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Uomini tutti traditori, a chi serve saperlo? | filo diretto con i lettori di Alessandra Hropich

ei, cara dottoressa Hropich, offre le sue rubriche ai tanti che raccontano le loro scappatelle ed anche gli “amori ” di gruppo.Tranquilla, non sono uno che fa la morale agli altri, sono semplicemente curioso di sapere la finalità di ogni cosa.
Le scriviamo in tanti, lo so, le ci risponde sempre con professionalità e  cortesia, la gente però non perde il vizio di tradire, dunque?
Aggiungasi anche che siamo una patria di finti bigotti, finti moralisti, bugiardi e tutti infedeli.

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ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Lei, cara dottoressa Hropich, offre le sue rubriche ai tanti che raccontano le loro scappatelle ed anche gli “amori ” di gruppo.Tranquilla, non sono uno che fa la morale agli altri, sono semplicemente curioso di sapere la finalità di ogni cosa.
Le scriviamo in tanti, lo so, le ci risponde sempre con professionalità e  cortesia, la gente però non perde il vizio di tradire, dunque?
Aggiungasi anche che siamo una patria di finti bigotti, finti moralisti, bugiardi e tutti infedeli.
Poi, quando una donna rifiuta il proprio marito con la scusa del mal di testa, tutto va bene. Se un uomo poi va a cercare altre donne, scatta il tradimento, la richiesta di addebito. Le dico questo perché mi è successo e la mia ex che mi rifiutava ogni giorno, poi mi mando’  un detective che mi seguiva fino a trovarmi con un’ altra.
A cosa serve far credere che di essere fedeli se poi nessuno lo è nei fatti?
Serve, secondo me, solo ad alzare la posta quando si tratta di separazione, tutte le donne, dopo poco, gettano la spugna e rifiutano il marito, perché poi, tanta meraviglia e dolore quando scoprono un tradimento?
Salvatore da Licata

Il fatto è che quasi nessuno fa delle riflessioni su ciò che accade: la superficialità è dilagante e tutti si basano su ciò che appare, mentre pochissimi cercano la sostanza. Poi ci meravigliamo se tutto va a rotoli: una società che non riflette e non pensa, farà sempre errori madornali.
In effetti, non serve alle donne illudersi di avere un marito fedele. Ma alla gente basta vivere di impressioni, di facciata.
Perché alcuni giurano, in pubblico, di sentire ancora le farfalle nello stomaco dopo vent’anni di matrimonio? Evidentemente le farfalle sono diventate parte integrante del contratto matrimoniale, insieme alle fotografie sui social e alla frase “siamo più innamorati di prima”.
Perché tantissime donne dicono di essere certe della fedeltà del proprio marito? E perché ancora, spostandosi oltreoceano, spesso gli aspiranti presidenti conducono la campagna elettorale accompagnandosi alle mogli rigorosamente mano nella mano, mentre magari alle loro spalle si accumulano amanti? Perché alla popolazione italiana e americana, piace la rappresentazione della coppia perfetta. La realtà interessa molto meno.
In Italia siamo attori straordinari: quasi tutti innamorati, fedeli, felici. In teoria, naturalmente.
Poi succede qualcosa di molto interessante: quando arriva la separazione, improvvisamente la fedeltà diventa sacra. La donna che magari per anni ha tenuto il marito a debita distanza, rifiutando ogni tentativo di avvicinamento (di lui), scopre improvvisamente di essere stata sposata con l’ uomo della sua vita. E se quello stesso uomo, dopo anni di porte chiuse e di “stasera ho mal di testa”, trova altrove ciò che a casa non trova più, ecco comparire la parola magica: tradimento.
A quel punto parte il processo morale.
Perché il problema, evidentemente, non è che il matrimonio sia finito da tempo. Il problema è che qualcuno ha avuto la sfrontatezza di rendere visibile ciò che tutti preferivano lasciare nell’ombra.
È questo il vero capolavoro dell’ipocrisia: possiamo ignorare la freddezza, l’indifferenza, i rifiuti, le vite parallele, i matrimoni tenuti in piedi per abitudine, per convenienza o per paura. Possiamo persino fingere per anni che vada tutto bene.
Ma guai a farsi scoprire con un’altra.
Lì improvvisamente il marito diventa un mostro, la moglie una vittima, il matrimonio un tempio profanato e la fedeltà un principio assoluto. Peccato che, fino a cinque minuti prima, quel magnifico tempio fosse spesso già chiuso al pubblico.
Riguardo alla sua domanda sull’utilità di leggere dei tanti tradimenti nella mia rubrica, posso dire che la verità rende sempre libere le persone.
È mio preciso compito quello di svegliare le coscienze: la realtà va raccontata, sempre. Anche quando disturba, anche quando rovina la fotografia della famiglia perfetta, quella in cui tutti sorridono, si tengono per mano e naturalmente nessuno ha mai desiderato nessun altro.
Io non racconto i tradimenti per invitare al tradimento. Li racconto perché trovo molto più pericolosa l’ipocrisia che li circonda.
Le donne che non sognano il principe senza macchia e senza peccato, ma sono consapevoli che il tradimento può esserci sempre, sono le più sveglie.
La propria vita va vissuta al meglio, facendo ciò che più ci fa stare bene, senza trasformare le corna in una questione di Stato ogni volta che vengono scoperte.
Perché, diciamolo: le corna fanno scandalo soprattutto quando diventano visibili. Finché restano ben nascoste, spesso, sono semplicemente parte
dell’ arredamento matrimoniale.
E allora smettiamola almeno con questa commedia collettiva: tutti fedeli, tutti innamorati, tutti scandalizzati dal tradimento.
La verità è che la società non detesta tanto le corna ma solo quando qualcuno le scopre.

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Una donna che piace davvero, gli uomini, sanno esserle amici? | filo diretto con i lettori di Alessandra Hropich

Alessandra, mi sento ridicolo e fuori luogo ogni volta che dico che non riesco ad essere amico di qualche donna che mi piace particolarmente. Colleghi, parenti ed amici, mi dicono che sono malato io perché non so contenere (ogni volta) il mio desiderio  verso colei che mi piace.

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ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Alessandra, mi sento ridicolo e fuori luogo ogni volta che dico che non riesco ad essere amico di qualche donna che mi piace particolarmente. Colleghi, parenti ed amici, mi dicono che sono malato io perché non so contenere (ogni volta) il mio desiderio  verso colei che mi piace.
Ci tengo a precisare che non tutte le donne mi piacciono allo stesso modo, tante sono meteore di passaggio, ce ne sono alcune di cui mi ricordo a lungo e che dimentico solo in apparenza.
Eppure sono stabilmente in coppia, la mia compagna, crede che io non vogllo amicizie femminili soprattutto con alcune donne, solo per evitare malintesi con lei.
In realtà, io non riesco a far finta di nulla se una donna mi piace davvero, mi sento in estrema difficoltà e preferisco dire sempre una bugia tipo che non mi è simpatica o altro.
Le chiedo, a questo punto, se sono solo io ad evadere le donne che mi piacciono veramente o lo fanno anche gli altri?
Sono davvero costernato per le emozioni che non riesco a nascondere a chi ho accanto ma sono proprio il solo a desiderare altre donne evitandole però? E poi, davvero agli altri uomini riesce tanto facile essere o diventare amico di una bella donna che piace?
Luigi da Locorotondo

Luigi caro, sarò molto impopolare ma le dico che, l’ amicizia tra uomo e donna, se la donna piace veramente, è impossibile. Mi chiedono da anni come tanti uomini abbiano invece amiche donne, rispondo (sempre in modo impopolare) che gli uomini riescono ad essere amici con donne che possono pur piacere ma in modo blando, una donna comune che vale qualsiasi altra, niente di eccezionale né nell’ aspetto nella sua essenza. Una donna eccezionale, di quelle con cui un uomo sta davvero bene quando ci parla e, magari anche piacente, rappresenta
un’ eccezione,
un’ illuminazione, una folgorazione.
Quale uomo attratto da un cervello e modo di essere di una donna e da una attraente fisionomia, sceglie di lasciarla tranquilla per tenersela solo come amica?
Non scherziamo, gli uomini non si impongono tanta inutile sofferenza, piuttosto, tengono lontano ciò che non è per loro.
Eppure, sono anni che vengo invitata per dire la mia opinione sull’ amicizia tra uomo e donna ma, le donne (che non ammettono nemmeno sotto tortura di non essere abbastanza attraenti per i loro amici uomini) mi rispondono sempre con un ghigno di sfida rendendo più che evidente che nessuna vuole ammettere di non essere attraenti mentalmente o fisicamente per un amico.
Pensi che una mia collega, sul posto di lavoro, disse davanti ad una platea di colleghi uomini che gli uomini sanno essere amici senza provarci con una donna, che io vedevo spasimanti e corteggiatori ovunque mentre, gli uomini sanno essere amiconi di qualsiasi piacente donna.
Non era affatto vero quanto aveva affermato la mia collega, per freddarla, le risposi: “Con te, chiunque sarebbe solo amico!”
L’ offesa (di lei) fu tale da mortificare di molto la tipa senza mai più riprendersi nei miei confronti.
Ma non bisogna dire stupidaggini tanto per restare simpatica in un gruppo, le donne non ammettono mai la verità, tendono a dire balle per nascondere la realtà. Quindi, caro Luigi, se un uomo è etero, prova attrazione mentale o fisica per una donna, non riesce ad esserle amico. Non raccontiamo favole!

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Come comunichi, così hai successo o insuccesso ! | filo diretto con i lettori di Alessandra Hropich

Cara Alessandra,so che tieni corsi sulla comunicazione e, spesso, hai detto che il modo in cui si dice una cosa può cambiare le sorti di qualsiasi situazione.In un’epoca in cui tutti mettono in piazza la propria vita, mi chiedo se siamo davvero tutti nelle condizioni di comunicare al meglio oppure se, a volte, non sarebbe opportuno evitare di parlare sui social di qualsiasi argomento, persino di vicende giudiziarie, come fanno alcune persone diventate famose proprio per i loro guai.

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ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Cara Alessandra,so che tieni corsi sulla comunicazione e, spesso, hai detto che il modo in cui si dice una cosa può cambiare le sorti di qualsiasi situazione.In un’epoca in cui tutti mettono in piazza la propria vita, mi chiedo se siamo davvero tutti nelle condizioni di comunicare al meglio oppure se, a volte, non sarebbe opportuno evitare di parlare sui social di qualsiasi argomento, persino di vicende giudiziarie, come fanno alcune persone diventate famose proprio per i loro guai.
Non dovrebbero essere gli esperti, sia legali sia della comunicazione, a misurare e indirizzare la comunicazione stessa?
Non mi convincono i processi televisivi, le mille spiegazioni sui social, i continui post a difesa di questo o di quello.
Ci sono poi richieste particolari avanzate da imputati o condannati che, personalmente, trovo fuori luogo. Ci hai fatto caso?
Sempre più spesso assistiamo a veri e propri processi celebrati sui social. Eppure una buona comunicazione è fondamentale anche per tutelare i propri interessi. Mettere in piazza accuse, procedimenti o condanne non procura certo un’assoluzione e, molto spesso, finisce soltanto per complicare ulteriormente la situazione.
Credo, quindi, che la buona comunicazione, alla quale tu tieni tanto, debba essere sempre privilegiata in ogni ambito. Sbaglio?
Adriano da Roccasecca

Un professore oncologo molto stimato che ho intervistato, disse una frase che non ho mai dimenticato:
“La comunicazione è il primo atto terapeutico.”
Una buona comunicazione è fondamentale in ambito medico, dove il paziente non sempre comprende appieno gli argomenti che riguardano la propria salute. Lo stesso principio vale nel settore legale e, più in generale, in ogni ambito professionale.
Per soffermarmi proprio sul settore legale, oggi così presente sui social, dove tutti raccontano di tutto, posso dire che raramente considero efficace la comunicazione di chi è accusato di qualcosa o deve rispondere di un reato. Un imputato non dovrebbe mai esporsi sui giornali o sui social senza aver prima consultato il proprio avvocato (ammesso che sia oltretutto un buon comunicatore)
Come diceva Albert Einstein:
“Non possiamo risolvere i problemi con lo stesso tipo di pensiero che abbiamo usato quando li abbiamo creati.”
Un imputato che si difende sui social?
Ognuno dovrebbe affidarsi a chi comunica per professione e, in una vicenda giudiziaria, il primo punto di riferimento dovrebbe essere proprio il legale.
Trasformare la giustizia in uno spettacolo, creando mostri o, al contrario, vittime del sistema giudiziario, non rende un buon servizio né alla verità né alla giustizia.
Ultimamente ascolto dichiarazioni del tutto fuori luogo e, in certi casi, mi viene spontaneo pensare che il miglior consiglio che un avvocato potrebbe dare al proprio assistito sia uno soltanto: parlare meno e lasciare che siano la strategia difensiva e i fatti a fare il loro corso.
Purtroppo esiste, soprattutto in molte persone di una certa età, ma anche tra i più giovani, la convinzione di non sbagliare mai, di saper parlare ad un pubblico e di riuscire a convincere chiunque.
La realtà, però, è diversa.
Ci sono richieste pubbliche da parte di persone che reputo fuori luogo sia per i modi che per le parole inappropriate che producono l’effetto opposto rispetto a quello desiderato, la giustizia non si ottiene sui social e l’ imputato o l’ indagato non è detto che sappia comunicare.
Una comunicazione sbagliata può compromettere un’immagine costruita in anni di lavoro, mentre una comunicazione ben ponderata, può tutelare una persona, rafforzarne la credibilità e persino aiutarla ad affrontare con maggiore equilibrio i momenti più difficili.
Per questo continuo a sostenere che la comunicazione non è un dettaglio, ma una responsabilità. E, molto spesso, il successo o
l’ insuccesso di una persona dipendono anche da come sceglie di comunicare.

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Vita da social ! | filo diretto con i lettori di Alessandra Hropich

Non so a te, Alessandra, ma a me, che svolgo la professione medica, non piace affatto la continua esibizione della vita privata sui social: matrimoni, cresime, cene al ristorante, fotografie di ciò che si mangia o si beve. È un’esposizione continua che sembra imporre l’obbligo di apparire sempre felici, innamorati, realizzati, mai in difficoltà, mai tristi, mai sconfitti, mai traditi.

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ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Non so a te, Alessandra, ma a me, che svolgo la professione medica, non piace affatto la continua esibizione della vita privata sui social: matrimoni, cresime, cene al ristorante, fotografie di ciò che si mangia o si beve. È un’esposizione continua che sembra imporre l’obbligo di apparire sempre felici, innamorati, realizzati, mai in difficoltà, mai tristi, mai sconfitti, mai traditi.
Ho notato che moltissime persone tradite si rifugiano nella tua rubrica dedicata alle questioni di cuore e ai tradimenti. Evidentemente il fenomeno è molto più diffuso di quanto si voglia ammettere.
Io, invece, vivendo praticamente in ospedale, mi chiedo che cosa dovrei farmene di like, commenti, osservazioni e perfino critiche. Dimmi sinceramente: sono io a esagerare nel pubblicare pochissimo, oppure anche un medico dovrebbe utilizzare i social per condividere gli eventi importanti della propria vita, rischiando poi di ritrovarsi sommerso da commenti e giudizi, persino sulle proprie scelte professionali?
Ho colleghi che raccontano una vita apparentemente perfetta, ma che conosco abbastanza da sapere che perfetta non è. A me non interessa costruire un’immagine dorata che poi diventa argomento di chiacchiere in ospedale. Credo che un po’ di privacy non guasti mai.
Lucia da Sarzana

Cara Lucia,
non faccio affatto business con le corna: chi ti ha raccontato una cosa del genere?
Se pubblico molti casi di tradimento è semplicemente perché il tradimento è una realtà molto diffusa. Il mio lavoro consiste nel raccontare ciò che accade davvero, non nel costruire favole. Mi interessa descrivere la società, il disagio che la attraversa e le dinamiche delle relazioni umane.
Personalmente non amo esibire la mia vita privata sui social e non condivido questa continua necessità di raccontarsi. I social, molto spesso, diventano una narrazione più che uno specchio della realtà.
Credo che un medico, così come qualunque altro professionista, possa utilizzare i social per parlare soprattutto del proprio lavoro, divulgare competenze e offrire contenuti utili. Diverso è trasformare la propria vita privata in uno spettacolo.
Anch’ io ho diversi canali social e molti contatti, ma non ho mai sentito il bisogno di pubblicare aspetti personali che non abbiano alcun legame con la mia attività. Penso che questo contribuisca anche a evitare che gli altri si costruiscano
un’ immagine distorta di noi.
Nel tempo mi ha incuriosito un professionista iscritto a un ordine professionale. Più che condividere contenuti legati alla sua professione, pubblicava continuamente opinioni su qualsiasi argomento, come se dovesse esprimersi su tutto atteggiandosi ad opinionista, celebrità, vip. Già allora mi interrogavo sulla credibilità di quella continua esposizione.
Ricordo che aveva persino scritto tra le informazioni personali: “Fidanzato ufficiale con…”. (Ovviamente taggando il nome della fidanzata) per oltre tredici anni raccontava pubblicamente il suo grande amore, descrivendo quella donna come l’unica della sua vita. Ogni tanto comparivano dichiarazioni romantiche e fotografie che, più che trasmettere spontaneità, davano l’impressione di una rappresentazione costruita tra due robot tesi. Amava mostrarsi felice, innamorato e talvolta anche accanto a qualche personaggio noto. Più che parlare del proprio lavoro, sembrava impegnato a raccontare sentimenti, giudizi ma mai la propria invidia verso gli altri.
A un certo punto decisi di eliminarlo dai miei contatti. Le persone invidiose non mi interessano e lui aveva persino capito che avevo scoperto la sua falsità.
Lo incontrai dal vivo ad un convegno e mi apparve in tutta la sua meschinità.
Qualche giorno fa, però, mi è ricapitato davanti su Instagram dove ha pubblicato le fotografie del suo recente matrimonio… con un’altra donna.
Un uomo di mezza età che decide di sposarsi? Va bene ma è il soggetto che non desta credibilità.
Ecco perché invito sempre a non confondere ciò che appare con ciò che è. I social raccontano spesso una versione selezionata della vita, non necessariamente quella autentica.
Per questo continuo a pensare che un professionista debba essere conosciuto soprattutto per la qualità del proprio lavoro, non per la persona con cui sta o per la continua ostentazione della propria felicità.
Ti ho raccontato di questo mio vecchio contatto per dirti che, sui social, non si scopre la vera natura delle persone e, chi lo usa per raccontare la propria vita privata (vera o distorta) non rende al meglio nel suo lavoro e non vive veramente bene come invece vuole far credere!

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