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Attualità

L’ultima locomotiva verso il cielo: addio a Francesco Guccini, il poeta burbero con l’eskimo che ha cantato l’anima dell’Italia

L’Italia perde il suo professore, il poeta con l’eskimo che ha dato voce ai nostri sogni. Francesco Guccini si è spento a 86 anni nella sua Pavana, circondato dall’amore della famiglia. Addio al maestro de “La locomotiva”, “Cirano” e “Dio è morto”. Buon viaggio, Francesco: salutaci le stelle. 🎸 🍷 😢

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Francesco Guccini

Redazione – Ci sono notizie di cronaca che, quando arrivano improvvise sulle agenzie, ti tolgono letteralmente il respiro, facendoti fermare per un istante il battito del cuore. Come se un pezzo fondamentale della tua stessa vita, della tua gioventù, dei tuoi amori e dei tuoi ricordi se ne andasse via per sempre, portato via dal vento freddo dell’Appennino. Francesco Guccini è morto. Il cantautore emiliano, il poeta burbero con la celebre “r” moscia, l’intellettuale puro con l’inseparabile eskimo e il bicchiere di vino sempre pieno sul tavolo, si è spento all’età di 86 anni. La notizia, diffusa dalla famiglia con il cuore inevitabilmente spezzato, è un colpo durissimo e sordo per la cultura italiana, ma soprattutto per l’anima di milioni di persone che sono cresciute ascoltando i suoi dischi consumati sui giradischi. Perché Francesco non era affatto solo un cantante. Era il professore di lettere che tutti noi avremmo voluto avere a scuola, era lo zio saggio che ti raccontava la vita al tavolo dell’osteria, era la voce tuonante della coscienza di un’Italia che sognava, lottava, si innamorava e, a volte, si arrendeva. Con la sua scomparsa, non se ne va solo un artista immenso: se ne va l’ultimo grande, ineguagliabile narratore delle nostre povere vite.

Pavana, l’ultimo respiro tra gli affetti più cari: il silenzio dignitoso di un addio privato

Francesco ha scelto di andarsene esattamente come ha vissuto: schivo, vero, lontano dai riflettori accecanti, dalle luci stroboscopiche dello showbiz e dal rumore ipocrita e inutile della mondanità. Si è spento dolcemente questa mattina nel suo amato rifugio di Pavana, sull’Appennino tosco-emiliano, in provincia di Pistoia. Quel luogo magico, aspro e bellissimo, fatto di castagni secolari, fiumi freddi e silenzi antichi, che aveva tanto cantato nelle sue ballate e che era diventato il suo sacro buen retiro. Ad accompagnarlo nell’ultimo, grande e misterioso viaggio c’erano gli unici amori della sua vita: la moglie Raffaella e l’adorata figlia Teresa. Nel pieno e totale rispetto della sua natura profondamente vera, la famiglia ha annunciato che i funerali si terranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata. Una scelta di dignità assoluta, che chiede a tutti noi il massimo rispetto e una doverosa discrezione in un momento di strazio. Francesco non amava le passerelle e non tollerava l’ipocrisia dei lutti “da vetrina” televisiva. Voleva andarsene con il sussurro del vento tra gli alberi, tenendo per mano solo le persone che gli volevano bene davvero.

Da professore riluttante a poeta immortale di una generazione: l’uomo dietro l’eskimo

Nato a Modena il 14 giugno del 1940, la vita terrena di Guccini è stata un romanzo lungo e straordinario. Iniziò come insegnante, poi lavorò come giovane e curioso cronista alla Gazzetta di Modena, fino ad approdare, quasi riluttante e timido, nel mondo caotico della musica. Non voleva stare sul palco sotto i riflettori, Francesco. Preferiva starsene dietro le quinte a scrivere per gli altri, regalando all’Italia capolavori immortali cantati da Caterina Caselli e dai gruppi beat dell’epoca come l’Equipe 84 e i Nomadi. Canzoni titaniche, spirituali e profetiche come “Auschwitz”, “Per fare un uomo” o la struggente “Dio è morto” portano orgogliosamente la sua firma. Ma è negli anni ’70, con il definitivo trasferimento a Bologna, che nasce il mito incrollabile del cantautore. Vestito con l’inseparabile eskimo, con la barba incolta, gli occhiali spessi e la voce baritonale, Guccini è diventato il megafono umano di una generazione intera, l’idolo indiscusso della stagione dell’impegno politico e sociale. Ha saputo fondere l’alta letteratura (citando Borges, la Bibbia, Cervantes e Dumas) con il linguaggio crudo della strada, degli studenti e dei contadini, creando un genere narrativo unico al mondo.

Inni collettivi, fumo e bottiglie di vino: i suoi concerti come indimenticabili osterie dell’anima

Chiunque abbia avuto la fortuna immensa di assistere almeno una volta a un suo concerto dal vivo, sa perfettamente che non si trattava di semplici esibizioni musicali. I concerti di Guccini erano delle gigantesche, calde e meravigliose osterie dell’anima. Tra una canzone e l’altra, Francesco si sedeva sullo sgabello, teneva lunghissimi monologhi esilaranti, beveva vino rosso, fumava e parlava con il suo pubblico sterminato come se fossimo tutti seduti nel salotto di casa sua a Bologna. E poi partivano quegli inni collettivi che ci hanno cresciuto, che ci hanno consolato per un amore perduto, e che abbiamo cantato a squarciagola fino a perdere completamente la voce: la rabbia proletaria de “La locomotiva”, la nostalgia dolceamara di “Piccola città” o “Il vecchio e il bambino”, la poesia assoluta e straziante di “Vedi cara”, “Incontro” o “Autogrill”. Fino alla rabbia sputata in faccia ai moralisti finti e ai borghesi con “L’avvelenata”, e alla fierezza intellettuale di “Cirano”. Ogni sua canzone era una dura lezione di vita, uno specchio in cui guardare le nostre umane fragilità, le nostre paure e i nostri sogni infranti.

A settembre il grande abbraccio del suo popolo: perché Francesco non morirà mai

Dal 2012, dopo la toccante uscita del disco “L’ultima Thule”, Francesco aveva deciso lucidamente di appendere la chitarra al chiodo. Si era ritirato dalle scene musicali attive per dedicarsi esclusivamente alla sua altra, gigantesca passione: la scrittura. E anche lì aveva dimostrato la sua genialità assoluta, sfiorando il trionfo nel 2020 con l’ingresso nella cinquina del prestigiosissimo Premio Campiello con il romanzo “Tralummescuro”. Ci aveva avvisati che non avrebbe più cantato o fatto dischi, ma saperlo vivo, lì a Pavana nella sua casa, ci faceva sentire al sicuro. Ora quel vuoto intellettuale sembra davvero incolmabile. Proprio per permettere al suo immenso, devoto e oggi orfano pubblico di salutarlo come si deve, la famiglia organizzerà una grande cerimonia commemorativa pubblica nel mese di settembre. Sarà un momento di lacrime calde, di lunghi abbracci, e sicuramente di chitarre scordate suonate per le strade cantando a squarciagola le sue canzoni immortali.

Ciao Francesco, salutaci le stelle e bevi un bicchiere di quello buono per noi

Oggi l’Italia è un Paese infinitamente più povero, più solo, più ignorante e decisamente meno poetico di ieri. La morte di Francesco Guccini segna la fine irrevocabile di un’era irripetibile della canzone d’autore italiana. Ci ha insegnato l’ironia pungente, l’impegno civile senza compromessi, la dolcezza infinita della nostalgia e la rabbia sacrosanta contro le ingiustizie dei potenti. Ci ha insegnato che le parole sono pietre da scagliare e che la musica può letteralmente salvare l’anima di un uomo. Buon viaggio, “vecchio” professore. La tua ultima possente locomotiva a vapore è partita fischiando verso il cielo, ma noi, quaggiù sulla terra, continueremo ostinatamente a cantare le tue parole. Salutaci le stelle, guarda giù ogni tanto, e conservaci un posto libero all’osteria dell’eternità. Noi non sappiamo dove andremo, ma sappiamo che il tuo ricordo, nel nostro cuore, ci sarà per sempre.

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Politica

La svolta verde dei trasporti che rottama i vecchi pullman inquinanti: Andrea Dara svela il maxi-piano Pnrr da 370 milioni per la Lombardia

I fondi del Pnrr rottamano le vecchie flotte inquinanti e il domani dei trasporti lombardi viaggia a emissioni zero su vetture d’avanguardia! Il deputato della Lega Andrea Dara ha ufficializzato oggi, sabato 26 settembre 2026, lo sblocco di un colossale finanziamento dello Stato da 371,5 milioni di euro per l’arrivo in Lombardia di ben 591 autobus di ultimissima generazione. Un viaggio specchio iper-emotivo e gratuito nella logistica del MIT guidato da Matteo Salvini, che mette a terra un piano strategico per 11 città (tra cui Milano, Cremona, Bergamo e Pavia) per rivoluzionare il benessere quotidiano di studenti under 30 e lavoratori pendolari. Un comfort funzionale perfetto integrato in un maxi-bando nazionale da 2 miliardi di euro per sconfiggere l’isolamento da smartphone: scoprite la mappa dei bus nel nostro articolo! 👇

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On. Andrea Dara

Milano – Un’imponente ondata di ammodernamento tecnologico, transizione ecologica e rigore ingegneristico si appresta a rivoluzionare i flussi della mobilità urbana della regione, trasformando le strade e le corsie preferenziali in un’autentica officina di sostenibilità, risorsa terapeutica e sicurezza civile per tutta la cittadinanza. Il trasporto pubblico locale, quando sa spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché dei mezzi obsoleti e inquinanti di plastica, si riscopre l’unico vero specchio trasparente capace di rispondere con onestà alle richieste dei rioni, offrendo alle famiglie e ai lavoratori un’oasi di comfort funzionale perfetto e di mobilità pulita, lontana dall’asfissia del traffico metropolitano. Oggi, sabato 26 settembre 2026, i monitor della contabilità statale hanno registrato lo sblocco di un imponente capitolo di spesa macroeconomica: grazie ai fondi europei del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) sono in arrivo sul territorio lombardo ben 591 autobus di ultimissima generazione per un investimento record da 371,5 milioni di euro.

I dati della rivoluzione meccatronica sulle strade lombarde sono stati ufficializzati con spavaldo orgoglio e ferma determinazione politica dal deputato mantovano della Lega, Andrea Dara. La cabina di regia del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), guidata dal vicepremier Matteo Salvini, ha pianificato un ruolino di marcia millimetrico che distribuirà le risorse e i contratti di acquisto in totale trasparenza tra le undici province strategiche dello Stato rionale: il piano di rinnovo del parco mezzi bacerà infatti capillarmente i quartieri di Milano, Cremona, Bergamo, Monza, Pavia, Como, Lodi, Brescia, Varese, Mantova e Lecco, azzerando le distanze burocratiche e scacciando il torpore delle vecchie carrozze termiche, taccuino alla mano e passioni calde.

Il rinnovo del parco mezzi contro il logorio quotidiano: la saggistica del pendolarismo sano

L’ordito del programma pluriennale del MIT si configura come uno scudo impenetrabile e un programma di prossimità interamente finalizzato a potenziare l’efficienza dei servizi per i passeggeri del trasporto di strada, un comfort logistico che impatta direttamente sulla vita quotidiana di chi sale su un pullman per recarsi in fabbrica, in ufficio o nei laboratori dei licei. Sostituire i vecchi automezzi con vetture a propulsione elettrica, a idrogeno o a metano biologico costituisce il requisito irrinunciabile per tutelare il benessere collettivo e la salubrità dell’aria all’interno delle smart land della pianura padana. Si combattono così in modo flessibile la povertà infrastrutturale rionale e il logorio delle nevrosi generate dall’asfissia dei trasporti insufficienti, riducendo l’isolamento dei rioni periferici delle province.

I dati della mobilità complessiva parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: l’intervento lombardo si inserisce con merito all’interno di una monumentale operazione di squadra eccezionale e priva di filtri protettivi che abbraccia l’intera penisola. Il bando nazionale elargito dal dicastero di Porta Pia mette a terra un portfolio macroeconomico da ben 2,09 miliardi di euro complessivi, finalizzato allo sblocco immediato di 3.238 nuovi autobus destinati a rifornire le scuderie di 55 città italiane. Un programma strategico nato per valorizzare il merito delle aziende di trasporto locali e limitare l’esodo degli utenti verso l’uso selvaggio dei mezzi privati, sintonizzando le scadenze dello sviluppo urbano sui massimi Criteri europei di vivibilità, senza cedere a moralismi o paternalismi di facciata.

Il lavoro del MIT per le smart land: info e scadenze dei futuri contratti stradali

La segreteria dell’ufficio stampa della Lega a Montecitorio comunica che i verbali di assegnazione dei finanziamenti comunitari sono stati sigillati per consentire alle municipalizzate regionali l’immediata attivazione dei bandi di gara d’avanguardia per le forniture. L’opera del dicastero dei Trasporti dimostra con i fatti come le risorse economiche del Pnrr possano essere convertite in interventi concreti, privi di lacci burocratici, capaci di creare nuovi posti di lavoro stabili tra i conducenti e i tecnici delle officine della penisola e di restituire risposte flessibili alle richieste delle province che ogni giorno si muovono e producono.

I motori dell’amministrazione sono caldi e i canali della stampa sintonizzati sulle future scadenze dei cantieri delle autostazioni. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e prestate attenzione ai nuovi autobus che iniziano a circolare nei rioni della vostra città: scoprirete che finché lo Stato saprà investire sul benessere dei propri cittadini e sulla salubrità delle proprie strade, il domani della Lombardia sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano. Il viaggio verso la nuova mobilità sostenibile è cominciato dal Nord, ed è un cammino di futuro che aspetta solo di essere vissuto.

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Politica

Fronte fascista e chat shock, Sforzini lancia l’allarme: “Stiamo scherzando col fuoco”

La scoperta di una chat degli orrori piena di apologia nazista, inneggiamenti a Hitler, antisemitismo ed esaltazione delle stragi, frequentata assiduamente da 14 giovanissimi minorenni italiani indagati per eversione neonazista, squarcia drammaticamente la politica nazionale. A lanciare l’allarme rosso e una vera e propria chiamata al fronte costituzionale ci ha pensato Luca Sforzini, intellettuale e presidente di Rinascimento Nazionale: “Quando questi raccapriccianti simboli, questo antisemitismo cieco e le nostalgie dei totalitarismi vengono sdoganati e colpevolmente minimizzati dalla società civile definendoli semplice folklore o provocazione politica, si abbassano letali barriere immunitarie. Stiamo letteralmente scherzando col fuoco. Quando il veleno neonazista infetta e arriva alle giovani menti dei nostri ragazzi, significa che gli adulti hanno atteso troppo”. Nel suo accorato appello pubblico dal Piemonte, Sforzini lancia una pesantissima e chiara e inequivocabile sfida all’anima della destra di governo: “Una destra davvero e fieramente costituzionale deve tracciare un muro senza il minimo spazio o calcolo di ambiguità, bisogna fare un asse comune escludendo categoricamente dalla vita civile chi mantiene doppiezze su questi temi minacciando così la tenuta democratica della Nazione intera”. Leggi l’urlo e la presa di posizione durissima contro il razzismo👇

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Sforzini

Castellar Ponzano (Alessandria) – Mentre i salotti televisivi, le alte sfere dirigenziali e i corridoi del potere della politica romana continuano incessantemente e fastidiosamente a litigare, scontrarsi e speculare in maniera astratta e filosofica su riforme e definizioni legislative, la drammatica, cupa e violenta realtà della cronaca nera irrompe brutalmente e prepotentemente nel dibattito pubblico, squarciando un velo di omertà e di sottovalutazione sociale spaventoso. Nelle scorse e frenetiche ore, le agenzie di stampa nazionali hanno infatti battuto una notizia a dir poco agghiacciante: una vasta operazione di polizia ha portato alla perquisizione domiciliare di ben quattordici minorenni italiani, tutti gravemente e formalmente indagati e pesantemente coinvolti all’interno di una complessa e delicatissima inchiesta giudiziaria incentrata sull’attività sovversiva di inquietanti ambienti eversivi di chiara e inequivocabile matrice neonazista e suprematista. Di fronte all’emersione di questo torbido, putrido e pericoloso calderone di odio giovanile in rete, la reazione del mondo della cultura e della politica non si è fatta fortunatamente e doverosamente attendere. A sollevare immediatamente un argomentato, pesantissimo e durissimo scudo morale, istituzionale e civile è stato Luca Sforzini, intellettuale e presidente in carica del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Dal suo quartier generale piemontese, il noto pensatore ha diffuso in data odierna una nota stampa dai toni apocalittici ma lucidissimi, lanciando un disperato e accorato appello a tutte le forze sane, moderate e democratiche della Nazione affinché non si volti più il viso dall’altra parte derubricando questi fenomeni eversivi a semplici bravate adolescenziali, ma si prenda finalmente e civilmente atto della mastodontica minaccia eversiva che sta infettando silenziosamente il Paese e le sue nuove generazioni.

Quattordici minorenni indagati: il letale veleno neonazista corre nelle chat

Lo scenario dipinto e tratteggiato in maniera minuziosa e inquietante dai fascicoli investigativi aperti dalla Procura dei minori e dagli uomini della Digos ha contorni letteralmente foschi, angoscianti e cinematografici, che stridono spaventosamente e irrimediabilmente con la giovanissima, innocente e immatura età anagrafica dei tantissimi ragazzi inquisiti e perquisiti all’alba nelle loro camerette.
«Quattordici ragazzini, quattordici giovanissimi minorenni italiani si ritrovano oggi tragicamente e penalmente coinvolti, indagati e travolti nelle recenti perquisizioni giudiziarie disposte dalla magistratura inquirente nell’ambito di un’indagine inquietante su pericolosi e violenti ambienti neonazisti e suprematisti», esordisce con estremo sdegno e palese e viscerale orrore Luca Sforzini, leggendo e commentando i primi e scarni resoconti trapelati dai freddi verbali degli investigatori. «Questi ragazzini comunicavano costantemente e fanaticamente attraverso delle chiuse, criptate e settarie chat digitali e gruppi social privati all’interno delle quali circolavano, in maniera ossessiva e quotidiana, messaggi traboccanti del più bieco e puro antisemitismo, raccapriccianti, orrendi e inaccettabili tesi a favore del negazionismo e del revisionismo storico della Shoah, e finanche un fanatico, ritualistico e cieco culto personale rivolto all’ingombrante figura del dittatore Adolf Hitler e delle feroci milizie sanguinarie delle SS. Ad aggravare il tutto, non mancava la costante e psicotica esaltazione feticistica della violenza stragista e persino preoccupanti e cupi riferimenti organizzativi all’agghiacciante e reale possibilità di compiere degli attentati fisici e armati mirati. Certo, legalmente sono solo dei ragazzi poco più che bambini, ma noi adulti e legislatori non possiamo, e soprattutto non dobbiamo, assolutamente ignorare o provare a minimizzare vigliaccamente la reale portata e l’immensa gravità del pericolo democratico che stiamo correndo. Stiamo letteralmente e colpevolmente scherzando con il fuoco vivo».

“L’antisemitismo non è folklore”: l’attacco frontale alle nostalgie tollerate

L’allarme civile lanciato a reti unificate dal fondatore del Centro Studi piemontese non si limita però all’amara constatazione del degrado etico e morale di una singola o sfortunata generazione di adolescenti adescati in rete, ma individua chirurgicamente, storicamente e politicamente le precise e imperdonabili responsabilità morali degli adulti e, in particolare, di un certo mondo mediatico compiacente.
Il dito accusatore di Sforzini è puntato, duramente, implacabilmente e senza alcuno sconto, contro quella perniciosa, strisciante, trasversale e purtroppo popolarissima e tollerata malsana tendenza a banalizzare le derive razziste in nome di una presunta e finta “libertà di scherno”. «Quando dei simboli funesti, delle note e tragiche parole d’ordine sanguinarie e delle pericolosissime e inaccettabili nostalgie organizzate del regime nazifascista vengono costantemente, sistematicamente e colpevolmente derubricate e rimpicciolite dalla società civile a semplice e pittoresco ‘folklore’ da stadio, a banale provocazione mediatica da talk show, a stupida e infantile goliardia goliardica da bar o a un’innocua e giustificabile radicalità politica giovanile extraparlamentare, si contribuisce direttamente, fattivamente e irrimediabilmente ad abbassare progressivamente e inesorabilmente una fondamentale e invalicabile barriera culturale e immunitaria, che invece in questo Paese dovrebbe restare altissima e insormontabile per chiunque», tuona in maniera furente e accorata il presidente. «Dobbiamo capire, imprimendocelo a fuoco nella mente e nei libri di scuola, un concetto base: l’antisemitismo strisciante non è e non sarà mai una forma di folklore cittadino. Il nazismo assassino non è folklore, non è uno scherzo goliardico. Il razzismo ideologico non è affatto folklore da tollerare con un sorriso indulgente. E la violenza politica programmata e propagandata in rete non è, e non può mai essere, considerata o giustificata come folklore. Mai».

La sfida alla destra di governo: tracciare un netto confine coi totalitarismi

Consapevole del delicatissimo momento storico che sta attraversando l’intera impalcatura partitica e repubblicana in queste infuocate e tesissime settimane (tra piazze di estrema destra che urlano, richieste revisionistiche di abolire le leggi antifasciste e polemiche in Senato sui voti al ddl contro le discriminazioni religiose), Sforzini lancia anche un pesantissimo e mirato salvagente e monito ai palazzi del potere.
«In questo mio amaro e doloroso sfogo pubblico non si tratta assolutamente o banalmente di voler per forza criminalizzare, stigmatizzare o etichettare scorrettamente un’intera e legittima area politica conservatrice, né tantomeno si tratta di voler goffamente attribuire colpe morali o responsabilità oggettive a chi onestamente non ne ha affatto», chiarisce sapientemente e strategicamente l’intellettuale, rivolgendosi indirettamente ma esplicitamente proprio all’anima più matura del governo e della maggioranza partitica in Parlamento. «Si tratta esattamente e precisamente dell’esatto contrario istituzionale: noi tutti abbiamo oggi il preciso e urgente dovere civico di impedire e bloccare sul nascere il fatto che la legittima e democratica destra italiana venga confusa, mischiata, inquinata o tristemente associata a dei fenomeni eversivi che appartengono inevitabilmente alla spazzatura della storia del totalitarismo novecentesco, del razzismo e dell’antisemitismo criminale. Una destra europea che voglia davvero e sinceramente definirsi moderna, credibile e fieramente costituzionale deve assolutamente, oggi più che mai, avere la forza politica e il coraggio elettorale di tracciare pubblicamente questo muro e questo confine insormontabile di decenza democratica in maniera chiara, perentoria e senza la minima, colpevole o opportunistica ombra di ambiguità».

L’appello di Rinascimento Nazionale: “Costituzione e Cristianesimo contro l’odio”

La chiusura della nota stampa, diramata all’ombra delle mura dello storico Castello Sforzini di Castellar Ponzano in provincia di Alessandria, assume e si eleva ai contorni drammatici, spirituali e quasi profetici di una vera e propria e formale chiamata alle armi civili in difesa della democrazia.
«Quando questo letale e schifoso veleno dell’odio eversivo arriva persino a contagiare le menti plasmabili dei nostri ragazzi e dei nostri figli, allora significa inesorabilmente e inequivocabilmente che abbiamo tutti noi già aspettato decisamente troppo tempo per reagire», prosegue incalzando duramente e amaramente il presidente Sforzini. «Chi, nel mondo dei grandi e della politica adulta, continua stoltamente, biecamente e opportunisticamente a giocare a dadi con certe oscure nostalgie dittatoriali e razziste, dovrebbe capire in fretta che le parole, i simboli e i falsi miti politici sdoganati con facilità possono avere delle conseguenze nefaste e molto concrete sulle azioni dei più deboli. È ora di smettere questo gioco al massacro intellettuale. Lancio dunque un accorato, solenne e formale appello a tutte le innumerevoli forze politiche, civili e partitiche che si riconoscono sinceramente nel sacro perimetro della nostra Costituzione repubblicana, nel senso basico di umanità e nel limite umano che per primo l’alto Cristianesimo (quello vero e universale, a cui invece alcuni esponenti oltranzisti si appellano troppo spesso in maniera falsa, subdola, elettorale e prettamente strumentale) pone eticamente e duramente all’odio, alla violenza cieca e al rigetto o rifiuto del nostro prossimo. Bisogna fare immediatamente un compatto e solido fronte comune in Aula e nel Paese, andando a escludere categoricamente e politicamente dai tavoli tutti coloro che conservano, coccolano o sfruttano volutamente ambiguità e doppiezze verbali su questi delicatissimi temi che, nei fatti, minacciano letalmente la tenuta democratica e pacifica della nostra Nazione. Questo è a tutti gli effetti un gravissimo attacco eversivo ai gangli dello Stato. Dobbiamo reagire ora, prima che sia troppo tardi».

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Politica

Futuro Nazionale alla Festa del Sole: l’asse con l’estrema destra accende la polemica

Svolta radicale e infuocata per il movimento “Futuro Nazionale”, che rompe gli indugi e si lancia in un asse politico clamoroso con l’estrema destra milanese. Gli esponenti del movimento legato a Vannacci si sono presentati orgogliosamente come ospiti ufficiali alla “Festa del Sole” organizzata a Gaggiano dal controverso circolo “Lealtà Azione” (spesso accusato da ANPI e sinistra di simpatie neonaziste), kermesse che ha visto sfilare figure del calibro di Pietro Macconi, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e la deputata Laura Ravetto. A chiarire la linea durissima del gruppo ci ha pensato Renato Maturo, dirigente di spicco di Futuro Nazionale in Lombardia: “La nostra partecipazione certifica che ce ne strafreghiamo dell’antifascismo, siamo qui contro ogni censura. Noi siamo categoricamente per l’abolizione definitiva delle vetuste norme costituzionali come la Legge Scelba e la Legge Mancino”. Leggi le dichiarazioni esplosive e l’apertura al mondo della destra radicale👇

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Festa del Sole

Milano – Il torrido e tesissimo autunno politico e ideologico che sta infiammando l’intero hinterland lombardo si arricchisce oggi, improvvisamente e prepotentemente, di un nuovo, clamoroso e incandescente capitolo, destinato inevitabilmente a far tremare le fondamenta istituzionali e a scatenare feroci e infuocate reazioni a catena all’interno dei palazzi del potere. Dopo le vibranti polemiche per le piazze infuocate e le rimescolanze politiche, il movimento Futuro Nazionale (la nota creatura civica sorta sull’onda dell’entusiasmo per il Generale Vannacci) getta ufficialmente e deliberatamente la maschera della moderazione, decidendo di non arretrare di un solo millimetro davanti alle furiose critiche piovute da sinistra. Al contrario, il gruppo politico ha scelto la via dello scontro frontale e della provocazione ideologica aperta. Secondo le ultime, scottanti e inequivocabili note diramate e filtrate dagli ambienti politici lombardi, infatti, Futuro Nazionale avrebbe candidamente e sfacciatamente dichiarato di “strafregarsene dell’antifascismo”, rivendicando con estremo e malcelato orgoglio il proprio sacrosanto diritto politico a dialogare politicamente, apertamente e senza alcun tipo di veto morale o filtro istituzionale con qualsiasi fazione in campo. Un dialogo a trecentosessanta gradi che ha finito inevitabilmente per includere e abbracciare con calore persino i vertici di Lealtà Azione, il noto e radicato movimento metropolitano di estrema destra, ripetutamente, storicamente e duramente accusato in passato dai partiti di sinistra e dall’ANPI di celare, neanche troppo velatamente, esplicite e pericolose simpatie di matrice dichiaratamente neonazista. Un asse politico, logistico e ideale che si è appena materializzato e cementato pubblicamente alle porte di Milano, sancendo di fatto l’inizio di una potenziale e controversa alleanza elettorale e culturale.

Il dialogo con Lealtà Azione: Alemanno e Ravetto ospiti alla kermesse

Il palcoscenico e il teatro fisico prescelto per suggellare in favore di telecamere questo discusso, rumoroso e controverso abbraccio politico tra anime nere e grigie della destra è la celebre e chiacchierata “Festa del Sole”.
Questa grande e partecipata kermesse ideologica e militante, organizzata annualmente nel perimetro del comune di Gaggiano (nell’immediato e popoloso hinterland sud-ovest della Città Metropolitana di Milano), si è improvvisamente trasformata nel baricentro e nel crocevia assoluto della destra radicale italiana e delle figure istituzionali più in vista e in cerca di riposizionamento elettorale. Il parterre degli ospiti ufficiali chiamati a intervenire e a stringere le mani ai militanti è infatti di primissimo e pesantissimo livello politico. Già nella giornata di ieri, a calcare con passo deciso il palco della manifestazione e a infiammare la platea ci ha pensato Pietro Macconi, influente consigliere regionale e potente vice coordinatore per la Lombardia. Nella caldissima giornata odierna, invece, le luci dei riflettori sono state tutte puntate sul grande e inaspettato ritorno mediatico di Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma e figura storica della destra sociale italiana. Ma la passerella politica non si ferma certo qui: l’agenda prevede che, per la decisiva e affollata giornata di domani, sia atteso l’intervento in grande stile della nota e telegenica deputata nazionale Laura Ravetto. Questa incredibile sfilata ininterrotta di volti noti, politici eletti nelle istituzioni repubblicane ed ex ministri all’interno di una festa organizzata dai militanti di Lealtà Azione dimostra inequivocabilmente, in maniera plastica e lampante, l’esistenza di un cordone ombelicale mai del tutto reciso e una fluidità di contatti e di scambio di favori che la galassia di Futuro Nazionale è evidentemente prontissima a cavalcare, ignorando categoricamente e sdegnosamente gli accorati allarmi democratici innalzati a più riprese dalla stampa mainstream e dalle associazioni partigiane del territorio lombardo.

Le parole di Renato Maturo: “Abolire subito le leggi Scelba e Mancino”

A cristallizzare, rivendicare e giustificare filosoficamente e ideologicamente la pesante scelta di campo operata dal neonato movimento vannacciano ci ha pensato direttamente una delle sue figure di primissimo piano.
L’avvocato Renato Maturo, esponente di primissimo e indiscusso rilievo di Futuro Nazionale in tutto il territorio della Lombardia (con alle spalle una lunghissima, strutturata e fiera militanza politica giovanile costruita organicamente all’interno dell’allora partito di Alleanza Nazionale), era presente in prima fila alla festa di Gaggiano e ha rilasciato delle dichiarazioni che hanno immediatamente innalzato un vero e proprio muro contro muro con le istituzioni. «La nostra pacifica, voluta e ufficiale partecipazione di partito a questa splendida Festa del Sole di Gaggiano rappresenta e costituisce un chiarissimo, inequivocabile e forte segnale politico lanciato al Paese», ha attaccato a spron battuto e senza alcun timore riverenziale l’avvocato Maturo ai microfoni. «È una palese e coraggiosa presa di posizione a totale difesa delle inviolabili libertà di pensiero, di opinione e di espressione di ogni singolo cittadino, lottando aspramente e quotidianamente contro ogni bieco, viscido e pretestuoso tipo di censura intellettuale, politica o giornalistica imposta dall’alto». Ma l’arringa politica di Maturo non si è limitata ai classici e retorici appelli alla libertà d’opinione, spingendosi coraggiosamente ben oltre e puntando mirino e baionette direttamente contro l’architrave giuridica dell’antifascismo statale italiano, ovvero le note norme penali in vigore. «Futuro Nazionale è politicamente, orgogliosamente e programmaticamente a favore della totale abolizione di tutte quelle vetuste, superate e anacronistiche norme transitorie inserite nella nostra Costituzione. Chiediamo a gran voce e formalmente la repentina cancellazione dai codici della Legge Scelba e della Legge Mancino, che reputiamo strumenti vecchi, liberticidi e superati dalla storia contemporanea», ha tuonato con foga dal palco l’esponente lombardo, scatenando gli applausi della folla di militanti.

Il ddl sull’antisemitismo: il fronte del “no” in nome della libertà assoluta

Il violento e premeditato siluro lanciato in picchiata da Renato Maturo contro le due storiche e fondamentali leggi fondanti della Repubblica Italiana (nate nel dopoguerra specificamente, tecnicamente e penalmente per contrastare la ricostituzione del partito fascista, reprimere i pericolosissimi fenomeni di odio razziale e arginare la violenza etnica o religiosa sul suolo nazionale) conferma apertamente e definitivamente la ferrea e radicale linea dura intrapresa dal partito.
Una linea programmatica che, in maniera del tutto coerente e granitica, si sposa e si salda perfettamente anche con il recente, infuocatissimo e discusso scontro parlamentare romano andato in onda nelle ultime frenetiche ore e legato al varo di nuove normative di contrasto. «Per tutti gli esatti, sacrosanti e medesimi motivi di rispetto della libertà d’espressione che ho appena faticosamente elencato», ha infatti rabbiosamente concluso l’avvocato e dirigente regionale milanese a margine dell’incontro di Lealtà Azione, ricollegandosi magicamente al dibattito nazionale in corso e zittendo le critiche piovute da ex alleati, «noi ribadiamo con forza e perentoriamente che non voteremo e non sosterremo mai e poi mai, in nessuna aula parlamentare, l’assurda, pretestuosa e politicamente pericolosa e scivolosa proposta di legge governativa che si autodefinisce ‘sull’antisemitismo’». La serrata dei ranghi di Futuro Nazionale è dunque totale, completa e militarizzata. Il movimento rifiuta categoricamente l’imposizione di nuovi “reati d’opinione”, chiude definitivamente la porta in faccia alle associazioni partigiane o a chiunque si erga a giudice morale della storia del Novecento e, soprattutto, lancia oggi un esplicito e potentissimo segnale di alleanza attrattiva e di richiamo indiscusso verso tutti quegli innumerevoli e sommersi mondi dell’estrema destra radicale italiana che si sentono oramai politicamente e mediaticamente orfani, snobbati, epurati e non più rappresentati dai classici, ingessati e moderati partiti conservatori di maggioranza attualmente seduti comodamente al governo del Paese.

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