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Cronaca

Strage sul bus della Terni-Rieti, “Li ho riconosciuti dai tatuaggi”: il dramma inimmaginabile di un figlio

Il viaggio della speranza verso l’ospedale di Terni e la scoperta più agghiacciante: papà e mamma, senza documenti dopo lo schianto del bus, riconosciuti solamente da un tatuaggio. Un dramma umano inimmaginabile che ha sconvolto l’Italia. 💔

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Bus

Terni – Ci sono viaggi che dovrebbero finire con un sorriso spensierato, con lo scatto di una fotografia ricordo scattata davanti a una meraviglia della natura, e che invece si infrangono brutalmente sull’asfalto, trasformando una normale domenica di gita nella più inimmaginabile e dolorosa delle tragedie. È esattamente quello che è purtroppo successo sull’asse viario della Terni-Rieti, divenuto tragico teatro di uno spaventoso scontro frontale tra un camper e un bus carico di turisti diretti verso la vicina Cascata delle Marmore. In mezzo a lamiere contorte, sirene spiegate e lampeggianti blu, si è consumato un dramma umano che va ben oltre la fredda cronaca di un incidente stradale. È la storia agghiacciante di un figlio arrivato di corsa al Pronto Soccorso aggrappato strenuamente alla speranza, e costretto invece a scontrarsi improvvisamente con la realtà più crudele: aver perso entrambi i genitori in una frazione di secondo, e doverli riconoscere nel buio di una stanza d’ospedale e su un asfalto freddo esclusivamente attraverso i loro tatuaggi.

Le dieci di sera al Pronto Soccorso: l’angoscia di un figlio in cerca di notizie

L’orologio segna le dieci di sera di una domenica maledetta. Al Pronto Soccorso dell’ospedale “Santa Maria” di Terni si respira l’aria pesante e adrenalinica tipica delle maxi-emergenze. Medici e infermieri corrono senza sosta da una sala all’altra per cercare di stabilizzare le decine di feriti dell’incidente. In mezzo a quel caos ordinato e drammatico, varca la porta d’ingresso principale un ragazzo visibilmente scosso e in affanno. Ha guidato disperatamente da Massa Carrara, in Toscana. Sa perfettamente che i suoi amati genitori, Paolo Cosci e Graziella Baldini di 61 anni, erano a bordo di quel pullman turistico insieme a una coppia di vecchi amici. Il suo istinto di figlio lo spinge a cercarli, sperando con tutto se stesso che siano solo leggermente feriti e spaventati. Inizia a chiedere febbrilmente informazioni, mostra le loro fotografie dal display del cellulare, prega chiunque indossi un camice bianco di dargli notizie rassicuranti. Ma Paolo e Graziella sembrano misteriosamente spariti nel nulla. Nei lunghissimi, convulsi minuti successivi al tragico schianto, nella spaventosa concitazione dei soccorsi, non sono stati trovati documenti di riconoscimento addosso a loro. Per la rigida burocrazia ospedaliera, in quel momento, sono solamente due pazienti senza nome.

Il calvario snervante dell’attesa e il gelido muro della realtà

Il giovane figlio non può assolutamente immaginare quale orrore insormontabile il destino abbia riservato alla sua famiglia. Non può in alcun modo sapere che il corpo senza vita della sua adorata mamma, Graziella, è ancora incastrato silenziosamente tra le lamiere di quel bus turistico, morta purtroppo sul colpo dopo il devastante e letale impatto frontale, in attesa che il magistrato di turno e la Polizia Stradale completino i dolorosi e necessari rilievi di rito sull’asfalto buio. E, ancor peggio, non sa che l’uomo senza nome portato in sirena nel tardo pomeriggio in Pronto Soccorso in condizioni fisiche disperate, un codice rosso di massima gravità per cui le equipe mediche del dipartimento di emergenza hanno lottato strenuamente per ore in sala operatoria, era proprio il suo papà. Il cuore di Paolo, stremato dalle gravissime e irreversibili ferite riportate nell’urto, aveva purtroppo smesso di battere per sempre alle otto di sera, lasciando i medici sgomenti e impotenti davanti al triste mistero della sua vera identità.

Il dettaglio umano più straziante: il riconoscimento attraverso i tatuaggi

A farsi carico del dolore incommensurabile di quel ragazzo ci sono il direttore del Dipartimento di emergenza urgenza, il dottor Giorgio Parisi, e il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, accorso immediatamente in ospedale per stare fisicamente e umanamente vicino ai familiari delle vittime. Insieme, cercano disperatamente di capire se l’uomo deceduto da poco in corsia sia effettivamente il padre del giovane toscano in lacrime. Guardano e riguardano le foto sorridenti sul cellulare, le inviano per scrupolo alla polizia locale ancora operativa sul luogo dello schianto. I connotati, purtroppo stravolti dal violento incidente, non danno subito certezze assolute. Sembra persino esserci un barlume di speranza, e i medici congedano momentaneamente il ragazzo per lasciarlo respirare. Ma poi, ecco l’intuizione tragica del dottor Parisi: “Tuo padre aveva per caso un tatuaggio?”. Richiamano subito il giovane. La sua risposta è un macigno che fa calare il gelo: “Sì, papà ha un tatuaggio sul braccio”. È la fine definitiva di ogni speranza. L’uomo senza nome è Paolo Cosci. Subito dopo, il ragazzo, con la voce ormai rotta da un pianto irrefrenabile, aggiunge un dettaglio agghiacciante: “Anche mamma ha un tatuaggio, sulla spalla sinistra”. I soccorritori si recano sul luogo della strage, controllano con delicatezza la salma all’interno del bus distrutto, e arriva inevitabile la seconda, devastante conferma.

L’umanità che resiste nel dolore: il supporto fondamentale di medici e istituzioni

In una serata così surreale, buia e tragica, a emergere con una forza straordinaria è l’immensa umanità di chi indossa una divisa operativa o un camice bianco. Il personale sanitario dell’ospedale “Santa Maria” e il sindaco stesso non si sono limitati a svolgere con freddezza il loro pur doveroso ruolo istituzionale, ma hanno letteralmente preso per mano un ragazzo distrutto dal dolore, lo hanno ascoltato in silenzio, hanno guardato con lui le vecchie foto di famiglia e lo hanno accompagnato, passo dopo passo, verso la difficile accettazione della verità più innaturale e crudele che un figlio possa mai affrontare in vita sua. In quei freddi corridoi d’ospedale, di fronte a morti ancora senza nome, la massima professionalità si è unita alla sincera pietà umana, cercando di rendere appena meno devastante l’impatto con la morte improvvisa di due genitori partiti sereni per una gita in compagnia e mai più tornati a casa.

Una comunità intera in lutto: l’abbraccio della città di Massa Carrara alla famiglia Cosci

Oggi, il lutto non appartiene solo a un figlio disperato, ma stringe in una morsa di sincero e profondo dolore l’intera comunità toscana di Massa Carrara. Paolo Cosci, instancabile titolare di una solida e stimata impresa di infissi, e la moglie Graziella erano conosciuti, amati e rispettati da tutti in città. A esprimere istituzionalmente il dolore straziante di un intero territorio è stato il sindaco Francesco Persiani, a cui si è unita immediatamente, in un caloroso e commosso abbraccio virtuale, anche la gloriosa società sportiva Carrarese Calcio. Dirigenti e tifosi si sono infatti stretti attorno a quel figlio, Federico, stimatissimo preparatore atletico del settore giovanile. Perché quando una famiglia felice e onesta viene spezzata in modo così assurdo, ingiusto e imprevedibile su una lingua d’asfalto, il dolore smette immediatamente di essere privato e si trasforma in una ferita collettiva che faticherà tantissimo a rimarginarsi.

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Cronaca

Chieti, il miracolo in tabaccheria: vince 500 euro, riprova la fortuna e gratta 2 milioni. La città cerca il milionario senza volto

Il sogno di una vita che si avvera in 5 minuti! Un cinquantenne entra in tabaccheria a Chieti: col primo biglietto vince 500 euro, col secondo ne vince 2 MILIONI. Scatta la febbre del toto-nome in città per scovare il milionario misterioso 💰 🍀 🎉

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Chieti – Ci sono dei comunissimi pomeriggi feriali, fatti di banale routine, di passi frettolosi sul marciapiede, di preoccupazioni legate alle pesanti bollette da pagare o alla spesa quotidiana da fare per la famiglia. E poi, all’improvviso, ci sono istanti infinitesimali e magici in cui il destino decide di rimescolare prepotentemente le carte, stravolgendo per sempre e in modo irreversibile l’esistenza di un essere umano. È esattamente quello che è accaduto in un piovoso martedì pomeriggio nel cuore pulsante di Chieti. Lungo l’elegante Corso Marrucino, all’interno della storica e conosciutissima Tabaccheria Iezzi gestita con affetto da Smeraldo Cremones e da sua madre Anna, la Dea Bendata ha deciso di fare molto, molto di più che una semplice carezza di passaggio: ha letteralmente travolto la vita di un uomo. Un doppio, clamoroso colpo di fortuna che ha dell’incredibile e che in queste ore sta facendo sognare ad occhi aperti l’intera città teatina.

Il doppio colpo del destino: quando la fortuna bussa due volte in una manciata di secondi

La scena, degna di un romanzo, si è svolta in pochissimi, concitati minuti. Un uomo, descritto dai titolari dell’esercizio commerciale come un normalissimo cinquantenne dall’aria assolutamente tranquilla, varca la soglia della tabaccheria. Si avvicina al bancone e chiede di acquistare due semplici biglietti del “Gratta e Vinci”, sperando magari di recuperare il costo della giocata o, al massimo, di strappare un piccolo sorriso a una giornata fin lì anonima. Inizia a grattare con una moneta il primo tagliando e, con piacevolissima sorpresa, scopre di aver appena vinto 500 euro. Una sommetta di tutto rispetto, di quelle che ti permettono di respirare per una settimana e ti fanno tornare a casa col sorriso sulle labbra. Per il 99% delle persone, l’emozione della giornata si sarebbe felicemente esaurita lì. Ma quell’uomo non sa ancora che il destino gli ha appena preparato un copione degno di un film di Hollywood. Preso dal naturale entusiasmo per la prima piccola vittoria, inizia a raschiare la patina argentata del secondo biglietto. Ed è lì che, sotto la moneta, compare un numero magico, il “35”. È il numero che cancella il passato e cambia per sempre il futuro. È il numero che trasforma un normale cittadino lavoratore in un multimilionario. Il premio associato a quel numero due cifre, infatti, non è di poche migliaia di euro: la vincita secca e netta è di 2 milioni di euro.

L’attimo esatto in cui la vita cambia: il freddo responso del terminale e lo shock del vincitore

Provate solo per un attimo a immaginare il cuore che smette improvvisamente di battere nel petto, il respiro che si blocca in gola, la vista che inizia ad annebbiarsi. Quell’uomo di cinquant’anni si ritrova, all’improvviso, a stringere tra le mani un banale pezzo di cartone colorato che in realtà vale una fortuna incalcolabile. «Ce ne siamo accorti subito», ha confermato con grande e comprensibile emozione il titolare Smeraldo Cremones ai giornalisti accorsi sul posto dopo il passaparola. E, del resto, non poteva essere altrimenti. Quando il fortunato, e presumibilmente incredulo, cliente ha sporto timidamente il biglietto in cassa per la validazione elettronica, il lettore ottico non ha emesso la solita musichetta allegra che accompagna le piccole vincite ordinarie. Il display del terminale è diventato freddo, muto e inequivocabile, informando testualmente l’esercente che la somma non era pagabile in cassa, ma andava obbligatoriamente riscossa in prima persona presso un istituto di credito. È il messaggio “in codice” che compare solo ed esclusivamente quando le cifre in gioco sono a sei zeri. Di fronte a quella conferma inoppugnabile del sistema informatico, il cinquantenne ha accusato un comprensibile, fortissimo attimo di sbandamento fisico e mentale. Uno shock emotivo talmente grande, potente e ingestibile da non permettergli nemmeno di saltare di gioia o di esultare. Ha ripreso con le mani tremanti il suo biglietto d’oro, si è voltato in fretta ed è uscito dal locale, scomparendo rapidamente inghiottito dal caos cittadino di Corso Marrucino per proteggere il suo segreto.

L’identikit di un milionario per caso: un cinquantenne non abituale e un futuro da scrivere

Smeraldo e la signora Anna, pur felicissimi e orgogliosi per aver portato una simile, colossale fortuna nel loro locale, non sono materialmente in grado di dare un nome e un cognome al neomilionario. «Siamo veramente felici, speriamo con tutto il nostro cuore di rivederlo presto», ha raccontato Smeraldo, confermando però un dettaglio cruciale per le indagini dei curiosi: l’uomo misterioso «non è un nostro cliente abituale». Questo particolare rende il mistero cittadino ancora più fitto, intrigante e affascinante. Si trattava forse di un residente dei paesi vicini di passaggio per delle commissioni, di un impiegato pendolare sceso dal bus, o magari di un perfetto sconosciuto entrato per caso solo per ripararsi dalla pioggia? L’unica, vera certezza è la sua fascia d’età. A cinquant’anni, solitamente, un uomo in Italia ha già costruito gran parte della propria vita sulle proprie spalle: magari ha dei figli all’università che costano sacrifici, un pesante mutuo immobiliare che a fine mese toglie il sonno, o forse gestisce una piccola azienda in momentanea difficoltà finanziaria. Avere 2 milioni di euro liquidi versati sul conto in banca significa, letteralmente, poter cancellare con un colpo di spugna definitivo ogni singola e angosciante ansia economica per il resto dei propri giorni, sistemando in modo regale non solo se stessi, ma anche l’intera discendenza familiare.

La febbre incontenibile del toto-nome: l’intera città di Chieti si interroga su “Mister X”

È del tutto inutile specificare che, a partire da martedì pomeriggio, a Chieti non si parli d’altro. Lungo i portici antichi del centro storico, dentro i bar affollati, nei saloni dei parrucchieri e nelle piazze è partita una vera e propria, incessante caccia all’uomo, una febbre collettiva del toto-nome per scovare l’identità del fortunatissimo “Mister X”. La clamorosa notizia ha fatto il giro dell’intera provincia alla velocità della luce, alimentando la fantasia dei residenti e, inevitabilmente, scatenando anche un briciolo di umanissima e sana invidia. In un periodo storico ed economico in cui l’inflazione morde ferocemente i risparmi e in cui troppe famiglie faticano ad arrivare alla fatidica quarta settimana del mese, sapere che a pochissimi metri di distanza un uomo qualunque ha risolto per sempre tutti i propri problemi in pochi secondi crea un cortocircuito emotivo fortissimo nella comunità. L’augurio corale, sincero e affettuoso della città, che rimbomba nei bar di Corso Marrucino, è uno solo: che quella valanga di soldi sia andata a finire nelle tasche di una persona perbene, a qualcuno che ne aveva realmente e disperatamente bisogno.

Oltre il denaro materiale: imparare a gestire una ricchezza che rischia di travolgere l’anima

La bellissima favola moderna del “Gratta e Vinci” milionario, però, porta sempre con sé anche un carico enorme e invisibile di responsabilità psicologica. Non è affatto facile per un essere umano gestire un impatto emotivo di questa titanica portata. I soldi, da soli, non comprano la felicità duratura se non sono supportati da un profondo equilibrio interiore. Troppe volte abbiamo letto drammatiche cronache nazionali di vincitori travolti dalle richieste di parenti serpenti e falsi amici, o finiti sul lastrico per aver sperperato tutto in pochi anni di folle euforia. Ecco perché, al di là dell’incredibile, quasi fantascientifico record statistico della doppia vincita consecutiva, il pensiero più affettuoso e paterno va proprio all’anima e alla mente di questo sconosciuto cinquantenne. Speriamo che, una volta superato il forte e comprensibile shock iniziale vissuto davanti a quel display muto in tabaccheria, sappia usare questa miracolosa manna dal cielo per costruire vera serenità, per fare del bene a chi ama davvero, e per regalarsi il lusso più grande e irraggiungibile di tutti in questi tempi difficili: potersi svegliare la mattina con il cuore leggero, senza avere mai più paura di affrontare il domani.

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Cronaca

Capistrello, lupi assaltano fattoria didattica: strage di pecore

Un branco di lupi assalta il gregge della fattoria didattica Casale Tascone a Capistrello: strage di pecore e ferito un pastore abruzzese. 🚨 🐺

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Capistrello – C’è un legame profondo, antico e rispettoso che unisce gli allevatori della Marsica alla natura e alle montagne che circondano i loro pascoli. Un equilibrio che, tuttavia, nelle ultime ore è stato spezzato da un evento drammatico e doloroso, capace di colpire al cuore una delle realtà agricole più amate e stimate del territorio. Intorno alle ore 18:30 di giovedì sera, un branco di lupi ha sferrato un vero e proprio assalto contro il gregge dell’azienda agricola e fattoria didattica “Casale Tascone”, in località Valle Fredda, nel comune di Capistrello. Il bilancio dell’incursione è straziante: una ventina di pecore sono rimaste uccise, diverse altre sono rimaste gravemente ferite e molti capi mancano ancora all’appello, dispersi nei boschi circostanti a causa del terrore. Per la famiglia di allevatori, che da anni cura quegli animali con dedizione quotidiana, si tratta di una ferita profonda che va ben oltre il grave danno economico, toccando i sentimenti più intimi di chi vive del proprio lavoro a contatto con la terra.

Il racconto di Leonarda Luciani e la difesa disperata dei cani pastore

L’aggressione si è consumata in pochi istanti, proprio mentre gli allevatori stavano raccogliendo gli animali per riportarli al sicuro all’interno delle stalle dopo il pascolo diurno. Leonarda Luciani, titolare della struttura, ha assistito impotente alla scena insieme ai suoi collaboratori, impossibilitata a intervenire per via della rapidità e della ferocia dell’assalto. I pastori dell’azienda hanno notato almeno due lupi mentre si scagliavano contro il gregge, provocando il fuggi fuggi generale degli ovini terrorizzati. In difesa delle pecore sono intervenuti immediatamente i cani da pastore abruzzesi dell’azienda, guardiani storici e fedeli delle greggi. Nel tentativo disperato di proteggere gli animali e respingere i predatori, un giovane esemplare maschio di pastore abruzzese è rimasto ferito in modo serio durante l’inseguimento, mentre una femmina è scomparsa nel nulla e non è stata ancora ritrovata, lasciando la famiglia nell’angoscia per la sua sorte.

La scoperta delle carcasse e il sopralluogo dei veterinari della Asl

Una volta terminato l’assalto, gli allevatori hanno perlustrato palmo a palmo il territorio montano di Valle Fredda, trovandosi davanti a uno scenario desolante: venti carcasse di pecore giacevano senza vita tra i cespugli, mentre quattro esemplari sono stati recuperati con ferite gravissime. Sul posto sono intervenuti d’urgenza i medici veterinari della Asl competenti per il territorio, i quali hanno effettuato i rilievi di legge e certificato ufficialmente i decessi degli animali per l’avvio delle pratiche di indennizzo. Successivamente, l’azienda ha dovuto incaricare una ditta specializzata per provvedere allo smaltimento sanitario delle spoglie, mentre per i capi ancora smarriti tra le rocce sarà necessario presentare una formale denuncia di smarrimento alle autorità, sperando che una parte del gregge possa essere recuperata sana e salva nelle prossime ore.

La storia di Casale Tascone: dall’allevamento alla fattoria didattica

La notizia della strage si è diffusa rapidamente nella provincia dell’Aquila anche grazie alle immagini diffuse sui canali social dell’azienda, raccogliendo centinaia di messaggi di vicinanza e solidarietà da parte dei cittadini e delle comunità della zona. Fondato nel 1997 tra i boschi incontaminati di Valle Fredda e la pianura dei Piani Palentini, il “Casale Tascone” rappresenta una realtà storica e consolidata nel settore dell’allevamento ovino e caprino e nella produzione artigianale di formaggi tradizionali. Nel corso degli anni, l’azienda ha saputo evolversi con coraggio, ampliando il proprio impegno sociale attraverso l’allestimento di una fattoria didattica. Questo progetto permette ai bambini e alle scolaresche di vivere un viaggio alla scoperta delle origini del cibo, conoscendo da vicino il percorso che porta dal latte alla forma di formaggio, sperimentando l’educazione all’aria aperta e il rispetto per la natura.

La pedagogia del bosco e il premio della Fondazione Edoardo Garrone

Il valore pedagogico ed educativo di questa esperienza, interamente basata sui principi dell’educazione outdoor e sull’insegnamento nei boschi, aveva ottenuto un prestigioso riconoscimento ufficiale nel 2023. Il progetto guidato da Leonarda Luciani, giovane imprenditrice di 28 anni di Capistrello, aveva infatti conquistato una menzione speciale nell’ambito dell’edizione del Campus ReStartApp, promosso e realizzato dalla Fondazione Edoardo Garrone per sostenere le migliori idee imprenditoriali dei giovani dell’Appennino italiano. Questa valorizzazione del contesto rurale come aula didattica per l’infanzia dimostra l’eccellenza e l’intelligenza di un’attività che oggi si trova duramente colpita dall’emergenza predatori, mettendo in luce le difficoltà quotidiane di chi sceglie di fare impresa e restare fedele alle proprie radici montane.

La convivenza con i predatori e la richiesta di tutele per il mondo contadino

In ultima analisi, il grave assalto subito da Casale Tascone riapre una seria discussione tra le associazioni di categoria, gli amministratori locali e i parchi sulla complessa gestione e convivenza tra la fauna selvatica protetta e le attività della pastorizia tradizionale. Se la presenza del lupo rappresenta un fattore importante per la biodiversità delle nostre montagne, la sopravvivenza dei piccoli allevatori di provincia non può essere messa a rischio dall’assenza di strumenti di difesa efficaci o da risarcimenti burocratici lenti e inadeguati. Sostenere il lavoro di chi vive nei campi significa garantire la sicurezza delle famiglie e la tenuta stessa dei borghi storici contro lo spopolamento. Solo attraverso una reale cooperazione tra la Regione, i servizi veterinari e il mondo agricolo sarà possibile proteggere il nostro capitale naturale, assicurando un domani sicuro e sereno alle future generazioni di contadini d’Abruzzo.

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Arrestato un uomo afghano di 26 anni in Grecia dopo il ritrovamento del corpo di una donna scozzese in una valigia

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Donna scozzese ritrovata

Redazione- La polizia greca ha annunciato l’arresto di un uomo afghano di 26 anni in relazione al ritrovamento del corpo di una donna scozzese all’interno di una valigia, trovata in un edificio abbandonato ad Atene.

Secondo le autorità greche, l’uomo è stato arrestato giovedì 29 luglio e durante gli interrogatori avrebbe ammesso di aver contribuito al trasferimento del corpo nell’edificio abbandonato. È accusato di omicidio, furto e violazione delle leggi sul possesso di armi.

La vittima è stata identificata come Elizabeth Jane Ross, 38 anni, originaria della Scozia. Il suo corpo è stato trovato il 18 luglio, circa due settimane dopo la sua scomparsa, all’interno di una valigia in un edificio abbandonato nel quartiere di Kypseli, ad Atene.

Secondo i media britannici, le immagini delle telecamere di sorveglianza e la collaborazione tra la polizia greca, la National Crime Agency (NCA) britannica e la polizia scozzese hanno contribuito all’identificazione del sospettato.

La polizia di Atene sostiene che i filmati mostrino l’uomo mentre trasporta la valigia contenente il corpo fino all’edificio abbandonato. Gli investigatori hanno inoltre rilevato che, dopo la morte della donna, alcune carte bancarie della vittima sarebbero state utilizzate per prelevare denaro ad Atene.

Durante l’interrogatorio, il sospettato avrebbe dichiarato di aver trovato Elizabeth Jane Ross già morta, di aver preso soltanto la sua carta bancaria e di aver spostato il corpo. Gli investigatori, tuttavia, non hanno confermato questa versione e le indagini sono ancora in corso.

Elizabeth Jane Ross, conosciuta dagli amici come “Lisa”, era arrivata in Grecia da Edimburgo nel mese di giugno. Lavorava come volontaria per un’organizzazione benefica che offriva assistenza sanitaria e aiuti ai rifugiati e alle persone in difficoltà.

Gli amici hanno raccontato che, prima della sua scomparsa, Lisa era in contatto con persone senza fissa dimora ad Atene e cercava di aiutarle.

La causa esatta della morte non è stata ancora stabilita ufficialmente. Secondo fonti investigative, viene presa in considerazione anche l’ipotesi dello strangolamento.

La polizia greca ha dichiarato che le indagini continuano per chiarire tutti i dettagli del caso e verificare l’eventuale coinvolgimento di altre persone.

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