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Salute

SALUTE – PERCHE’ LA MUSICA FA BENE AI GIOVANI. I BENEFICI DELLA MUSICOTERAPIA SPIEGATI DA ADELIA LUCATTINI,ORDINARIO DELLA SOCIETA’ PSICOANALITICA ITALIANA

La musica tocca corde profonde, soprattutto durante l’adolescenza e la giovinezza, un periodo della vita, caratterizzato da profonde trasformazioni fisiche, psicologiche e sociali. Per i giovani, la musica, non è solo intrattenimento, ma un vero e proprio strumento di regolazione emotiva, una bussola identitaria e, in molti casi, una terapia quotidiana.

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SALUTE - PERCHE’ LA MUSICA FA BENE AI GIOVANI. I BENEFICI DELLA MUSICOTERAPIA SPIEGATI DA ADELIA LUCATTINI,ORDINARIO DELLA SOCIETA’ PSICOANALITICA ITALIANA

Redazione-  La musica tocca corde profonde, soprattutto durante l’adolescenza e la giovinezza, un periodo della vita, caratterizzato da profonde trasformazioni fisiche, psicologiche e sociali. Per i giovani, la musica, non è solo intrattenimento, ma un vero e proprio strumento di regolazione emotiva, una bussola identitaria e, in molti casi, una terapia quotidiana.

“I motivi principali per cui la musica ha questo straordinario valore terapeutico – spiega la psicoanalista e psichiatra Adelia Lucattini,  Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana – si sviluppano, su tutti i livelli di sviluppo (bio-psico-sociale) integrati e interagenti tra loro”.

“Dove le parole non arrivano, si inceppano o diventano un ostacolo alla comunicazione – avverte Lucattini – nel silenzio comunicativo o nel caos emozionale, la musica rappresenta un canale privilegiato, il fil rouge che unisce giovani di ogni generazione. Attraverso le cuffie costantemente collegate agli smartphone, non c’è solo intrattenimento, ma la ricerca di un baricentro. La musica si rivela così un potentissimo “regolatore emotivo” spontaneo, capace di dare forma alla rabbia, espressone alla tristezza e voce ai conflitti interiori che i ragazzi non sanno o non possono verbalizzare”. Ma come può una melodia trasformarsi in uno strumento di cura e in che modo, la musicoterapia, oggi, si inserisce nei percorsi clinici e multidisciplinari di supporto psicologico per i più giovani? Vediamolo insieme ad Adelia Lucattini in questa intervista.

 

Dott.ssa Lucattini, per gli adolescenti l’ascolto della musica è quasi una costante quotidiana. Prima ancora di diventare un percorso clinico guidato, in che modo l’uso spontaneo che i ragazzi fanno della musica rappresenta una forma di autoregolazione emotiva profonda e di auto-cura?

 

Nell’adolescenza la musica ha un valore particolare, perché accompagna una delle trasformazioni profonde della vita: il passaggio dall’identità infantile a un’identità più autonoma, personale e sociale. Se nel bambino piccolo la musica è soprattutto ritmo, voce, corpo, ninna nanna, presenza materna e “involucro sonoro”, nell’adolescente diventa anche scelta, appartenenza, linguaggio emotivo e ricerca di sé.

Il riferimento ad Anzieu è molto importante: l’“involucro sonoro” nasce precocemente nella relazione madre-bambino, ma in adolescenza viene in qualche modo rielaborato. L’adolescente ha bisogno di separarsi dai genitori, ma anche di costruire nuovi contenitori psichici. La musica può diventare proprio questo: un nuovo involucro, non più soltanto familiare, ma personale e gruppale. La playlist, il concerto, la band, il genere musicale preferito, la canzone ascoltata in cuffia, diventano luoghi simbolici in cui il ragazzo può riconoscersi, consolarsi, differenziarsi, pensare.

Gli studi sulla musica e lo sviluppo mostrano che il coinvolgimento musicale attivo – suonare, cantare, comporre, improvvisare – favorisce funzioni intellettive ed emotive importanti. Alcuni studi statunitensi condotti nelle high school hanno evidenziato che due anni di lezioni musicali di gruppo migliorano la codifica neurale del linguaggio e la maturazione dei processi uditivi, con effetti collegati anche all’attenzione, alla lettura e all’apprendimento. Non è quindi solo “ascoltare musica”: è fare esperienza attiva del suono, del ritmo, della coordinazione, dell’attesa, dell’ascolto dell’altro.

Nelle scuole superiori anglosassoni, la partecipazione a cori, orchestre e gruppi musicali è considerata come esperienza di crescita socio-emotiva che favorisce l’apprendimento delle materie curriculari. La musica di gruppo sostiene competenze come cooperazione, perseveranza, autoregolazione, senso di appartenenza, fiducia in sé e capacità di stare dentro una relazione senza perdere la propria voce. Anche studi su studenti universitari mostrano che la partecipazione agli ensemble musicali, basta pensare alle fanfare delle università francesi, può favorire bisogni psicologici fondamentali come relazione, competenza e autonomia (Contributions to Music Education, 2023),

Negli ultimi anni, anche all’interno di contesti terapeutici, si utilizza molto la scrittura di testi o la creazione di playlist condivise. Qual è il valore psicologico, in termini di identità e autostima, nel vedere la propria sofferenza o la propria rabbia “oggettivata” e trasformata in una canzone, prendendo in qualche modo le distanze dal proprio dolore?

La correlazione tra musica e cervello in adolescenza è oggi molto studiata, perché proprio durante questa fase della vita è estremamente plastico, emotivamente sensibile e ancora in piena maturazione. La musica non coinvolge una sola area cerebrale, ma attiva contemporaneamente funzioni mentali, la psiche, “circuiti” emotivi, cognitivi, motori e relazionali: memoria, attenzione, linguaggio, immaginazione, vitalità e valorizzazione dell’esperienza.

Lo psicoanalista Theodor Reik aveva intuito molto precocemente che la dimensione uditiva è profondamente legata ai processi inconsci e affettivi. In adolescenza questo aspetto diventa ancora più evidente: i ragazzi spesso usano la musica come un linguaggio emotivo alternativo, capace di esprimere ciò che non riescono ancora a dire apertamente. Molte emozioni adolescenziali (rabbia, malinconia, senso di esclusione, desiderio amoroso, bisogno di appartenenza) trovano nella musica una forma di rappresentazione e contenitore.

Dal punto di vista neuropsicologico, ascoltare o scrivere musica e poi metterla in pratica stimola il rilascio di dopamina e coinvolge i circuiti cerebrali del piacere e della motivazione. Per questo la musica può favorire sentimenti positivi, aumentare il senso di vitalità e aiutare gli adolescenti a modulare stati emotivi intensi o instabili. Ma non si tratta solo di “sentirsi meglio”, la musica aiuta anche a costruire identità. L’adolescente sceglie musiche che “lo rappresentano”, che raccontano qualcosa di sé, del gruppo a cui sente di appartenere o della persona che desidera diventare (Journal of Creativity in Mental Health, 2026).

 

Uno dei più grandi ostacoli con i pazienti adolescenti, come mi spiegava poco fa, è proprio quello di abbattere il silenzio o la difficoltà a verbalizzare il proprio malessere, secondo il Suo parere, la musicoterapia, sia essa l’ascolto guidato o l’improvvisazione attiva riesce a superare queste resistenze e a fare emergere vissuti traumatici o conflitti profondi che altrimenti, rimarrebbero inespressi? E come è possibile, secondo Lei,  che la musica possa stimolare l’intelligenza dell’adolescente?

 

La musica può stimolare profondamente l’intelligenza dell’adolescente perché coinvolge contemporaneamente emozioni, pensiero, memoria, immaginazione e capacità relazionali. Le neuroscienze in accordo con la psicoanalisi, mostrano che l’esperienza musicale attiva molte aree cerebrali insieme e favorisce l’integrazione tra mondo emotivo e cognitivo. Studi recenti confermano inoltre che la musica sostiene la regolazione emotiva, la resilienza psicologica e la capacità di mentalizzazione, aspetti centrali proprio durante l’adolescenza.

Numerosi autori hanno evidenziato come la musica comunichi direttamente con il mondo affettivo e inconscio attraverso il ritmo e il suono. In adolescenza questo aspetto è particolarmente importante, perché il ragazzo vive emozioni intense e spesso difficili da verbalizzare. La musica diventa allora una forma di pensiero emotivo: permette di contenere stati interni confusi, dare forma alle emozioni e trasformare l’impulsività in esperienza rappresentabile.

Philippe Gutton ha mostrato come l’adolescenza sia il tempo della “pubertà psichica”, cioè di una profonda riorganizzazione interna. In questa fase la musica può aiutare il ragazzo a costruire continuità tra corpo, emozioni e pensiero, accompagnando il delicato lavoro di costruzione dell’identità. L’importanza dell’esperienza estetica nella crescita mentale, la musica, come altre esperienze artistiche, favorisce la capacità di pensare, immaginare e tollerare la complessità emotiva. Attraverso il suono e il ritmo, l’adolescente può avvicinare aspetti profondi di sé senza sentirsi troppo esposto o minacciato dalla parola diretta. L’“involucro sonoro” come di una prima struttura psichica fondata sulla voce, sui suoni e sulla musicalità della relazione. In adolescenza questo involucro viene in parte ricostruito attraverso le musiche amate, le canzoni ascoltate ripetutamente, le esperienze musicali condivise, che diventano contenitori emotivi e strumenti di identificazione.

Le ricerche più recenti confermano che la musica attiva anche i sistemi neuropsicologici collegati alla regolazione interna, alla memoria autobiografica e al senso di identità personale. Inoltre, gli interventi di musicoterapia negli adolescenti possono ridurre ansia, isolamento emotivo e sintomi depressivi, migliorando la capacità di esprimere e comprendere i propri stati interni. La musica, quindi, non stimola soltanto abilità artistiche, ma sostiene la crescita mentale dell’adolescente, la creatività e la trasformazione delle emozioni in pensieri condivisibili (Frontiers in Child and Adolescent Psychiatry, 2026).

Che tipo di Musica, a Suo avviso, è adatta agli adolescenti?

Tutti gli studi affermano che non esistano generi musicali “giusti” o “sbagliati” per gli adolescenti. La musica più importante è quella che il ragazzo sente come propria, quella che gli permette di riconoscersi, emozionarsi, pensare e sentirsi vivo. In adolescenza la musica è profondamente legata alla costruzione dell’identità e alla regolazione emotiva, ogni ragazzo sceglie sonorità che parlano del suo mondo interno, delle sue emozioni, del gruppo a cui sente di appartenere o della persona che desidera diventare.

Una ricerca dell’Universidad Autónoma de Madrid, dimostrano infatti che non è tanto il genere musicale in sé a essere terapeutico o dannoso, quanto il modo in cui la musica viene vissuta, sia in solitudine che in compagnia. La ricerca contemporanea evidenzia che la musica può aiutare gli adolescenti a regolare emozioni intense, ridurre ansia e solitudine e favorire processi di autoriflessione e costruzione dell’identità.

Dal punto di vista psicologico e psicoanalitico, la musica può essere considerata uno spazio privilegiato di trasformazione mentale. Sigmund Freud aveva già intuito che l’esperienza artistica permette di dare espressione simbolica a desideri, conflitti ed emozioni profonde che non riescono a trovare facilmente parole. In adolescenza questo processo è particolarmente importante, perché il ragazzo attraversa una fase di intensa turbolenza emotiva e identitaria.

La mente cresce attraverso la capacità di trasformare emozioni grezze e confuse in pensieri pensabili. Il ritmo, la melodia e la ripetizione permettono di organizzare ciò che inizialmente appare caotico o travolgente. Thomas Ogden sottolinea l’importanza degli spazi creativi e immaginativi nello sviluppo del Sé. Attraverso la musica l’adolescente può entrare in contatto con aspetti profondi della propria interiorità senza sentirsi immediatamente esposto al giudizio o costretto alla verbalizzazione diretta. La musica diventa così una forma di pensiero emotivo, un luogo psichico in cui il ragazzo può sentirsi esistere, immaginare sé stesso e costruire continuità tra corpo, emozioni e pensiero.

E’ fondamentale non solo ascoltare musica, ma viverla attivamente, praticarla, suonare, cantare, improvvisare, comporre. Quando l’adolescente vive la musica, sperimenta un processo creativo che rafforza identità, fiducia in sé e capacità relazionale. Fare musica significa trasformare emozioni interne in qualcosa di comunicabile, condiviso e pensabile, un’esperienza profondamente evolutiva per la mente adolescenziale.

Anche molti musicisti e artisti hanno raccontato questa funzione vitale della musica nell’adolescenza. David Bowie diceva della musica: “Per me la musica è il colore. Non il dipinto. La mia musica mi permette di dipingere me stesso”, mentre Ezio Bosso sottolineava che “la musica ci insegna la cosa più importante che esista, ascoltare”. Questo è centrale anche sul piano psicologico, attraverso la musica l’adolescente impara ad ascoltare sé stesso, le proprie emozioni e gli altri, a dipingere l’affresco della propria vita.

Quali consigli si sente di dare?

 

– È importante ascoltare la musica, in quanto aiuta i ragazzi a comprendere meglio se stessi. La musica favorisce la regolazione emotiva e permette di dare forma a stati d’animo difficili da esprimere a parole;

-Suonare o cantare stimola mente e creatività. La pratica musicale migliora attenzione, memoria, concentrazione e capacità di espressione personale;

-Fare musica insieme riduce isolamento e solitudine. Band, fanfare, cori e gruppi musicali favoriscono relazioni, ascolto reciproco e senso di appartenenza;

-Favorisce un migliore rendimento scolastico e universitario. Disciplina, memoria, organizzazione mentale e capacità di concentrazione vengono rafforzate dalla pratica musicale;

-Aiuta a costruire identità e autostima. Attraverso la musica ci si può riconoscere nel proprio stato d’animo e nelle proprie emozioni e sentirsi in molti casi, più sicuri di se stessi;

-La passione musicale può diventare anche una professione. Musicista, cantante, produttore, insegnante o musicoterapeuta: la musica può trasformarsi in un percorso lavorativo e creativo;

-La musica aiuta sempre a combattere ansia e depressione. La musica e musicoterapia sostengono il benessere psicologico e la regolazione delle emozioni.

Marialuisa Roscino, Giornalista scientifica, specializzata su temi di Salute e in particolare in Educazione all’Alimentazione e nei disturbi del Comportamento Alimentare. Tra le sue precedenti e molteplici esperienze professionali di giornalista nel campo medico-scientifico, oltre alla cura di importanti Congressi scientifici per la sezione Media & Stampa, significative: l’attività di ufficio stampa e comunicazione presso l’Ufficio Stampa e il Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e presso la Croce Rossa Italiana come Coordinatore Nazionale per le Attività di visibilità e di Comunicazione

Marialuisa Roscino

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Salute

Salute e Dieta Mediterranea, nasce l’Health and Nutrition International Observatory Euromed (HNIOEUROMED): il 30 ottobre a Bari la cerimonia inaugurale con il Presidente Antonio Pepe

Nasce l’Health and Nutrition International Observatory – Euromed (HNIOEUROMED): venerdì 30 ottobre a Villa Romanazzi Carducci a Bari la cerimonia inaugurale con il Presidente Dr. Antonio Pepe e il comitato scientifico 👇

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Salute e Dieta Mediterranea

Bari – Venerdì 30 ottobre 2026 alle ore 17:30, nella prestigiosa cornice di Villa Romanazzi Carducci in via Giuseppe Capruzzi 326 a Bari, si terrà la cerimonia inaugurale dell’Health and Nutrition International Observatory – Euromed (HNIOEUROMED), la nuova struttura internazionale dedicata alla tutela della salute, alla promozione della cultura alimentare mediterranea, alla salvaguardia dell’ambiente e allo sviluppo sociale nei Paesi europei e dell’area euromediterranea.

L’osservatorio guidato dal Presidente Dr. Antonio Pepe nasce come piattaforma tecnico-scientifica e culturale di alto profilo, capace di dialogare con gli organismi europei e internazionali per promuovere programmi di educazione sanitaria, monitoraggio della qualità agroalimentare e cooperazione tra i popoli, ponendosi al centro delle più avanzate strategie di salute, prevenzione e benessere.

HNIOEUROMED a Villa Romanazzi Carducci di Bari: la relazione del Presidente Antonio Pepe e di Marialuisa Roscino

L’HNIOEUROMED si propone come un presidio autorevole per la costruzione di un modello integrato di salute, sicurezza alimentare e sviluppo sostenibile, fondato sull’incontro tra la millenaria tradizione mediterranea e le più moderne competenze della ricerca scientifica.

Il programma ufficiale della cerimonia inaugurale di venerdì 30 ottobre a Bari si aprirà con l’introduzione ai lavori curata da Alfio Colavecchio, Consigliere del Presidente, seguita dai saluti istituzionali delle autorità civili e religiose.

Cuore dell’apertura sarà la relazione programmatica del Presidente dell’HNIOEUROMED, Dr. Antonio Pepe, affiancato dalla giornalista Marialuisa Roscino, responsabile della Direzione Comunicazione Internazionale dell’Osservatorio, in uno degli appuntamenti più rilevanti nel calendario degli eventi scientifici e istituzionali d’autunno.

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Dieta Mediterranea, prevenzione e sicurezza alimentare: gli interventi del comitato scientifico

Ampio spazio sarà dedicato alle relazioni degli illustri esperti dell’Ufficio di Presidenza: la Prof.ssa Danila De Vito approfondirà il ruolo cardine della prevenzione medica, mentre il Dr. Salvatore Loconte traccerà l’evoluzione della Dieta Mediterranea tra passato e futuro e il Dr. Francesco Loperfido illustrerà i criteri della sicurezza alimentare nella vita quotidiana delle famiglie, valorizzando le eccellenze della cucina e cultura gastronomica.

Il legame tra filiera produttiva e benessere sarà al centro degli interventi del Prof. Luigi De Ales sull’agricoltura come fonte primaria di buona salute e del Prof. Gustavo Mastrobuoni sui processi d’innovazione tecnologica applicati alla nutrizione.

Sostenibilità ESG, formazione e nomina del Governatore HNIOEUROMED Italia

La sessione scientifica proseguirà con il contributo del Prof. Marco Sponziello dedicato ai parametri ESG e alle sfide per la tutela dell’ambiente e della sostenibilità, seguito dalla relazione del Prof. Giuseppe Catapano sull’importanza di cultura e formazione accademica e dall’intervento dell’Avv. Maria Lucia Valletta sul ruolo dell’HNIO come ponte internazionale per i corretti stili di vita nel mondo.

La cerimonia di Villa Romanazzi Carducci si concluderà con l’atteso intervento del Presidente Nazionale per l’investitura ufficiale del Governatore HNIOEUROMED Italia e il conferimento degli incarichi direttivi per la Sede Italiana dell’Osservatorio.

A cura della Redazione Salute e Scienza di Cavaliere News

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Salute

Autunno: colori, ombre e gioia. Tra Malinconia, Trasformazione e Riscoperta di Sé. Intervista ad Adelia Lucattini della Psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA)

Lucattini: “Il susseguirsi delle stagioni ci ricorda che il cambiamento è una dimensione inevitabile della vita, accompagnata da emozioni diverse, talvolta contrastanti. Accogliere questi ritmi significa riconoscere che anche la nostra vita emotiva attraversa momenti di espansione, raccoglimento, malinconia e gioia”. Intervista di Marialuisa Roscino

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Autunno

Redazione-  L’autunno è da sempre una stagione di profondo passaggio. Se da un lato, il paesaggio si tinge delle sfumature calde e avvolgenti del foliage, dall’altro, il progressivo accorciarsi delle giornate e la riduzione della luce naturale invitano a un rallentamento, muovendo ad una vera e propria organizzazione interiore nel nostro mondo emotivo. Non si tratta quindi, come documentano gli studi scientifici, solo di un cambio del calendario o del clima, ma di un nuovo riassetto interiore legato proprio al cambiamento di stagione. Il rientro ai ritmi di studio e lavoro, la perdita della spensieratezza estiva e la necessità di riadattarsi alla routine possono risvegliare nostalgia, malinconia o un senso di stanchezza diffusa. Tuttavia, l’autunno possiede anche una straordinaria dimensione generativa. Come la natura si spoglia dell’inutile per prepararsi a nuova vita, così anche noi siamo chiamati ad accogliere le nostre “zone d’ombra”, trasformando la malinconia in uno spazio di ascolto, riflessione e ripartenza. Per comprendere meglio le dinamiche psicologiche legate a questa stagione e scoprire come viverla  al meglio, abbiamo intervistato Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (IPA) e Full Member dell’International Psychoanalytical Association (IPA).

 

Dott.ssa Lucattini, l’arrivo dell’autunno porta con sé un’evidente trasformazione del paesaggio, ma anche una profonda e silenziosa riorganizzazione del nostro mondo interno. Le giornate che si accorciano e il calo della luce naturale ci confrontano con il tema del passaggio. Cosa accade, in particolare, quali sono le sfaccettature psicologiche dell’umore che caratterizzano questa stagione?

 

L’autunno è una stagione di transizione che coinvolge l’ organismo, la vita emotiva e il mondo interno. La progressiva diminuzione della luce naturale influenza i ritmi circadiani, il sonno e i meccanismi neurobiologici che regolano l’umore. Alcune persone possono avvertire maggiore stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità o un bisogno più intenso di riposo e raccoglimento.

L’autunno ci confronta con il tempo che passa, la separazione e la trasformazione. La malinconia stagionale non rappresenta necessariamente una sofferenza psicologica, ma può esprimere la difficoltà di lasciare andare ciò che finisce e, insieme, il desiderio di accogliere qualcosa di nuovo.

L’autunno possiede anche una dimensione vitale e creativa. Il rallentamento dei ritmi può favorire l’ascolto dei propri bisogni, il recupero dei ricordi e la rielaborazione delle esperienze. In termini psicoanalitici, quando la malinconia viene riconosciuta e pensata, può trasformarsi in un’occasione di crescita interiore. L’autunno ci ricorda, infine, che ogni cambiamento comporta anche nuove possibilità, accettare ciò che cambia senza viverlo come una perdita insuperabile permette di conservare dentro di sé ciò che è stato importante e di aprirsi a nuovi desideri ed esperienze (Chronobiology International, 2025).

 

Se da un lato, avvertiamo questo rallentamento, dall’altro, la natura autunnale ci regala la bellezza del foliage e piccoli ritrovi conviviali come la raccolta delle castagne. In che modo, questi elementi naturali possono aiutarci a ritrovare calma e buoni propositi?

La natura autunnale, con i suoi colori intensi, i profumi e i ritmi più lenti, offre un’occasione preziosa per ritrovare un contatto con noi stessi. La bellezza del foliage, ad esempio, suscita emozioni positive, meraviglia e un senso di armonia che possono contribuire ad attenuare le tensioni accumulate nella vita quotidiana. Camminare in un bosco, osservare il cambiamento delle foglie, ascoltare i suoni della natura permette di rallentare il flusso dei pensieri e di recuperare una dimensione di tranquillità, spesso sacrificata agli impegni e alla fretta.

Il paesaggio autunnale possiede anche un importante valore simbolico. Le foglie che cambiano colore e cadono dagli alberi ci ricordano che la trasformazione e la perdita fanno parte della vita, ma non coincidono necessariamente con la fine di qualcosa. La bellezza dell’autunno può aiutarci a trasformare la nostalgia in una disposizione più riflessiva e creativa, nella quale diventa possibile riconoscere nuovi desideri e formulare progetti per il futuro.

La convivialità autunnale permette di contrastare la tendenza all’isolamento che talvolta accompagna la malinconia stagionale. La presenza delle persone care, la condivisione di gesti semplici e il piacere di stare insieme rafforzano i legami affettivi e alimentano quel senso di fiducia che sostiene la capacità di affrontare le trasformazioni della vita. È proprio dall’incontro tra la dimensione contemplativa della natura e quella affettiva delle relazioni che possono nascere nuovi propositi. Non sempre per ripartire è necessario accelerare, talvolta è proprio rallentando che ritroviamo le energie emotive e la libertà interiore per cambiare (Frontiers in Psychology, 2025).

 

Considerando proprio gli aspetti visivi di questo cambio di stagione, in che modo la caduta delle foglie e la diminuzione della luce influiscono sullo stato d’animo, portando talvolta in molte persone, sentimenti di nostalgia e malinconia?

Le trasformazioni del paesaggio possono suscitare emozioni profonde, la caduta delle foglie, gli alberi che si spogliano e la luce più tenue possono evocare, anche inconsciamente, il trascorrere del tempo, la separazione e la perdita, assumendo significati personali legati alla nostra storia.

La caduta delle foglie rappresenta simbolicamente la separazione, i cambiamenti possono riattivare nostalgia e malinconia, soprattutto quando richiamano legami importanti o momenti felici che vorremmo trattenere. La malinconia nasce talvolta proprio dall’intreccio tra ricordo e desiderio, dalla presenza interiore di qualcosa che non appartiene più alla nostra realtà.

La diminuzione della luce naturale influenza anche l’equilibrio emotivo, agendo sui ritmi circadiani, sul sonno e sui meccanismi neurobiologici coinvolti nell’umore. Nelle persone più sensibili ai cambiamenti stagionali può associarsi a stanchezza, sonnolenza, minore vitalità e maggiore vulnerabilità depressiva, con reazioni che variano secondo la sensibilità individuale.

Attraverso la memoria affettiva, la malinconia assume così una tonalità dolceamara, nella quale la tristezza convive con il piacere del ricordo, accogliere ed elaborare questi sentimenti permette di trasformare la nostalgia in una risorsa per comprendere meglio noi stessi (European Psychiatry, 2025).

Secondo Lei, vivere con serenità il ritmo e il cambiamento legato alle  stagioni, può insegnare ad accogliere le emozioni più complesse, anziché combatterle o reprimerle?

 

Il susseguirsi delle stagioni ci ricorda che il cambiamento è una dimensione inevitabile della vita, accompagnata da emozioni diverse, talvolta contrastanti. La primavera può risvegliare entusiasmo, l’estate vitalità, mentre l’autunno e l’inverno possono favorire l’introspezione. Accogliere questi ritmi significa riconoscere che anche la nostra vita emotiva attraversa momenti di espansione, raccoglimento, malinconia e gioia. La maturità emotiva non consiste nell’essere sempre sereni, ma nella capacità di riconoscere, tollerare ed elaborare anche i sentimenti più difficili. Tristezza, nostalgia, paura e rabbia non sono emozioni da reprimere, ma esperienze che seppur non desiderate, possono aiutare a comprendere meglio i nostri bisogni più veri.

L’autunno, in particolare, richiama simbolicamente la  capacità di separarsi da situazioni, aspettative e immagini di sé che appartengono al passato. Accogliere le emozioni non significa subirle passivamente, ma ascoltarle, trovare parole per esprimerle e trasformarle in pensieri. Attraverso questo processo di simbolizzazione, anche un’esperienza difficile può diventare un’occasione di crescita interiore. La serenità non nasce dall’assenza di emozioni spiacevoli, ma dalla capacità di attraversarle, accettando le nostre trasformazioni senza mai perdere la fiducia nella possibilità di affrontarli (Psychological Medicine, 2025).

 

Quali consigli si sente di dare per vivere al meglio questo periodo dell’anno?

-Rispettare i propri ritmi interiori. Concedersi pause, dormire regolarmente e non eccedere negli impegni favorisce il riposo e l’elaborazione delle esperienze emotive;

-Riscoprire il contatto con la natura. Passeggiare nei boschi, ammirare i colori autunnali e raccogliere castagne può rasserenare e favorire una riconciliazione con noi stessi;

-Coltivare il piacere dell’intimità. Il calore della casa, degli affetti, della lettura e delle piccole abitudini rassicuranti offre sicurezza e contenimento emotivo;

-Mantenere viva la capacità di desiderare. Programmare un viaggio o attendere le festività alimenta il piacere dell’attesa, la speranza e l’investimento affettivo nel futuro;

-Il contatto con la natura cura, ma se non sempre bastasse, un percorso psicoanalitico può aiutare a dare ordine ai pensieri e alle emozioni, a stare meglio e vivere bene, in ogni stagione.

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Salute

Stress killer, il caro carburante e i blocchi al Sud fanno impennare il cortisolo: l’allarme degli esperti su ansia cronica, insonnia e microcircolo

Stress killer al Sud, il caro carburante fa impennare il cortisolo: l’allarme medico tra allerta cronica, insonnia, ritenzione idrica e danni al microcircolo 👇

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Camilla Pizzoni - Direttore Generale Pool Pharma

Napoli – Il Mezzogiorno d’Italia è bloccato e la paralisi non investe soltanto la logistica delle merci, ma si sta trasformando rapidamente in una silenziosa emergenza di sanità pubblica. Con la proroga fino al 27 ottobre delle agitazioni degli autotrasportatori contro l’impennata del costo dei carburanti, le code chilometriche ai distributori di benzina – in particolare nel nodo nevralgico di Napoli – e gli scaffali che iniziano a svuotarsi nella grande distribuzione stanno generando una profonda ondata di apprensione collettiva. Uno stato di allerta permanente che logora l’organismo di milioni di cittadini, innescando una produzione anomala di cortisolo, il micidiale “ormone dello stress”.

A lanciare l’allarme clinico è un’approfondita indagine condotta dal centro studi Pool Pharma su un campione di residenti nelle aree più colpite dalla serrata dei trasporti. Dai rilevamenti emerge un quadro psicofisico drammatico: la provincia in cui si registra il più alto picco di agitazione patologica è Cosenza (72% dei residenti), seguita a ruota da Potenza (66%), Foggia e Cagliari a pari merito (62%), Reggio Calabria (59%), Caserta (55%), Palermo (48%), Bari (44%), Napoli (40%) e Isernia (33%). Tra le categorie lavorative a rischio collasso spiccano i camionisti (82%), seguiti da agricoltori (75%), allevatori (73%), gestori di stazioni di servizio (68%) e addetti ai negozi alimentari (63%).

Il cortisolo oltre i livelli di guardia: l’analisi della dottoressa Camilla Pizzoni

Quando l’incertezza economica e l’ansia quotidiana diventano un assedio continuo, la fisiologia umana si disintegra. A spiegare la cascata ormonale che colpisce l’organismo è Camilla Pizzoni, Direttore Generale di Pool Pharma:

«Il cortisolo è la risposta chimica primaria all’angoscia prolungata. Il nostro sistema nervoso autonomo simpatico, programmato dall’evoluzione per attivare la reazione ancestrale di attacco o fuga di fronte a un pericolo mortale, rimane costantemente acceso giorno e notte», illustra l’esperta. «Questa iperproduzione supera i livelli di tolleranza, distrugge il naturale ciclo sonno-veglia ed espone il corpo a un’infiammazione sistemica di basso grado. Lo stress cronico danneggia gravemente il microcircolo sanguigno e altera il metabolismo, portando a insonnia, irritabilità, stanchezza opprimente e pericolosi sbalzi della pressione arteriosa».

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Drenaggio, microcircolo e ritenzione idrica: la cura del professor Fabrizio Malipiero

Tra le manifestazioni somatiche più immediate e subdole dell’eccesso di cortisolo si colloca la ritenzione idrica acuta, favorita in queste settimane dalla sedentarietà forzata, dal ricorso a cibi più calorici e dalla tendenza a bere meno acqua. Un disturbo che non è affatto un mero inestetismo cutaneo, ma il sintomo manifesto di una sofferenza vascolare e linfatica. A fare chiarezza è il professor Fabrizio Malipiero, docente di Nutraceutica e Nutrigenomica presso l’Università Alma Mater di Bologna:

«La nutraceutica moderna affronta il problema con una visione olistica e clinica», chiarisce Malipiero. «Non ha alcun senso limitarsi a espellere liquidi: l’obiettivo terapeutico è sostenere la barriera del microcircolo, riattivare il drenaggio linfatico naturale, preservare l’equilibrio elettrolitico trattenendo i preziosi sali minerali e supportare la tonicità delle pareti venose, impedendo il ristagno tossico nei tessuti periferici».

Il doppio carico delle donne e l’affaticamento epatico negli uomini

Lo stress economico e logistico colpisce ambo i sessi, ma con risvolti differenti. Nelle donne, la conciliazione tra il lavoro, la gestione della casa e la cura dei figli esaspera il carico cognitivo fino a tarda sera, mantenendo i livelli di cortisolo elevati anche durante le ore destinate al riposo notturno.

Negli uomini, di contro, il cortisolo alto si salda con uno stile di vita sedentario e una dieta disordinata, ricca di sodio o alcolici consumati per stemperare le tensioni: fattori che affaticano il fegato e compromettono la depurazione organica. Imparare a gestire i carichi d’ansia, curare l’alimentazione e ricorrere a un corretto supporto nutraceutico rappresentano le uniche armi efficaci per proteggere la salute del corpo dall’onda d’urto delle crisi contemporanee.

A cura della Redazione Salute e Società di Cavaliere News

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