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PRESENTATA OGGI LA V EDIZIONE DEL SEGESTA TEATRO FESTIVAL, CHE SI TERRÀ DAL 29 LUGLIO AL 30 AGOSTO 2026 NEL PARCO ARCHEOLOGICO DI SEGESTA (TP) CON LA DIREZIONE ARTISTICA CLAUDIO COLLOVÀ

Un presidio di bellezza contro il fragore della guerra:
torna il Segesta Teatro Festival tra teatro, musica, danza
e visioni contemporanee nel Parco Archeologico di Segesta

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PRESENTATA OGGI LA V EDIZIONE DEL SEGESTA TEATRO FESTIVAL, CHE SI TERRÀ DAL 29 LUGLIO AL 30 AGOSTO 2026 NEL PARCO ARCHEOLOGICO DI SEGESTA (TP) CON LA DIREZIONE ARTISTICA CLAUDIO COLLOVÀ

Redazione-  Dal 29 luglio al 30 agosto 2026 torna il Segesta Teatro Festival, giunto alla V edizione, con la direzione artistica di Claudio Collovà: teatro, musica, danza e visioni contemporanee, all’alba e al tramonto, spettacoli site specific sull’osservazione delle stelle e laboratori a tema gratuiti, animeranno lo straordinario scenario storico e naturale del Parco Archeologico di Segesta (Tp), diretto da Luigi Biondo.

 

In un tempo segnato dal ritorno dei conflitti e dal rumore assordante delle armi, il Festival sceglie ancora una volta di affidare al teatro, alla musica e alla danza il compito di leggere il presente attraverso la memoria dell’antico. Le pietre millenarie del Teatro Antico, che nella sua cavea ospita danza e teatro (fino a 1.200 spettatori) e del Tempio (fino a 800 posti), dedicato alla musica e concerti, diventano così il luogo di un rito collettivo, in cui la bellezza non è evasione, ma atto di resistenza culturale, spazio di pensiero e possibilità di pace.

Il Festival, cresciuto di anno in anno registrando tanti sold out e una presenza di spettatori sempre maggiore, è riconosciuto dalla Regione Siciliana tra le manifestazioni di grande richiamo turistico e culturale, sostenuto dal MiC – Ministero della Cultura e promosso dal Parco Archeologico di Segesta.

Molti i protagonisti di fama nazionale e  internazionale nella V edizione: Lella Costa, Gianmarco Carroccia, Arianna Scommegna, Sergio Maifredi, Luciana Di Bella, Massimiliano Pace, U-Theatre, Tarab Dance, Manuela Kustermann, Roberto Latini, Marcello Barrale, Alfredo Giammanco, Roberta Pisu e arcis_collective, Avion Travel, Moni Ovadia, Mario Incudine, Dardust, Gabriele Vacis e PoEM, Alessio Alessandra Band, Zoukak Collective, Tamuna, Dario Battaglia, New Folk Ensemble, Kataklò Athletic Dance Theatre, Maddalena Crippa, insieme agli artisti e alle compagnie coinvolte nei laboratori esperienziali.

La programmazione della sezione teatro di questa V edizione torna alla sua funzione originaria: un rito collettivo di catarsi e riflessione. Torna ad abitare lo spazio scenico come un organismo vivo, capace di dare voce ai dilemmi dell’uomo contemporaneo attraverso la forza del mito e della parola d’autore. L’indagine profonda sull’assurdità della guerra è affidata a voci femminili che fanno risuonare l’antico con la forza, purtroppo brutale, dei giorni nostri.

Dopo l’anteprima Festival del 26 luglio con L’Arca di Noè – la diversità va in scena, in prima nazionale, produzione dell’Associazione di Promozione Sociale La Bella Compagnia, rilettura brillante e corale del racconto biblico del Diluvio, tra ironia, leggerezza e riflessione sui vizi dell’umanità, il Festival apre con Lisistrata di Aristofane, dal 29 al 31 luglio (Teatro Antico), che trova nell’ironia civile di Lella Costa, diretta da Serena Sinigaglia, una nuova, graffiante urgenza. Una commedia antica e ferocemente attuale. Lella Costa, icona del teatro d’impegno, trasforma lo sciopero del sesso in un manifesto di disobbedienza civile, ricordandoci che la pace è spesso una conquista che nasce dal rifiuto radicale della violenza.

Il dolore dei vinti, invece, rivive nell’Ecuba di Euripide (1 e 2 agosto al Teatro Antico), con la regia di Sergio Maifredi e le musiche originali di Mario Incudine, interpretata da Arianna Scommegna, attrice pluripremiata per la sua intensità emotiva, che incarna qui tutte le madri e le profughe che oggi gridano contro l’orrore delle deportazioni. Accanto a lei, la maestosità di Maddalena Crippa, una delle massime interpreti della scena europea, dà voce a un Agamennone (29 e 30 agosto, al Teatro Antico), con la riscrittura di Fabrizio Sinisi da Eschilo che scava nei labirinti del potere. In ogni conflitto, il corpo delle donne è il primo territorio di conquista; le attrici ospiti di questa edizione lo trasformano in un presidio di verità etica contro la ferocia dei capi.

Il dialogo tra legge morale e legge dello Stato si fa scontro fisico nell’Antigone di Jean Anouilh, portata in scena dalla visione d’avanguardia di Roberto Latini e Manuela Kustermann (dall’8 al 10 agosto, al Teatro Antico). Quest’opera, nata sotto l’occupazione nazista, risuona oggi come un monito contro ogni oppressione. Latini, maestro della composizione poetica, e la Kustermann, storica musa della ricerca teatrale, ci interrogano sul prezzo della coerenza individuale in un mondo di regimi che soffocano il dissenso.

Allo stesso modo, Le Supplici di Eschilo (15 e 16 agosto al Teatro Antico), dirette e interpretate da Moni Ovadia e Mario Incudine, trasformano il coro greco in un appello universale. La parola di Ovadia, da sempre impegnato nel dialogo interculturale, si intreccia alle musiche di Incudine per ricordarci che nessuno è straniero davanti al mare e che il dovere dell’asilo è sacro oggi come duemila anni fa.

Il tema della giustizia che spezza la catena della vendetta è invece affidato all’Oreste di Euripide, interpretato da una compagnia under 35 diretta da Dario Battaglia (22 e 23 agosto al Teatro Antico), una scelta che pone ai giovani artisti la domanda cruciale su quale eredità di pace stiamo lasciando alle nuove generazioni.

Segesta è anche un cantiere di futuro e di contaminazione internazionale. Quest’anno il Festival stringe un legame speciale con la città di Gibellina, Capitale dell’Arte Contemporanea 2026. Ospiterà in prima nazionale il collettivo libanese Zoukak Collective con il progetto Traces of Rupture (Tracce della rottura), il 20 agosto al Teatro Antico. Frutto di una residenza artistica, questa performance esplora la storia stratificata del territorio e le esperienze degli abitanti, unendo idealmente le ferite e le rinascite del Libano a quelle del Belice. È un atto creativo che trasforma le cicatrici della storia in un linguaggio comune di resilienza.

In questa ricerca si inserisce il magistero di Gabriele Vacis con la compagnia PoEM (Potenziali Evocati Multimediali) attraverso la Trilogia dei Vangeli (17-18 agosto al Teatro Antico), percorso teatrale under 35 che attraversa spiritualità, parola e contemporaneità e la Meditazione sul tempo, Consapevolezza dell’attimo (18 agosto al Teatro Antico all’alba), da Dino Buzzati a Tchouang Tseu: una riflessione sul tempo, sul viaggio e sul mistero dell’esistenza.

Lo sguardo del Festival si volge verso l’alto per cercare risposte nell’immensità del cosmo. Con i progetti curati da Marcello Barrale e Alfredo Giammanco, la scienza si fa narrazione teatrale d’eccezione. La “nostra” storia dell’universo (prima nazionale) intreccia miti celesti, proiezioni astronomiche e musica live-electronics (10 agosto al Tempio), offrendo una prospettiva cosmica alle nostre fatiche terrene. Il viaggio culmina in Stelle sopra il Tempio (12 agosto al Tempio), dove le osservazioni guidate dagli esperti del Planetario di Palermo ci ricordano che, sopra i conflitti degli uomini, brilla un universo che da millenni attende solo di essere compreso e rispettato.

Il Festival celebra anche la musica, la grande canzone d’autore, attraverso percorsi di valorizzazione e riscoperta. Gianmarco Carroccia, nel suo viaggio Emozioni (31 luglio, al Tempio), restituisce l’essenza pura del sodalizio tra Mogol e Battisti, trasformando la musica in un patrimonio condiviso.

In una direzione più intima e teatrale, la Alessio Alessandra Band con Canzoni raccontate (19 agosto, al Tempio) si riallaccia alla tradizione del teatro canzone di Gaber, fondendo narrazione e impegno sociale.

Un momento di profonda identità siciliana è rappresentato dal tributo a Rosa Balistreri proposto, in prima nazionale, dal New Folk Ensemble in Rosa, la voix d’un peuple (26 agosto al Tempio): un Hörspiel che celebra la “voce del Sud”. Attraverso il recupero della sua voce roca e viscerale, la musica diventa un atto di resistenza culturale, una rivendicazione della sicilianità come radice profonda capace di parlare a ogni epoca.

L’apertura verso l’Oriente e le radici etniche sono uno dei pilastri di questa edizione, riaffermando il ruolo storico della Sicilia come ponte culturale tra Oriente e Occidente. La storica compagnia taiwanese U-Theatre porta a Segesta Sword of Wisdom (5 e 6 agosto, al Teatro Antico), una performance rituale dove la danza si fonde con le arti marziali e il drumming ritmico. Il movimento del guerriero, che affronta e attraversa le proprie paure sul palco, diventa una preghiera laica di rara potenza. È una danza rigorosa e solenne, capace di risuonare con la sacralità del Tempio e di offrire al pubblico un’esperienza di profonda catarsi.

Questo scambio prosegue con la prima nazionale di Tarab Dance, Afro Anatolian Tales (7 agosto, al Tempio, in prima nazionale), che intreccia i ritmi della Via della Seta con sonorità moderne.

La ricerca etnomusicologica si fa poi nenia ancestrale con Lullaby di Luciana di Bella e Massimiliano Pace (4 agosto al Tempio), un lavoro profondo sul concetto universale di ninna nanna.

All’alba del 16 agosto, al Teatro Antico, la contemporaneità trova spazio nelle visioni pianistiche di Dardust con il suo Urban Impressionism, dove la formazione classica incontra la contaminazione digitale, e nell’energia “Woodrock” dei Tamuna (21 agosto, al Tempio) con l’album Ulysse, nuovo capitolo della loro storia musicale, tra tradizione popolare siciliana, contaminazioni pop, reggae, richiami gitani e sonorità british. Apertura affidata alla giovane Noa.

Infine, il Festival accoglie figure iconiche della musica italiana: gli Avion Travel 1980 con l’Opplà Tour (14 agosto, al Tempio), un viaggio raffinato tra i brani più ambiziosi del loro repertorio.

Al Segesta Teatro Festival arriva anche la grande danza, che si spoglia della sua funzione puramente estetica per farsi linguaggio primordiale, dialogo fisico tra l’immobilità della pietra e il dinamismo del presente. La programmazione dedicata di questa V edizione esplora i confini dell’umano attraverso tre visioni potenti, che spaziano dalla riflessione tecnologica alla sacralità del gesto, fino all’eccellenza della danza atletica internazionale. Dalle sfide tecnologiche alla maestria acrobatica, fino al movimento rituale, la danza a Segesta quest’anno celebra il corpo come ponte inesauribile tra la storia e il futuro.

Il cuore pulsante di questa sezione è rappresentato dal ritorno in Sicilia dei Kataklò Athletic Dance Theatre (27 agosto, al Teatro Antico), un’eccellenza italiana ammirata in tutto il mondo che ritrova nelle pietre antiche dell’isola la sua casa ideale. Con Seasons – oltre le Stagioni, la visionaria Giulia Staccioli ci regala un saggio della sua inesauribile maestria coreografica. Questo spettacolo, nato dal trionfale debutto nei grandi teatri antichi di Taormina e Siracusa, si evolve ora in una forma capace di abitare l’orchestra del Teatro Antico, esaltandone ogni prospettiva. In attesa del trentesimo anniversario della compagnia, i Kataklò riportano a Segesta quella fusione perfetta tra forza atletica e poesia gestuale, trasformando i danzatori in vere e proprie architetture viventi che sembrano sfidare la gravità e il tempo.

In un suggestivo contrasto con la classicità del luogo, Roberta Pisu e arcis_collective portano in scena K.I.ND of Human (11 agosto, al Teatro Antico), una performance che proietta il festival verso il futuro. Attraverso il dialogo tra quattro danzatori e quattro musicisti, l’opera indaga il rapporto complesso tra l’umanità e l’Intelligenza Artificiale. Già presentata con successo a Monaco di Baviera, questa coreografia scava nel paradosso di una tecnologia potente ma priva della consapevolezza della morte, ricordandoci, proprio in un luogo eterno come Segesta, quanto la fragilità e il limite siano l’essenza stessa dell’essere umano.

A completare questo trittico di eccellenza è la compagnia taiwanese U-Theatre con Sword of Wisdom (La spada della Saggezza), in scena il 5 e il 6 agosto al Teatro Antico.

Il Segesta Teatro Festival apre le sue porte, come ogni anno, alla partecipazione diretta con una sezione dedicata ai laboratori esperienziali, pensati come momenti di connessione profonda tra l’individuo, l’arte e la natura sacra del sito. L’accesso a questi appuntamenti, tre dei quali saranno ospitati al Castello di Salemi, è completamente gratuito, sottolineando la volontà del Festival di essere uno spazio di condivisione inclusivo e rigenerativo. I laboratori rappresentano un’occasione unica per vivere Segesta non solo come spettatori, ma come protagonisti di un processo di risveglio sensoriale e interiore.

Si parte il 3 agosto con Barbara Lucarini che condurrà L’universo tattile e cutaneo. Dalla pelle al pensiero: i partecipanti sono invitati a un’esplorazione libera del movimento, trasformando le proprie propensioni naturali in espressione artistica e pensiero.

Il 10 agosto l’incontro guidato da Stefano Maltese e Alessandra Luberti, Movimento e vibrazioni sonore, fonde il ritmo del tamburo sciamanico con la frequenza di gong e campane tibetane, sciogliendo le tensioni e riequilibrando il sistema nervoso in un fluire armonico tra corpo e suono.

Il 17 agosto, al Tempio, Simona Lisi conduce Dalle cellule al cielo, un viaggio somatico che parte dalla microstruttura cellulare e dalla respirazione per nutrire l’autenticità del gesto e la relazione consapevole con lo spazio circostante.

Il 24 agosto il Centro di Cultura Rishi presenterà Lo Yoga della Cultura dei Rishi. Il laboratorio propone un’immersione nello Yoga della Cultura dei Rishi, un percorso di armonizzazione tra corpo, mente ed energia basato sulla sapienza della respirazione consapevole e dell’integrazione fisica.

 

“Appuntamento tra i più attesi – ha detto l’assessore ai Beni culturali e identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato – giunto alla sua quinta edizione, sotto la direzione di Claudio Collovà, il Festival di Segesta continua a regalare emozioni e a registrare una crescente partecipazione di pubblico, confermandosi un punto di riferimento nel panorama culturale siciliano. La nuova stagione valorizza in modo significativo l’eredità della Magna Grecia, con un mese di programmazione di qualità che riporta teatro, danza e musica nel cuore di uno dei luoghi più simbolici dell’isola. Segesta torna così al centro dell’offerta culturale regionale, con iniziative importanti e accessibili che rendono il Festival sempre più vivo e attrattivo”.

 

«Parole antiche per pensieri nuovi: ecco come potremmo riassumere l’identità delle proposte del Segesta Teatro Festival che torna con il suo programma ricco di eventi dedicati alla recitazione, alla musica ed alla danza – dichiara Mario La Rocca, dirigente generale del Dipartimento dei Beni Culturali e Identità Siciliana. La Sicilia delle aree archeologiche e degli spettacoli dal vivo va in scena per mostrare i suoi valori culturali più alti presentando nuove esperienze a confronto. L’arte, nel rispetto della memoria, ha il compito di leggere il futuro in un percorso di rimando che dalla storia ci conduca al quotidiano. Una funzione nuova che deve aiutare tutti ad una comprensione di epoche e saperi trascorsi».

 

«Il Segesta Teatro Festival torna ad animare i luoghi della memoria abitati da tanti popoli che hanno vissuto la Sicilia Occidentale in guerra o in pace dichiara Luigi Biondo, direttore del Parco Archeologico di Segesta – La nostra formula è quella di proporre un presente che ricordi il secolare passato senza trascurare la costruzione di un futuro che deve essere carico di forze positive e di progettualità̀. La nostra storia ci insegna da sempre ad apprezzare tutto quello che ci viene messo a disposizione partendo dagli oggetti materiali che possediamo, dalle esperienze che ci vengono concesse. Noi siciliani dovremmo vivere in connessione con quello che ci circonda cercando di apprezzare il valore di un tramonto, la forza del vento, la luce accecante che ci avvolge».

 

“In un tempo che sembra aver smarrito la bussola dell’umanità, scegliere di sedersi tra queste pietre millenarie non è solo un atto culturale, ma una dichiarazione d’amore per la vita – dichiara Claudio Collovà, direttore artistico del Segesta Teatro Festival – Abbiamo immaginato questo programma, come ogni anno, come un abbraccio multidisciplinare: un luogo dove il teatro, la musica e la danza non si limitano a esistere, ma resistono, offrendo riparo al pensiero e nutrimento allo spirito. Attraverso le narrazioni epiche del teatro, la vibrazione spirituale della musica, la potenza vitale della danza e la consapevolezza profonda dei laboratori, il Festival invita il pubblico a riscoprire ciò che ci rende profondamente umani: la capacità di creare, di ascoltare e di accogliere l’altro. Il mio invito è quello di abbandonarvi completamente all’esperienza: lasciate che il vento tra le colonne del Tempio e il respiro del Teatro Antico diventino parte del vostro ascolto. Vi invitiamo a vivere questa esperienza non solo come spettatori, ma come testimoni di un rito collettivo».

 

L’impegno per la costruzione della stagione per il Segesta Teatro Festival segue in modo parallelo le tante attività che il Parco propone ai suoi visitatori che debbono essere ricerca nuova dello spazio, della luce e della memoria. “Cum grano salis” è un percorso progettuale che tende a recuperare il valore dell’agricoltura e della coltivazione del grano, attività primaria dei nostri antenati. Oltre 5 ettari delle zolle brune ai piedi della collina, ai piedi della collina del teatro, hanno accolto semi di grani antichi che germogliando produrranno buon frutto, diventeranno farina e poi pasta trafilata nelle forme tradizionali della cucina siciliana.

Un altro obiettivo delle attività del Parco è rendere contemporaneo tutto quello che è antichissimo. Ecco allora la produzione di un numero speciale del celebre fumetto Diabolik, ambientato presso il Parco con una storia avvincente esclusiva: un furto di reperti archeologici preziosi. Per la prima volta il celebre ladro immaginario, disegnato da Osamu Tezuka, rivolge le sue geniali azioni criminali all’archeologia. Un modo curioso, originale e divertente per leggere espressioni artistiche moderne e legarle alla storia millenaria dei nostri siti culturali.

 

Info e Biglietti Segesta Teatro Festival

 

Le prevendite saranno aperte per tutti gli spettacoli in programma sul sito del Segesta Teatro Festival (segestateatrofestival.com – Biglietteria Segesta Teatro Festival), sul circuito vivaticket.com, sul sito coopculture.it, con possibilità di abbonamenti e riduzioni.

Gli spettacoli teatrali al Teatro Antico avranno inizio alle ore 19.30; gli spettacoli di danza al Teatro Antico alle ore 20.00; gli spettacoli musicali al Tempio alle ore 21.30; gli spettacoli all’alba alle ore 5.00.

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Le pagine delle donne: a Spoleto un salotto letterario tra libri, parole ed emozioni

Domenica 6 settembre 2026, alle ore 16.00, Palazzo Mauri a Spoleto ospiterà “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario”, un appuntamento dedicato alla scrittura femminile, alla cultura e alle storie di vita. L’evento è ideato e organizzato da Roberta Testaguzza e sarà condotto da Massimo Zamponi.

Ci sono eventi che nascono da un’idea organizzativa e altri che, prima ancora di diventare appuntamenti in calendario, nascono da una sensibilità. “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario” appartiene certamente a questa seconda categoria: un incontro pensato per mettere al centro i libri, ma soprattutto le donne che quei libri li hanno scritti, vissuti, attraversati e trasformati in parole.

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Massimo Zamponi e il Cav.Roberta Testaguzza

Redazione-  Domenica 6 settembre 2026, alle ore 16.00, Palazzo Mauri a Spoleto ospiterà “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario”, un appuntamento dedicato alla scrittura femminile, alla cultura e alle storie di vita. L’evento è ideato e organizzato da Roberta Testaguzza e sarà condotto da Massimo Zamponi.

 

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia con il Cav. Roberta Testaguzza

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia con il Cav. Roberta Testaguzza

Ci sono eventi che nascono da un’idea organizzativa e altri che, prima ancora di diventare appuntamenti in calendario, nascono da una sensibilità. “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario” appartiene certamente a questa seconda categoria: un incontro pensato per mettere al centro i libri, ma soprattutto le donne che quei libri li hanno scritti, vissuti, attraversati e trasformati in parole.

Locandina Evento Spoleto

L’appuntamento è fissato per domenica 6 settembre 2026, alle ore 16.00, nella suggestiva cornice di Palazzo Mauri a Spoleto, luogo naturalmente vocato alla cultura e all’incontro. Un pomeriggio nel quale la letteratura non sarà soltanto materia da raccontare, ma diventerà uno strumento per entrare nelle esperienze personali, nei sentimenti, nelle scelte e nelle sensibilità delle autrici protagoniste.

A ideare e organizzare l’iniziativa è Roberta Testaguzza, che ha immaginato un format capace di andare oltre la tradizionale presentazione editoriale. Il suo progetto parte infatti da una domanda semplice e, proprio per questo, profondamente significativa: cosa c’è dietro le pagine di un libro? Quale donna si nasconde dietro una storia, un personaggio, un pensiero, una confessione?

Da qui nasce il sottotitolo che accompagna l’iniziativa: “Le autrici raccontano il libro che hanno scritto… e la donna che sono”. Una frase che racchiude perfettamente lo spirito dell’appuntamento.

Non soltanto libri, dunque, ma persone. Non soltanto trame e pubblicazioni, ma percorsi interiori. Non soltanto letteratura, ma quella particolare forma di verità che talvolta soltanto la scrittura riesce a restituire.

Il pomeriggio sarà articolato attraverso incontri con le autrici, conversazioni e racconti di vita, letture di brani scelti dalle scrittrici. Saranno proprio le parole a costruire un ponte tra il pubblico e le protagoniste, consentendo ai presenti di conoscere non solo le opere, ma anche le motivazioni, le emozioni e le esperienze che hanno accompagnato la loro nascita.

A condurre il salotto sarà Massimo Zamponi, chiamato a guidare il pubblico attraverso un percorso fatto di domande, racconti, riflessioni e momenti di lettura.

La conduzione, in un appuntamento di questo tipo, diventa parte integrante della narrazione. Perché intervistare un’autrice significa anche saper ascoltare ciò che viene detto e, talvolta, intuire ciò che rimane tra le righe. È proprio nelle pause, nei ricordi, nelle emozioni improvvise che spesso si trova la parte più autentica di una storia.

E “Le Pagine delle Donne” sembra voler scommettere proprio su questo: sulla forza della parola quando riesce a diventare relazione.

L’iniziativa gode del patrocinio della Città di Spoleto e si svolge in partnership con l’Unione Insigniti – Ordine al Merito della Repubblica Italiana, elementi che conferiscono all’appuntamento una particolare dimensione istituzionale e culturale.

La scelta di Spoleto non appare casuale. Una città che da sempre dialoga con l’arte, la cultura e la letteratura offre infatti una scenografia ideale per un incontro nel quale il libro diventa protagonista e, contemporaneamente, punto di partenza per parlare della contemporaneità.

Le donne che scrivono raccontano mondi differenti. Alcune affidano alla pagina la memoria, altre la fantasia, altre ancora le proprie inquietudini, le esperienze, le battaglie, le speranze. Ma in ogni libro c’è una parte di chi lo ha scritto. Talvolta evidente, talvolta nascosta, talvolta inconsapevole.

È questa la magia della letteratura: mentre l’autore pensa di raccontare una storia, il lettore finisce per riconoscervi qualcosa di sé.

Il salotto ideato da Roberta Testaguzza vuole quindi creare uno spazio di confronto autentico, nel quale le protagoniste possano parlare del proprio lavoro senza rinunciare alla dimensione più umana del loro percorso.

Un’idea che porta con sé anche una riflessione più ampia sul ruolo della donna nella cultura contemporanea. La scrittura femminile non è un genere chiuso, né un’etichetta: è un universo plurale, fatto di voci diverse, esperienze differenti e prospettive capaci di arricchire il panorama culturale.

E proprio la pluralità sembra essere uno dei valori più interessanti di questo appuntamento.

“Le Pagine delle Donne” non promette soltanto un pomeriggio dedicato ai libri. Promette un incontro con le persone che quei libri li hanno trasformati in realtà. Perché dietro ogni copertina esiste una storia: quella dell’autrice, del suo coraggio, delle sue domande, delle sue fragilità e delle sue conquiste.

In questo senso, il titolo dell’evento diventa quasi una piccola dichiarazione d’intenti. Le pagine sono quelle dei libri, naturalmente, ma sono anche le pagine della vita. Quelle che nessun editore può correggere, nessun redattore può riscrivere e che soltanto il tempo continua a sfogliare.

E così, nel cuore di Spoleto, il prossimo 6 settembre, il pubblico sarà invitato a fare proprio questo: sfogliare idealmente quelle pagine insieme alle loro protagoniste.

Il merito dell’ideatrice e organizzatrice Roberta Testaguzza è aver costruito un appuntamento nel quale la letteratura può tornare a essere incontro, dialogo, emozione e comunità. Un pomeriggio che mette insieme cultura e sensibilità, lasciando spazio alla voce delle autrici e alla curiosità del pubblico.

In un’epoca nella quale si corre spesso il rischio di consumare le parole troppo velocemente, fermarsi ad ascoltarle diventa quasi un atto rivoluzionario.

E allora ben venga una domenica nella quale un libro non venga soltanto presentato, ma raccontato; nel quale un’autrice non venga soltanto intervistata, ma ascoltata; nel quale una donna possa parlare delle proprie pagine e, attraverso quelle pagine, raccontare anche se stessa.

“Le Pagine delle Donne” nasce così: come un piccolo grande viaggio dentro la letteratura e dentro l’anima. Un appuntamento nel quale le storie diventano volti, le parole diventano emozioni e i libri tornano a fare ciò per cui sono nati: mettere in comunicazione le persone.

L’ingresso è libero. L’appuntamento è a Palazzo Mauri, Spoleto, domenica 6 settembre 2026 alle ore 16.00.

E forse, alla fine, la pagina più bella sarà proprio quella ancora da scrivere: quella dell’incontro tra le autrici, il pubblico e tutte le emozioni che la letteratura saprà regalare.

 Il Cav. Roberta Testaguzza

Il Cav. Roberta Testaguzza

ROBERTA TESTAGUZZA E “LE PAGINE DELLE DONNE”: QUANDO LA LETTERATURA DIVENTA INCONTRO

Cav.Testaguzza, “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario” è un evento che porta a Spoleto un’idea nuova: non soltanto parlare dei libri, ma conoscere le donne che li hanno scritti. Da dove nasce questo progetto?

Nasce dal desiderio di creare uno spazio nel quale la letteratura possa essere vissuta in maniera autentica, attraverso le voci, le emozioni e le esperienze delle autrici. Un libro non è mai soltanto un insieme di pagine: dietro ogni storia c’è una persona, con il proprio vissuto, le proprie sensibilità, le proprie domande e spesso anche le proprie fragilità. Ho voluto quindi ideare un appuntamento nel quale le autrici potessero raccontare non soltanto ciò che hanno scritto, ma anche la donna che sono. Da qui nasce il sottotitolo dell’evento: ‘Le autrici raccontano il libro che hanno scritto… e la donna che sono’. È questa, per me, la vera anima del progetto.

 

L’appuntamento si terrà domenica 6 settembre a Palazzo Mauri. Quanto è importante la scelta di Spoleto e di questa particolare cornice?

È una scelta alla quale tengo molto. Spoleto è una città che parla naturalmente di cultura, arte e bellezza e Palazzo Mauri rappresenta una cornice ideale per un incontro dedicato ai libri. Volevo che il luogo contribuisse a creare quell’atmosfera intima e raffinata che immagino per il salotto letterario. Sarà un pomeriggio nel quale il pubblico potrà incontrare le autrici, ascoltare le loro storie, assistere alla lettura di alcuni brani e condividere emozioni. La cultura, secondo me, deve avere anche questa capacità: creare luoghi nei quali le persone possano fermarsi, ascoltarsi e riconoscersi.

 

Il programma prevede conversazioni, racconti di vita e letture. Che cosa desidera lasciare al pubblico al termine dell’incontro?

Mi piacerebbe che ogni persona uscisse da Palazzo Mauri portando con sé una frase, un’emozione o magari la curiosità di leggere un libro che ancora non conosceva. Vorrei, soprattutto, che il pubblico percepisse la sincerità delle protagoniste. Le letture saranno importanti, ma lo sarà altrettanto il dialogo. Quando un’autrice racconta perché ha scritto una determinata pagina, quale esperienza l’ha ispirata o quale emozione ha accompagnato la nascita di un libro, quella pagina assume un significato nuovo. Il mio desiderio è proprio quello di trasformare la presentazione letteraria in un’esperienza umana.

Lei è l’ideatrice e organizzatrice unica dell’iniziativa. Qual è stata la sfida più grande nel costruire in questo periodo”Le Pagine delle Donne”?

La sfida più grande è stata dare forma concreta a un’idea che avevo molto chiara dentro di me: creare un evento elegante, culturale, ma allo stesso tempo autentico e vicino alle persone. Organizzare significa occuparsi di tanti aspetti, ma dietro ogni dettaglio deve esserci una visione. Ho cercato di costruire un appuntamento nel quale ogni elemento potesse dialogare con gli altri: le autrici, i libri, la conduzione, la location e naturalmente il pubblico. Sono felice che l’iniziativa possa contare sul patrocinio della Città di Spoleto e sulla partnership con l’Unione Insigniti – Ordine al Merito della Repubblica Italiana. È una collaborazione che valorizza ulteriormente il significato dell’evento.

Se Lei dovesse descrivere ‘Le Pagine delle Donne” con una sola frase, quale sceglierebbe? E quale invito rivolgerebbe alle persone che verranno a Spoleto il 6 settembre?

Direi che “Le Pagine delle Donne” è un viaggio dentro i libri per arrivare alle persone. Invito il pubblico a partecipare con curiosità e con il cuore aperto, perché sarà un pomeriggio fatto di parole, ma soprattutto di emozioni. Vorrei che chi sarà con noi sentisse di non essere semplicemente spettatore, ma parte di un incontro. Le pagine più belle, del resto, sono quelle che riescono a parlare a tutti. E credo che il 6 settembre, a Palazzo Mauri, avremo l’opportunità di scriverne insieme una nuova: quella dell’incontro tra le autrici, i loro libri e il pubblico.

Autrice del libro il Cav. Roberta Testaguzza

Autrice del libro il Cav. Roberta Testaguzza

E così, tra pagine da sfogliare e storie da ascoltare, “Le Pagine delle Donne” si prepara a regalare a Spoleto un pomeriggio in cui la cultura incontrerà l’anima. Perché ogni libro custodisce una voce, ogni voce racconta una donna e ogni donna porta con sé un universo ancora da scoprire. Il 6 settembre, a Palazzo Mauri, quelle pagine si apriranno per diventare emozione, incontro e memoria. E forse, tra una parola e un’altra, ciascuno ritroverà anche un piccolo frammento della propria storia.

 

Il Cav. Roberta Testaguzza

Il Cav. Roberta Testaguzza

 

In foto Dodi Battaglia con il Cav.Roberta Testaguzza

In foto Dodi Battaglia con il Cav.Roberta Testaguzza

In foto Mara Venier con il Cav.Roberta Testaguzza

In foto Mara Venier con il Cav.Roberta Testaguzza

 

Copertina Libro

 

https://www.lafeltrinelli.it/mi-chiamo-pimpinella-sono-cuoca-libro-roberta-testaguzza/e/9791282377034?srsltid=AfmBOoqtiX5RKVk2BIYpKSqcdMV6oLI11_WheUGV0MYSlJ2F3IccalDo

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Riccardo Scamarcio, impegno e valori al servizio della UIR

Ci sono percorsi personali e professionali che, oltrepassando i confini delle singole esperienze, finiscono per incontrare un patrimonio più ampio: quello dei valori, della responsabilità e dell’impegno civile. È in questa prospettiva che si inserisce la figura di Riccardo Scamarcio, tra i soci fondatori dell’Unione Insigniti OMRI (UIR), realtà nata con l’obiettivo di riunire gli insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e di valorizzarne il ruolo nella società.

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Riccardo Scamarcio

Redazione-  Ci sono percorsi personali e professionali che, oltrepassando i confini delle singole esperienze, finiscono per incontrare un patrimonio più ampio: quello dei valori, della responsabilità e dell’impegno civile. È in questa prospettiva che si inserisce la figura di Riccardo Scamarcio, tra i soci fondatori dell’Unione Insigniti OMRI (UIR), realtà nata con l’obiettivo di riunire gli insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e di valorizzarne il ruolo nella società.

L’UIR nasce nel 2024 con una missione precisa: tutelare e promuovere i valori fondanti della Repubblica e delle sue istituzioni, traducendoli in una presenza concreta nel tessuto sociale. Solidarietà, legalità, concordia, etica e responsabilità rappresentano alcuni dei principi sui quali l’associazione intende costruire la propria azione, secondo il motto latino “Omnia Praeclara Rara”, ovvero “tutte le cose eccellenti sono rare”.

In questo contesto, il ruolo di Scamarcio assume una particolare rilevanza. La sua presenza tra i soci fondatori testimonia infatti la volontà di mettere professionalità, esperienza e sensibilità personali al servizio di un progetto che guarda oltre il riconoscimento formale delle onorificenze, puntando sulla responsabilità che deriva dall’essere insigniti della Repubblica.

L’organigramma ufficiale dell’UIR indica inoltre Riccardo Scamarcio come Presidente della Sezione di Perugia, confermando il suo coinvolgimento diretto nella realtà territoriale umbra.

Un incarico che si inserisce in un percorso nel quale la dimensione istituzionale e quella umana possono incontrarsi. Essere parte di un’associazione dedicata agli insigniti OMRI significa, infatti, contribuire alla diffusione di una cultura della cittadinanza consapevole, nella quale il prestigio dell’onorificenza viene accompagnato dalla disponibilità a partecipare, costruire relazioni e sostenere iniziative rivolte alla collettività. Afferma Scamarcio :

«Credo che la vera grandezza di un uomo non si misuri dal ruolo che ricopre, né dai riconoscimenti che riceve, ma dalla capacità di trasformare ciò che ha ricevuto dalla vita in qualcosa che possa essere restituito agli altri.

La responsabilità, prima ancora di essere un incarico, è una forma di coscienza. Significa comprendere che ogni decisione lascia una traccia e che il valore di una persona si rivela soprattutto nel modo in cui sceglie di attraversare il tempo, affrontando le difficoltà senza perdere la propria umanità.

Viviamo in un’epoca nella quale tutto sembra correre: le informazioni, le ambizioni, le relazioni. Eppure credo che il futuro appartenga a chi saprà fermarsi ad ascoltare, a costruire ponti invece di innalzare muri, a considerare la cultura, il lavoro e il merito non come strumenti di affermazione individuale, ma come occasioni di crescita collettiva.

Presiedere un’istituzione significa, innanzitutto, servire un’idea. E quell’idea deve essere più grande dell’ego di chi la rappresenta.

La vera eccellenza non consiste nell’essere arrivati più lontano degli altri, ma nell’avere contribuito a rendere possibile il cammino di chi verrà dopo di noi.

È questa, a mio avviso, la forma più autentica di eredità: non lasciare semplicemente un nome nella memoria, ma lasciare un segno nella coscienza delle persone».

Ed è proprio il rapporto tra radici e apertura verso il mondo a rappresentare una delle chiavi di lettura più interessanti della sua esperienza. Una dimensione che ben si accorda con lo spirito dell’UIR: custodire il valore delle istituzioni e delle proprie radici senza trasformarle in qualcosa di statico, ma renderle vive attraverso l’impegno quotidiano.

La presenza di Riccardo Scamarcio nella UIR restituisce dunque il ritratto di una personalità capace di muoversi tra cultura, professione e responsabilità sociale. Un ruolo che, soprattutto a livello territoriale, può diventare occasione di dialogo tra persone, esperienze e competenze diverse.

Perché un’onorificenza, quando viene vissuta con consapevolezza, non rappresenta soltanto un riconoscimento ricevuto: diventa una responsabilità da coltivare. E la vera eccellenza, forse, comincia proprio quando il prestigio personale si trasforma in servizio alla comunità.

In questa prospettiva, Riccardo Scamarcio rappresenta una presenza significativa nel percorso dell’UIR, chiamata a coniugare il valore delle esperienze individuali con quella dimensione collettiva nella quale i principi della Repubblica possono trovare una concreta e quotidiana espressione.

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Intervista a Riccardo Scamarcio, Presidente della Sezione U.I.R. Umbria–Perugia

Presidente Scamarcio, essere alla guida della Sezione U.I.R. di Perugia significa rappresentare un mondo nel quale il riconoscimento istituzionale incontra la responsabilità personale. Che cosa significa, per Lei, essere un insignito della Repubblica?

Significa innanzitutto comprendere che un’onorificenza non può essere considerata un punto di arrivo. È piuttosto una chiamata alla responsabilità. Ricevere un riconoscimento significa essere stati individuati per un percorso, per un impegno, per una storia professionale o umana che ha prodotto qualcosa di significativo. Ma proprio per questo, dopo il riconoscimento, dovrebbe iniziare una nuova fase: quella della restituzione. Restituire alla comunità attraverso il proprio esempio, la propria esperienza, la propria disponibilità. Credo che il vero valore di un’onorificenza risieda nella capacità di trasformare un titolo in comportamento.

La U.I.R. pone al centro valori come legalità, solidarietà, impegno civico e rispetto delle istituzioni. In una società attraversata da profonde trasformazioni, quanto è difficile custodirli?

È difficile, ma proprio per questo è necessario farlo. I valori non sono parole da pronunciare nelle occasioni solenni: sono strumenti attraverso i quali una comunità riconosce sé stessa. La legalità, per esempio, non riguarda soltanto le grandi questioni giudiziarie; comincia dai piccoli comportamenti quotidiani. La solidarietà non è soltanto assistenza, ma capacità di riconoscere nell’altro una parte della nostra stessa comunità. E il rispetto delle istituzioni non significa rinunciare al pensiero critico: significa comprendere che senza istituzioni credibili e senza partecipazione responsabile la democrazia rischia di diventare soltanto una parola.

Lei presiede una sezione territoriale in una regione, l’Umbria, che custodisce una straordinaria eredità culturale e spirituale. Quale contributo può offrire la U.I.R. a questo territorio, anno dopo anno?

L’Umbria possiede una forza particolare: riesce a coniugare memoria e contemporaneità. È una terra nella quale la storia non appare come qualcosa di lontano, ma continua a parlare al presente. La U.I.R. può contribuire creando occasioni di incontro, confronto e divulgazione. Ritengo importante coinvolgere le nuove generazioni, perché non possiamo limitarci a custodire ciò che abbiamo ricevuto: dobbiamo consegnarlo a chi verrà dopo di noi. E per farlo occorre parlare ai giovani con un linguaggio autentico, non solo celebrativo.

Oggi viviamo nell’epoca dell’immagine, della comunicazione immediata e dei social network. Che rapporto dovrebbe avere un’associazione come la U.I.R. con la comunicazione contemporanea?

Un rapporto attento e consapevole. Comunicare oggi significa assumersi una responsabilità enorme, perché ogni parola può raggiungere migliaia di persone in pochi secondi. Non credo che il problema sia essere presenti sui nuovi mezzi di comunicazione; il vero problema è cosa si decide di comunicare. Dobbiamo recuperare una comunicazione che non insegua soltanto la visibilità, ma che sappia generare consapevolezza. Una buona comunicazione non è quella che fa più rumore: è quella che lascia una domanda nella mente di chi ascolta.

Lei ritiene che le nuove generazioni siano ancora sensibili ai concetti di merito, impegno e servizio?

Assolutamente sì, ma dobbiamo avere il coraggio di ascoltarle. Spesso diciamo che i giovani non hanno valori, quando forse siamo noi adulti ad aver smesso di raccontare loro il valore delle cose. Il merito non deve essere presentato come una gara contro gli altri, ma come la capacità di diventare la migliore versione possibile di sé stessi. L’impegno è ciò che trasforma un desiderio in un risultato. Il servizio, invece, ci ricorda che la nostra vita acquista un significato più profondo quando ciò che sappiamo fare può essere utile anche agli altri.

 

Qual è, secondo Lei, la differenza tra prestigio e autorevolezza?

Il prestigio può essere attribuito; l’autorevolezza deve essere conquistata ogni giorno. Il prestigio appartiene spesso al ruolo, al titolo, alla posizione che una persona occupa. L’autorevolezza appartiene invece al comportamento. Una persona autorevole non ha bisogno di ricordare continuamente agli altri chi è: sono le sue azioni a parlare. E credo che per un insignito questo principio debba essere ancora più forte. Il titolo può aprire una porta, ma è ciò che siamo a decidere se quella porta resterà aperta.

 

In un tempo nel quale prevale spesso la ricerca del consenso immediato, quanto conta saper essere coerenti?

La coerenza è una forma silenziosa di coraggio. Significa rimanere fedeli ai propri principi anche quando sarebbe più conveniente cambiarli. Naturalmente nessuno possiede verità assolute e tutti abbiamo il diritto di modificare le nostre opinioni quando incontriamo nuove esperienze. Ma cambiare idea è diverso dal cambiare valori per convenienza. La coerenza non significa rigidità: significa avere una bussola.

C’è un valore della Costituzione italiana che sente particolarmente vicino?

Il principio secondo cui la Repubblica riconosce e garantisce i diritti, ma richiama anche ai doveri di solidarietà. È un equilibrio fondamentale. Abbiamo bisogno di ricordare che i diritti sono inseparabili dalla responsabilità. Una comunità non può vivere soltanto chiedendo; deve anche essere capace di dare. È proprio nella relazione tra diritti e doveri che, a mio avviso, si misura la maturità di una società.

Se dovesse spiegare ad un liceale perché vale ancora la pena impegnarsi per la propria comunità, quale sarebbe la Sua risposta?

Gli direi di non aspettare che siano sempre gli altri a cambiare le cose. Ogni comunità è fatta di persone e ogni persona, nel proprio piccolo, può lasciare un segno. Non dobbiamo necessariamente compiere imprese straordinarie. Possiamo essere corretti nel nostro lavoro, rispettosi degli altri, disponibili verso chi ha bisogno, attenti all’ambiente, rispettosi delle regole. Sono gesti apparentemente semplici, ma è dalla somma di questi gesti che nasce una società migliore.

 

 

Quale futuro immagina per la Sezione U.I.R. di Perugia?

Immagino una realtà sempre più aperta al territorio, capace di costruire ponti tra istituzioni, cultura, professioni, associazionismo e mondo giovanile. Vorrei che la Sezione fosse percepita non soltanto come un luogo nel quale si riuniscono persone insignite, ma come una comunità di persone disponibili a mettere competenze ed energie al servizio della collettività. Il futuro, per me, significa soprattutto questo: trasformare l’esperienza individuale in patrimonio condiviso.

 

E infine, Presidente, che cosa significa per Lei lasciare una traccia?

Lasciare una traccia non significa necessariamente essere ricordati. A volte una traccia è una persona che abbiamo aiutato, un giovane che abbiamo incoraggiato, un progetto che abbiamo fatto nascere, una parola pronunciata nel momento giusto. La memoria personale è fragile, mentre le conseguenze delle nostre azioni possono continuare a vivere negli altri. Se dovessi scegliere, preferirei dunque non essere ricordato per un titolo, ma per qualcosa di buono che quel titolo mi ha permesso di realizzare.

L’intervista a Riccardo Scamarcio lascia emergere una concezione dell’onorificenza lontana dalla semplice dimensione celebrativa. Al centro vi è l’idea di servizio, inteso non come imposizione ma come scelta consapevole.

Perché un titolo può essere inciso su una pergamena, appuntato su una giacca, pronunciato durante una cerimonia. Ma il suo significato più autentico non vive nella medaglia: vive nelle azioni che vengono dopo.

E forse è proprio questa la domanda che ogni riconoscimento dovrebbe consegnarci: non quanto siamo stati applauditi, ma quanto siamo stati capaci di essere utili agli altri.

Unione Insigniti

Unione Insigniti Ordine al merito della Repubblica

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

 

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

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Prefazione al libro di Michele Spagnuolo: Ho incontrato un amico

Da qualche anno Michele Spagnuolo mi parlava del suo desiderio di scrivere un libro e del suo mettersi all’opera iniziando a scrivere degli appunti.Ora il suo libro è terminato ed è interessante quello che racconta e che descrive.

Interessante non solo per i camminatori, i corridori, i pellegrini, i i viandanti ma anche per tanti credenti e, religiosi.

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Michele Spagnuolo

Redazione-  Da qualche anno Michele Spagnuolo mi parlava del suo desiderio di scrivere un libro e del suo mettersi all’opera iniziando a scrivere degli appunti.Ora il suo libro è terminato ed è interessante quello che racconta e che descrive.

Interessante non solo per i camminatori, i corridori, i pellegrini, i i viandanti ma anche per tanti credenti e, religiosi.

Michele racconta la sua storia, i suoi incontri, i suoi viaggi, i suoi aneddoti, le sue crisi, le sue rinascite, racconta del suo Team, delle tante gare di ultramaratone a cui ha partecipato diversi anni fa quando partiva da solo e viaggiava di notte vivendo l’esperienza della gara da quando usciva di casa fino a quando ritornava portando a casa ricche e intense esperienze e facendo incontri con individui atleti di ogni parte d’Italia e del mondo ognuno con un proprio vissuto di vita e di atleta.

Interessante quello che racconta Michele Spagnuolo sulla figura dell’Arcangelo Michele che gli ha fatto individuare una direzione e una meta, deviando da altre strade potenzialmente percorribili di lunghi chilometri di strade e gare difficili e sfidanti.

Michele ha continuato a gareggiare percorsi lunghissimi fino a 202,4 km, la classica Nove Colli Running ideata da Mario Castagnoli, ha continuato i suoi lunghi pellegrinaggi nel territorio del Gargano, percorsi eco-spirituali che lo hanno portato a grotte e monasteri, quali Pulsano e Monte Sant’Angelo, fino ad arrivare a Vieste percorrendo strade della lunghezza di 100 km e coinvolgendo durante gli anni  nei suoi percorsi tanti adepti che si avvicinavano al cammino e alla corsa di lunga distanza.

Michele racconta del suo mondo fatto di passi, di camminate, di letture; racconta delle persone che stima sia atleti che scrittori; atleti quali Marco Olmo che ultrasessantenne ha fatto cose molte importanti nell’ambito dell’ultrarunning soprattutto in montagna e nel deserto; Michele legge tanto anche di gente di Montagna, di un certo Bonatti e Corona.

Il libro di Michele si legge fluidamente e ci si ritrova nei suoi lunghi viaggi, camminate da solitario e in compagnia di oche persone ma anche di grandi gruppi che è riuscito a coinvolgere nelle diverse giornate e nei diversi orari. Michele è orgoglioso del movimento che ha creato nella sua cittadina di Manfredonia riuscendo a coinvolgere gruppi di oltre 50 persone nelle camminate serali soprattutto il martedì e il giovedì sera con partenza dal suo negozio di abbigliamento sportivo sito nel corso principale di Manfredonia.

Un libro che diventa un regalo per la cittadina di Manfredonia e tutti gli appassionati di lunghi viaggi di cammino, di corsa, di pellegrinaggio.

Complimenti amico mio.

Matteo Simone

“Ho incontrato un amico”. Autore: Michele Spagnuolo, BookSprint.

Anno di pubblicazione: 2019.

https://www.booksprintedizioni.it/libro/Autobiografia/ho-incontrato-un-amico

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