture saranno importanti, ma lo sarà altrettanto il dialogo. Quando un’autrice racconta perché ha scritto una determinata pagina, quale esperienza l’ha ispirata o quale emozione ha accompagnato la nascita di un libro, quella pagina assume un significato nuovo. Il mio desiderio è proprio quello di trasformare la presentazione letteraria in un’esperienza umana.

Lei è l’ideatrice e organizzatrice unica dell’iniziativa. Qual è stata la sfida più grande nel costruire in questo periodo”Le Pagine delle Donne”?

La sfida più grande è stata dare forma concreta a un’idea che avevo molto chiara dentro di me: creare un evento elegante, culturale, ma allo stesso tempo autentico e vicino alle persone. Organizzare significa occuparsi di tanti aspetti, ma dietro ogni dettaglio deve esserci una visione. Ho cercato di costruire un appuntamento nel quale ogni elemento potesse dialogare con gli altri: le autrici, i libri, la conduzione, la location e naturalmente il pubblico. Sono felice che l’iniziativa possa contare sul patrocinio della Città di Spoleto e sulla partnership con l’Unione Insigniti – Ordine al Merito della Repubblica Italiana. È una collaborazione che valorizza ulteriormente il significato dell’evento.

Se Lei dovesse descrivere ‘Le Pagine delle Donne” con una sola frase, quale sceglierebbe? E quale invito rivolgerebbe alle persone che verranno a Spoleto il 6 settembre?

Direi che “Le Pagine delle Donne” è un viaggio dentro i libri per arrivare alle persone. Invito il pubblico a partecipare con curiosità e con il cuore aperto, perché sarà un pomeriggio fatto di parole, ma soprattutto di emozioni. Vorrei che chi sarà con noi sentisse di non essere semplicemente spettatore, ma parte di un incontro. Le pagine più belle, del resto, sono quelle che riescono a parlare a tutti. E credo che il 6 settembre, a Palazzo Mauri, avremo l’opportunità di scriverne insieme una nuova: quella dell’incontro tra le autrici, i loro libri e il pubblico.

Autrice del libro il Cav. Roberta Testaguzza

Autrice del libro il Cav. Roberta Testaguzza

E così, tra pagine da sfogliare e storie da ascoltare, “Le Pagine delle Donne” si prepara a regalare a Spoleto un pomeriggio in cui la cultura incontrerà l’anima. Perché ogni libro custodisce una voce, ogni voce racconta una donna e ogni donna porta con sé un universo ancora da scoprire. Il 6 settembre, a Palazzo Mauri, quelle pagine si apriranno per diventare emozione, incontro e memoria. E forse, tra una parola e un’altra, ciascuno ritroverà anche un piccolo frammento della propria storia.

 

Il Cav. Roberta Testaguzza

Il Cav. Roberta Testaguzza

 

In foto Dodi Battaglia con il Cav.Roberta Testaguzza

In foto Dodi Battaglia con il Cav.Roberta Testaguzza

In foto Mara Venier con il Cav.Roberta Testaguzza

In foto Mara Venier con il Cav.Roberta Testaguzza

 

Copertina Libro

 

https://www.lafeltrinelli.it/mi-chiamo-pimpinella-sono-cuoca-libro-roberta-testaguzza/e/9791282377034?srsltid=AfmBOoqtiX5RKVk2BIYpKSqcdMV6oLI11_WheUGV0MYSlJ2F3IccalDo

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Riccardo Scamarcio, impegno e valori al servizio della UIR

Ci sono percorsi personali e professionali che, oltrepassando i confini delle singole esperienze, finiscono per incontrare un patrimonio più ampio: quello dei valori, della responsabilità e dell’impegno civile. È in questa prospettiva che si inserisce la figura di Riccardo Scamarcio, tra i soci fondatori dell’Unione Insigniti OMRI (UIR), realtà nata con l’obiettivo di riunire gli insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e di valorizzarne il ruolo nella società.

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Riccardo Scamarcio

Redazione-  Ci sono percorsi personali e professionali che, oltrepassando i confini delle singole esperienze, finiscono per incontrare un patrimonio più ampio: quello dei valori, della responsabilità e dell’impegno civile. È in questa prospettiva che si inserisce la figura di Riccardo Scamarcio, tra i soci fondatori dell’Unione Insigniti OMRI (UIR), realtà nata con l’obiettivo di riunire gli insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e di valorizzarne il ruolo nella società.

L’UIR nasce nel 2024 con una missione precisa: tutelare e promuovere i valori fondanti della Repubblica e delle sue istituzioni, traducendoli in una presenza concreta nel tessuto sociale. Solidarietà, legalità, concordia, etica e responsabilità rappresentano alcuni dei principi sui quali l’associazione intende costruire la propria azione, secondo il motto latino “Omnia Praeclara Rara”, ovvero “tutte le cose eccellenti sono rare”.

In questo contesto, il ruolo di Scamarcio assume una particolare rilevanza. La sua presenza tra i soci fondatori testimonia infatti la volontà di mettere professionalità, esperienza e sensibilità personali al servizio di un progetto che guarda oltre il riconoscimento formale delle onorificenze, puntando sulla responsabilità che deriva dall’essere insigniti della Repubblica.

L’organigramma ufficiale dell’UIR indica inoltre Riccardo Scamarcio come Presidente della Sezione di Perugia, confermando il suo coinvolgimento diretto nella realtà territoriale umbra.

Un incarico che si inserisce in un percorso nel quale la dimensione istituzionale e quella umana possono incontrarsi. Essere parte di un’associazione dedicata agli insigniti OMRI significa, infatti, contribuire alla diffusione di una cultura della cittadinanza consapevole, nella quale il prestigio dell’onorificenza viene accompagnato dalla disponibilità a partecipare, costruire relazioni e sostenere iniziative rivolte alla collettività. Afferma Scamarcio :

«Credo che la vera grandezza di un uomo non si misuri dal ruolo che ricopre, né dai riconoscimenti che riceve, ma dalla capacità di trasformare ciò che ha ricevuto dalla vita in qualcosa che possa essere restituito agli altri.

La responsabilità, prima ancora di essere un incarico, è una forma di coscienza. Significa comprendere che ogni decisione lascia una traccia e che il valore di una persona si rivela soprattutto nel modo in cui sceglie di attraversare il tempo, affrontando le difficoltà senza perdere la propria umanità.

Viviamo in un’epoca nella quale tutto sembra correre: le informazioni, le ambizioni, le relazioni. Eppure credo che il futuro appartenga a chi saprà fermarsi ad ascoltare, a costruire ponti invece di innalzare muri, a considerare la cultura, il lavoro e il merito non come strumenti di affermazione individuale, ma come occasioni di crescita collettiva.

Presiedere un’istituzione significa, innanzitutto, servire un’idea. E quell’idea deve essere più grande dell’ego di chi la rappresenta.

La vera eccellenza non consiste nell’essere arrivati più lontano degli altri, ma nell’avere contribuito a rendere possibile il cammino di chi verrà dopo di noi.

È questa, a mio avviso, la forma più autentica di eredità: non lasciare semplicemente un nome nella memoria, ma lasciare un segno nella coscienza delle persone».

Ed è proprio il rapporto tra radici e apertura verso il mondo a rappresentare una delle chiavi di lettura più interessanti della sua esperienza. Una dimensione che ben si accorda con lo spirito dell’UIR: custodire il valore delle istituzioni e delle proprie radici senza trasformarle in qualcosa di statico, ma renderle vive attraverso l’impegno quotidiano.

La presenza di Riccardo Scamarcio nella UIR restituisce dunque il ritratto di una personalità capace di muoversi tra cultura, professione e responsabilità sociale. Un ruolo che, soprattutto a livello territoriale, può diventare occasione di dialogo tra persone, esperienze e competenze diverse.

Perché un’onorificenza, quando viene vissuta con consapevolezza, non rappresenta soltanto un riconoscimento ricevuto: diventa una responsabilità da coltivare. E la vera eccellenza, forse, comincia proprio quando il prestigio personale si trasforma in servizio alla comunità.

In questa prospettiva, Riccardo Scamarcio rappresenta una presenza significativa nel percorso dell’UIR, chiamata a coniugare il valore delle esperienze individuali con quella dimensione collettiva nella quale i principi della Repubblica possono trovare una concreta e quotidiana espressione.

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Intervista a Riccardo Scamarcio, Presidente della Sezione U.I.R. Umbria–Perugia

Presidente Scamarcio, essere alla guida della Sezione U.I.R. di Perugia significa rappresentare un mondo nel quale il riconoscimento istituzionale incontra la responsabilità personale. Che cosa significa, per Lei, essere un insignito della Repubblica?

Significa innanzitutto comprendere che un’onorificenza non può essere considerata un punto di arrivo. È piuttosto una chiamata alla responsabilità. Ricevere un riconoscimento significa essere stati individuati per un percorso, per un impegno, per una storia professionale o umana che ha prodotto qualcosa di significativo. Ma proprio per questo, dopo il riconoscimento, dovrebbe iniziare una nuova fase: quella della restituzione. Restituire alla comunità attraverso il proprio esempio, la propria esperienza, la propria disponibilità. Credo che il vero valore di un’onorificenza risieda nella capacità di trasformare un titolo in comportamento.

La U.I.R. pone al centro valori come legalità, solidarietà, impegno civico e rispetto delle istituzioni. In una società attraversata da profonde trasformazioni, quanto è difficile custodirli?

È difficile, ma proprio per questo è necessario farlo. I valori non sono parole da pronunciare nelle occasioni solenni: sono strumenti attraverso i quali una comunità riconosce sé stessa. La legalità, per esempio, non riguarda soltanto le grandi questioni giudiziarie; comincia dai piccoli comportamenti quotidiani. La solidarietà non è soltanto assistenza, ma capacità di riconoscere nell’altro una parte della nostra stessa comunità. E il rispetto delle istituzioni non significa rinunciare al pensiero critico: significa comprendere che senza istituzioni credibili e senza partecipazione responsabile la democrazia rischia di diventare soltanto una parola.

Lei presiede una sezione territoriale in una regione, l’Umbria, che custodisce una straordinaria eredità culturale e spirituale. Quale contributo può offrire la U.I.R. a questo territorio, anno dopo anno?

L’Umbria possiede una forza particolare: riesce a coniugare memoria e contemporaneità. È una terra nella quale la storia non appare come qualcosa di lontano, ma continua a parlare al presente. La U.I.R. può contribuire creando occasioni di incontro, confronto e divulgazione. Ritengo importante coinvolgere le nuove generazioni, perché non possiamo limitarci a custodire ciò che abbiamo ricevuto: dobbiamo consegnarlo a chi verrà dopo di noi. E per farlo occorre parlare ai giovani con un linguaggio autentico, non solo celebrativo.

Oggi viviamo nell’epoca dell’immagine, della comunicazione immediata e dei social network. Che rapporto dovrebbe avere un’associazione come la U.I.R. con la comunicazione contemporanea?

Un rapporto attento e consapevole. Comunicare oggi significa assumersi una responsabilità enorme, perché ogni parola può raggiungere migliaia di persone in pochi secondi. Non credo che il problema sia essere presenti sui nuovi mezzi di comunicazione; il vero problema è cosa si decide di comunicare. Dobbiamo recuperare una comunicazione che non insegua soltanto la visibilità, ma che sappia generare consapevolezza. Una buona comunicazione non è quella che fa più rumore: è quella che lascia una domanda nella mente di chi ascolta.

Lei ritiene che le nuove generazioni siano ancora sensibili ai concetti di merito, impegno e servizio?

Assolutamente sì, ma dobbiamo avere il coraggio di ascoltarle. Spesso diciamo che i giovani non hanno valori, quando forse siamo noi adulti ad aver smesso di raccontare loro il valore delle cose. Il merito non deve essere presentato come una gara contro gli altri, ma come la capacità di diventare la migliore versione possibile di sé stessi. L’impegno è ciò che trasforma un desiderio in un risultato. Il servizio, invece, ci ricorda che la nostra vita acquista un significato più profondo quando ciò che sappiamo fare può essere utile anche agli altri.

 

Qual è, secondo Lei, la differenza tra prestigio e autorevolezza?

Il prestigio può essere attribuito; l’autorevolezza deve essere conquistata ogni giorno. Il prestigio appartiene spesso al ruolo, al titolo, alla posizione che una persona occupa. L’autorevolezza appartiene invece al comportamento. Una persona autorevole non ha bisogno di ricordare continuamente agli altri chi è: sono le sue azioni a parlare. E credo che per un insignito questo principio debba essere ancora più forte. Il titolo può aprire una porta, ma è ciò che siamo a decidere se quella porta resterà aperta.

 

In un tempo nel quale prevale spesso la ricerca del consenso immediato, quanto conta saper essere coerenti?

La coerenza è una forma silenziosa di coraggio. Significa rimanere fedeli ai propri principi anche quando sarebbe più conveniente cambiarli. Naturalmente nessuno possiede verità assolute e tutti abbiamo il diritto di modificare le nostre opinioni quando incontriamo nuove esperienze. Ma cambiare idea è diverso dal cambiare valori per convenienza. La coerenza non significa rigidità: significa avere una bussola.

C’è un valore della Costituzione italiana che sente particolarmente vicino?

Il principio secondo cui la Repubblica riconosce e garantisce i diritti, ma richiama anche ai doveri di solidarietà. È un equilibrio fondamentale. Abbiamo bisogno di ricordare che i diritti sono inseparabili dalla responsabilità. Una comunità non può vivere soltanto chiedendo; deve anche essere capace di dare. È proprio nella relazione tra diritti e doveri che, a mio avviso, si misura la maturità di una società.

Se dovesse spiegare ad un liceale perché vale ancora la pena impegnarsi per la propria comunità, quale sarebbe la Sua risposta?

Gli direi di non aspettare che siano sempre gli altri a cambiare le cose. Ogni comunità è fatta di persone e ogni persona, nel proprio piccolo, può lasciare un segno. Non dobbiamo necessariamente compiere imprese straordinarie. Possiamo essere corretti nel nostro lavoro, rispettosi degli altri, disponibili verso chi ha bisogno, attenti all’ambiente, rispettosi delle regole. Sono gesti apparentemente semplici, ma è dalla somma di questi gesti che nasce una società migliore.

 

 

Quale futuro immagina per la Sezione U.I.R. di Perugia?

Immagino una realtà sempre più aperta al territorio, capace di costruire ponti tra istituzioni, cultura, professioni, associazionismo e mondo giovanile. Vorrei che la Sezione fosse percepita non soltanto come un luogo nel quale si riuniscono persone insignite, ma come una comunità di persone disponibili a mettere competenze ed energie al servizio della collettività. Il futuro, per me, significa soprattutto questo: trasformare l’esperienza individuale in patrimonio condiviso.

 

E infine, Presidente, che cosa significa per Lei lasciare una traccia?

Lasciare una traccia non significa necessariamente essere ricordati. A volte una traccia è una persona che abbiamo aiutato, un giovane che abbiamo incoraggiato, un progetto che abbiamo fatto nascere, una parola pronunciata nel momento giusto. La memoria personale è fragile, mentre le conseguenze delle nostre azioni possono continuare a vivere negli altri. Se dovessi scegliere, preferirei dunque non essere ricordato per un titolo, ma per qualcosa di buono che quel titolo mi ha permesso di realizzare.

L’intervista a Riccardo Scamarcio lascia emergere una concezione dell’onorificenza lontana dalla semplice dimensione celebrativa. Al centro vi è l’idea di servizio, inteso non come imposizione ma come scelta consapevole.

Perché un titolo può essere inciso su una pergamena, appuntato su una giacca, pronunciato durante una cerimonia. Ma il suo significato più autentico non vive nella medaglia: vive nelle azioni che vengono dopo.

E forse è proprio questa la domanda che ogni riconoscimento dovrebbe consegnarci: non quanto siamo stati applauditi, ma quanto siamo stati capaci di essere utili agli altri.

Unione Insigniti

Unione Insigniti Ordine al merito della Repubblica

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

 

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

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Prefazione al libro di Michele Spagnuolo: Ho incontrato un amico

Da qualche anno Michele Spagnuolo mi parlava del suo desiderio di scrivere un libro e del suo mettersi all’opera iniziando a scrivere degli appunti.Ora il suo libro è terminato ed è interessante quello che racconta e che descrive.

Interessante non solo per i camminatori, i corridori, i pellegrini, i i viandanti ma anche per tanti credenti e, religiosi.

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Michele Spagnuolo

Redazione-  Da qualche anno Michele Spagnuolo mi parlava del suo desiderio di scrivere un libro e del suo mettersi all’opera iniziando a scrivere degli appunti.Ora il suo libro è terminato ed è interessante quello che racconta e che descrive.

Interessante non solo per i camminatori, i corridori, i pellegrini, i i viandanti ma anche per tanti credenti e, religiosi.

Michele racconta la sua storia, i suoi incontri, i suoi viaggi, i suoi aneddoti, le sue crisi, le sue rinascite, racconta del suo Team, delle tante gare di ultramaratone a cui ha partecipato diversi anni fa quando partiva da solo e viaggiava di notte vivendo l’esperienza della gara da quando usciva di casa fino a quando ritornava portando a casa ricche e intense esperienze e facendo incontri con individui atleti di ogni parte d’Italia e del mondo ognuno con un proprio vissuto di vita e di atleta.

Interessante quello che racconta Michele Spagnuolo sulla figura dell’Arcangelo Michele che gli ha fatto individuare una direzione e una meta, deviando da altre strade potenzialmente percorribili di lunghi chilometri di strade e gare difficili e sfidanti.

Michele ha continuato a gareggiare percorsi lunghissimi fino a 202,4 km, la classica Nove Colli Running ideata da Mario Castagnoli, ha continuato i suoi lunghi pellegrinaggi nel territorio del Gargano, percorsi eco-spirituali che lo hanno portato a grotte e monasteri, quali Pulsano e Monte Sant’Angelo, fino ad arrivare a Vieste percorrendo strade della lunghezza di 100 km e coinvolgendo durante gli anni  nei suoi percorsi tanti adepti che si avvicinavano al cammino e alla corsa di lunga distanza.

Michele racconta del suo mondo fatto di passi, di camminate, di letture; racconta delle persone che stima sia atleti che scrittori; atleti quali Marco Olmo che ultrasessantenne ha fatto cose molte importanti nell’ambito dell’ultrarunning soprattutto in montagna e nel deserto; Michele legge tanto anche di gente di Montagna, di un certo Bonatti e Corona.

Il libro di Michele si legge fluidamente e ci si ritrova nei suoi lunghi viaggi, camminate da solitario e in compagnia di oche persone ma anche di grandi gruppi che è riuscito a coinvolgere nelle diverse giornate e nei diversi orari. Michele è orgoglioso del movimento che ha creato nella sua cittadina di Manfredonia riuscendo a coinvolgere gruppi di oltre 50 persone nelle camminate serali soprattutto il martedì e il giovedì sera con partenza dal suo negozio di abbigliamento sportivo sito nel corso principale di Manfredonia.

Un libro che diventa un regalo per la cittadina di Manfredonia e tutti gli appassionati di lunghi viaggi di cammino, di corsa, di pellegrinaggio.

Complimenti amico mio.

Matteo Simone

“Ho incontrato un amico”. Autore: Michele Spagnuolo, BookSprint.

Anno di pubblicazione: 2019.

https://www.booksprintedizioni.it/libro/Autobiografia/ho-incontrato-un-amico

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