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IL PATTO PER AVEZZANO DENUNCIA: NESSUN ASSISTENTE AMMINISTRATIVO PER IL GLI UFFICI GIUDIZIARI DI AVEZZANO OVVERO NÉ PER IL TRIBUNALE E NÉ TANTOMENO PER LA PROCURA DELLA REPUBBLICA

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Redazione-  Dalle istituzioni centrali – centrodestra – e da quella locale, solo un omertoso silenzio. “Non ci sarà nessun nuovo assistente amministrativo per gli uffici giudiziari di Avezzano che vivono entrambi, sotto organico e depotenziati e tali resteranno. L’ufficialità arriva direttamente dalla graduatoria finale di merito da parte del dipartimento dell’organizzazione giudiziaria del personale dei servizi del Ministero della Giustizia relativa al c.d “codice 2” del concorso (su base nazionale) per 2.970 posti per funzionari e assistenti a supporto della giurisdizione e dei servizi di cancelleria. Di questi, nessuno verrà da noi, seppur su base di ridistribuzione di Corte di Appello dell’Aquila solo cinque figure sono state assegnate su base regionale.

L’attuale Sindaco di Avezzano e la destra cittadina che da sette anni si esalta per la filiera politica provinciale, regionale e nazionale, se ne sono guardati bene dal darne comunicazione. Un silenzio complice e omertoso ai danni dei cittadini e delle cittadine dell’intera Marsica, a cui invece, da troppo tempo, si promette il potenziamento della pianta organica oltre al rinvio all’anno del mai della chiusura della struttura stessa, sì a quasi pieno organico dei magistrati, ma svuotata dal personale.

Ancora una volta, però, la verità viene a galla e, assieme ad essa, vengono altresì smascherate le promesse da marinaio e gli annunci vuoti che fanno il paio con le passerelle politiche utili solo a strappare un consenso temporaneo per tenere a bada l’umore della collettività. Da entrambi i lati, dunque, per l’ennesima volta abbiamo un ottimo esempio di un pessimo modo di fare politica, ovvero solo proclami, ma nulla di concreto”.

Lo dichiara Roberto Verdecchia, candidato sindaco del Patto per Avezzano, la coalizione progressista composta dalle forze di centrosinistra, supportato da Movimento 5 Stelle, Casa Riformista, Avs, Partito Democratico e Rifondazione Comunista.

“Come Avvocato, e oggi anche come ex amministratore, sono anni che mi spendo in tutte le sedi per la difesa del Tribunale e della Procura della Repubblica, per il potenziamento della pianta organica, per fare sì che questo presidio di Giustizia e di legalità, il più importante dell’intera provincia, non chiuda. E non sarebbe comunque sufficiente tenerlo aperto perché va potenziato, tanto di giudici quanto di personale amministrativo, gli uni funzionali agli altri. Oggi veniamo a sapere, invece, che non solo si sono perse le tracce di fantomatici decreti ministeriali che dovrebbero scongiurare o, almeno, salvaguardare in via definitiva o quantomeno rinviare la chiusura del Tribunale e della Procura ad oggi fissata al 31 dicembre 2026, data che nel mondo della Giustizia è dietro l’angolo, ma che non ci sarà neanche il potenziamento della pianta organica. Insomma, una doppia beffa che ci fa ben riflettere a tutti, operatori e non operatori nel mondo del diritto”.

“Il Sindaco uscente non si è mai fatto mancare la possibilità di apparire di fronte alle telecamere o sulle pagine dei giornali per elogiare il suo operato a difesa delle due istituzioni (ricordiamo ancora tutti i video selfie nei quali camminava a Roma esaltandosi delle sue interlocuzioni ministeriali), e la destra che ora si candida come alternativa non fa altro che sbandierare la filiera istituzionale che sarebbe in grado di risolvere tutti i problemi ma, purtroppo, siamo fermi al palo, nulla si muove e nulla arriva. Un fallimento dopo l’altro, una promessa non mantenuta dopo l’altra. Solo fumo agli occhi dei cittadini a dimostrazione, ancora una volta, di come le due destre cittadine siano la stessa cosa: l’effige del modo peggiore di amministrare una città e di intendere la politica”.

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Subiaco, una bambina sceglie i carabinieri per la sua tesina e il comandante si commuove durante la consegna del premio

⚖️ Il sogno di una bambina di diventare carabiniere si è intrecciato con la realtà: il comandante di Subiaco premia in classe la piccola studentessa, regalando un momento di grande commozione tra i banchi di scuola.
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#Subiaco #Carabinieri #Scuola #EducazioneCivica

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caserma cc Subiaco

Redazione-  Subiaco, in provincia di Roma, è stata teatro nei giorni scorsi di un momento di autentica umanità che ha visto protagonisti gli alunni della scuola primaria di piazza delle Arti. In un clima di festa e partecipazione, la quinta C ha concluso il proprio percorso scolastico con una prova speciale, denominata “Ritorno al passato”. Si tratta di un progetto didattico che, pur integrando le moderne metodologie legate all’uso delle tecnologie digitali, ha voluto recuperare la ritualità dell’esame di licenza elementare che caratterizzava il sistema scolastico di qualche decennio fa. Tra le numerose presentazioni preparate dagli studenti, una in particolare ha catturato l’attenzione non solo del corpo docente, ma anche delle forze dell’ordine del territorio.

Una giovane studentessa, con la determinazione tipica di chi coltiva un desiderio profondo, ha dedicato il suo lavoro di ricerca proprio all’Arma dei Carabinieri. La bambina, all’interno della sua tesina, ha analizzato con cura non solo la storia e le funzioni istituzionali dell’Arma, ma ha espresso apertamente il proprio obiettivo di vita: diventare, un giorno, un ufficiale della Benemerita.

la sorpresa inaspettata tra i banchi di scuola

L’impatto del lavoro scolastico è andato ben oltre il perimetro dell’aula. Una volta appresa la notizia della singolare tesina, il luogotenente Rosario Cascio, comandante della locale stazione di Subiaco, ha deciso di accogliere l’invito a partecipare all’esposizione, presentandosi in classe insieme a due colleghi. L’ingresso dei militari ha trasformato la lezione in un momento di confronto diretto, dove il sogno della piccola ha incrociato la realtà quotidiana del servizio di sicurezza.

Il comandante, seduto tra i banchi, ha ascoltato con estrema attenzione le parole della studentessa, che ha spiegato con lucidità le ragioni della sua ammirazione per il corpo e i compiti che spera di svolgere una volta raggiunta l’età adulta. Di fronte alla passione e alla serietà della bambina, il luogotenente Cascio non è riuscito a trattenere la commozione. Quello che doveva essere un semplice momento di confronto istituzionale si è rivelato un incontro capace di abbattere le barriere tra la figura autoritaria del tutore della legge e lo spirito vivace degli alunni.

un legame profondo tra istituzioni e territorio

Al termine dell’esposizione, il comandante ha voluto omaggiare la piccola con alcuni gadget ufficiali, simboli di un’appartenenza che la bambina spera di conquistare in futuro. La stretta di mano tra il militare e la promettente studentessa, avvenuta davanti agli occhi stupiti e felici dei compagni di classe, ha sigillato un ricordo che resterà impresso nella memoria di tutti i presenti. Il gesto non ha avuto soltanto un significato celebrativo, ma ha rappresentato un incoraggiamento concreto verso le aspirazioni della giovane.

Dagli uffici della compagnia di Subiaco hanno voluto sottolineare quanto accaduto, spiegando che la presenza del comandante non deve essere letta come una mera formalità istituzionale. Al contrario, tale iniziativa incarna il valore intrinseco che una caserma svolge all’interno di una comunità locale. Il comandante di stazione, in un comune come quello laziale, non è esclusivamente un operatore incaricato di garantire l’ordine pubblico, ma agisce come il volto umano dello Stato, configurandosi come il primo punto di riferimento per il cittadino.

In un’epoca in cui il rapporto tra istituzioni e giovani sembra talvolta sbiadirsi, l’episodio di Subiaco testimonia l’importanza di alimentare la fiducia e il rispetto reciproco a partire proprio dai contesti scolastici. La dedizione dimostrata dalla bambina nel raccontare le attività dell’Arma e la risposta sensibile del luogotenente Cascio offrono uno spaccato positivo di una società che sa ancora emozionarsi davanti ai sogni dei più piccoli. L’impegno profuso dall’alunna non è rimasto confinato in un foglio di carta, ma ha trovato il plauso di chi, ogni giorno, indossa quella divisa che lei spera di poter vestire con orgoglio tra qualche anno.

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L’associazione Edoardo Marcangeli su TG1 Dialogo, in tv il racconto del progetto “A casa di Edo”

📺 La storia dell’Associazione Edoardo Marcangeli arriva su Rai Uno: sabato a TG1 Dialogo il racconto del progetto “A casa di Edo”, nato per accogliere le famiglie dei bambini in cura al Bambino Gesù.
Da Carsoli alla tv nazionale, una testimonianza di solidarietà concreta che continua a crescere: leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Carsoli #EdoardoMarcangeli #TG1 #Solidarietà

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Redazione-  Carsoli si prepara a vedere una delle sue realtà associative più conosciute approdare sulla televisione nazionale. Sabato mattina, intorno alle 8.20, l’Associazione Edoardo Marcangeli sarà protagonista di “TG1 Dialogo”, la rubrica di approfondimento del primo telegiornale Rai, in uno spazio dedicato alla sua storia e soprattutto al progetto “A casa di Edo”, nato per offrire accoglienza concreta alle famiglie dei bambini in cura presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Per il territorio si tratta di un passaggio significativo, perché porta all’attenzione del grande pubblico un’esperienza nata in Abruzzo e cresciuta nel tempo fino a diventare un punto di riferimento per molte famiglie alle prese con percorsi di cura difficili e lunghi.

La presenza su Rai Uno rappresenta anche un riconoscimento pubblico per un cammino costruito a partire da una vicenda personale dolorosa e trasformato in un’opera stabile di solidarietà. Dall’associazione è arrivato un ringraziamento alla regista e al conduttore della trasmissione per aver scelto di approfondire la storia del sodalizio e l’origine del progetto. Un’attenzione che consente di raccontare non solo l’attività quotidiana svolta, ma anche la radice umana da cui tutto è nato: il desiderio di Edoardo, un bambino che, pur segnato dalla malattia, aveva maturato una sensibilità particolare verso la sofferenza degli altri piccoli pazienti e verso le difficoltà vissute dai loro genitori.

dalle origini a Carsoli alla nascita della prima Casa di Edo

L’Associazione Edoardo Marcangeli è stata costituita legalmente a Carsoli il 10 ottobre 2015. La sua nascita affonda le radici proprio nella volontà espressa da Edoardo, che durante i lunghi ricoveri aveva compreso quanto il peso della malattia non riguardasse solo il bambino, ma investisse l’intera famiglia. Oltre al dolore e alla paura, ci sono infatti gli spostamenti continui, i costi da sostenere, il tempo sottratto al lavoro, la gestione della vita quotidiana lontano da casa e l’angoscia di dover affrontare tutto questo in prossimità di un reparto ospedaliero.

Da quel seme è cresciuta un’associazione che ha scelto di intervenire proprio su questo fronte, cercando di offrire supporto concreto e vicinanza alle famiglie più fragili. Il passaggio decisivo arriva il 25 ottobre 2017, quando apre la prima Casa di Edo. L’obiettivo è chiaro: mettere a disposizione un luogo accogliente, sereno e vicino all’ospedale per i piccoli pazienti e per i loro familiari, in particolare per chi ha minori possibilità economiche e deve affrontare cure impegnative presso il Bambino Gesù.

La casa non nasce come semplice alloggio temporaneo, ma come spazio di sollievo dentro una quotidianità spesso segnata dall’incertezza. Per una famiglia che accompagna un figlio in ospedale per terapie lunghe, poter contare su un posto vicino, dignitoso e pensato per l’accoglienza significa alleggerire almeno una parte del carico materiale e psicologico. È su questo terreno che il progetto ha costruito negli anni la propria identità, legando la memoria di Edoardo a un gesto concreto di sostegno continuativo.

il progetto cresce e nel 2025 apre la seconda struttura di accoglienza

Negli anni l’impegno dell’associazione non si è fermato alla prima esperienza. La crescita del bisogno e la volontà di ampliare la risposta hanno portato, nel 2025, all’apertura della seconda Casa di Edo, pensata per accogliere nuove famiglie e rafforzare il sostegno ai bambini malati di leucemia in cura presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Un passaggio che segna l’evoluzione del progetto da iniziativa solidale locale a realtà organizzata, capace di estendere il proprio raggio d’azione e di dare continuità alla missione originaria.

Il modello costruito dall’associazione si inserisce in un ambito particolarmente delicato, quello dell’accoglienza delle famiglie durante le cure pediatriche complesse. In questi percorsi, il supporto logistico diventa una componente essenziale della presa in carico, perché consente ai genitori di restare vicini ai figli senza dover affrontare ulteriori ostacoli economici o organizzativi. La storia dell’Associazione Edoardo Marcangeli si muove proprio dentro questo spazio, cercando di trasformare una ferita personale in una rete di solidarietà capace di produrre effetti reali nella vita delle persone.

La vetrina di TG1 Dialogo offre ora la possibilità di far conoscere questa esperienza a un pubblico più vasto, in un momento in cui il tema dell’assistenza alle famiglie dei bambini malati resta centrale anche sul piano sociale. Per Carsoli, piccolo centro dell’Abruzzo interno, si tratta anche di un motivo di orgoglio civile: una storia nata dal territorio riesce a entrare nel racconto del servizio pubblico nazionale grazie alla forza del suo messaggio e alla concretezza dei risultati raggiunti.

Dietro il progetto “A casa di Edo” non c’è soltanto un’idea di beneficenza, ma una visione precisa della solidarietà: nessun bambino e nessuna famiglia devono sentirsi soli mentre affrontano la malattia. È questo il cuore del racconto che andrà in onda sabato mattina, ed è anche la ragione per cui la storia dell’associazione continua a parlare ben oltre i confini di Carsoli.

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L’arte contemporanea trova casa tra i vicoli medievali di Fontecchio

🎨 Sabato e domenica, tre artisti di fama internazionale aprono le porte dei loro studi a Fontecchio, offrendo un viaggio tra pittura, scultura e nuove visioni creative nel cuore dell’Abruzzo. Un’occasione imperdibile per scoprire come l’arte sta rigenerando il territorio.
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#fontecchio #artecontemporanea #abruzzo #cultura

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studi aperti a fontecchio TODD BROWN SETAREH GOODARZI 2

Redazione- Fontecchio, borgo incastonato nella Valle dell’Aterno e vero e proprio presidio di resistenza culturale in Abruzzo, si prepara a diventare il fulcro di un momento di riflessione artistica internazionale. Mentre l’attenzione mediatica nazionale è rivolta al capoluogo, L’Aquila, che si prepara al prestigioso percorso verso la Capitale Italiana della Cultura 2026, piccoli centri come Fontecchio dimostrano come la vitalità creativa non abbia confini geografici. Sabato 13 e domenica 14 giugno, gli studi di tre artisti di chiara fama internazionale – Setareh Goodarzi, Todd Thomas Brown e Indira Urrutia – apriranno le porte al pubblico, offrendo un’opportunità rara di confronto con opere che spaziano dalla pittura all’installazione, in un orario continuato dalle 16:00 alle 22:00.

un crocevia creativo tra paesaggi interiori e animazione

La ricerca artistica di Setareh Goodarzi giunge in Abruzzo carica di esperienze globali. Artista visiva di origini iraniane e formazione olandese, Goodarzi porta a Fontecchio un bagaglio tecnico di alto profilo, consolidato in anni di lavoro nel cinema d’animazione. La sua partecipazione come artista alla realizzazione di Loving Vincent, il film nominato agli Oscar che ha ricostruito la vita di Van Gogh attraverso migliaia di quadri a olio, ha segnato il suo approccio alla pittura. Oggi, immersa nella luce e nell’orografia abruzzese, Goodarzi traduce il territorio in una dimensione liminale. Le sue opere non sono semplici rappresentazioni del paesaggio montano, ma esplorazioni di spazi interiori dove il confine tra ciò che è reale e ciò che è astratto si dissolve. Chi visiterà il suo studio, situato vicino all’antica conceria medievale – raggiungibile percorrendo via del Rio e svoltando in direzione del ristorante Costa Di Maggio – potrà osservare il processo creativo di una produzione che unisce la maestria manuale alla sperimentazione visiva.

il ruolo sociale dell’arte nel ripopolamento dei borghi

Il progetto di Todd Thomas Brown è inserito in una visione più ampia e strutturata che vede nell’arte lo strumento privilegiato per il rilancio demografico e sociale. Trasferitosi a Fontecchio nel 2019, Brown ha compreso che per contrastare lo spopolamento delle aree interne non bastano le infrastrutture, ma serve costruire relazioni. Fondatore a San Francisco della storica Red Poppy Art House, l’artista ha declinato la sua esperienza in progetti che mirano a far convergere le comunità locali con le reti globali. Il Fontecchio International Airport, inteso come spazio di transito e scambio culturale, nasce proprio per dare concretezza a questa visione. La sua pittura ruota attorno al concetto di vitalità ecosistemica, un intento di “dipingere l’interno della vita” che invita lo spettatore a guardare al borgo non come a un reperto storico, ma come a un organismo vivente e pulsante. Accanto alle opere di Brown, il pubblico potrà ammirare le raffinate sculture sospese dell’artista cilena Indira Urrutia, esposte presso il Fontecchio International Gallery & Salotto, in via Villadonica 39.

Lo sguardo nomade di Urrutia, influenzato dal pensiero teorico di Rosi Braidotti, esplora l’identità contemporanea attraverso strutture che sfidano la gravità, in perfetto dialogo con l’architettura solida e antica di Palazzo Galli. L’artista, che vanta esposizioni in contesti prestigiosi – dalla Cina all’Arabia Saudita, passando per la Spagna dove risiede – trova in Fontecchio un terreno fertile per esporre un lavoro che riflette la mobilità e la fluidità. La scelta di queste tre figure di eleggere il borgo come proprio laboratorio di sperimentazione conferma come il territorio aquilano stia diventando un hub attrattivo per talenti che cercano il silenzio e la profondità necessari per creare nuove narrazioni. Questo fine settimana rappresenta, dunque, un invito a scoprire come l’arte possa abitare la storia, trasformando un piccolo centro abruzzese in uno snodo fondamentale del panorama contemporaneo. Per chi desidera approfondire la poetica degli autori, sono disponibili i portali web personali e il sito ufficiale della realtà culturale Fontecchio International.

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