Redazione- Nei corridoi i bene informati mormorano che la scelta di Marina Berlusconi di sostituire il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri con Stefania Craxi e il capogruppo alla Camera Barelli con Costa risponda alla logica di riposizionare Forza Italia al centro con uno sguardo attento verso il centrosinistra. Come se fosse in atto un tentativo di riesumare i valori laici del craxismo e del berlusconismo rivisti in chiave post mortem di entrambi e quindi riscritti ad uso e consumo della attualità.
Operazione discutibile. Non è detto che porti fortuna ai protagonisti. Ne’ alle sorti del centrosinistra. E probabilmente nemmeno al centrodestra che si vedrebbe togliere una colonna fondamentale per mantenersi in solido equilibrio. Sempre i molto bene informati dicono che proprio ci sia un pessimo rapporto tra Marina Berlusconi e Giorgia Meloni.
Da cosa deriverebbe questo gelo improvviso? Scire
Nefas. Su questo nessuno accenna a nulla. Si trincerano tutti dietro uno stretto riserbo. Non confermano ne’ smentiscono ipotesi. Ma sui giornali escono trame di messaggeri e contatti col Pd.
Rimane il fatto che lo spauracchio dei dati veri di crescita di consenso del generale Vannacci nei territori ha convinto tutti, maggioranza e opposizione a voler cambiare la legge elettorale. Tant’è’ che oggi sono partiti formalmente i contatti dei capigruppo di maggioranza con l’opposizione.
C’è’ da sperare che non si tratti del solito teatrino visto e rivisto gia’ troppe volte, ovvero il tentativo gattopardesco di modificare la legge elettorale ad uso e consumo dei partiti più grandi, e dei leader in carica, convinti che sia meglio governare pochi voti che mettersi in gioco e adoperarsi affinché venga rispettato il criterio della rappresentanza popolare cioè l’esercizio pieno della democrazia.
Sarà interessante capire chi prenderà posizione pro preferenze e chi invece insisterà affinché sia un manipolo di privilegiati a decidere le sorti di coloro che entreranno in Parlamento e di coloro che ne resteranno esclusi. A riguardo ha preso la parola il Presidente di Patto Italia, l’imprenditore Stefano Ruvolo: “La legge elettorale – così come è ora – incentiva l’astensionismo, perché i giochi sono già fatti nelle segrete stanze dei partiti. La democrazia e’ solo una illusione: gli italiani lo hanno capito benissimo perché si recano stancamente alle urne. Il dibattito che si sta aprendo in questi giorni sulla legge elettorale sarebbe utile alla democrazia se ci fosse la buonafede dei partecipanti, cioè se fosse nell’interesse della democrazia. Invece temiamo che sotto sotto la paura faccia novanta cioè che ci sia il timore che il generale Vannacci sia talmente forte e molto al di sopra dei numeri rivelati dagli stessi sondaggisti “di fiducia” che previdero la vittoria del Sì al referendum. Questo potrebbe innescare una fretta indiavolata e convergenze politiche innaturali per modificare la legge elettorale al fine di impedire sconvolgimenti rivoluzionari e garantire poltrone certe ai soliti noti. Ebbene la cartina tornasole e’ una sola: la reintroduzione delle preferenze. A quel punto il gioco dei quattro cantoni e’ finito. Gli italiani avranno finalmente modo di scegliere chi e’ all’altezza di rappresentarli in Parlamento. Chi sposa la causa delle preferenze sposa la democrazia. Noi come Patto Italia siamo per la democrazia e per la reintroduzione delle preferenze senza se e senza ma”.
Stessa posizione pro preferenze hanno anche due ex Presidenti della Camera, l’ex Udc Pierferdinando Casini, oggi eletto nelle fila del Pd, il quale evidentemente sa di poter ancora spendere la propria immagine personale a prescindere dagli schieramenti per ottenere consenso elettorale, e Luciano Violante per il quale “la legge elettorale proposta dal centrodestra segue la stessa strada delle proposte precedenti, quella di sottrarre ai cittadini il diritto di scegliere, contiene un messaggio di sfiducia nella capacità di scelta cittadini o peggio ancora un intento di dominio incontrastato dei partiti sulle istituzioni. Il messaggio che passa non è positivo”. Per Violante “si potrebbe tentare una strada diversa che dia un peso differente al voto dei cittadini senza scivolare verso la frammentazione: o riprendere il modello del Mattarellum senza lo scorporo che accentuava il carattere proporzionale della legge”, oppure inserendo il “voto di preferenza: conosciamo le critiche alle preferenze, ma si usano alle comunali, regionali, europee, ovunque tranne che alle elezioni nazionali”. Infine, ha osservato Violante, “un errore che si fa a volte, l’hanno fatto tutti i partiti, proporre una legge per vincere”.
Dello stesso avviso anche il Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, Luca Sforzini, vicinissimo al generale Vannacci, secondo cui “ la legge elettorale va cambiata ma non per cercare di vincere a tavolino e inserire gli amici degli amici, quindi per proseguire indisturbati a governare senza consenso popolare. I dati sull’astensionismo testimoniano che gli italiani sono stanchi delle carte truccate. Quando invece gli elettori possono davvero far contare il loro voto, come e’ accaduto nel referendum sulla giustizia, allora si che a votare ci vanno in massa e con grande gusto.
Pensare di cambiare la legge elettorale solo perché l’attuale non consente più di decidere a tavolino chi entra fra gli eletti, visti i nuovi soggetti politici che si sono affacciati di recente nel panorama politico e che evidentemente fanno molta paura, vedi il consenso straordinario e popolarissimo del generale Roberto Vannacci, e’ un esercizio ipocrita. Se invece si vuole fare un ragionamento serio, non si può prescindere dalla reintroduzione delle preferenze che consente al popolo di scegliere chi deve rappresentarlo. Reintrodurre le preferenze significherebbe togliere alle segreterie dei partiti e a ristretti gruppi di potere opaco la possibilità di scegliere aprioristicamente chi deve entrare in Parlamento e chi invece deve rimanerne fuori, calpestando la Costituzione e la democrazia. Ci auguriamo – conclude Sforzini – che le forze politiche che siedono oggi alla Camera e al Senato abbiano l’onestà intellettuale di lavorare per una legge elettorale che ridia rappresentanza vera al popolo e non garanzie e sicurezze per le loro singole poltrone”.
Ma siamo sicuri che sottobanco Elly Schlein, Renzi e Meloni non abbiamo già fatto un accordo blindatissimo per garantirsi il futuro?