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Territorio

POSTE ITALIANE: INAUGURATO OGGI IL NUOVO UFFICIO POSTALE DI OLEVANO ROMANO

Umberto Quaresima, Sindaco di Olevano Romano: “Ringrazio sentitamente Poste Italiane, le istituzioni coinvolte e tutte le persone che hanno lavorato con impegno per

consegnare oggi alla nostra comunità un presidio così importante”

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Redazione-  È stato presentato oggi l’ufficio postale di Olevano Romano riposizionato nella nuova sede di via San Martino Annunziata e realizzato con gli standard e le caratteristiche del progetto “Polis”: l’iniziativa di Poste Italiane che promuove la coesione economica, sociale e territoriale in 7mila comuni con meno di 15mila abitanti.

Alla cerimonia di presentazione dei nuovi locali, oltre ai rappresentanti di Poste Italiane, sono intervenuti il Sindaco di Olevano Romano Umberto Quaresima e gli Assessori Romano Enrico Arceri e Maurizio Arceri, rispettivamente ai lavori pubblici e all’urbanistica.

Grazie al progetto “Polis”, oltre ai tradizionali servizi e prodotti di Poste Italiane, nella nuova sede di via San Martino Annunziata sono richiedibili 3 certificati INPS (cedolino della pensione, certificazione unica e modello “OBIS M”), 15 diversi anagrafici resi disponibili da ANPR e prossimamente è prevista l’attivazione a sportello del servizio passaporti.

Anche la realizzazione degli interventi è avvenuta seguendo i nuovi standard “Polis” con particolare attenzione al miglioramento del comfort ambientale, al risparmio energetico, alla facilitazione dell’accesso ai servizi per tutti i segmenti di clientela e all’aumento del livello di sicurezza.

Nello specifico, il nuovo ufficio postale di Olevano Romano è dotato di quattro sportelli polifunzionali che garantiscono tutte le operazioni, di una sala consulenza, di un ATM Postamat disponibile h24 e di un impianto di videosorveglianza collegato con la Security Room di Roma, operativa 24 ore su 24 in attività di controllo e vigilanza dei siti aziendali, che consente di monitorare possibili intrusioni nei locali e all’occorrenza intervenire con l’attivazione dei sistemi di allarme e con la richiesta di pronto intervento delle forze dell’ordine.

“Oggi – commenta il Sindaco Quaresima – è una giornata importante per la nostra comunitàCon grande orgoglio inauguriamo il nuovo ufficio postale di Olevano Romano, un presidio fondamentale non solo per i nostri cittadini, ma anche per tutto il territorio circostante, di cui rappresentiamo da sempre un punto di riferimento per servizi e opportunità. Questo ufficio si inserisce nel progetto Progetto Polis, che punta a trasformare gli uffici postali nei piccoli e medi comuni in veri e propri sportelli unici per i cittadini, con un accesso più semplice e diretto, oltre che ai servizi storici forniti da Poste, anche a servizi della Pubblica Amministrazione. Si tratta di un’evoluzione concreta verso una pubblica amministrazione più moderna, accessibile e digitale, capace di ridurre distanze e tempi, soprattutto nei territori come il nostro. Ringrazio sentitamente tutti coloro che hanno reso possibile questo risultato: Poste Italiane, le istituzioni coinvolte e tutte le persone che hanno lavorato con impegno per consegnare oggi alla nostra comunità un presidio così importante. L’obiettivo è uno solo: offrire ai cittadini una molteplicità di servizi sempre più vicini, semplici e all’altezza delle loro esigenze

Il nuovo ufficio postale di Olevano Romano, che si aggiunge all’offerta di servizi di Poste Italiane nella Città Metropolitana di Roma dove è capillarmente presente con 392 altre sedi, è aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 8.20 alle 13.35 e il sabato fino alle 12.35.

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SEMI DI MEMORIA: AD ALTINO IL DIALETTO TORNA A GERMOGLIARE CON I RAGAZZI DI “NIN PERDE LA SUMENTE”

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Redazione-  C’è un legame invisibile ma d’acciaio che unisce la terra alla voce, il vitigno antico alla parola tramandata intorno al focolare. Ad Altino, nel cuore della provincia di Chieti, questo legame ha preso vita domenica scorsa durante la premiazione della terza edizione di “Nin perde la Sumente”, il concorso di racconti dialettali che trasforma gli studenti in custodi di un patrimonio millenario.

L’iniziativa, nata dalla sinergia tra l’associazione Interflumina, gli scrittori Tino Bellisario e Nicola Scutti, e la Bio Cantina Sociale Orsogna, non è solo una competizione letteraria. È un atto di resistenza culturale che si inserisce nel progetto multidisciplinare “Pe’ nin perde la sumente”. L’obiettivo? Dimostrare che la biodiversità non riguarda solo i semi che piantiamo nei campi, ma anche le parole che coltiviamo nella mente.

Il Dialetto come Ecosistema

Sotto gli occhi orgogliosi di una sala polivalente gremita, i ragazzi della scuola secondaria di primo grado di Altino (Istituto Comprensivo “G. De Petra”) hanno dimostrato che il dialetto non è una lingua “morta” o “minore”, ma uno strumento vibrante capace di raccontare la modernità e la storia con sfumature intraducibili.

«La biodiversità culturale è parte integrante di quella ambientale», ha sottolineato con forza Camillo Zulli, direttore di Bio Cantina Orsogna. «Va tutelata e trasmessa. La parola dei nostri nonni è una ricchezza al pari degli antichi vitigni che abbiamo salvato dall’estinzione». Un concetto ripreso dal sindaco di Altino, Vincenzo Muratelli, che ha definito i ragazzi «tutti vincitori», capaci di legare l’identità locale a emozioni universali.

Storie di Resistenza, Avarizia e Orsi

Il primo premio è andato a Tommaso D’Andrea con “Na femmena coraggiose”. Il racconto, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, narra la storia di Palma, una ragazza di Roccascalegna che si unisce ai partigiani della Brigata Maiella. La giuria è rimasta colpita dal tocco poetico: l’incontro con una soldatessa nemica che, invece di sparare, offre umanità. Un racconto che riscatta il ruolo femminile nella Resistenza, troppo spesso taciuto.

Il secondo gradino del podio ha visto protagonisti Daniel D’Alonzo e Sofia Caricati con “Tu fi la sorte de lu peparole, te muore nghe la sumente ngule”. Una storia ironica su Vincenzo, un uomo così avaro da rifiutare il passaggio dalla Lira all’Euro, finendo per restare con un pugno di mosche. Qui il dialetto si fa “colore”, recuperando termini tecnici del mondo ortolano come “spogna” (finocchio) o espressioni iconiche come “l’arte di Marí Cazzette”.

Terzo posto per Nicolò Daniele e Alysia Trotta con “Piagne lu morte pe frecá lu vive”, un affresco sulla solidarietà del vicinato di una volta, condito da un’ironia tagliente e maledizioni che sembrano uscire direttamente dalla bocca di un’anziana del paese. Una menzione speciale è andata a Chiara Porreca e Kevin Badea, capaci di intrecciare leggenda e realtà nel racconto di un incontro ravvicinato con l’orso nella Valle dell’Aventino.

Un Seme per il Futuro

L’ideatore del concorso, Tino Bellisario, lo ha spiegato chiaramente: «Il dialetto è un seme. In italiano corrente, questi racconti avrebbero perso la loro anima». Ed è proprio questo il senso profondo dell’evento: non un nostalgico sguardo al passato, ma un ponte verso il futuro. Grazie al supporto delle docenti e della giuria (composta da Giuseppe Manzi, Aurelio Rossi e Ilaria Di Biase), i ragazzi hanno riscoperto termini quasi dimenticati, come lo “sparacce” (lo strofinaccio grezzo per il cibo), rinfrescando la memoria collettiva di un’intera comunità.

La festa di Altino è solo l’inizio: il viaggio di “Pe’ nin perde la sumente” proseguirà da maggio a settembre con un tour tra i borghi della Maiella orientale e centrale. Perché finché ci sarà qualcuno pronto a raccontare una storia in dialetto, la “sumente” – il seme della nostra identità – non andrà mai perduta.

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L’AMBITO TERRITORIALE N23 DI NOLA TAGLIA L’ASSISTENZA SPECIALISTICA PRIMA DELLA FINE DELLA SCUOLA: UN GRAVISSIMO ATTO DISCRIMINATORIO CONTRO GLI ALUNNI CON DISABILITÀ

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Redazione-  Le famiglie, le associazioni e i comitati del territorio denunciano con forza la vergognosa decisione dell’Ambito Territoriale N23 di Nola. L’Ente ha disposto la sospensione del servizio di assistenza specialistica per gli alunni con disabilità a partire dal 29 maggio 2026.

Questa interruzione avviene ben prima della chiusura ufficiale delle attività didattiche nella regione Campania, fissata per il 6 giugno 2026. Negli ultimi cruciali giorni di scuola, i bambini e i ragazzi più vulnerabili saranno privati del supporto fondamentale degli educatori.

I motivi della protesta:

  • Palese atto discriminatorio: Sospendere l’assistenza prima del termine delle lezioni vìola frontalmente la Legge 67/2006 sulla tutela delle persone con disabilità vittime di discriminazioni.
  • Violazione del diritto costituzionale allo studio: Senza figure specializzate per l’autonomia e la comunicazione, l’inclusione scolastica viene azzerata. Molti studenti saranno costretti a restare a casa.
  • Inaccettabile motivazione burocratica: I limiti di bilancio o le scadenze amministrative dell’Ambito di Nola non possono calpestare i diritti inderogabili degli alunni sanciti dalla Legge 104/1992.

Le nostre richieste:

  • Revoca immediata del provvedimento di sospensione firmato dall’Ufficio di Piano dell’Ambito N23.
  • Proroga del servizio per garantire la copertura totale delle ore fino al 6 giugno 2026.
  • Intervento dei Sindaci dei Comuni dell’Ambito per sanare questa gravissima emergenza sociale.

Le famiglie non tollereranno che i propri figli vengano trattati come cittadini di serie B.

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L’IMPRONTA DEL SILENZIO: IL VIAGGIO DEL MONACO GIOVANNI CHE HA UNITO FEDI E CUORI A COLLI DI MONTE BOVE

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Redazione-  Esistono storie che non hanno bisogno di clamore per farsi sentire. Camminano piano, hanno il passo polveroso di chi ha percorso centinaia di chilometri e la voce sottile di chi ha scelto il silenzio come compagno di vita. È la storia di Giovanni, un monaco buddista che in queste ore ha attraversato il cuore dell’Abruzzo, portando con sé un messaggio di pace che non ha bisogno di traduzioni.

In viaggio da Bari verso Assisi, Giovanni sta compiendo un pellegrinaggio che sa di antico, un ritorno all’essenziale in un’epoca dominata dal superfluo. Il suo non è un trekking organizzato, ma una prova dello spirito: vive esclusivamente di elemosina e di ciò che la provvidenza e il cuore della gente decidono di offrirgli. Non chiede denaro, non cerca comodità. Chiede solo l’indispensabile: un riparo per la notte, un pasto frugale, un gesto di accoglienza che confermi la bontà intrinseca dell’essere umano.

L’abbraccio di una comunità montana

Dopo aver lasciato alle sue spalle la costa pugliese e risalito le dorsali appenniniche, Giovanni è giunto tra le vette della Marsica. Prima è stato accolto dalla piccola e calorosa comunità di Roccacerro, e successivamente ha bussato alle porte di Colli di Monte Bove.

Qui, in questo borgo arroccato che sembra sospeso nel tempo, il tempo si è fermato davvero per un istante. La comunità non si è limitata a guardare con curiosità quel viandante solitario, ma ha scelto di aprire le porte delle proprie case e, soprattutto, del proprio cuore. Giovanni è stato ospitato con la dignità che si riserva ai grandi saggi o agli amici di vecchia data.

“Siamo lieti di dare ospitalità e un tetto per la notte”, hanno dichiarato gli abitanti di Colli di Monte Bove. “Giovanni non chiede nulla fuori dal normale. Con rispetto abbiamo semplicemente accolto le sue umili richieste.” In queste parole risiede la forza di un’accoglienza “ancestrale”, quella tipica delle zone interne, dove lo straniero è sacro e il pane non si nega a nessuno.

Un ponte tra fedi diverse

Ciò che rende questa tappa straordinaria è l’incontro tra mondi apparentemente lontani. Da un lato un monaco buddista, con la sua ricerca del Nirvana e il distacco dai beni materiali; dall’altro una comunità profondamente radicata nella tradizione cristiana, protetta dai suoi santi e dalle sue memorie secolari.

Eppure, in quel momento di condivisione, le differenze dogmatiche sono svanite. Restava solo l’uomo. Il saluto finale rivolto a Giovanni dai cittadini è una sintesi perfetta di questo sincretismo spontaneo: “Caro Giovanni, che San Berardo ti accompagni lungo questo tuo cammino.”

Affidare un monaco buddista alla protezione di San Berardo, il patrono amato e venerato nella Marsica, è un gesto di una bellezza disarmante. È la dimostrazione che la fede, quando è vissuta con umiltà, non divide ma unisce. È l’augurio di chi riconosce nell’altro un fratello in cammino, indipendentemente dal nome che dà a Dio o dalla forma della sua preghiera.

Verso la città della Pace

Ora il cammino di Giovanni prosegue. La sua meta è Assisi, la città di San Francesco, l’uomo che più di ogni altro ha incarnato il dialogo interreligioso e l’amore per la “Sorella Povertà”. Sembra quasi un cerchio che si chiude: un monaco d’Oriente che attraversa l’Italia per omaggiare il luogo simbolo della pace universale.

Giovanni si è lasciato alle spalle i vicoli di Colli di Monte Bove alle prime luci dell’alba, riprendendo il suo passo ritmato e costante. Non ha lasciato oggetti o ricchezze, ma ha lasciato un’impronta indelebile nella memoria di chi lo ha incontrato. Ha ricordato a tutti che la vera ricchezza è nel “poco”, che il viaggio è più importante della meta e che, nonostante le brutture del mondo, esiste ancora una rete invisibile di umanità pronta a sorreggere chi cammina con umiltà.

Mentre il sole torna a scaldare le pietre del borgo, a Colli di Monte Bove resta il ricordo di un incontro silenzioso. Giovanni è passato, ma il seme del suo rispetto e della sua semplicità continuerà a germogliare tra queste montagne. Buon cammino, Giovanni, ovunque i tuoi passi ti conducano.

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