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Sanità a Matera: il punto dell’Ugl sulla telemedicina e le nuove assunzioni per il territorio

🩺 La sanità a Matera guarda al futuro tra innovazione tecnologica e nuove assunzioni: l’UGL chiede investimenti concreti per valorizzare il personale e potenziare l’assistenza territoriale.

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Sanità a Matera: il punto dell'Ugl sulla telemedicina e le nuove assunzioni per il territorio

 Redazione-  Le recenti evoluzioni tecnologiche che stanno trasformando la gestione clinica in Basilicata mettono in luce la necessità di un cambio di passo nelle politiche di gestione delle risorse umane. La sanità del futuro, che trova proprio nel capoluogo dei Sassi uno dei suoi laboratori più dinamici, non può limitarsi all’adozione di software algoritmici o dispositivi di monitoraggio remoto, ma deve fondarsi su un robusto piano di investimenti rivolto al personale. A fare il punto sulla situazione è la Segreteria Provinciale dell’UGL Sanità di Matera, attraverso la voce di Margherita Rasulo, che ha analizzato l’esito della sperimentazione legata al monitoraggio cardiologico domiciliare, un progetto che ha visto coinvolti oltre 300 pazienti distribuiti sull’intero territorio provinciale.

L’eccellenza della cardiologia tra Matera e Policoro

Il successo dell’iniziativa di telemedicina non è un traguardo isolato, ma il frutto di una sinergia operativa che ha visto protagonisti i presidi ospedalieri di riferimento della provincia. In particolare, il lavoro svolto dalle unità di Cardiologia dell’ospedale Madonna delle Grazie di Matera e del presidio ospedaliero Papa Giovanni Paolo II di Policoro ha confermato che le competenze tecniche presenti nel sistema sanitario locale sono di alto profilo. Nonostante le difficoltà logistiche che spesso caratterizzano le aree interne della provincia, dal Metapontino fino alle zone più isolate dell’entroterra materano, gli operatori hanno saputo garantire standard di assistenza che riducono drasticamente la necessità di ospedalizzazione, mantenendo il paziente nel proprio ambiente domestico sotto costante osservazione.

Tuttavia, l’UGL Sanità avverte: l’innovazione tecnologica rimane una scatola vuota se non supportata da una pianificazione organica degli organici. Il monitoraggio remoto, specialmente per le patologie croniche, richiede una presenza umana continua per l’analisi dei dati e per l’intervento tempestivo in caso di anomalie. Per questo motivo, il sindacato insiste nel richiedere assunzioni strutturali che vadano oltre la logica della precarietà, al fine di garantire una stabilità operativa agli infermieri, ai medici e ai tecnici che gestiscono le centrali di telemedicina.

Il ruolo chiave dell’infermiere di famiglia e di comunità

Un capitolo centrale della discussione riguarda il recente corso-concorso unico regionale destinato alla selezione della figura dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità. Il dato delle 870 domande di partecipazione pervenute rappresenta un segnale inequivocabile: il personale sanitario lucano è pronto a mettersi in gioco per una riorganizzazione che sposta il baricentro dell’assistenza dall’ospedale al territorio. La procedura, che vede la collaborazione tra l’Azienda Sanitaria Locale di Matera e l’Azienda Sanitaria di Potenza, punta alla formazione di 500 professionisti, con l’obiettivo di procedere a una prima tranche di 263 assunzioni a tempo indeterminato.

Per i vertici regionali dell’UGL, questo passaggio è solo il primo gradino di una scala più lunga. Le Case di Comunità, previste dalla programmazione sanitaria nazionale, rischiano di trasformarsi in edifici sottoutilizzati se non vengono riempite di personale adeguato, motivato e regolarmente contrattualizzato. La sfida per la provincia di Matera, che conta comuni distanti decine di chilometri dai centri hub, è quella di integrare i servizi sociali e sanitari, creando una rete di protezione in cui l’infermiere di famiglia agisca come primo riferimento per la popolazione anziana e fragile.

Le richieste del sindacato per la sanità lucana

L’impegno dell’UGL Sanità Matera si concentra ora sulla vigilanza attiva. Non basta, infatti, che le istituzioni annuncino progetti all’avanguardia; è necessario che tali promesse si traducano in condizioni contrattuali dignitose e in un superamento definitivo del ricorso sistematico a forme di lavoro precario. La valorizzazione economica delle professioni sanitarie, il piano di stabilizzazione dei lavoratori che hanno prestato servizio durante l’emergenza e la riduzione dei carichi di lavoro eccessivi restano i pilastri su cui poggia l’intera discussione.

Le prospettive future per Matera dipendono strettamente dalla capacità della Regione e delle aziende sanitarie di ascoltare le istanze di chi vive quotidianamente le corsie e i presìdi territoriali. La telemedicina è una risorsa straordinaria per abbattere le distanze geografiche, ma la sua efficacia dipende interamente dalla qualità dell’interazione umana tra operatore e cittadino. Solo potenziando i presìdi nelle zone periferiche e garantendo orari e retribuzioni in linea con le responsabilità assunte, il sistema sanitario materano potrà aspirare a un modello di efficienza sostenibile sul lungo periodo. L’obiettivo ultimo rimane quello di fornire cure tempestive, moderne e accessibili, senza lasciare indietro nessuno, dal centro di Matera fino ai comuni più piccoli dell’area circostante.

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Autonomia differenziata e sanità in Basilicata: la posizione dell’Ugl di Matera sulla gestione delle risorse regionali

🏥 L’Ugl di Matera scende in campo sulla riforma della sanità lucana, chiedendo di abbandonare le polemiche ideologiche e di puntare su un patto istituzionale volto a tutelare le risorse del territorio. La priorità resta il miglioramento dei servizi per tutti i cittadini.

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#Basilicata #Matera #Sanità #Ugl #AutonomiaDifferenziata

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Pino GIORDANO, Segretario Provinciale UGL Matera

Redazione-  Il dibattito politico lucano si accende nuovamente attorno al tema dell’autonomia differenziata e alla gestione dei fondi destinati alla sanità regionale. In una fase storica determinante per gli assetti del Mezzogiorno, le dinamiche tra le istituzioni regionali e le parti sociali tornano al centro del confronto pubblico, sollevando interrogativi sulle strategie necessarie per garantire servizi efficienti ai cittadini. A intervenire con decisione nel dibattito è Pino Giordano, segretario provinciale dell’Ugl di Matera, che punta il dito contro quella che definisce una polemica sterile, spesso priva di riscontri concreti sulla vita quotidiana della popolazione.

Il confronto sulle politiche sanitarie e il riparto dei fondi

L’azione intrapresa dal presidente della Giunta regionale di Basilicata, Vito Bardi, e dall’assessore alla Salute, Cosimo Latronico, mira a ottenere una revisione dei criteri di riparto del Fondo Sanitario Nazionale. La richiesta avanzata dai vertici regionali si basa sulla necessità di intercettare risorse più congrue rispetto alle esigenze reali del territorio lucano, caratterizzato da dinamiche demografiche e geografiche che richiedono investimenti mirati. Per la provincia di Matera, che sconta le difficoltà legate alla vastità dei centri collinari e alla dispersione degli insediamenti, l’ottenimento di fondi adeguati rappresenta una necessità inderogabile per garantire l’accesso alle cure.

Secondo quanto espresso dall’Ugl, il lavoro della Regione Basilicata si muove in una direzione di tutela del Mezzogiorno. Il sindacato sostiene che la battaglia per correggere meccanismi di ripartizione che per anni hanno penalizzato la regione sia l’unica strada percorribile per evitare che i cittadini materani subiscano ulteriori restrizioni nei Livelli Essenziali delle Prestazioni. La posizione assunta dal sindacato è chiara: difendere le risorse destinate al Sud non deve essere interpretato come una chiusura, ma come un atto di equità istituzionale indispensabile per bilanciare le carenze strutturali del territorio.

Oltre lo scontro ideologico verso un patto per il territorio

Il nodo centrale del dibattito resta il concetto di responsabilità. Per Pino Giordano, la polemica costante alimentata da alcune sigle sindacali e formazioni politiche locali rappresenta un limite allo sviluppo, poiché trasforma temi tecnici in battaglie di puro schieramento. “La smettano di fare solo polemiche”, sottolinea il segretario provinciale, evidenziando come, dall’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera fino ai presidi di comunità sparsi nelle aree interne della provincia, il bisogno prioritario sia quello di una programmazione basata sul buon governo e non sul pregiudizio.

L’invito rivolto alle forze sociali è quello di convergere su un grande patto istituzionale che superi le divisioni preconcette. Il territorio materano presenta sfide urgenti: il contrasto allo spopolamento dei borghi, la tenuta dei servizi territoriali e la necessità di rendere la spesa pubblica più efficiente. In questo contesto, l’autonomia non viene vista come una frammentazione del Paese, bensì come uno strumento per valorizzare le capacità amministrative locali, incentivando l’efficacia dei servizi erogati.

Un appello alla concretezza per il futuro di Matera e del Sud

Guardando alle attività sindacali e alle prospettive di riforma, l’Ugl ribadisce la volontà di sostenere ogni iniziativa che porti a un incremento della qualità dei diritti sociali. La provincia di Matera, con la sua specificità storica e la sua rilevanza nel panorama economico regionale, non può permettersi di restare ostaggio di scontri che, nei fatti, non producono soluzioni alle liste d’attesa o alla carenza di personale medico nelle strutture pubbliche.

L’impegno manifestato da Bardi e dall’assessore Latronico viene dunque letto come un tentativo di riportare la Basilicata al centro del tavolo nazionale. L’obiettivo ultimo resta la difesa delle famiglie, dei pensionati e dei lavoratori, categorie che necessitano di una sanità solida e di investimenti strutturali capaci di superare la logica dell’emergenza. Per il sindacato, il banco di prova dei prossimi mesi sarà proprio la capacità di tradurre queste stanze istituzionali in risultati tangibili, garantendo che le risorse, una volta ottenute, vengano spese in modo da migliorare realmente l’accessibilità e l’efficacia dei servizi sanitari su tutto il territorio provinciale. Il dibattito rimane dunque aperto, ma con la consapevolezza che il tempo delle attese è finito, lasciando spazio alla necessità di una politica che sappia unire le forze per il bene comune.

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Caporalato e lavoro nero: l’operazione alto impatto nel metapontino accende i riflettori sulla legalità

👮 Il sindacato UGL Matera sostiene l’operazione “Alto Impatto” di Policoro contro il caporalato e chiede controlli più severi in agricoltura e nel settore turistico per tutelare i lavoratori.

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#Lavoro #Matera #Legalità #UGL

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Caporalato e lavoro nero: l'operazione alto impatto nel metapontino accende i riflettori sulla legalità

Redazione-  La lotta contro il lavoro sommerso e le piaghe del caporalato vive una nuova fase di attenzione mediatica e operativa. L’operazione denominata “Alto Impatto”, condotta recentemente dalle forze di Polizia nel territorio del Metapontino, ha riportato in primo piano le criticità strutturali che affliggono il mercato del lavoro nella fascia jonica lucana. Il sindacato UGL Matera ha espresso pieno sostegno all’azione coordinata dal Commissariato di Pubblica Sicurezza di Policoro, sottolineando la necessità di non abbassare la guardia su un fenomeno che umilia la dignità delle persone e distorce la sana concorrenza tra le imprese che operano legalmente nel settore agricolo e turistico.

Il plauso dell’Ugl all’operazione alto impatto

Il Segretario Provinciale dell’UGL, Pino Giordano, ha inteso ringraziare ufficialmente il Questore di Matera, Davide Della Cioppa, e il Commissario di Policoro, Salvatore Catapano, per l’impegno profuso in campo. Le verifiche, eseguite congiuntamente all’Ispettorato Territoriale del Lavoro e ai tecnici dell’ASM di Matera, hanno permesso di far emergere diverse irregolarità che mettono a rischio la sicurezza dei lavoratori. Secondo il sindacato, questi interventi non rappresentano solo un atto di giustizia verso chi viene sfruttato, ma costituiscono uno scudo necessario a protezione delle aziende virtuose. Le imprese che rispettano i contratti collettivi nazionali, provvedono ai versamenti contributivi e garantiscono ambienti di lavoro a norma subiscono infatti una sorta di concorrenza sleale da parte di chi, operando nell’ombra o attraverso il sistema dei caporali, riesce ad abbattere drasticamente i costi del personale.

L’emergenza del lavoro nelle ore proibite

Uno dei punti cardine della denuncia sollevata da Pino Giordano riguarda il mancato rispetto delle ordinanze regionali. Nonostante il decreto firmato dal Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, che vieta esplicitamente lo svolgimento di attività lavorative nei settori agricoli durante le ore di massima esposizione solare nelle giornate torride, le segnalazioni continuano a pervenire. Il persistere di tale prassi è considerato inaccettabile, poiché espone i lavoratori a rischi sanitari gravi, come colpi di calore o malori improvvisi.

L’attenzione dell’UGL Matera non si ferma però alle sole campagne. Il sindacato avverte che, con l’arrivo della stagione estiva e l’afflusso massiccio di turisti sulla costa jonica, il monitoraggio deve estendersi a macchia d’olio anche verso il settore ricettivo. Villaggi turistici, campeggi, stabilimenti balneari e lidi rappresentano contesti in cui la stagionalità spinge spesso verso forme contrattuali precarie o del tutto inesistenti. La tutela dei lavoratori stagionali, in un territorio che punta con decisione sul turismo come volano di crescita, diventa quindi una priorità inderogabile per garantire l’immagine e la qualità dell’offerta lucana.

Richiesta di maggiore coinvolgimento istituzionale

La battaglia contro il lavoro nero necessita di un approccio che superi la sola fase repressiva. L’UGL chiede un cambio di passo nelle sedi decisionali, invocando un rafforzamento del Tavolo provinciale sul contrasto al lavoro sommerso, presieduto dalla Prefettura di Matera. La proposta del sindacato è chiara: integrare in modo stabile le sigle sindacali nei tavoli istituzionali dedicati alla sicurezza. Questo permetterebbe di incanalare nel dibattito pubblico e regolatorio l’esperienza diretta toccata con mano sul campo.

Inoltre, Giordano avanza una proposta di sistema: introdurre strumenti premiali per le imprese che scelgono di investire concretamente in legalità e sicurezza. Il concetto è quello di creare un circolo virtuoso dove la regolarità non sia solo un obbligo di legge, ma un vantaggio competitivo riconosciuto e incentivato. La prevenzione delle cosiddette “morti bianche” e il contrasto alla cultura dello sfruttamento rimangono, secondo il leader sindacale, le sfide che determineranno la qualità del tessuto socio-economico della provincia di Matera nei prossimi anni. La disponibilità dell’UGL a contribuire con idee e proposte operative è massima, nella consapevolezza che solo attraverso una collaborazione sinergica tra istituzioni, forze dell’ordine e rappresentanze sociali sarà possibile eradicare una piaga che, ancora oggi, ferisce profondamente il mondo del lavoro lucano.

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Vertenza Callmat: è il momento delle decisioni definitive per il futuro di 350 lavoratori

📢 La vertenza CallMat arriva a un punto di svolta: il 29 luglio al MIMIT servono risposte certe per 350 lavoratori. Il sindacato chiede di investire nella digitalizzazione della Basilicata per garantire dignità e futuro.

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#CallMat #Basilicata #Lavoro #Digitalizzazione

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Vertenza Callmat: è il momento delle decisioni definitive per il futuro di 350 lavoratori

Redazione- Matera diventa il centro di un confronto serrato che si gioca sul filo del rasoio per il destino occupazionale di 350 persone. La vertenza che coinvolge i lavoratori di CallMat ha raggiunto una soglia critica, trasformandosi in un banco di prova per le istituzioni regionali e nazionali. Dopo mesi di incertezza, rinvii tattici e promesse verbali, il sindacato ha chiarito che non sono più tollerabili ulteriori dilazioni. La scadenza del 30 settembre, data in cui TIM ha garantito la continuità dei flussi di attività, segna il punto di non ritorno per un comparto che rappresenta un pilastro del settore terziario lucano.

Risorse economiche e il paradosso della mancanza di volontà

La questione sollevata dalle segreterie regionali di SLC CGIL, FISTel CISL, UILFPC UIL e UGL Telecomunicazioni scardina la narrazione della scarsità di fondi. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha recentemente annunciato lo stanziamento di oltre 505 milioni di euro destinati proprio al Mezzogiorno. Questi fondi sono finalizzati a progetti di innovazione, digitalizzazione, intelligenza artificiale, cloud computing e cybersicurezza. Appare stridente il contrasto tra la disponibilità finanziaria per la transizione tecnologica del Paese e la precarietà di una forza lavoro altamente qualificata come quella di CallMat.

Gli esponenti sindacali, Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano, pongono un interrogativo preciso: perché non destinare una parte di queste risorse già stanziate per la tutela occupazionale e la riqualificazione dei lavoratori in esubero? La competenza tecnica accumulata dai dipendenti nel corso degli anni è un patrimonio che non può essere disperso. Le organizzazioni di categoria indicano nella digitalizzazione degli archivi regionali e delle cartelle cliniche del sistema sanitario lucano la soluzione ideale. Si tratta di un progetto che unirebbe l’esigenza di modernizzare la pubblica amministrazione regionale con quella di stabilizzare centinaia di nuclei familiari, evitando una crisi sociale di ampie proporzioni.

Il ruolo della regione basilicata e la responsabilità politica

Il dito è puntato contro la giunta regionale, chiamata a un impegno coraggioso. Il Presidente Vito Bardi, insieme agli assessori Francesco Cupparo e Cosimo Latronico, detiene il potere di trasformare le ipotesi progettuali in attività concrete. La digitalizzazione della documentazione amministrativa e sanitaria non è un’utopia, ma un obiettivo di modernizzazione indicato a tutti i livelli istituzionali. La mancata attivazione di questo percorso rappresenterebbe una responsabilità politica chiara in una fase in cui la Basilicata soffre già di fenomeni di spopolamento e desertificazione produttiva.

Risulta di difficile lettura, secondo il fronte sindacale, la dicotomia tra la proroga di incarichi esterni legati al PNRR per la trasformazione digitale — che riconosce la necessità di mantenere competenze specifiche — e l’abbandono di maestranze locali che possiedono le stesse caratteristiche tecniche. Il confronto previsto per il 29 luglio al tavolo del MIMIT viene così caricato di aspettative altissime. Non serviranno più dichiarazioni d’intenti o tavoli interlocutori che si limitano a spostare in avanti la data della chiusura. Quel giorno, il governo e i rappresentanti regionali dovranno presentarsi con un cronoprogramma vincolante e impegni finanziari definiti.

La scadenza del 29 luglio come bivio istituzionale

L’incontro presso il dicastero romano non costituisce una semplice tappa formale, ma un vero e proprio bivio. La data del 30 settembre incombe come uno spettro: oltre quel termine, la protezione fornita da TIM cesserà e il rischio che i lavoratori restino senza tutele diventerà realtà. Per i sindacati, la mobilitazione rimarrà alta fino a quando non saranno sottoscritti accordi capaci di garantire dignità e futuro. La richiesta di fondo è semplice e radicale: invertire la rotta di una politica che spesso premia l’esternalizzazione a scapito della valorizzazione delle risorse umane interne.

La partita di CallMat è emblematica di una sfida più ampia che coinvolge tutto il Sud Italia: riuscire a coniugare gli investimenti massicci previsti per l’innovazione digitale con la salvaguardia dei posti di lavoro locali. La risposta che arriverà da Roma il 29 luglio dirà molto sulla capacità della classe dirigente di tutelare il tessuto sociale lucano, evitando che la transizione tecnologica diventi, anziché un’opportunità di modernizzazione, un ulteriore fattore di esclusione sociale. Le segreterie sindacali sono pronte a incalzare le istituzioni, ribadendo che i lavoratori di CallMat non cercano assistenzialismo, ma l’esercizio del proprio diritto a un lavoro che sia degno e duraturo nei processi di sviluppo del territorio.

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