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Francesca Brienza racconta il suo Mondiale negli Stati Uniti tra Belgio, lavoro e vita privata

⚽ Francesca Brienza racconta il suo Mondiale negli Stati Uniti tra lavoro, emozioni private e il Belgio guidato da Rudi Garcia. Dalla routine tra Seattle e Los Angeles fino alla “last dance” della generazione d’oro: il torneo visto da una prospettiva unica. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

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Redazione- Un Mondiale vissuto da una prospettiva rara, sospesa tra il mestiere di giornalista sportiva e il coinvolgimento personale di moglie del commissario tecnico del Belgio. Francesca Brienza ha raccontato i suoi primi giorni negli Stati Uniti tra spostamenti, allenamenti, impressioni sulle città ospitanti e lo sguardo, insieme professionale ed emotivo, su una nazionale che prova a inseguire il grande traguardo con quella che per molti è l’ultima occasione della sua generazione più talentuosa.

Dalla costa ovest americana al seguito del torneo, Brienza descrive un’esperienza intensa e piena di sfumature, dove il racconto sportivo si intreccia con la dimensione privata. Il cuore è inevitabilmente diviso tra la tribuna stampa e la panchina occupata da Rudi Garcia, oggi alla guida del Belgio. Un equilibrio non semplice, ma che restituisce il senso di un Mondiale osservato da dentro, con una vicinanza emotiva che rende tutto più forte.

Tra viaggi, Stati Uniti e la routine da mantenere

Il viaggio verso gli Stati Uniti, spiega Brienza, è stato nel complesso lineare, a parte una lunga coda ai controlli del passaporto. Nulla di particolarmente problematico, nonostante le preoccupazioni legate ai racconti di altri viaggiatori. Una volta arrivata, la prima vera scoperta è stata Seattle, città che non conosceva e che l’ha colpita per i suoi spunti culturali e per un’atmosfera diversa da quella immaginata alla vigilia.

L’impressione, almeno nei primi giorni, è che il clima del Mondiale sia meno compatto rispetto ad altre edizioni. La distribuzione della competizione su più Paesi e su distanze enormi tende a disperdere la presenza dei tifosi e rende meno immediata la percezione dell’evento nelle strade e nelle aree centrali. Resta però, nelle sue parole, la sensazione di trovarsi dentro qualcosa di speciale.

Accanto al lavoro e agli spostamenti, Brienza cerca di conservare una routine personale fatta di attenzione al benessere fisico. Pur evitando di definirsi una sportiva in senso assoluto, racconta di non trascurare allenamenti e alimentazione, anche in un Paese spesso associato a un consumo abbondante di cibo veloce. Tra palestra, lunghe passeggiate e una dieta basata su alimenti semplici, proteine e verdure, prova a mantenere il proprio equilibrio anche durante le giornate più dense. L’idea di visitare Venice Beach, luogo simbolo del fitness americano, resta sullo sfondo dei prossimi spostamenti verso Los Angeles.

Il Belgio visto da vicino e il peso della “last dance”

Il passaggio più interessante dell’intervista riguarda naturalmente il Belgio. Brienza chiarisce che questo Mondiale per lei ha un significato differente da ogni altro evento seguito in passato, proprio per la presenza del marito sulla panchina della nazionale. Eppure lo sguardo professionale resta attivo: osserva, raccoglie storie, costruisce reportage, continua a leggere il torneo con gli strumenti della giornalista.

Sulla prima uscita del Belgio contro l’Egitto, la sua analisi è lucida. Ha visto una squadra pragmatica, forse non ancora brillante, ma capace di gestire bene i momenti della partita. In tornei così brevi ed esigenti, sottolinea, spesso contano più equilibrio e maturità che spettacolo. Da qui anche la riflessione su Romelu Lukaku e sull’autogol provocato nel corso della gara: un episodio che, a suo giudizio, ha assunto un significato quasi narrativo per il momento in cui è arrivato e per il carico emotivo che quel passaggio di gara portava con sé.

Sul prossimo incontro con l’Iran, Brienza preferisce non addentrarsi troppo nell’analisi tecnica o politica, limitandosi a esprimere l’auspicio di assistere a una partita intensa, una di quelle che danno davvero senso a un Mondiale.

La generazione d’oro e il rapporto tra talento e trofei

Uno dei temi centrali resta quello della cosiddetta golden generation belga. Da Lukaku a De Bruyne, da Courtois a Trossard, il Belgio ha avuto per anni una delle rose più ricche e competitive del calcio europeo senza però riuscire a vincere un grande trofeo internazionale. Per Brienza, non si tratta di un paradosso isolato: il calcio, osserva, non premia sempre in modo lineare il talento.

Per vincere un Mondiale o un Europeo servono anche episodi favorevoli, tempismo, continuità nei momenti chiave e una certa dose di fortuna. È successo ad altre nazionali fortissime del recente passato di non trasformare la qualità in titoli. Questo, però, non cancella il valore del Belgio, che secondo la giornalista resta comunque una delle squadre più forti della sua epoca, a prescindere da ciò che dirà l’albo d’oro.

Famiglia, regole e un pizzico di scaramanzia

Brienza si sofferma anche sulla gestione dei rapporti tra giocatori e familiari durante il torneo. Il Belgio, spiega, ha scelto una linea equilibrata: apertura ai contatti, ma con regole precise e momenti definiti. Una soluzione che ritiene sensata, perché in competizioni così lunghe la vicinanza affettiva può aiutare a reggere pressione, aspettative e difficoltà senza compromettere la concentrazione del gruppo.

Quando si arriva al tema della favorita per la vittoria finale, però, la giornalista lascia spazio alla parte più personale. Niente pronostici, dice, almeno fino alla fine del Mondiale. Perché in certi tornei, oltre alla competenza e all’esperienza, resta sempre spazio per un piccolo rituale silenzioso: quello della scaramanzia.

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Election day: la fragilità umana nell’era della gogna mediatica nel nuovo film di Giorgio Amato

🗳️ Il nuovo film di Giorgio Amato, Election Day, arriva al cinema dal 9 luglio 2026. Un racconto potente sulla gogna mediatica e la fragilità umana guidato da un cast d’eccezione.

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Redazione-  Roma accoglie con grande attesa l’arrivo sul grande schermo di una produzione che promette di scuotere le coscienze, analizzando con occhio clinico le dinamiche sociali che regolano il nostro quotidiano. “Election day”, ultima fatica cinematografica scritta e diretta dal regista Giorgio Amato, si prepara a fare il suo debutto nelle sale italiane a partire da giovedì 9 luglio 2026. Un progetto ambizioso che punta a indagare la complessità delle relazioni umane nel momento in cui queste si scontrano con la severità, talvolta ingiusta, del tribunale dei social network. La vicenda si snoda interamente nell’arco di una notte, quella cruciale dello spoglio elettorale, trasformando un momento di attesa istituzionale in un dramma psicologico dal ritmo serrato.

La caduta verticale tra ambizione e scandalo

Il cuore pulsante della narrazione è rappresentato dal personaggio di Renata Innocenti, interpretata da una magistrale Angela Finocchiaro. La deputata è ad un passo dal coronamento della propria carriera politica: le proiezioni elettorali la vedono prossima alla nomina come Ministro della Pubblica Istruzione. Tuttavia, il destino ha in serbo un repentino rovesciamento di fronte. Mentre i dati elettorali offrono segnali promettenti, la sfera privata della protagonista viene travolta da uno scandalo di portata nazionale. Il suo compagno, il noto cronista sportivo Carlo De Santis, interpretato da Giorgio Tirabassi, finisce al centro di un violento caso mediatico. Durante un’intervista diventata virale, De Santis si lascia andare a epiteti offensivi nei confronti di un calciatore di origini africane, innescando una reazione a catena che non risparmia la carriera diplomatica e politica della Innocenti.

La tensione narrativa cresce di minuto in minuto, offrendo allo spettatore una panoramica dettagliata su come una reputazione costruita in anni di impegno possa svanire nel giro di pochi secondi. La casa di produzione Sunshine, con i produttori Alessandro Carpigo e Bruno Frustaci, ha voluto puntare proprio su questo contrasto: da un lato l’aspirazione al potere, dall’altro la caducità dell’immagine pubblica, troppo spesso vittima dei tempi rapidi del web, dove il giudizio istantaneo sostituisce la riflessione ponderata. La pellicola non cerca soluzioni facili, ma mette in luce l’ipocrisia di un sistema in cui, in una manciata di battute di tastiera, un individuo può essere elevato a eroe o abbattuto come bersaglio.

Cast corale e anteprima d’eccezione

Il cast, oltre ai due carismatici protagonisti, annovera interpreti del calibro di Antonio Gerardi, Crisula Stafida, Giulia Gualano, Camilla Icardi e Livio Kone, arricchito dalla partecipazione speciale di Maria Amelia Monti. Ognuno dei personaggi contribuisce a tratteggiare un mosaico di strategie, provocazioni e slanci emotivi che caratterizzano l’attuale classe dirigente, ma anche la società civile che la osserva e la commenta. La regia di Amato sembra voler utilizzare una lente d’ingrandimento per osservare la fragilità delle debolezze umane, mantenendo però uno sguardo vigile sulla capacità di riscatto. Nonostante l’amarezza che deriva dalla gestione mediatica degli errori, il regista lascia spazio all’idea che l’amore, inteso nella sua forma più pura, costituisca l’unico vero motore capace di superare le barriere costruite dalla stessa società.

Per gli appassionati di cinema e per il pubblico romano, è stata fissata un’occasione imperdibile per vedere la pellicola in anteprima. Il film verrà infatti presentato ufficialmente lunedì 29 giugno durante la ventiseiesima edizione della rassegna “Notti di Cinema a Piazza Vittorio”. La proiezione vedrà la partecipazione del regista Giorgio Amato e di una folta rappresentanza del cast artistico, che incontrerà gli spettatori in una cornice storica e suggestiva della capitale. Questo appuntamento segna l’inizio del tour promozionale che accompagnerà il film fino all’uscita ufficiale in tutta la penisola, distribuito da Medusa. La scelta di presentare un racconto così attuale proprio nel cuore pulsante dell’estate romana sottolinea la volontà di intercettare un pubblico attento, pronto a confrontarsi con tematiche che toccano da vicino la sensibilità collettiva del nostro tempo.

Con una sceneggiatura che evita i cliché e punta dritto alla pancia di una contemporaneità sempre più polarizzata, “Election day” si candida a diventare un punto di riferimento tra le proposte cinematografiche dell’anno. La sfida lanciata da Giorgio Amato è quella di rimettere al centro l’individuo prima dell’immagine, in un momento in cui le regole del gioco sembrano mutare ogni giorno.

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“Sotto la lente del tempo”: la poesia di Aida Gangemi come antidoto alla modernità

📝 La poetessa Aida Gangemi ci invita a rallentare e a guardare la nostra vita con la precisione di una lente, trasformando il rumore del quotidiano in poesia e bellezza. Scopri come ritrovare il tuo tempo leggendo “Sotto la lente del tempo”.

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Redazione-  Moncalieri, sede attuale dell’autrice, e il borgo di Palizzi Marina in Calabria, terra d’origine, rappresentano i due poli geografici entro cui si muove la parabola umana e letteraria di Aida Gangemi. Con la pubblicazione della silloge intitolata “Sotto la lente del tempo”, edita da Aletti Editore all’interno della prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia”, l’insegnante e poetessa propone una riflessione profonda sul ritmo frenetico della società contemporanea. Il volume non si presenta solo come un insieme di componimenti, ma come una precisa dichiarazione d’intenti: un invito a interrompere la corsa incessante del mondo per riappropriarsi del proprio destino attraverso la potenza evocativa della parola scritta.

La necessità di fermare lo scorrere del tempo

L’autrice descrive la genesi di questa opera come una reazione consapevole alla condizione di spettatrice inerte. In un’epoca dominata dalla rapidità digitale e dalla frammentazione dell’attenzione, il tempo viene spesso percepito come un flusso inarrestabile che erode i contorni dell’identità personale. Affermare di voler mettere il tempo “sotto la lente” significa, per Aida Gangemi, dotarsi di uno strumento ottico metaforico capace di isolare il singolo dettaglio, sottraendolo all’oblio della frenesia quotidiana.

L’opera è strutturata in due sezioni distinte: “I semi del fango” e “La sinfonia dell’essere”. Questa bipartizione non è casuale, ma traccia un percorso evolutivo che accompagna il lettore dalla presa di coscienza delle difficoltà esistenziali — rappresentate metaforicamente dal fango — verso una forma di consapevolezza superiore e quasi melodica. Il maestro Giuseppe Aletti, curatore della prefazione, definisce il volume come un processo di trasfigurazione, sottolineando come la poetica di Gangemi riesca a trasformare la sofferenza in una forma definita, passando dal tormento interiore a una visione più luminosa e chiara della realtà.

Dalla confusione del quotidiano alla nitidezza dei versi

Nelle pagine della silloge, l’autrice esplora quel fenomeno che definisce come un “pieno eccessivo”. Si tratta di quella sensazione di caos sensoriale in cui ogni stimolo esterno preme per trovare espressione, ma dove manca ancora un linguaggio ordinato. Il momento della scrittura, per Aida Gangemi, non è un atto di pura ispirazione romantica, bensì un esercizio di disciplina quasi artigianale. La lente citata nel titolo funge da filtro rigido tra l’urgenza emotiva e la parola finale. È in questo spazio di resistenza che il rumore di fondo della vita moderna viene convertito in testimonianza.

La ricerca poetica di Gangemi si distanzia intenzionalmente dall’eccezionalità degli eventi per concentrarsi sulla dignità delle piccole cose. In un’ombra che si allunga sul selciato, nell’incrinatura impercettibile di un tono di voce o nel silenzio che segue un dialogo, l’autrice trova la materia prima per i suoi versi. Ogni poesia diventa così una lente d’ingrandimento punta sul cuore del quotidiano, capace di rivelare schegge di luce dove normalmente lo sguardo distratto vedrebbe solo ordinarietà.

Il confronto con il pubblico e il Salone del libro

La recente esposizione dell’opera presso il Salone Internazionale del Libro di Torino ha confermato l’interesse del pubblico verso una poesia che non cerca il virtuosismo fine a se stesso, ma il contatto umano. Per l’autrice, far parte di una vetrina così significativa non rappresenta un obiettivo di vanità personale, quanto piuttosto un’occasione per amplificare il messaggio al centro del libro: il diritto di soffermarsi. In una cultura della performance, prendersi il tempo per osservare un dolore o una piccola gioia è un atto di ribellione.

La speranza di Aida Gangemi è che il lettore, accostandosi a queste pagine, possa imparare a guardare la propria esistenza con occhi rinnovati. Se il tempo smette di essere percepito come un nemico che sfugge tra le dita e diventa, invece, una dimensione entro cui costruire senso, allora la missione della silloge può dirsi compiuta. Il volume si conferma, in ultima analisi, come una guida per chiunque desideri trasformare il disordine del vivere in una narrazione coerente, dove ogni dettaglio, per quanto piccolo, merita di essere conservato nella memoria.

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Testaccio incontra: tre serate di riflessione e cultura alla Città dell’Altra Economia

📢 Testaccio Estate apre le porte al dibattito pubblico: dal 22 giugno arrivano tre serate di confronto su cinema, pace e salute mentale. Un’occasione imperdibile per riflettere sul nostro tempo insieme a grandi ospiti.

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Testaccio Estate Foto via Testaccio Estate

Redazione- Il cuore pulsante del quartiere Testaccio si prepara a trasformarsi in un laboratorio di idee e confronto pubblico. All’interno della cornice di Testaccio Estate, la manifestazione che anima gli spazi del Campo Boario e della Città dell’Altra Economia, prende il via “Testaccio Incontra”, un ciclo di tre appuntamenti che punta a catalizzare l’attenzione su tematiche sociali, politiche e culturali di stringente attualità. Dal 22 giugno all’8 luglio, il programma si propone di superare la logica dell’intrattenimento fine a sé stesso, offrendo al pubblico uno spazio di dibattito dove generazioni e linguaggi differenti possono finalmente dialogare.

Cinema, pace e salute mentale: l’agenda dei temi

Il calendario degli eventi, strutturato su tre date chiave, riflette l’ambizione di interpretare il presente attraverso lenti diverse. Il primo incontro, fissato per il 22 giugno alle ore 20.00, è intitolato “Oltre lo schermo. Cinema, audiovisivo e cultura” ed è curato da “Direzioni. Politica, territorio, cultura”. In questa occasione, il focus si sposta sul valore sociale dell’audiovisivo, chiamando a raccolta voci autorevoli come Ninni Bruschetta, volto noto del cinema e della televisione, la produttrice Simona Ercolani e il regista Volfango De Biasi. Moderato da Valerio Galletta, il dibattito si interrogherà su quanto il grande e piccolo schermo siano ancora in grado di incidere sul dibattito pubblico e di plasmare l’immaginario collettivo in un’epoca dominata dai flussi digitali. A seguire, la serata sarà impreziosita dalla proiezione di “Boris – Il film”, opera corale che ha saputo raccontare con ironia tagliente il sottobosco produttivo italiano.

Il 2 luglio, a partire dalle 20.30, la discussione virerà su binari più marcatamente politici con “Contro guerre e armamenti. Una serata per la pace”, promossa da “Una Cosa di Sinistra”. In un contesto geopolitico internazionale segnato dal ritorno di conflitti armati e dalla preoccupante normalizzazione della retorica bellica, l’incontro intende analizzare le responsabilità della politica e dei media nel promuovere percorsi di diplomazia. Tra i relatori figurano Paola Michelini, Arturo Scotto, Enrico Bellavia e Tommaso Sasso, che interverranno dopo i saluti introduttivi di Lorenzo Pacini.

Dialoghi sul benessere e prospettive future

Il ciclo si chiuderà l’8 luglio, sempre alle ore 20.30, affrontando una delle urgenze più sentite dalle nuove generazioni: il benessere psicologico. L’incontro, dal titolo “Parlare di Salute Mentale: tra consapevolezza, social media e politiche pubbliche”, vedrà la partecipazione dell’ex Ministro della Salute Roberto Speranza e dell’esperta di neuroscienze Maruska Albertazzi. Al centro del confronto ci saranno le fragilità tipiche del mondo giovanile, l’impatto spesso alienante degli strumenti social e il superamento dello stigma sociale legato ai disturbi psicologici. La serata proseguirà con le note del cantautore Tommaso Quaranta, la cui produzione musicale riflette proprio quelle sensibilità e inquietudini che saranno oggetto di dibattito.

L’iniziativa “Testaccio Incontra” non nasce isolata, ma si inserisce in un progetto di collaborazione tra gli organizzatori del festival, le associazioni locali e la vicina Fondazione Mattatoio. Questo sforzo congiunto trasforma l’area dell’ex mattatoio in un’agorà contemporanea, restituendo alla città uno spazio pubblico in cui la cittadinanza attiva si esercita attraverso lo scambio di opinioni. La capacità di Testaccio Estate di integrare musica, street food e cultura urbana con momenti di approfondimento politico e sociale conferma la vitalità di un territorio che nel corso degli ultimi anni ha saputo rigenerarsi, diventando un punto di riferimento stanziale per la Capitale.

L’accesso a tutti gli incontri è libero, permettendo così la più ampia partecipazione possibile. L’area della Città dell’Altra Economia sarà aperta al pubblico sin dalle ore 19.00, offrendo un tempo disteso per l’aggregazione prima dell’inizio ufficiale dei lavori. Con questa programmazione estiva, Testaccio si conferma ancora una volta una piazza aperta, dove il racconto collettivo di Roma passa inevitabilmente per il confronto tra le diverse visioni che abitano la metropoli. Si tratta di un modello di gestione degli spazi pubblici che punta a valorizzare le eccellenze del panorama culturale nazionale, mantenendo un legame saldo con le istanze del territorio e le sfide che attendono il Paese nei prossimi mesi.

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