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Territorio

Gratta e Vinci da 2 milioni di euro: la fortuna bacia un giocatore a Sulmona

💰 Una vincita da sogno ha colpito la città di Sulmona: un fortunato giocatore ha trasformato 10 euro in un premio da 2 milioni grazie al Gratta e Vinci. La caccia al milionario è ufficialmente aperta in via Mazzini.

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Banner doppia sfida classic

Redazione- Sulmona si risveglia sotto una luce diversa, quella di una vincita che cambia radicalmente una vita. La cittadina peligna è diventata nelle ultime ore il centro dell’attenzione mediatica regionale dopo che un fortunato giocatore, acquistando un tagliando del Gratta e Vinci, ha centrato il premio massimo in palio: la cifra astronomica di due milioni di euro. L’evento, confermato dalle agenzie specializzate del settore come Agimeg, ha rapidamente fatto il giro del web, accendendo la curiosità di residenti e commercianti del centro storico.

La fortuna ha deciso di fermarsi in via Mazzini, precisamente al numero civico 58, dove sorge una nota ricevitoria molto frequentata della città. È qui che il vincitore ha acquistato il biglietto fortunato appartenente alla serie “Doppia Sfida Super”. Si tratta di un modello di tagliando dal costo di 10 euro, che si distingue per una dinamica di gioco articolata e, come dimostra quanto accaduto, capace di regalare soddisfazioni economiche di eccezionale portata.

Come funziona il biglietto della fortuna

Il “Doppia Sfida Super”, a differenza dei grattini dal costo più contenuto, offre ai giocatori due diverse modalità di vincita, pensate per raddoppiare le possibilità di successo. Nel primo blocco di gioco, il partecipante deve confrontare i propri numeri con quelli vincenti, mentre nella seconda parte il meccanismo prevede la ricerca di simboli moltiplicatori o premi netti. La combinazione di elementi sul tagliando da 10 euro ha permesso al fortunato di Sulmona di scoprire la cifra massima impressa sotto la patina argentata, un importo che raramente viene assegnato in contesti di piccola provincia.

Il titolare della tabaccheria, che in queste ore mantiene un riserbo rigoroso sull’identità del cliente, non ha nascosto la propria sorpresa. Non capita tutti i giorni di vedere un proprio avventore trasformarsi in milionario grazie a un acquisto del valore di una decina di euro. La notizia ha generato una discreta caccia all’indizio tra gli abitanti di Sulmona, che si interrogano su chi possa essere il beneficiario di questa somma importante. Le possibilità sono varie: potrebbe trattarsi di un cliente abituale, un professionista della zona, o magari un turista di passaggio che ha voluto tentare la sorte durante una passeggiata nel cuore della città ovidiana.

L’impatto delle vincite nel mercato dei giochi

Questo episodio riporta al centro del dibattito il fenomeno dei giochi a premio in Abruzzo. Statistiche alla mano, la regione registra ciclicamente vincite di rilievo, che spesso superano i confini locali per balzare sulle pagine della cronaca nazionale. Per chi opera nel settore, la vincita di Sulmona rappresenta un segnale di vitalità per la rete delle tabaccherie, punti vendita che fungono da veri e propri presidi sul territorio e che, al di là dell’aspetto legato alla dea bendata, offrono servizi essenziali ai cittadini.

Tuttavia, il mondo delle lotterie istantanee vive sempre in bilico tra la gioia del singolo vincitore e la necessità di un approccio responsabile al gioco. Le autorità sanitarie e i gestori ricordano costantemente che la probabilità di aggiudicarsi premi da milioni di euro rimane estremamente bassa, essendo calcolata su milioni di biglietti stampati. La vincita di Sulmona resta, dunque, un evento eccezionale, un’anomalia statistica che nel caso specifico ha regalato un lieto fine degno di nota.

Mentre l’identità del fortunato continua a restare protetta dal massimo riserbo, la comunità locale commenta con stupore l’accaduto. Per la ricevitoria di via Mazzini, il colpo messo a segno resta il più importante della sua storia: un momento celebrato con grande soddisfazione, capace di mantenere alta l’attenzione sul settore dei giochi in un periodo in cui le abitudini di consumo, anche in ambito ludico, stanno mutando rapidamente verso il digitale. Per il momento, a Sulmona, l’unica certezza è che qualcuno inizierà il nuovo capitolo della propria vita con due milioni di euro in più sul conto, un traguardo che per molti rimane un sogno remoto, ma che per un ignoto cittadino abruzzese è diventato una realtà tangibile.

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Territorio

All’Istituto “Alessandrini” di Teramo una maxi Tavola Periodica per lasciare il segno: la scienza diventa patrimonio della scuola

Un progetto nato tra i banchi di scuola e destinato a rimanere nel tempo. È stata inaugurata recentemente presso l’Istituto d’Istruzione Superiore “Alessandrini-Marino” di Teramo la maxi Tavola Periodica degli Elementi, un’opera di circa 3 metri

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Redazione- Un progetto nato tra i banchi di scuola e destinato a rimanere nel tempo. È stata inaugurata recentemente presso l’Istituto d’Istruzione Superiore “Alessandrini-Marino” di Teramo la maxi Tavola Periodica degli Elementi, un’opera di circa 3 metri per 5, posizionata nel corridoio principale dell’edificio scolastico e realizzata dagli studenti e dalle studentesse della classe 1A – indirizzo Chimica dell’Istituto Tecnico Tecnologico “Alessandrini”, coordinati dai docenti Mariano Cifone e Francesca Martellacci.

L’iniziativa, sviluppata tra aprile e maggio nell’ambito delle attività didattiche e di educazione civica, ha coinvolto tutti gli studenti della classe in un percorso di ricerca, approfondimento scientifico e innovazione digitale. I 118 elementi della tavola periodica sono stati distribuiti tra gli alunni per studiarli nei dettagli: dalle proprietà atomiche alla presenza in natura, agli utilizzi industriali. Le informazioni raccolte sono state catalogate su Excel e successivamente tradotte in contenuti grafici e multimediali grazie all’uso dell’intelligenza artificiale. Gli studenti hanno infatti realizzato immagini dedicate agli elementi utilizzando Gemini per poi assemblare i singoli tasselli attraverso PowerPoint fino alla composizione dell’intera struttura.

La maxi tavola, stampata dalla Mastergrafica S.r.l., è corredata da legenda, brochure e fotografia della classe e rappresenta oggi un patrimonio permanente dell’istituto, a disposizione di studenti e docenti.

Particolarmente significativo il livello di partecipazione registrato durante i rientri pomeridiani, con una presenza pari quasi al 90%, segno di un forte coinvolgimento e di un autentico interesse verso il progetto. Oltre ad approfondire argomenti centrali del programma di chimica, l’iniziativa ha consentito di sviluppare competenze digitali, organizzative e collaborative, promuovendo un uso consapevole delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale.

La cerimonia inaugurale, che si è svolta alla presenza della dirigente scolastica Maria Letizia Fatigati, degli studenti e dei professori Mariano Cifone e Francesca Martellacci, ha rappresentato il momento conclusivo di un percorso che ha saputo coniugare conoscenza scientifica, lavoro di squadra e cittadinanza digitale, trasformando un argomento di studio in un’opera concreta destinata a lasciare un segno duraturo nella comunità scolastica.

«Il prodotto didattico realizzato dai nostri studenti dà l’avvio al progetto di curricolo implicito che intendiamo portare avanti nel prossimo triennio: rendere le pareti della nostra sede “Alessandrini-Marino” ricche di stimoli, studio e riflessioni in grado di dar voce ai nostri ragazzi attraverso le loro esperienze» – questo il commento della dirigente scolastica Fatigati.

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Il nuovo bando per l’edilizia residenziale pubblica a Pescara e la sfida dell’emergenza abitativa

🏠 Il nuovo bando Erp di Pescara è online, ma l’Uniat Abruzzo avverte: senza una massiccia manutenzione degli immobili esistenti e il completamento dei cantieri fermi, l’emergenza abitativa resterà un nodo irrisolto. Servono investimenti concreti per assicurare una casa a chi ne ha diritto.

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#Pescara #ediliziaresidenziale #dirittoallacasa #UniatAbruzzo

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Roberta Polce

 Redazione- L’uscita del bando integrativo per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) da parte del Comune di Pescara segna un momento di confronto significativo per le politiche sociali del capoluogo adriatico. L’iniziativa rappresenta il tentativo dell’amministrazione di aggiornare le graduatorie vigenti, uno strumento necessario per garantire alle famiglie in condizioni di fragilità economica un percorso di accesso alla casa che sia quanto più trasparente e aderente alle attuali necessità del tessuto sociale cittadino. Tuttavia, l’associazione degli inquilini Uniat Abruzzo, pur accogliendo positivamente l’atto amministrativo, solleva questioni di fondo che vanno ben oltre la semplice pubblicazione di un avviso pubblico.

Il limite delle procedure burocratiche

Il settore dell’edilizia residenziale soffre da tempo di una cronica carenza di immobili disponibili, una situazione che il solo aggiornamento delle liste d’attesa non è in grado di sanare. Il bando, per quanto necessario, rischia di ridursi a un puro esercizio burocratico se non viene supportato da una strategia di incremento reale degli alloggi pronti all’uso. Molti nuclei familiari, pur posizionandosi in alto nelle graduatorie, si scontrano con l’assenza materiale di unità abitative assegnabili. Il problema, dunque, non è solo chi ha diritto all’alloggio, ma la disponibilità effettiva di immobili che rispettino i requisiti di decoro, salubrità e sicurezza previsti dalle normative vigenti.

Secondo i dati raccolti dall’associazione di categoria, la criticità principale non risiede esclusivamente nella mancanza di nuove costruzioni, ma nella gestione del patrimonio già esistente. Troppi appartamenti restano inutilizzati per lunghi periodi a causa di danni strutturali, carenza di manutenzione o lentezze amministrative che ne impediscono la riassegnazione immediata. Questa situazione genera una frustrazione crescente tra i cittadini che vedono nel diritto alla casa un obiettivo lontano, nonostante il riconoscimento formale della propria condizione di bisogno da parte degli enti locali.

La necessità di un piano di manutenzione straordinaria

La posizione espressa dalla presidente di Uniat Abruzzo, Roberta Polce, è chiara: il bando è un segnale di attenzione, ma non può essere l’unica risposta politica. Il cuore del problema resta lo stato di conservazione degli stabili. È necessario un impegno finanziario costante e mirato verso la manutenzione straordinaria, capace di trasformare alloggi attualmente inagibili in soluzioni abitative dignitose. Il recupero del patrimonio esistente rappresenta, in questo scenario, la strada più economica e rapida per rispondere all’emergenza abitativa.

Oltre alla manutenzione, occorre un monitoraggio rigoroso sui cantieri aperti. Molti interventi di riqualificazione, spesso finanziati con fondi regionali o statali, subiscono rallentamenti che sottraggono abitazioni al mercato pubblico per mesi, se non per anni. La richiesta dell’associazione è che la politica locale acceleri il completamento di questi lavori, evitando che la paralisi logistica si traduca in un danno diretto per le fasce di popolazione più deboli. La trasparenza sull’avanzamento dei cantieri deve diventare una costante, affinché la cittadinanza possa toccare con mano l’efficacia delle risorse impiegate.

Una visione strategica per il domani

Guardando al futuro, Uniat Abruzzo punta il dito verso la prossima riforma regionale che dovrà ridisegnare il sistema delle politiche abitative in Abruzzo. Il diritto alla casa non può essere gestito tramite interventi estemporanei o basati sull’emergenza del momento. Al contrario, serve una programmazione pluriennale che integri il reperimento di fondi certi con una gestione dinamica e rapida del patrimonio pubblico.

L’auspicio è che il bando del 2026 sia solo il primo passo di un percorso che metta al centro il recupero degli alloggi sfitti. Valorizzare ciò che già esiste significa non solo risparmiare suolo, ma anche intervenire nei quartieri già urbanizzati, evitando il rischio di ghettizzazione e favorendo, al contempo, l’integrazione sociale attraverso il ripristino del decoro abitativo. Senza un monitoraggio costante e una volontà politica orientata alla concretezza, il rischio è che il divario tra la domanda di case popolari e l’offerta reale continui ad allargarsi, rendendo sempre più complesso il compito delle istituzioni nel garantire un pilastro fondamentale del welfare regionale.

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Gestione idrica, i sindaci chiedono il mantenimento del bene pubblico per i due ambiti regionali

💧 I sindaci di tutto l’Abruzzo trovano una sintesi storica: la gestione dell’acqua resta pubblica e vicina al territorio. Un passo avanti per la tutela del bene più prezioso.

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#sasi #abruzzo #acqua #politicaenergetica

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Depositphotos gestione idrica

Redazione- La recente assemblea della Sasi, la società che gestisce il servizio idrico integrato, ha tracciato una linea netta sul futuro della gestione dell’acqua in Abruzzo. La votazione unanime su un documento programmatico, presentato dai sindaci di area centrosinistra e condiviso poi dall’intera platea, segna una svolta significativa nel panorama politico e gestionale del territorio. Il punto fermo dell’accordo è la salvaguardia dell’acqua come bene comune, sottratto a logiche di profitto puro, con un orientamento deciso verso l’affidamento del servizio a una società in house.

Il documento, che era stato depositato circa un mese fa, non rappresenta soltanto una dichiarazione di intenti, ma un modello operativo per la gestione dei due ambiti regionali. L’obiettivo dichiarato è quello di mantenere il controllo pubblico delle infrastrutture idriche, evitando privatizzazioni che potrebbero gravare sulle tariffe pagate dai cittadini. La convergenza raggiunta tra le diverse anime politiche presenti nell’assemblea rappresenta un segnale di maturità istituzionale, capace di superare le divisioni partitiche in nome di un interesse primario per le comunità locali.

Il ruolo centrale del territorio e dei sindaci

La proposta, fortemente voluta dai primi cittadini di centrosinistra, si fonda su un pilastro logistico e decisionale preciso: la gestione deve essere vicina al territorio. Questo concetto, apparentemente astratto, si traduce nella richiesta di rendere i sindaci i veri protagonisti dei processi decisionali. Spesso, nei grandi ambiti regionali, le scelte tecniche vengono percepite come lontane dai bisogni reali delle popolazioni, rischiando di creare un distacco tra le aziende erogatrici del servizio e gli utenti.

L’idea è quella di ricostruire una filiera che parta dal basso. Il sindaco, conoscendo le criticità infrastrutturali del proprio comune, diventa l’antenna naturale per monitorare le esigenze di manutenzione, l’efficientamento delle reti e la qualità del servizio. La richiesta unitaria avanzata in sede Sasi mira a istituzionalizzare questo ruolo, trasformando l’assemblea dei soci in un luogo dove le istanze dei territori non restano lettera morta, ma si trasformano in piani operativi concreti. La vicinanza tra gestore e amministratori locali è considerata una garanzia di efficienza, specialmente in un momento in cui le reti idriche necessitano di investimenti massicci per contrastare la dispersione naturale e l’invecchiamento degli impianti.

La mediazione politica come metodo di governo

Il risultato raggiunto in assemblea è figlio di una laboriosa opera di mediazione. Sebbene la primogenitura dell’iniziativa sia rivendicata apertamente dai sindaci di centrosinistra, il successo dell’atto risiede nella capacità di aver convinto anche le amministrazioni di centrodestra a sottoscrivere il documento. In un contesto politico spesso segnato da aspre contrapposizioni, la scelta di convergere su una tesi comune per la tutela del servizio idrico assume un valore simbolico notevole.

Gli amministratori locali sono consci che l’acqua rappresenti una risorsa limitata e preziosa, la cui gestione comporta responsabilità gravose, specialmente in un periodo segnato da crisi climatiche e siccità ricorrenti. L’intesa siglata non si limita a fissare principi ideologici, ma getta le basi per una governance più solida, orientata alla sostenibilità economica del servizio. Il timore espresso dai firmatari è che, in assenza di un controllo pubblico rigoroso e di una gestione vicina alle esigenze locali, si possa perdere di vista la finalità sociale del servizio.

Il clima che si respira dopo la votazione è di prudente ottimismo. I promotori dell’accordo hanno sottolineato con soddisfazione come la visione originaria, imperniata sulla tutela del bene pubblico e sul protagonismo dei sindaci, sia stata recepita come l’opzione più valida per l’intero comprensorio. Ora, la sfida si sposta sul piano dell’attuazione. Sarà necessario monitorare costantemente le evoluzioni future, assicurandosi che il percorso intrapreso nel documento non subisca deviazioni. La compattezza dimostrata ieri dovrà trasformarsi in un impegno costante, capace di resistere alle pressioni esterne e di guidare la Sasi verso una gestione moderna del bene idrico, sempre con lo sguardo rivolto ai cittadini e alle innegabili necessità di ammodernamento tecnologico delle reti di distribuzione.

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