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Civita d’Antino celebra cent’anni di arte e paesaggio con il progetto inquadrando paesaggi

🎨 Civita d’Antino si prepara a diventare la capitale dell’arte tra il 14 e il 18 luglio 2026! Non perdere la rassegna che celebra il legame unico tra il borgo e la grande pittura scandinava di Kristian Zahrtmann.

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#CivitaDAntino #Arte #Zahrtmann #ValleRoveto #CulturaAbruzzo

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Civita d’Antino celebra cent'anni di arte e paesaggio con il progetto inquadrando paesaggi

 Redazione-  Il prestigio del Campidoglio ha fatto da cornice, nella giornata di ieri, alla presentazione ufficiale di “InQuadrando Paesaggi. Percorsi d’arte lunghi un secolo”, l’evento culturale che trasformerà Civita d’Antino, in provincia de L’Aquila, nel centro nevralgico della creatività europea dal 14 al 18 luglio 2026. La rassegna, giunta a un traguardo significativo, si propone di celebrare il legame viscerale tra il borgo abruzzese e la storica pittura nordica, un sodalizio artistico nato sul finire del XIX secolo grazie all’intuizione e alla sensibilità del maestro danese Kristian Zahrtmann.

L’incontro di presentazione ha visto la partecipazione di figure istituzionali di primo piano, tra cui Dario Nanni, Presidente della Commissione Speciale Giubileo Roma Capitale, che ha sottolineato l’importanza di promuovere il patrimonio culturale dei piccoli centri. Presenti anche la sindaca di Civita d’Antino Sara Cicchinelli, il Senatore Michele Fina e Marco Villani, Vicesegretario della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a testimoniare la rilevanza nazionale di un progetto capace di mantenere viva la memoria storica in un’ottica contemporanea.

Il borgo come centro della rivoluzione pittorica scandinava

La storia che Civita d’Antino si prepara a rievocare è di quelle che hanno cambiato il corso delle arti visive tra fine Ottocento e inizio Novecento. Il borgo, arroccato sulla Valle Roveto, divenne il quartier generale di una vasta comunità di pittori danesi guidati da Zahrtmann, attratti dalla luce radiosa, dai colori intensi del paesaggio appenninico e dalla semplicità della vita contadina. La cosiddetta “Scuola di Civita d’Antino” non fu solo un gruppo di artisti in viaggio, ma un laboratorio di sperimentazione pittorica che ha influenzato profondamente l’estetica scandinava.

Come evidenziato dal direttore artistico Marco Nocca, il borgo non può essere considerato un luogo secondario rispetto alle grandi capitali europee della cultura. Al contrario, Civita d’Antino è stata il fulcro di un fenomeno artistico che ha varcato i confini nazionali, trasformando il paesaggio in uno strumento di indagine profonda. La rassegna del 2026 mira proprio a restituire questo valore, ponendo l’accento su come il borgo abbia agito da catalizzatore per generazioni di creativi che hanno cercato nella natura abruzzese una forma di espressione pura.

Un nuovo capitolo con palazzo ferrante e la residenza artistica

Uno degli elementi di maggiore interesse per l’edizione di quest’anno è l’inaugurazione della mostra permanente all’interno dello storico Palazzo Ferrante. L’acquisizione della struttura, resa possibile grazie all’impegno dell’Associazione Palazzo Ferrante, rappresenta un punto di svolta fondamentale per la conservazione della collezione privata legata alla tradizione pittorica del borgo. Questo spazio diventerà un punto di riferimento per studiosi e turisti, garantendo che l’eredità di Zahrtmann e dei suoi seguaci rimanga accessibile e valorizzata.

Il legame tra passato e presente sarà ulteriormente consolidato dalla Residenza Artistica Internazionale “Paesaggi Contemporanei”. Sotto la supervisione dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila (ABAQ), studenti e artisti lavoreranno in stretta sinergia, confrontandosi con tecniche che spaziano dalla fotografia alla pittura, fino alle moderne narrazioni visive e al fumetto. Marco Brandizzi e Barbara Drudi, docenti dell’Accademia, hanno ribadito durante la conferenza che l’obiettivo non è quello di imitare il passato, ma di utilizzare il territorio come terreno di prova per sviluppare nuove metodologie espressive. La rassegna offrirà quindi ai giovani talenti l’opportunità di misurarsi con la storia, portando il proprio contributo in una narrazione che continua a evolversi.

Verso l’estemporanea di pittura tra arte e territorio

L’edizione 2026 vedrà anche il conferimento del Premio ACCDA – Arte Contemporanea a Civita d’Antino, che quest’anno andrà all’artista Carmine De Amicis, il quale presenterà l’installazione ANCTIA. La manifestazione si chiuderà idealmente con l’Estemporanea di Pittura intitolata a Kristian Zahrtmann, prevista per il 18 luglio. Le iscrizioni sono già aperte, invitando pittori da ogni parte d’Italia a misurarsi con la stessa luce che incantò i maestri danesi oltre un secolo fa.

Il Senatore Michele Fina ha ricordato come tutto questo si inserisca nel solco dell’articolo 9 della Costituzione italiana, che impegna la Repubblica a tutelare il paesaggio e il patrimonio storico. In quest’ottica, la cultura non è vista come un reperto museale, ma come un volano di sviluppo per le aree interne, capace di generare coesione sociale e stimolare il turismo consapevole. Civita d’Antino si conferma così come un modello virtuoso, in grado di trasformare la propria identità storica in un progetto che guarda con ambizione al futuro, invitando il pubblico a partecipare a cinque giornate di riflessione, scoperta e celebrazione artistica.

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Misteri dell’eredità giacente: Antonella Sotira svela l’eterno fascino del testamento

Siamo davvero destinati a svanire nel nulla o possiamo eternare la nostra volontà anche dopo la vita? In un’epoca segnata dall’isolamento sociale e dallo sfaldamento dei legami, la stesura di un testamento resta uno strumento di immenso potere e un profondo atto d’amore. L’avvocato Antonella Sotira (Direttore dell’Ufficio Successioni del Tribunale di Roma) presenta il suo nuovo libro “L’enigma dell’eredità giacente” affrontando a viso aperto i tabù tutti italiani legati alla morte e alla scaramanzia. In questa esclusiva e illuminante intervista integrale, l’autrice svela i segreti dei genealogisti alla ricerca dei famosi “zii d’America”, l’importanza di decidere il proprio futuro e il fascino storico delle antiche matrone romane. Una lettura indispensabile per imparare a vivere meglio!👇

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Antonella Sotira

Roma – La faticosa, caotica e inarrestabile corsa quotidiana della nostra moderna società ci spinge costantemente e inesorabilmente a ignorare, allontanare e rimuovere dal dibattito pubblico uno degli interrogativi più antichi, misteriosi e affascinanti dell’intera condizione umana. Cosa resta realmente e tangibilmente di noi, delle nostre fatiche e dei nostri sogni, quando il nostro viaggio terreno giunge inevitabilmente alla sua conclusione naturale? Cosa desideriamo profondamente che gli altri ricordino della nostra essenza, del nostro particolarissimo modo di vivere, di amare e di pensare? Siamo davvero destinati a svanire nel nulla, diventando semplicemente “frasi vuote nella testa ed il cuore di simboli pieno”, per citare i celebri e struggenti versi del grande cantautore Francesco Guccini? Oppure possiamo, in qualche modo, imitare l’ingegno, l’astuzia e la forza d’animo delle antiche matrone romane, riuscendo a eternare la nostra volontà e il nostro potere attraverso la solennità inattaccabile del testamento? A queste domande scomode, ma assolutamente necessarie per vivere con maggiore e serena consapevolezza il nostro presente, risponde con straordinaria lucidità l’avvocato Antonella Sotira. Direttore del prestigioso Ufficio Successioni del Tribunale di Roma, Sotira è l’autrice del brillante volume “L’enigma dell’eredità giacente” (pubblicato recentemente dalla casa editrice Giappichelli), un saggio che scardina i nostri tabù.

L’analisi lucida di una società in profonda trasformazione

La poliedrica e coltissima autrice di questo indispensabile manuale, pensato intelligentemente non solo per i giuristi esperti ma anche per i normali cittadini, non si limita a snocciolare aridi codici e commi di legge.
La sua è una vera e propria, profonda e spietata analisi antropologica che tocca i nervi scoperti della nostra contemporaneità: l’isolamento sociale sempre più diffuso, il tragico e silenzioso abbandono degli anziani nelle metropoli, il doloroso sfaldamento dei legami parentali tradizionali e la gravissima perdita di patrimoni che non sono unicamente economici, ma profondamente spirituali e morali. Leggendo le sue pagine, il lettore viene messo dinanzi a interrogativi cruciali e a parole che la nostra cultura reputa “scomode”, difficili da pronunciare e da accettare razionalmente: morte, perdita, testamento, solitudine. Ma Antonella Sotira ci ricorda una verità istituzionale inconfutabile: “La morte è un affare di Stato”. Capire i meccanismi burocratici, patrimoniali e affettivi che scattano nel momento del trapasso significa riappropriarsi della propria dignità. Per approfondire questi temi cruciali, vi proponiamo l’illuminante dialogo con l’autrice.

L’intervista integrale: il testamento spiegato tra diritto e sentimenti

Come può un fatto privato e doloroso, divenire affare di Stato?
Negli uffici dello Stato, la morte ha quasi più rilevanza della vita. Si pagano tasse di successione, si trascrivono i testamenti e gli atti di accettazione dell’eredità con beneficio di inventario, si registrano gli inventari dei grossi compendi, e quando non ci sono eredi o quando nessuno accetta l’eredità, i beni vacanti si devolvono allo Stato. Diceva bene Thomas Mann, che “la morte di un uomo riguarda meno lui che chi gli sopravvive”. Della morte si avvantaggia chi resta. I curatori dell’eredità giacente ad esempio, sono professionisti che guadagnano nel gestire i patrimoni relitti.

Senza alcun tecnicismo ci spieghi cos’è l’eredità giacente
E’ un istituto previsto dal nostro codice civile con cui il legislatore si preoccupa di conservare e tutelare il patrimonio di coloro che muoiono senza avere eredi o senza aver fatto testamento o di chi ha rinunciato all’eredità magari per paura dei debiti o anche solo per avversione, acredine nei confronti del deceduto. Un vero enigma, un misterioso crocevia fra miserie umane, conflitti parentali ed interessi economici, anche dello Stato, ed a cui si rimedia con la ricerca degli eredi curata dai genealogisti o con la previdente redazione di un testamento.

Chi sono i genealogisti ed a cosa servono
Sono dei professionisti della ricerca dei legami parentali rilevanti ai fini successori. Il nostro legislatore prevede che l’eredità può devolversi sino al sesto grado di parentela. Ma non è facile ricostruire gli alberi genealogici. Esistono società internazionali come ad esempio la francese Coutot-Roehrig che da oltre 200 anni assicurano e consegnano patrimoni ad eredi sparsi in tutto il mondo. Sembra incredibile ma il “famoso zio d’America” è ancora oggi una fortuna auspicabile per ognuno di noi. Ho visto arrivare a molti eredi insperate fortune accumulate da defunti che non avevano mai visto o frequentato in vita. Così come ho visto molti lasciti testamentari a favore di fondazioni benefiche o di semplici amici che a differenza dei parenti erano stati vicini al defunto.

In Italia sono molti a fare testamento o è vero che esistono tabù e pregiudizi scaramantici che rendono il testamento una parola invisa?
Il nostro è un Paese in cui si fanno pochi testamenti, credo che la ragione sia di tipo culturale e che la scaramanzia giochi una parte preponderante. Il mio libro lancia un monito: dobbiamo sentire il dovere morale e sociale di testare. Vi sono consigli di letture notarili e di letteratura per risvegliare la cultura della scrittura testamentaria. In fondo fare testamento è l’escamotage giuridico per assicurarci da vivi il diritto di parlare e di incidere nella vita degli altri anche dopo la morte. Testare è un atto d’amore e non necessariamente l’ultimo atto d’amore. Potrebbe essere il primo di una nuova storia d’amore o il primo passo per riappacificarsi con familiari ed amici.

Cosa serve per fare testamento?
Semplicemente del tempo per riflettere su cosa vogliamo che resti di noi. Su come e per cosa vogliamo essere ricordati. Poi occorre avere piena capacità di intendere e volere, una grafia chiara ed esprimersi in modo sintetico ed imperativo: “Voglio che, dispongo che”. Bisogna conservare l’atto in una busta chiusa e non svelarne il contenuto o, come accadeva per le matrone romane, saper usare il testamento come atto per accentrare potere e tenere uniti a sé familiari o punire i nemici. Nel libro c’è una interessante divagazione di diritto romano sul potere e la libertà femminile delle matrone.

C’è un’età per fare testamento?
No. Noi italiani equipariamo il testamento alla vecchiaia o alla malattia. Ogni età ed ogni fase della vita può indurci a fare un bilancio anche senza avere la percezione di un imminente pericolo. Senza contare che in ogni momento possono farsi modiche o revoche di precedenti disposizioni. Credo che l’età giusta sia quella in cui ci sentiamo realizzati e responsabili delle sorti di chi ci sta accanto e che ci dovrebbe sopravvivere. La morte, come la chiamano in alcune civiltà, è la Signora della Vita. Occuparci della morte è un modo per vivere meglio e avere consapevolezza di ciò che abbiamo e di come vorremmo essere ricordati.

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Svolta epocale nella Capitale: prende forma l’immenso e rivoluzionario Centro Archeologico Monumentale

La Capitale d’Italia si prepara a cambiare volto per sempre! Con oltre 200 milioni di euro di investimenti (Pnrr e fondi Giubileo) e ben 80 cantieri aperti, prende ufficialmente e magnificamente forma il “Carme”, il nuovissimo Centro Archeologico Monumentale di Roma. Si tratta di un’opera mastodontica che cambierà radicalmente la vivibilità dell’intero quadrante compreso tra Piazza Venezia, il Colosseo, il Circo Massimo e i Fori Imperiali. Tra le opere mozzafiato spiccano la Nuova Passeggiata Archeologica pedonale (che andrà a trasformare via dei Fori Imperiali), la creazione di terrazze panoramiche sospese, il recupero strutturale del muro di 33 metri del Foro di Augusto e l’apertura inedita della Biblioteca occidentale di Traiano. Il sindaco Roberto Gualtieri esulta orgoglioso: “Uniamo la tutela del passato per regalare una migliore qualità della vita contemporanea!”.👇

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1. Render del tratto centrale di Via dei Fori Imperiali (Studio Labics)

Roma – Il maestoso, eterno e ineguagliabile cuore pulsante dell’antica Roma si prepara a cambiare letteralmente e magnificamente volto, consegnando finalmente alle future generazioni un panorama urbano totalmente riqualificato, accessibile e proiettato verso le sfide ecologiche e turistiche del nuovo millennio. Nelle magnifiche e suggestive sale del Museo dei Fori Imperiali, all’interno della cornice mozzafiato dei Mercati di Traiano, è stato infatti ufficialmente, solennemente e orgogliosamente presentato alla stampa lo stato di avanzamento dei lavori dell’ambiziosissimo progetto Carme – Centro Archeologico Monumentale di Roma. Non stiamo affatto parlando di un semplice restyling estetico o di qualche timido e isolato intervento di manutenzione stradale, ma del più vasto, massiccio e dirompente programma di trasformazione urbana e valorizzazione del patrimonio storico mai ideato, finanziato e realizzato nell’intera area centrale della Capitale d’Italia. Il progetto si estende a perdita d’occhio in un vero e proprio e gigantesco museo a cielo aperto che abbraccia piazza Venezia e i Fori Imperiali, stringe il Colosseo, il Palatino e il Celio, e si spinge coraggiosamente e armoniosamente fino alle monumentali Terme di Caracalla, al Circo Massimo e alle antichissime pendici del colle Campidoglio.

Un tesoro da 200 milioni per la rivoluzione urbana di Roma

L’immensa, complessa e vertiginosa macchina organizzativa del progetto Carme sta rapidamente, concretamente e inesorabilmente diventando una splendida e tangibile realtà urbana grazie a una pioggia vitale di fondi pubblici senza precedenti storici.
Sul piatto ci sono infatti investimenti complessivi che sfiorano l’incredibile, vertiginosa e pesantissima cifra di ben 200 milioni di euro, attinti sapientemente e strategicamente dalle ricchissime risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e dagli immensi fondi stanziati per il Giubileo. L’obiettivo assoluto della giunta capitolina è a dir poco titanico: gestire simultaneamente e completare a tempo di record oltre 80 pesantissimi interventi urbanistici e strutturali. Molti di questi intricati e complessi cantieri sono fortunatamente e brillantemente già stati portati a felice conclusione, altri lavorano incessantemente e a pieno ritmo, e i restanti si trovano in un’avanzatissima e dettagliata fase di progettazione esecutiva. Questa incredibile e corale orchestra di cantieri, che vede la strettissima e lodevole collaborazione tra la Sovrintendenza Capitolina, i Dipartimenti di Roma Capitale, il Ministero della Cultura, il Parco Archeologico del Colosseo e la società Metro C, mira a trasformare radicalmente il caotico cuore archeologico della città in un sistema urbano ecologicamente sostenibile e totalmente privo di barriere architettoniche.

Dalla Nuova Passeggiata ai Fori Imperiali: percorsi inediti

Il fiore all’occhiello assoluto, sfolgorante e innegabile dell’intero mastodontico piano di rigenerazione urbana è indubbiamente rappresentato dalla realizzazione della tanto attesa e desiderata Nuova Passeggiata Archeologica.
Questo delicatissimo ed elegante progetto architettonico (frutto del brillante e coraggioso concorso internazionale lanciato nel 2024 e vinto meritatamente dal pool guidato dallo studio Labics insieme a Openfabric e Orizzontale) prevede la totale riscrittura della logica di fruizione dell’area archeologica. I cantieri stanno infatti lambendo i principali e antichissimi complessi monumentali, valorizzandone la fruibilità turistica attraverso la magica creazione di nuovi, ampi e sicuri spazi pubblici pedonali, terrazze panoramiche mozzafiato sospese nel tempo, sistemazioni raffinate del verde e del prezioso palinsesto archeologico. In questo specifico, delicato e complesso raggio d’azione rientra prepotentemente anche la progressiva e irreversibile trasformazione della centralissima via dei Fori Imperiali: qui è in corso d’opera un rivoluzionario disegno geometrico delle storiche pavimentazioni, finalizzato ad ampliare drasticamente e coraggiosamente gli spazi vitali destinati alla quieta fruizione pedonale e alla moderna mobilità ciclabile. Parallelamente, si lavora incessantemente a inediti ed elevati attraversamenti tramite leggere passerelle, per garantire una fruizione continua e senza alcun salto di quota architettonico.

Scavi e restauri monumentali: i tesori svelati dei Fori antichi

Accanto alla rivoluzione della viabilità ciclabile (già in parte visibile grazie ai nuovi e bellissimi percorsi realizzati in via di San Gregorio, via dei Cerchi e via del Foro Romano), il progetto Carme sta regalando agli studiosi e al mondo intero restauri archeologici a dir poco strabilianti e fondamentali.
I maestri restauratori sono infatti impegnati nel miracoloso e minuzioso recupero dell’imponente muro di fondo del Foro di Augusto: un muro mastodontico e storico che, con i suoi sbalorditivi 33 metri di altezza ancora perfettamente conservati, separava fisicamente in epoca antica i palazzi imperiali dal povero, brulicante e malfamato quartiere residenziale della Suburra. Il faraonico e sterminato programma dei lavori prevede inoltre l’incredibile e coraggiosa ricostruzione architettonica di una porzione specifica della meravigliosa Corte Porticata del Foro di Traiano, necessaria per una migliore comprensione visiva del monumento. A questo si sommeranno poi l’eccezionale apertura al grande pubblico della Biblioteca occidentale di Traiano, i nuovi e preziosissimi scavi in via Alessandrina e il recupero strategico del collegamento perduto tra Campo Carleo e Sant’Urbano. Il sindaco in carica, Roberto Gualtieri, ha celebrato e rivendicato questo momento con fortissimo orgoglio e profonda e malcelata emozione civica: “Vogliamo rendere finalmente concreta e reale una visione sulla quale lavoriamo strenuamente e duramente fin dall’inizio del nostro mandato istituzionale: ricucire per sempre e indissolubilmente il rapporto tra la città antica e quella contemporanea, perché le romane e i romani tornino ad essere i veri e unici protagonisti di questi luoghi magici”.

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Svolta per l’arte a Treviso: rinasce Casa dei Carraresi e svela 200 inestimabili capolavori

Svolta epocale per l’arte e la cultura in Veneto: Treviso inaugura oggi il suo nuovo e grandioso “Museo Diffuso”! Dopo due lunghissimi e complessi anni di restauri, la Fondazione Cassamarca ha ufficialmente riaperto gli storici e prestigiosi battenti del complesso duecentesco di Casa dei Carraresi e Ca’ dei Brittoni. In mostra, con un rivoluzionario e spiazzante percorso visivo curato dall’Università Ca’ Foscari, oltre 200 inestimabili capolavori del Novecento (da Fontana a Manzoni e Vedova). Ma la vera, enorme sorpresa internazionale è l’incredibile donazione del genio russo Grisha Bruskin, che ha regalato alla città quattro monumentali e drammatiche installazioni plastiche. Un percorso mozzafiato tra le antichissime mura medievali e le inquietudini dell’arte contemporanea che lascerà i visitatori senza parole!👇

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inaugurazione mattina

Treviso – Il cuore pulsante, storico e architettonico della meravigliosa città veneta torna finalmente a battere all’unisono con la grande cultura del Novecento, segnando un traguardo epocale per l’intera comunità locale e per il panorama artistico nazionale. Dopo ben due lunghi, complessi e faticosi anni di minuziosi interventi di restauro architettonico, recupero strutturale e valorizzazione estetica, la Fondazione Cassamarca ha ufficialmente e orgogliosamente riaperto al pubblico i prestigiosi e antichissimi spazi espositivi del complesso duecentesco della Casa dei Carraresi e dell’attigua Ca’ dei Brittoni. Non si tratta di una banale o canonica riapertura museale, ma di una vera e propria e dirompente rivoluzione culturale cittadina: questi oltre 2.000 metri quadrati di storia medievale si sono appena trasformati nel suggestivo ed elegante scrigno che accoglierà in via del tutto permanente oltre 200 opere d’arte inestimabili, provenienti dalla sterminata collezione privata della Fondazione. L’evento odierno, venerdì 2 ottobre 2026, non si limita infatti a tagliare un nastro inaugurale, ma sancisce formalmente, solennemente e coraggiosamente l’avvio ufficiale di un progetto visionario e ambiziosissimo: la creazione di un vero e proprio “Museo Diffuso” a cielo aperto, un circuito artistico integrato destinato a mettere in rete tutte le storiche sedi della Fondazione nel centro cittadino.

Il progetto visionario: il Museo Diffuso tra le storiche mura

L’immensa e coraggiosa operazione di mecenatismo portata a termine oggi rappresenta soltanto il prezioso e fondamentale “primo tassello” di un mosaico artistico molto più ampio, sognato e strutturato per durare nei secoli a venire.
Come annunciato pubblicamente e con malcelato e giustificato orgoglio da Luigi Garofalo, attuale Presidente della Fondazione Cassamarca: “Restituire alla nostra città e ai cittadini un luogo di così straordinario, immenso valore storico, architettonico e artistico significa rinnovare fattivamente e concretamente l’antico impegno della Fondazione nella ferrea tutela del patrimonio locale. L’obiettivo ultimo e assoluto è fare di questo enorme tesoro un bene comune, per contribuire attivamente e quotidianamente alla crescita culturale e spirituale di Treviso”. E la crescita culturale non si fermerà certo qui: il grandioso masterplan istituzionale prevede infatti che questo nuovo e affascinante percorso visivo prosegua a strettissimo giro con la vitale riqualificazione di Ca’ Spineda (prevista già per il prossimo dicembre 2026, dove verranno esposte affascinanti nature morte, icone sacre e imponenti installazioni), per culminare poi trionfalmente nell’anno 2027 con l’attesissima apertura e fruizione pubblica dei meravigliosi e antichi spazi del Monte di Pietà. Un circuito ininterrotto e dialogante di bellezza che fonderà sapientemente la millenaria memoria storica del territorio veneto con le più sfrontate e moderne espressioni dell’arte contemporanea.

Oltre la cronologia: il rivoluzionario allestimento visivo

Dimenticate i classici, noiosi e polverosi musei organizzati rigorosamente e freddamente in mero ordine alfabetico o per rigida datazione storica: l’allestimento visivo e percettivo proposto a Casa dei Carraresi rompe violentemente, intelligentemente e definitivamente gli schemi accademici tradizionali.
Il nuovo, fluidissimo e spiazzante percorso espositivo permanente è stato magistralmente ideato, curato e supervisionato dai professori Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, prestigiosi accademici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Setacciando pazientemente tra i preziosi capolavori acquisiti negli anni dalla Fondazione (molti dei quali provenienti dal generoso lascito del compianto monsignor Gino Bortolan), i due curatori hanno selezionato le inestimabili opere di giganti dell’arte come Fontana, Manzoni, Baj, Plessi, Vedova, Tancredi, Santomaso e Zoran Mušič. La loro brillante e coraggiosa scelta curatoriale ha letteralmente polverizzato il rigido ordinamento cronologico, favorendo piuttosto un dialogo serrato, intimo e sensoriale basato puramente su forme comuni, assonanze di colori e affinità spirituali. “Volevamo fermamente che questa rilevantissima collezione artistica del Novecento dialogasse in modo diretto, imprevisto e spiazzante con le storiche mura degli ambienti medievali”, spiega la professoressa Burini. Il percorso si snoda così abilmente attraverso tre grandissime macro-sezioni tematiche denominate Spazi, Forme e Figure, invitando il visitatore a “smarrire” letteralmente e felicemente la logica lineare per ritrovare invece la pura, istintiva e complessa emozione percettiva dell’arte.

L’incredibile donazione di Grisha Bruskin: un dialogo internazionale

Ma a impreziosire e consacrare definitivamente la rinascita di questo incredibile polo museale trevigiano elevandolo a un rango e a una rilevanza di carattere puramente internazionale, è stata senza dubbio un’operazione di mecenatismo e amicizia artistica che ha letteralmente dell’incredibile.
L’antica ala medievale di Ca’ dei Brittoni ha infatti l’immenso e raro onore di accogliere permanentemente le opere monumentali di Grisha Bruskin, celeberrimo, quotatissimo e visionario artista di origine russa. Attraverso un atto di generosità senza precedenti, Bruskin ha scelto proprio la Fondazione Cassamarca per garantire ufficialmente una presenza fissa, stabile e inamovibile della sua complessa ricerca visiva in Italia. Le sue quattro grandissime e spiazzanti installazioni plastiche, riunite profondamente sotto il titolo evocativo “Sull’orlo del tempo” (tra cui spiccano i capolavori In bilico e L’ora X, incredibilmente esposti oggi per la primissima volta in assoluto nel nostro Paese), offrono una riflessione spietata, cruda e universale sulla fragilità intrinseca dell’esistenza umana, sui mutamenti dei feroci sistemi di potere e sul mito eterno e incancellabile del “nemico”. Lo stesso genio russo ha partecipato attivamente e in prima persona per giorni alla definizione millimetrica degli spazi espositivi, studiando maniacalmente le ombre e l’illuminazione delle sale per poter costruire e restituire al pubblico un’esperienza visiva di rara, altissima e struggente intensità drammatica, trasformando Treviso in una nuova, immancabile e assoluta capitale dell’arte internazionale.

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