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Attualità

Carburanti, UGL Matera: nessun allarme contaminazione nella provincia

Carburanti, il segretario UGL Pino Giordano rassicura sui controlli a Matera: “Nessun allarme contaminazione, la vera emergenza sono i rincari”. ⛽

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officina meccanica

Matera – Nel delicato e nevralgico scacchiere dell’economia reale, della tutela dei consumatori e delle riforme necessarie a monitorare la trasparenza dei mercati energetici nell’Eurozona, la stabilità della rete di distribuzione dei carburanti rappresenta una variabile fondamentale per il benessere delle famiglie. In una giornata dominata dalle preoccupazioni per le inchieste giornalistiche relative a presunti casi di frode commerciale registrati in alcune regioni del Paese, si registra una ferma presa di posizione da parte dei sindacati lucani. Pino Giordano, segretario provinciale dell’UGL Matera, ha diffuso una nota ufficiale per esaminare lo stato della rete stradale e autostradale della provincia. Il leader sindacale ha invitato l’opinione pubblica a respingere ogni forma di allarmismo ingiustificato, volto a gettare discredito sul comparto e ad alimentare la sfiducia nei confronti dei piccoli distributori rionali, difendendo con forza il merito e l’onestà dei lavoratori lucani.

La condanna dei furbi e il doppio danno economico e meccanico

L’ordito della disamina dell’UGL muove da una rigorosa e fredda condanna nei confronti dei gravi episodi di cronaca emersi sulla stampa nazionale, inerenti alla presunta diluizione dei carburanti con acqua all’interno delle cisterne di stoccaggio per aumentarne artificialmente il volume commerciale. Giordano ha chiarito che, qualora le indagini della magistratura accertassero le responsabilità, ci si troverebbe di fronte a comportamenti intollerabili. I cittadini onesti e i pendolari subirebbero in questo modo un doppio e ingiusto danno: economico, pagando tariffe piene per un combustibile non conforme e alterato, e meccanico, a causa dei guasti devastanti che l’acqua provoca ai motori e agli impianti di alimentazione dei veicoli, costringendo le famiglie a ricorrere a costosi interventi di riparazione nelle officine meccaniche.

Nessun allarme nei distributori di Matera e della costa jonica

Per quanto riguarda la situazione interna alla provincia di Matera, il segretario Giordano ha smentito in modo categorico la presenza di anomalie, deostruendo i tentativi di generalizzazione che rischiano di colpire un settore già duramente provato dalla crisi dei consumi. La rete di distribuzione materana è composta da imprese e gestori seri che operano quotidianamente con massima responsabilità e nel pieno rispetto delle regole dello Stato. Alimentare sospetti indiscriminati h24 significa mettere a rischio i livelli di occupazione stabile e la credibilità di padri di famiglia che svolgono il proprio lavoro con assoluta trasparenza. A vigilare sulla regolarità delle pompe di benzina intervengono costantemente le forze dell’ordine e gli organismi di controllo, la cui azione repressiva rappresenta una paratia di sicurezza e legalità per gli automobilisti.

Il messaggio di serenità ai turisti in viaggio tra i Sassi

In concomitanza con i massimi flussi turistici estivi, il rappresentante dell’UGL Matera ha voluto rivolgere un caloroso messaggio di accoglienza civile e vicinanza ai numerosi villeggianti e visitatori transnazionali che stanno raggiungendo la Basilicata. Chi sceglie la terra lucana per le proprie vacanze può percorrere le scarpate e le strade del territorio in totale serenità: «Chi sceglie Matera e la sua provincia può farlo con assoluta fiducia. Qui troverà una terra accogliente, fatta dei Sassi, dei borghi e della costa jonica. L’unica sosta che ci auguriamo debbano fare i visitatori è quella per ammirare le nostre bellezze storiche e assaporare l’enogastronomia della tradizione, non certo quella forzata in un’officina per timori legati a vicende che, allo stato attuale, non trovano alcun riscontro nella provincia di Matera».

La vera emergenza della provincia è il caro benzina alla pompa

Spostando il baricentro dell’analisi sulle reali criticità materiali che colpiscono i bilanci familiari e l’indotto delle piccole imprese di provincia, il sindacato ha ricordato che la vera e urgente emergenza sociale è rappresentata dal continuo e inarrestabile aumento dei prezzi dei carburanti. I rincari selvaggi registrati alla pompa riducono in modo lineare il potere d’acquisto dei lavoratori e dei pendolari, incrementando a cascata i costi di trasporto delle merci e gravando sul prezzo finale dei beni di prima necessità e della somministrazione nei ristoranti. È su questo hardware economico complesso che il Governo nazionale e le istituzioni regionali devono concentrare ogni sforzo, pianificando riforme strutturali capaci di calmierare i prezzi e difendere il benessere della popolazione.

La tutela dei lavoratori della filiera energetica contro l’isolamento

In ultima analisi, l’intervento di Pino Giordano si offre alla pubblica opinione come un solenne manifesto laico a difesa della reputazione e della dignità del lavoro nel Mezzogiorno. Sradicare la gestione delle problematiche economiche dall’isolamento biologico indotto dall’abuso degli schermi digitali e delle reti virtuali, per ricondurla all’interno di un dialogo trasparente basato sulle regole e sulla legalità, costituisce il pilastro più alto del moderno welfare sindacale. L’UGL Matera continuerà a pretendere verifiche rigorose e costanti lungo tutta la filiera della distribuzione energetica, respingendo le tifoserie delle polemiche sterili per garantire un domani stabile, sicuro e libero da paure ingiustificate alle future generazioni di cittadini e lavoratori della Basilicata.

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Politica

Quando un post su Facebook diventa un caso di sicurezza: la storia dei giornalisti sotto pressione in Afghanistan

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Quando un post su Facebook diventa un caso di sicurezza: la storia dei giornalisti sotto pressione in Afghanistan

Redazione- A Badakhshan, nel nord-est dell’Afghanistan, il confine tra una semplice opinione espressa sui social network e un’accusa capace di portare all’arresto sembra diventare sempre più sottile.

Nazim Qasemi, giornalista locale della provincia di Badakhshan, sarebbe stato arrestato mercoledì sera dagli apparati d’intelligence dei talebani. Secondo fonti vicine al giornalista, il motivo del fermo sarebbe legato a un commento pubblicato sul suo profilo Facebook, nel quale Qasemi criticava il comportamento delle autorità talebane nella provincia durante le operazioni contro i trafficanti di oppio, denunciando presunti trattamenti discriminatori su base etnica.

La moglie del giornalista ha confermato pubblicamente l’arresto attraverso un messaggio diffuso su Facebook, spiegando che gli agenti dell’intelligence talebana lo avrebbero prelevato intorno alle 21:00.

Per Qasemi non si tratterebbe del primo confronto con le autorità. Secondo persone a lui vicine, questo sarebbe il secondo arresto subito nel corso dell’anno. In occasione del precedente fermo, la denuncia sarebbe arrivata dall’ufficio talebano per la “promozione della virtù e la prevenzione del vizio”, che lo avrebbe accusato di non seguire alcune norme imposte dal nuovo regime, tra cui quella relativa alla barba e al rispetto delle direttive talebane.

La vicenda di Qasemi rappresenta una realtà più ampia vissuta da molti giornalisti afghani: in un ambiente dove ogni critica può trasformarsi in un rischio personale, il lavoro giornalistico è diventato un esercizio quotidiano tra il dovere di raccontare e la paura delle conseguenze.

Per molti reporter locali, soprattutto nelle province lontane dalla capitale Kabul, i social network sono diventati uno spazio ambivalente: un luogo dove informare e condividere opinioni, ma anche un territorio monitorato dalle autorità e potenzialmente fonte di accuse.

Secondo Reporters Sans Frontières, l’Afghanistan occupa il 175º posto su 180 Paesi nella classifica mondiale della libertà di stampa del 2026. L’organizzazione denuncia un clima in cui le critiche ai talebani sono fortemente limitate, l’autocensura è in aumento e il rischio di arresto continua a pesare sui giornalisti.

La storia di Nazim Qasemi non è soltanto quella di un singolo reporter fermato per una pubblicazione online. È il simbolo di una realtà in cui raccontare, criticare o semplicemente esprimere un’opinione può trasformarsi in una sfida alla libertà personale.

In Afghanistan, per molti giornalisti, la domanda non è più soltanto cosa si può raccontare, ma quale prezzo si rischia di pagare per farlo.

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Attualità

L’incubo della benzina “allungata” con l’acqua: la truffa silenziosa che sta distruggendo i motori (e i risparmi) degli italiani

Il terrore di ogni automobilista: fare il pieno e distruggere l’auto! La truffa della benzina allungata con l’acqua sta svuotando i conti di migliaia di famiglie italiane. Danni fino a 5.000 euro e un incubo burocratico per essere risarciti. È ora di dire BASTA! ⛽ 💧 🚗

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Rifornimento

Roma– In un’Italia in cui fare un banalissimo pieno di carburante è ormai diventato un lusso per pochi, un autentico salasso economico che costringe padri e madri di famiglia a fare dolorose rinunce pur di poter usare l’auto per andare a lavorare, sta dilagando un fenomeno tanto odioso quanto devastante. È una truffa subdola, silenziosa e invisibile, che non ti aggredisce per strada, ma ti colpisce a tradimento proprio nel momento in cui ti affidi con fiducia a chi dovrebbe erogarti un servizio pagato a peso d’oro. Parliamo del vero e proprio incubo della “benzina allungata con l’acqua” (o del gasolio annacquato). Una piaga sociale dilagante che, specie in questi periodi di esodi estivi, sta mietendo migliaia di “vittime” innocenti in tutta la penisola, trasformando la tanto attesa partenza per le sudate ferie, o il semplice tragitto casa-lavoro, in una disperata e rabbiosa corsa verso l’officina meccanica più vicina, con danni economici che mettono letteralmente in ginocchio i fragili bilanci familiari.

Un pieno di rabbia e disperazione: la trappola invisibile nascosta nel serbatoio

La dinamica della truffa — o della colpevole, gravissima negligenza, in alcuni casi — è tanto semplice quanto spietata nella sua crudeltà. Tu arrivi stanco alla stazione di servizio, inserisci fiduciosamente i tuoi 50 o 80 euro sudati nel distributore automatico, afferri la pompa e riempi il serbatoio. Riparti sereno verso casa, del tutto ignaro del fatto che in quei litri di carburante si nasconde un veleno mortale per la tua automobile: l’acqua. Fisicamente, l’acqua è nettamente più pesante del carburante e tende a depositarsi inesorabilmente e silenziosamente sul fondo delle grandi cisterne sotterranee dei benzinai. Se queste non vengono bonificate a dovere, o peggio, se qualcuno decide “furbescamente” e criminalmente di allungare il prodotto per lucrare illegalmente sui margini, la pompa pescherà quel mix letale e lo spingerà dritto nel cuore pulsante del tuo motore. Gli effetti distruttivi sono drammaticamente immediati. Percorri poche centinaia di metri e la macchina inizia a singhiozzare paurosamente. Il motore perde colpi in modo anomalo, la spia rossa di avaria si accende lampeggiando minacciosamente sul cruscotto e, nella peggiore e più diffusa delle ipotesi, l’auto si spegne di colpo nel bel mezzo del traffico cittadino o in corsia di sorpasso in autostrada, mettendo a gravissimo rischio anche la sicurezza fisica e la vita stessa della tua famiglia.

Il dramma umano dal meccanico: danni per migliaia di euro e vacanze in fumo

Il vero, insopportabile calvario umano inizia però nel momento in cui il carro attrezzi deposita la vettura senza vita in officina. Quando il meccanico smonta i filtri del carburante o svuota il serbatoio dell’auto, la macabra e inequivocabile scoperta è sempre la stessa: un liquido torbido e puzzolente, diviso a metà tra benzina (o diesel) e acqua sporca e limacciosa. E le conseguenze meccaniche sono apocalittiche. I motori moderni, veri e propri gioielli precisissimi e delicatissimi, non tollerano il passaggio di nemmeno una singola goccia d’acqua nei loro sofisticati sistemi di iniezione ad altissima pressione. L’acqua distrugge istantaneamente la costosa pompa del carburante, fa letteralmente arrugginire, grippare e spaccare i preziosi iniettori, e contamina irreversibilmente l’intero impianto. Il preventivo stilato dal meccanico suona come una sentenza capitale per i risparmi di una famiglia media italiana: si parte da un minimo di 1.500 euro per arrivare, nei casi di auto più recenti, a superare agilmente i 4.000 o 5.000 euro di danni secchi. Una cifra semplicemente spaventosa. Per molti, troppi padri di famiglia, questo significa dover rinunciare in lacrime alle uniche ferie dell’anno, dover intaccare i risparmi messi faticosamente da parte per lo studio dei figli, o peggio ancora, doversi indebitare con la banca per riparare un’auto che serve disperatamente per andare a guadagnarsi il misero stipendio.

Oltre il grave danno, la crudele beffa: l’incubo burocratico per ottenere un giusto risarcimento

In un Paese civile e normale, chi subisce un torto e un danno simile verrebbe immediatamente e scusandosi rimborsato. Ma nell’Italia della burocrazia, al gravissimo danno economico si aggiunge quasi sempre la crudele, inaccettabile beffa. Dimostrare legalmente che la colpa è della stazione di servizio è una logorante corsa a ostacoli, studiata quasi apposta per far desistere i più deboli e i meno facoltosi. Il benzinaio disonesto, messo alle strette, al 99% negherà tutto con sdegno, nascondendosi dietro scuse patetiche o dando la colpa ad altri distributori. Per cercare di ottenere giustizia, il cittadino truffato è costretto a conservare maniacalmente la ricevuta del pagamento (se ha pagato in contanti senza chiederla, è quasi impossibile far valere i propri diritti legali), a far redigere a proprie spese una costosa perizia giurata dal meccanico e a conservare in bottiglie sigillate i campioni del carburante annacquato prelevato dal serbatoio. Significa, in parole povere, doversi imbarcare in lunghe, costose e logoranti cause legali durate anni, pagando fior di avvocati e periti, mentre l’auto resta ferma a prender polvere in officina. È un vero e proprio calvario psicologico che violenta la dignità di chi ha sempre rispettato le regole.

Dolo criminale o grave incuria? La speculazione vergognosa sulla pelle dei cittadini onesti

La domanda che fa letteralmente ribollire il sangue nelle vene a chi subisce questa ingiustizia è: perché accade tutto questo sotto gli occhi di tutti? In molti casi, parliamo di pura e imperdonabile incuria. Cisterne sotterranee vecchie di decenni, mai bonificate e mai controllate, in cui l’acqua piovana o di falda si infiltra lentamente. Un menefreghismo aziendale intollerabile da parte di chi gestisce impianti logori pensando solo e unicamente a incassare il profitto a fine giornata. Ma in altri, ancora più oscuri casi, dietro questa piaga dilagante si nasconde il dolo puro, il calcolo criminale. La forte tentazione di “allungare” scientemente il carburante con l’acqua per aumentare a dismisura i margini di profitto rubando sul peso e sul volume, è una sirena a cui alcuni disonesti non riescono a resistere. E il salatissimo conto finale, guarda caso, lo paga sempre e solo Pantalone: l’automobilista onesto, costretto a fare i conti con un motore fuso, il portafoglio svuotato e il cuore pieno di rabbia.

L’appello disperato alle Istituzioni: servono controlli a tappeto, basta chiacchiere!

Di fronte a questa silenziosa ma devastante emergenza, non possiamo più limitarci a dare ai cittadini dei semplici “consigli per gli acquisti” (come l’obbligo morale di pagare sempre con carta di credito per poter tracciare inconfutabilmente la spesa, o la regola aurea di evitare assolutamente di fare rifornimento mentre l’autobotte sta scaricando il carburante per non smuovere i detriti e l’acqua sul fondo della cisterna). È giunto il momento storico di lanciare un appello urlato, forte e disperato alle Istituzioni, alla Guardia di Finanza e a tutti gli enti territoriali preposti ai controlli. Non bastano più le morbide verifiche a campione o le multe simboliche. Servono ispezioni a tappeto sui piazzali, sequestri preventivi e immediati delle cisterne fuori norma e denunce penali durissime per frode in commercio contro chi lucra vilmente sulle spalle di chi lavora onestamente. Chi distrugge l’automobile e i sudati risparmi di una famiglia rifilandole acqua sporca al posto della benzina, non è un commerciante sbadato o sfortunato, ma un vero e proprio truffatore seriale. E lo Stato italiano ha il dovere morale, civile e assoluto di difendere i propri cittadini, mettendo per sempre la parola fine a questa schifosa e intollerabile speculazione.

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Piombino, slitta l’accordo per l’ex Lucchini. L’UGL fa scudo agli operai: “Le aziende discutano, ma salviamo gli stipendi e le famiglie”

L’UGL fa scudo agli operai dell’ex Lucchini di Piombino! Slitta la firma sull’accordo al Ministero per problemi tra le multinazionali, ma il sindacato lancia un monito durissimo: “La priorità assoluta è salvare le buste paga e la dignità dei lavoratori in cassa integrazione. Nessuno resterà indietro”. 🏭 ✊ 👷‍♂️

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Incontro al Mimit

Roma / Piombino – Ci sono luoghi in Italia in cui il rumore sordo delle acciaierie in funzione e l’odore acre e inconfondibile del metallo fuso non sono mai stati un semplice e freddo elemento del paesaggio industriale, ma rappresentano letteralmente il respiro, la vita e la storia di intere generazioni. La città toscana di Piombino è, senza dubbio, uno di questi luoghi magici e sofferti. L’immenso ex polo siderurgico Lucchini non è mai stato valutato soltanto come un gigantesco ammasso di altiforni, ciminiere e capannoni industriali, ma come il cuore pulsante attorno al quale migliaia di operai con le mani sporche di fuliggine hanno costruito la propria onesta esistenza, sognando un futuro stabile per le proprie famiglie. Oggi, però, quel grande cuore operaio fatica enormemente a battere, sospeso in un logorante e infinito limbo di incerte transizioni industriali, promesse politiche spesso disattese e attese snervanti. Nelle scorse ore, gli occhi gonfi di speranza di un’intera città erano puntati su Roma, sui tavoli istituzionali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Si attendeva la tanto agognata fumata bianca, la firma politica decisiva dell’Accordo Quadro per il rilancio definitivo dell’acciaieria. Eppure, in modo del tutto inaspettato, quell’attesissima firma è slittata, lasciando centinaia di operai col fiato sospeso e costringendo il sindacato UGL a innalzare un vero e proprio e durissimo muro a difesa della dignità dei lavoratori.

La fumata grigia al Ministero: i veri motivi per cui è slittata la firma sul futuro dell’ex Lucchini

La riunione d’urgenza convocata al MIMIT aveva un ordine del giorno apparentemente chiaro, semplice e vitale: siglare finalmente l’Accordo Quadro strategico, il documento base necessario per avviare concretamente la programmazione del miliardario rilancio industriale del polo di Piombino. Al tavolo romano, seduti di fronte al dottor Castano in rappresentanza del Governo italiano, c’erano i delegati dei due colossi del settore (JSW Jindal e Metinvest Adria), oltre all’agguerrita delegazione sindacale dell’UGL Metalmeccanici Nazionale (guidata dal Vice Segretario Nazionale Daniele Francescangeli) e UGLM Territoriale (rappresentata dal Segretario Claudio Lucchesi). Ma quando la politica e i grandi capitali privati si incontrano, i meccanismi non sono mai così fluidi come sembrano. Nel corso del lungo e serrato confronto sono emerse, infatti, evidenti e complesse criticità tecniche legate al disallineamento dei cosiddetti “cronoprogrammi”. In parole estremamente povere: i delicati tempi di intervento strutturale e di investimento economico previsti dagli indiani di JSW Jindal non combaciavano ancora perfettamente con quelli della newco ucraina Metinvest Adria. Questa pericolosa frizione burocratica e organizzativa ha reso materialmente impossibile, da parte del sindacato e del Governo, apporre la firma ufficiale sul testo nella sua generica formulazione originaria. Le parti si sono quindi dovute saggiamente fermare, convenendo di rivedere, limare e riscrivere l’Accordo per armonizzare alla perfezione le esigenze e i tempi dei due grandi player industriali.

Cassa integrazione e dignità umana: lo scudo di ferro del sindacato per proteggere le famiglie

Ma mentre le grandi aziende siderurgiche multinazionali discutono comodamente di cronoprogrammi, di complessi bilanci e di strategie a lungo termine, c’è un’emergenza umana spaventosa che non conosce ferie e non ammette pause: la vita reale di chi, in quegli enormi stabilimenti, ci suda per guadagnarsi il pane. La reazione della delegazione UGL al tavolo ministeriale romano è stata assolutamente perentoria e non ha lasciato spazio ad alcun tipo di compromesso al ribasso. Il sindacato ha ribadito con estrema fermezza che, durante questa infinita e psicologicamente logorante transizione burocratica, la priorità assoluta e ineludibile deve essere la totale protezione economica degli esseri umani coinvolti. Agli operai, che si trovano attualmente parcheggiati in uno stato di grave incertezza in cassa integrazione, deve essere assicurata la totale e incondizionata copertura degli ammortizzatori sociali. L’UGL ha preteso garanzie politiche blindate affinché i lavoratori in attesa non subiscano nemmeno un singolo euro di ricaduta economica negativa sulla propria già fragile busta paga in questa fase di stallo burocratico. Questa blindatura economica dovrà reggere almeno fino a quando non sarà definito nero su bianco un piano industriale blindato, pienamente condiviso e, soprattutto, concretamente cantierabile sul territorio.

Le parole chiare di Francescangeli: “Nessuna battuta d’arresto, ma un grande atto di responsabilità civile”

Il rischio palese che la fredda notizia giornalistica del rinvio istituzionale potesse scatenare il puro panico e la depressione tra le provate famiglie degli operai toscani era ed è ancora altissimo. Proprio per questo motivo, il Vice Segretario Nazionale UGLM, Daniele Francescangeli, ha voluto immediatamente gettare acqua sul fuoco, spiegando con grande umanità la delicatezza della complessa situazione in atto. “Questo momentaneo rinvio della firma non rappresenta in alcun modo una reale battuta d’arresto o, peggio, un fallimento dell’intero percorso di rilancio”, ha dichiarato con profonda convinzione Francescangeli. “Si tratta, al contrario, di un delicato ma fondamentale passaggio di profonda responsabilità sindacale, un atto necessario e volto esclusivamente a definire un accordo che sia realmente condiviso da tutte le parti, che sia sostenibile a livello produttivo e soprattutto che risulti coerente con i tempi effettivi di realizzazione pratica dei diversi e complessi interventi previsti sull’area”. Insomma, il messaggio è chiaro: molto meglio aspettare responsabilmente qualche giorno in più per ottenere un documento inattaccabile, piuttosto che firmare frettolosamente in favore di telecamere un accordo debole, lacunoso, che rischierebbe tragicamente di sgretolarsi alla prima seria difficoltà, lasciando di nuovo gli operai disperati col cerino in mano.

Piombino non può più aspettare: l’Italia ha una disperata necessità di un rilancio credibile e solido

Il tempo della politica, tuttavia, sta inesorabilmente scadendo. L’Italia industriale, da Nord a Sud, ha un disperato bisogno vitale dell’acciaio di qualità prodotto a Piombino, esattamente così come l’orgogliosa città di Piombino ha un disperato bisogno di tornare a produrre a pieno regime, a faticare nei reparti e a generare vera ricchezza sociale. Il provvidenziale rinvio di oggi impone a tutte le parti attive in causa — a partire dal Governo italiano per arrivare alle potentissime multinazionali estere — di accelerare drasticamente i lavori tecnici per trovare un punto d’incontro che sia saldo e reale. I vecchi slogan politici e le promesse scritte sull’acqua, sulla pelle della povera gente, non servono più a nulla. Serve un piano industriale serio e ambizioso che parli chiaramente di tonnellate prodotte, di massicci investimenti sull’ammodernamento dei forni, di ineludibili bonifiche ambientali del territorio e, ovviamente, di nuove assunzioni. L’Accordo Quadro in via di riscrittura non dovrà essere mai più solo un ennesimo pezzo di carta utilizzato per prendere tempo prezioso, ma dovrà rappresentare il biglietto di sola andata per far risorgere definitivamente dalle proprie ceneri uno dei poli siderurgici più grandi e strategici d’Europa.

Il presidio sindacale costante e instancabile: l’UGL promette di non lasciare mai solo nessun lavoratore

La complessa battaglia sindacale è ancora lunghissima e l’esito finale non è assolutamente scontato o privo di insidie, ma l’UGL oggi a Roma ha tracciato, col pennarello rosso, una linea invalicabile. La Segreteria Nazionale, in stretta e totale sinergia con quella Territoriale di Piombino, continuerà a presidiare il Ministero a oltranza e a seguire le trattative col fiato perennemente sul collo delle aziende coinvolte. L’impegno solenne e inscalfibile preso con l’intera città toscana è uno solo: l’evoluzione serrata del confronto ministeriale sarà seguita con la massima, quasi ossessiva attenzione giorno e notte, affinché il tanto declamato e desiderato rilancio del colossale polo siderurgico si traduca finalmente in investimenti tangibili, in ferree certezze industriali a lungo respiro e, primissima cosa in assoluto, nella piena e incondizionata salvaguardia di ogni singolo livello occupazionale. In questa delicata fase di trasformazione storica, nessuna famiglia piombinese verrà mai lasciata sola ad affrontare al buio l’incertezza e la paura del domani.

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