Attualità
IRAN, TREGUA FRAGILE: HEGSETH CANTA VITTORIA MA IL CONFLITTO RESTA APERTO
Redazione- “Questa mattina, un grande giorno per la pace mondiale…..L’operazione Epic Fury è stata un successo travolgente…una vittoria con la V maiuscola. Abbiamo utilizzato solo una piccola parte della nostra potenza e l’Iran ha subito una sconfitta militare devastante”. Queste le parole del ministro della Difesa Usa Pete Hegseth dopo l’annuncio della tregua nel conflitto in Medio Oriente.
Le parole altisonanti di Hegseth non sono soltanto offensive ma poco veritiere e riflettono un semplicismo tutt’altro che onorevole per il ministro di Difesa o di Guerra come spesso si auto definisce. Quando poi si ricorda la minaccia di Trump di qualche giorno prima di cancellare l’intera nazione si capisce che viviamo tempi veramente bui. Ce lo chiarisce anche il disperato tentativo americano di convincersi ciecamente che tutto stia andando bene. I fatti ci dicono il contrario e l’impopolarità della guerra in Iran con gli americani ce ne darebbe una conferma.
Difficile parlare di vittoria considerando il numero di vittime causate dalla guerra fino adesso. Secondo alcune analisi quasi 4 mila persone in Iran hanno perso la vita che includono 1770 civili e centinaia di bambini. In Libano le vittime includono 1550 a cui si aggiungono 118 in Iraq, 23 in Israele, tredici soldati americani, e una dozzina in altri Paesi del Golfo. Hegseth non considera queste perdite umane, avvolto nel suo desiderio di cantare vittoria.
Al di là delle vittime umane la vittoria di Hegseth appare priva di significato poiché gli iraniani non solo continuano a resistere, ma il loro controllo dello Stretto di Hormuz ha scompigliato la disponibilità del 20 percento del petrolio, gas, fertilizzanti globale impedendo il passaggio delle petroliere. In effetti, Trump, Hegseth, e Benjamin Netanyahu hanno involontariamente fatto scoprire all’Iran una carta vincente poiché possono controllare indispensabili risorse per l’economia mondiale.
Uno degli obiettivi dell’amministrazione Trump era il regime change in Iran e ciò è avvenuto ma non per il meglio. La nuova leadership iraniana è infatti più radicalizzata e propensa a resistere e continuare ad opprimere il popolo che Trump aveva suggerito di volere aiutare. Gli attacchi all’Iran non hanno fatto altro che minimizzare il malcontento e costringere la gente a fare quadrato intorno a un governo malvoluto. Quando un Paese straniero butta bombe che uccidono civili e bambini anche un regime oppressivo ottiene il sostegno del popolo sottomesso. In effetti, gli attacchi hanno avuto l’effetto contrario di causare divisione ed hanno unificato l’Iran contro gli Usa.
Le forze militari americane hanno ovviamente causato notevoli danni all’Iran ma non sono riuscite a sottometterli e costringerli alla resa totale che Trump aveva richiesto in una delle sue tantissime sparate. L’Iran non ha vinto neanche ma un vincitore è emerso: Benjamin Netanyahu. Il primo ministro israeliano non solo è riuscito a convincere l’amministrazione Trump ad attaccare l’Iran ma ha anche minato la tregua con i continui attacchi a Hezbollah in Libano. Sotto pressione di Trump però Netanyahu ha ceduto e ha annunciato negoziati con il Libano. Siamo tornati dunque ai giorni dei negoziati a Ginevra del mese di febbraio con gli intermediari del governo di Oman. Infatti il ministro degli affari esteri omanita Badr al-Busaidi aveva annunciato notevoli progressi prima che Trump decidesse di attaccare.
Il ritorno al tavolo dei negoziati in Pakistan non ha prodotto risultati positivi. Le due parti si sono bloccate nelle loro posizioni massimaliste. Gli americani hanno insistito sull’eliminazione dell’uranio arricchito onde negare il potenziale di armi nucleari. Gli iraniani hanno insistito sulla rimozione delle sanzioni e richiesto il risarcimento per i danni subiti nei 40 giorni di guerra. Lo speaker del Parlamento iraniano Mohammad Ghalibaf ha dichiarato che gli Usa non erano “riusciti a conquistarsi la fiducia della delegazione iraniana in questa sessione di negoziati”. Ciò aprirebbe la porta a nuovi incontri ma non si sa se la tregua continuerà. Il fatto che ci siano stati gli incontri diplomatici fra le due parti suggerirebbe che non tutto è perduto. In effetti la strada dei negoziati era quella seguita da Barack Obama. Va ricordato che il 44esimo presidente Usa aveva raggiunto un accordo con l’Iran nel 2015 firmato anche da cinque Paesi chiave. Secondo l’accordo l’Iran si impegnava a limitare il programma nucleare e in cambio avrebbe ottenuto la rimozione delle sanzioni. Trump si ritirò dall’accordo nel 2018 descrivendolo “disastroso”. Evidentemente Obama si era guadagnato la fiducia degli iraniani che non è riuscito a Trump fino adesso. Ma se Obama ha dimostrato pazienza nelle negoziazioni durate cinque anni, il presidente attuale non esibisce altro che minacce e ultimatum. L’ultima reazione di Trump dopo il fallimento dei negoziati è stata di annunciare il blocco immediato dello Stretto di Hormuz che gli iraniani avevano già chiuso permettendo il transito a pochissime navi. Con Obama lo Stretto di Hormuz non fu mai chiuso. Trump però è un pessimo studente di diplomazia limitandosi all’uso della sua politica autoritaria. Il problema è che lui non paga le spese delle sue parole e azioni eccetto forse alle elezioni di midterm a novembre.
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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.
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Azione Giovani compie trent’anni: il Secolo d’Italia ripercorre la svolta di Rieti
🚨 TRENT’ANNI DI AZIONE GIOVANI: IL SECOLO D’ITALIA CELEBRA LA SVOLTA DI RIETI CHE HA COSTRUITO LA CLASSE DIRIGENTE DI PALAZZO CHIGIDalle secche del nostalgismo alla guida della Nazione, oltre le logiche correntizie. Il quotidiano “Il Secolo d’Italia” ha pubblicato un’articolata e accurata ricostruzione storica a firma della giornalista Gloria Sabatini dedicata al trentesimo anniversario del Congresso di Rieti (27-28 luglio 1996), l’evento spartiacque da cui nacque Azione Giovani, la sigla in cui confluirono il Fronte della Gioventù, il Fuan e Fare Fronte Universitario. Un’analisi che dimostra come quel laboratorio di idee e codici d’avanguardia abbia forgiato i ministri, i parlamentari e i quadri aziendali che oggi governano il Paese al fianco di Giorgia Meloni. 🏛️🇮🇹📉L’articolo ripercorre le trame di un congresso difficile e teso, in cui i leader storici Gianni Alemanno e Maurizio Gasparri avevano pianificato un accordo per spartire l’organizzazione tra Alberto Arrighi e Giampiero Cannella (oggi sottosegretario alla Cultura). Per evitare che le correnti del partito soffocassero l’entusiasmo della base, dirigenti come Marco Marsilio (attuale governatore dell’Abruzzo) e Fabio Rampelli (vicepresidente della Camera) realizzarono un capolavoro di diplomazia imponendo la candidatura unitaria del siciliano Basilio Catanoso. Quella scelta strategica permise alla destra giovanile di archiviare il passato, superare la demonizzazione e l’isolamento e aprirsi alla società civile nei campi dell’ambiente, della cultura e del volontariato, garantendo la sopravvivenza e l’identità del movimento anche durante gli anni complessi del PdL e del confronto con l’alleato Berlusconi, fino alla conquista della presidenza del consiglio. 🌐💼✨👇 Ritieni che la rigida formazione politica giovanile ricevuta negli anni ’90 sia il motivo della stabilità dell’attuale classe dirigente di governo? Raccontacelo nei commenti!#AzioneGiovani30 #SecoloDItalia #GloriaSabatini #CongressoRieti1996 #GiorgiaMeloni #BasilioCatanoso #FabioRampelli #MarcoMarsilio #AlleanzaNazionale #StoriaDellaDestra #MeteoPolitica
Roma – Nel tormentato quadro della storia politica e dei movimenti giovanili della destra italiana, la scomposizione delle vecchie liturgie missine e la transizione verso una moderna cultura di governo rappresentano un capitolo storiografico fondamentale per comprendere l’attuale architettura istituzionale del Paese. In un ampio e dettagliato articolo di approfondimento pubblicato sulle colonne del quotidiano Il Secolo d’Italia, la giornalista Gloria Sabatini ha ripercorso in chiave critica ed economica il trentennale della nascita di Azione Giovani, la sigla giovanile di Alleanza Nazionale che sancì il superamento definitivo delle formule novecentesche per avviare una lunga e complessa traversata nel deserto. Quella parabola, iniziata tra le tensioni congressuali della metà degli anni Novanta, ha di fatto forgiato la classe dirigente e i quadri burocratici di secondo livello che oggi detengono la guida macroeconomica e amministrativa dello Stato a Palazzo Chigi, a ridosso dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
Il Congresso di Rieti del 1996 e la deostruzione delle sigle giovanili
Il baricentro cronologico dell’analisi di Gloria Sabatini si colloca nelle storiche assise celebrate a Rieti nelle giornate del 27 e 28 luglio 1996, un segmento temporale immediatamente successivo alla svolta di Fiuggi orchestrata da Gianfranco Fini. In quel perimetro congressuale, gli under 30 della destra scelsero di trascinare gli adulti in mare aperto, decretando l’unificazione e la parziale deostruzione delle tre storiche anime che fino ad allora avevano presidiato la militanza giovanile e accademica: il Fronte della Gioventù (FdG), l’organizzazione universitaria del Fuan e la sigla Fare Fronte Universitario. La fusione in un unico strumento operativo rispondeva alla necessità di superare l’isolamento strutturale, la demonizzazione mediatica e le persecuzioni fisiche vissute durante gli anni di piombo, offrendo alla gioventù post-missina un hardware organizzativo moderno capace di dialogare con la società aperta e i mercati globali.
La candidatura di Basilio Catanoso e il capolavoro diplomatico di Fabio Rampelli
Il verbale delle giornate di Rieti documenta uno scontro interno di forte intensità tattica tra le principali correnti correntizie che all’epoca blindavano la casa madre di Alleanza Nazionale. I leader delle fazioni maggioritarie, Gianni Alemanno e Maurizio Gasparri, avevano predefinito un accordo bipartisan e pre-confezionato per assegnare ad Alberto Arrighi la guida del territorio e a Giampiero Cannella (attuale Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura) il controllo dei nuclei universitari. Questa soluzione verticistica, tuttavia, presentava il limite insopportabile di trasferire e ufficializzare le logiche correntizie tra i giovani. Per scardinare tale dinamica, l’allora dirigente nazionale Marco Marsilio (attuale Presidente della Regione Abruzzo) e Fabio Rampelli (oggi Vicepresidente della Camera dei Deputati) orchestrarono un capolavoro di diplomazia strategica, imponendo la candidatura unitaria del siciliano Basilio Catanoso, eletto leader dell’organizzazione superando di misura l’antagonista Arrighi.
Il superamento del nostalgismo e l’egemonia nella transizione dal PdL
La svolta antropologica impressa da Azione Giovani travalcò il mero dato dell’unità organizzativa per codificare un nuovo paradigma lessicale, simbolico e comunicativo. Le parole d’ordine della neonata struttura imposero l’archiviazione del riflusso dei sonnolenti anni Ottanta e la chiusura ermetica con la retorica nostalgica degli anni Settanta, provocando lacerazioni e crisi di rigetto nei custodi della tradizione e della destra pura, i quali paventavano il rischio di un annacquamento dell’identità originaria. Il manifesto politico di Rieti spinse i militanti a colonizzare ambiti civili esterni quali l’ecologia profonda, il volontariato sociale di prossimità, la saggistica colta, lo sport e la micro-impresa. Questa mutazione genetica, conclude l’analisi del Secolo d’Italia, ha protetto il nucleo intellettuale della destra durante la complessa fusione e il debito d’ossigeno contrattato all’interno del Popolo della Libertà (PdL) guidato da Silvio Berlusconi, permettendo alla comunità giovanile di conservare la propria capacità predittiva fino a trasformarsi in forza egemone del Paese.
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Stellantis Atessa, stop alla solidarietà: la UIL chiede tutele per l’indotto
🚨 SVOLTA STELLANTIS: DA DOMANI STOP ALLA SOLIDARIETÀ AD ATESSA. I SINDACATI UIL-UILM CHIEDONO INTERVENTI IMMEDIATI PER SALVARE LE IMPRESE DELL’INDOTTOUna giornata storica per il polo industriale della Val di Sangro, ma la guardia resta altissima per la filiera dei componenti. Domani, venerdì 31 luglio 2026, si chiuderà ufficialmente il contratto di solidarietà nello stabilimento Stellantis di Atessa (Ch). I segretari Gianluca Ficco (Uilm nazionale), Michele Lombardo (Uil Abruzzo) e Nicola Manzi (Uilm Chieti-Pescara) hanno celebrato questo fondamentale traguardo, reso possibile dal rilancio dei volumi produttivi del Ducato e dalle uscite volontarie incentivate. Confermato inoltre l’avvio della nuova generazione del furgone da fine 2029, blindando il futuro del sito. 🏛️🚗📉I leader sindacali evidenziano però come la vera emergenza si sia ora spostata sull’indotto e sulle aziende di fornitura, dove si registrano profonde criticità. La Uilm esige che Stellantis applichi la clausola sociale nei cambi d’appalto e chiede al Governo l’attivazione di ammortizzatori speciali e fondi per la riconversione industriale. Sullo sfondo pesa inoltre la “data tagliola” europea del 2030 sulle emissioni: se la normativa UE non verrà rivista introducendo il principio di neutralità tecnologica, il sistema delle multe rischia di colpire i veicoli commerciali leggeri in modo devastante, mettendo in pericolo migliaia di posti di lavoro in Abruzzo. ⚡🔋✨👇 Ritieni che l’Europa debba rivedere lo stop ai motori tradizionali per salvare la produzione e l’occupazione nelle fabbriche italiane? Scrivilo nei commenti!#StellantisAtessa #ContrattoSolidarietà #UilmAutomotive #GianlucaFicco #MicheleLombardo #NicolaManzi #ValDiSusa #TransizioneEcologica #FurgoneDucato #IndottoAuto #MeteoIndustria
Atessa – Nel complesso quadro delle trasformazioni macroeconomiche che investono il settore dell’automotive nell’Eurozona, la gestione degli ammortizzatori sociali e la tenuta dei livelli occupazionali rappresentano variabili cruciali per la stabilità dei distretti industriali. Nella giornata di domani, venerdì 31 luglio 2026, cesserà formalmente il contratto di solidarietà all’interno dello stabilimento Stellantis di Atessa, in Val di Sangro. Il traguardo sindacale è stato analizzato stamane durante il Consiglio territoriale della Uilm Chieti-Pescara dal segretario nazionale Uilm Gianluca Ficco, dal segretario generale Uil Abruzzo Michele Lombardo e dal segretario Uilm Chieti-Pescara Nicola Manzi. La fine del ricorso agli ammortizzatori sociali è stata determinata dalla ripresa dei volumi produttivi del veicolo commerciale leggero Ducato e da una pianificazione strategica basata su uscite volontarie incentivate, azzerando gli esuberi strutturali senza ricorrere a licenziamenti coatti.
Il consolidamento della produzione del Ducato fino al dopo 2029
Le prospettive industriali di lungo periodo per il plesso della provincia di Chieti hanno ricevuto una formale validazione nel corso dell’ultimo tavolo di confronto aziendale. Stellantis ha confermato ufficialmente che la nuova e futura generazione del Ducato sarà interamente ingegnerizzata e assemblata sulle linee di montaggio di Atessa a partire dalla fine del 2029. Questo stanziamento di prodotto garantisce la continuità operativa del sito per il prossimo decennio, consolidando il ruolo della Val di Sangro quale baricentro continentale nella produzione di veicoli commerciali leggeri (LCV) e smentendo le ipotesi di un progressivo disinvestimento del gruppo multinazionale nel Mezzogiorno d’Italia, a tutela del know-how e delle competenze specialistiche delle maestranze locali.
L’asfissia della componentistica: la clausola sociale nei cambi d’appalto
Risolta la vertenza della casa madre, l’attenzione della Uil e della Uilm si sposta sui nodi critici che stringono le aziende dell’indotto di secondo livello e la filiera della componentistica meccanica e plastica. Il sindacato confederale ha rivolto un severo appello alla responsabilità sociale di Stellantis, chiedendo l’applicazione rigida del principio di continuità occupazionale nei casi di internalizzazione dei servizi o di variazione dei contratti di fornitura. Ficco, Lombardo e Manzi esigono che i lavoratori seguano le attività produttive senza subire l’espulsione dal ciclo industriale, invocando parallelamente l’intervento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il varo di ammortizzatori sociali straordinari in deroga — privi di massimali di spesa e limiti temporali ordinari — e di fondi strutturali nZEB per supportare la diversificazione e l’innovazione tecnologica dei fornitori locali.
La tagliola europea del 2030 e il rischio sanzioni sui furgoni leggeri
In ultima analisi, la tenuta economica dell’intero distretto industriale abruzzese rimane condizionata dalle imminenti scadenze normative imposte dalla Commissione Europea in materia di abbattimento delle emissioni di CO2. La governance sindacale individua nella data tagliola del 2030 una vera e propria spada di Damocle per il comparto dei furgoni commerciali, comparto in cui l’applicazione del sistema delle multe e delle sanzioni pecuniarie rischia di produrre effetti recessivi peggiori rispetto al mercato delle autovetture private. La Uil Abruzzo esorta il Parlamento italiano e le delegazioni europee a esercitare la massima pressione diplomatica per ottenere una revisione pragmatica del pacchetto Fit for 55. L’obiettivo è scardinare il dirigismo dell’elettrico puro per affermare i dogmi della neutralità tecnologica e della tutela della libertà di scelta del consumatore, evitando che la transizione ecologica si converta in un fattore di desertificazione industriale e di crisi occupazionale irreversibile per la Val di Sangro.
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Poste Italiane, pensioni di agosto in pagamento da sabato 1
🚨 POSTE ITALIANE: DA SABATO 1° AGOSTO IN PAGAMENTO LE PENSIONI DEL MESELe pensioni di agosto sono in pagamento dal 1° presso gli uffici postali. Accredito automatico su Libretti, BancoPosta e Postepay Evolution; prelievi possibili agli ATM Postamat. Assicurazione gratuita fino a 700€ per scippi/rapine nel prelievo. Dal 3 agosto necessaria la CIE per le operazioni. Info al 06 45263322. 💡 Evita la fila, usa gli ATM!#PensioniAgosto2026 #PosteItaliane #Sicurezza #Postamat
Accrediti e prelievi ATM
I titolari di Libretto di Risparmio Postale, Conto BancoPosta o Postepay Evolution riceveranno l’accredito diretto il 1° agosto. I possessori di Carta di Debito o Postepay Evolution potranno prelevare contanti dai 72 ATM Postamat provinciali, evitando le code agli sportelli. Dal 3 agosto, inoltre, non sarà più valida la carta d’identità cartacea per le operazioni, richiedendo la Carta d’Identità Elettronica (CIE).
Sicurezza e assicurazione gratuita
Poste Italiane conferma la copertura assicurativa gratuita, attiva per chi preleva tramite Carta di Debito, che tutela contro scippo e rapina nelle due ore successive al ritiro, con un rimborso fino a 700 euro annui.
Deleghe e consigli per l’accesso
Per il ritiro allo sportello è necessario un documento valido e il codice fiscale; le deleghe sono valide in caso di impedimento. Si consiglia di scaglionare l’accesso agli uffici postali, preferendo le ore pomeridiane o i giorni successivi al primo, per evitare assembramenti. Per informazioni, il numero del contact center è 06 45263322.
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