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DOCUDI2026 I VINCITORI DELLA 13° EDIZIONE DEL CONCORSO

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Redazione-  Sabato si è svolta la serata conclusiva di DOCudì 2026 presso l’Auditorium Cerulli di Pescara in cui sono stati assegnati i premi della edizione 2026:
* Miglior Documentario a NYUMBA di Francesco del Grosso
* Miglior Documentario Sociale a UN MILIONE DI GRANELLI DI SABBIA di Andrea Deaglio

 

E’ stato il pubblico in sala, come Giuria popolare, a determinare il vincitore del Premio Miglior documentario in concorso a #DOCudi2026 NYUMBA consegnato al regista Francesco Del Grosso dal presidente dell’associazione ACMA M. Chiara Manni

La sceneggiatura di Paola Bottero intreccia le storie dei cinque protagonisti che, partendo dalla spiaggia di Cutro, intreccia – tra il racconto corale del viaggio della speranza e quello individuale – che scava nelle vite precedenti in Gambia, Senegal, Sierra Leone e Somalia. La sand art, lasciando impronte indelebili, accompagna paure, dolori ed emozioni dei 5 protagonisti, che in Calabria sono sbarcati ed hanno deciso di restare. Perché hanno trovato Nyumba, casa. Narrano la quotidianità di affetti e di vita, fatta di accoglienza e di speranza. Dedicato agli oltre 30mila migranti risucchiati dal cimitero Mediterraneo.

INFO: schede, sinossi, bio, alla pagina https://www.webacma.it/docudi2026-nyumba/

YouTube VIDEOintervista al vincitore Del Grosso https://youtu.be/EcHdq52GSVE

L’associazione organizzatrice ACMA ha assegnato il Premio Miglior documentario sociale al documentario che si è distinto per la tematica sociale più interessante in concorso a #DOCudi2026. Vincitore il regista Andrea Deaglio per UN MILIONE DI GRANELLI DI SABBIA

Il titolo del film Un milione di granelli di sabbia come quelli contenuti nello scatolone che Eva Pattis Zoja ha nel suo studio di psicoanalista junghiana a Milano. I suoi pazienti traumatizzati, sopravvissuti a genocidi, calamità naturali o alla guerra in Ucraina, hanno perso la capacità di raccontare i loro vissuti con le parole, ma possono farlo attraverso l’uso della sabbia e di piccoli oggetti che portano a galla emozioni congelate dal dolore. Un primo passo verso la guarigione. Un film documentario sul trauma, sulla terapia della sabbia (sandwork therapy), sul potere delle immagini.

INFO: schede, sinossi, bio, alla pagina https://www.webacma.it/docudi2026-un-milione-di-granelli-di-sabbia/

YouTube VIDEOintervento di Andrea Deaglio sul film https://youtu.be/qnd7R_06Rcs

Il regista Andrea Deaglio ha inviato agli organizzatori un messaggio: “Siamo davvero molto entusiasti di aver vinto il premio miglior documentario sociale, a Docudì. È molto importante che ci siano ancora occasioni come questa in Italia, magari lontane dai soliti circuiti noti, per fare circolare il cinema del reale.
Il premio appartiene innanzitutto ai personaggi e alle persone del team che hanno lavorato per rendere possibile questo film. Non é stato facile pensarlo e realizzarlo perché non é facile far uscire e condividere certe storie che appartengono ai nostri mondi interiori, e riguardano la parte di noi più intima e fragile.
Per questo ringraziamo Docudi per averci dato questa occasione e il premio ha per noi davvero un valore speciale! Grazie!”

Durante la serata finale, presentata da Valentina Cirone, l’associazione ACMA ha voluto ringraziare i Media partner per il loro prezioso contributo: Cinemaitaliano.infoRadio ISAV e “L’esclusivo”, laboratorio artigianale, che ha gentilmente realizzato e offerto i premi.

Dopo la premiazione, l’EVENTO SPECIALE: in ANTEPRIMA REGIONALE
ANIME VIOLATE di Matteo Balsamo con la presenza del regista
Donne e uomini, sedotti da profili falsi e promesse d’amore, restano intrappolati in una rete invisibile di manipolazioni psicologiche, isolamento e rovina economica. Non si tratta solo di raggiri finanziari, ma di ferite profonde che toccano la dignità, la fiducia, l’essenza stessa del legame umano.
“Anime Violate” racconta, con delicatezza e onestà, le storie vere di chi è stato sedotto e abbandonato da amori mai esistiti, da illusioni costruite con precisione da organizzazioni criminali che sanno colpire nel punto più vulnerabile.

YouTube VIDEOintervento di Matteo Balsamo sul film https://youtu.be/JIWLqYeJz9o

La 13° edizione di DOCudì, anche quest’anno, ha conferma la linea delle edizioni precedenti: sei film in concorso che costituiscono un panorama variegato e multiforme della nostra società e rilevano l’instabile terreno in cui si vivono drammi quali la violenza e la guerra e su come si può affrontarli.

UN MILIONE DI GRANELLI DI SABBIA o il crudele inganno delle truffe affettive di ANIME VIOLATE, il film evento speciale fuori concorso.
Il delicato tema della salute mentale è affrontato in due documentari da due diversi punti di vista OGNI PENSIERO VOLA e TRE VITE mentre con NYUMBA passiamo ad una storia di migranti che hanno trovato nyumba, casa, in una quotidianità fatta di accoglienza e di speranza.
Su tutto un altro versante troviamo DANIELE BALDELLI – A COSMIC LIFE che fornisce uno spaccato della società in un viaggio nel tempo che parte dagli anni Sessanta per arrivare ad oggi come pure GIAPPONE ABRUZZO – LE CONNESSIONI NASCOSTE in cui sono analizzate le diverse connessioni che legano il Giappone all’Abruzzo, regione che i giapponesi considerano “Porta dell’Europa”.
Infine l’appuntamento con cinema e letteratura che quest’anno ha visto la presenza della scrittrice Federica Fioroni con il suo libro MALINCONIA SENZA RIMEDIO sulla vita e il cinema di Valerio Zurlini a cui è seguita  la proiezione del film di Zurlini CRONACA FAMILIARE tratta dal romanzo omonimo di Vasco Pratolini.

L’associazione ACMA ha, come sempre, voluto offrire agli spettatori appuntamenti cinematografici di valore artistico e culturale oltre a voler creare uno spazio privilegiato, un luogo in cui si vedono film ma si discute anche sul presente a proposito del futuro attraverso diverse chiavi di lettura del mondo odierno nel suo continuo mutare, sempre con la speranza di essere riusciti, anche questa volta nel nostro proposito.

#DOCudi2026     #DocudiConcorsoCinemaDocumentario    #AssociazioneACMA 

Organizzazione: Muni Cytron / Chiara Manni / Salvatore Santoro / Antonella Stucchi
Grafica: Salvatore Santoro / Comunicazione: Muni Cytron

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Il ritorno dell’aristocrazia europea in una villa segreta alle porte di Milano tra simboli e tradizione

🥂 Un incontro tra tradizione antica e visione reazionaria: tra ville patrizie e nobili esponenti, si discute del futuro dell’identità europea.

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#nobiltà #tradizione #Milano #cronacarosa

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Il giovane conte italorusso Pietro Stramezzi, la principessa rumena russa Silvia Andronikov Cantacuzene e il "barone nero" Roberto Jonghi Lavarini ad una serata aristocratico reazionaria in una villa patrizia...

Milano – In un’atmosfera sospesa tra nostalgia del passato e restaurazione di un’identità perduta, una dimora storica ai confini del capoluogo lombardo ha riaperto le sue porte per una serata che ha richiamato le cronache mondane di un tempo. Tra stucchi dorati, ritratti di antenati e il riverbero di candelabri in argento, si è tenuto un incontro che ha visto protagonisti esponenti di spicco di un’aristocrazia europea che oggi cerca di ricomporsi. L’evento ha riunito figure legate da vincoli di sangue e da una visione comune della società, in un contesto dove il protocollo e il rigore formale hanno dettato i ritmi della serata.

Il legame tra storia e nobiltà moderna

Al centro del dibattito e della convivialità si trovavano il giovane conte italorusso Pietro Stramezzi e la principessa rumena russa Silvia Andronikov Cantacuzene. Entrambi rappresentano una generazione di eredi che, pur vivendo nel ventunesimo secolo, mantiene un legame indissolubile con le radici nobiliari di Russia e d’Europa. La loro presenza non è passata inosservata, attirando l’attenzione su quella che molti osservatori definiscono una rinascita di interesse verso le antiche casate. La principessa, nota per il suo impegno nella tutela del patrimonio culturale, ha dialogato con Stramezzi su temi legati alla conservazione delle memorie familiari, in un momento in cui la storia europea attraversa una fase di profonda trasformazione e incertezza identitaria.

La presenza di Roberto Jonghi Lavarini

A completare il quadro dei partecipanti, la figura di Roberto Jonghi Lavarini, conosciuto dai più come il “barone nero”. La sua partecipazione ha conferito alla serata una connotazione marcatamente reazionaria, inserita in un filone politico e di pensiero che guarda con ammirazione alle strutture gerarchiche della vecchia Europa. In un contesto architettonico tipico delle dimore patrizie lombarde – caratterizzate da corti interne, pavimenti in marmo e vasti parchi privati che isolano la proprietà dal caos cittadino – Jonghi Lavarini ha esposto le sue tesi sulla necessità di un ritorno ai valori tradizionali. Il confronto tra il rigore formale della nobiltà e le istanze politiche contemporanee ha dato vita a un clima di intenso dibattito, lontano dai riflettori della cronaca quotidiana ma denso di significati per chi continua a credere in una società ordinata secondo i dettami della consuetudine.

Riflessioni sul futuro dell’identità europea

La villa, situata in un’area strategica tra la provincia milanese e la Brianza, ha fatto da palcoscenico a una riflessione che ha toccato il ruolo delle élite nel panorama attuale. Non si è trattato di un semplice ricevimento, bensì di un momento di aggregazione necessario per quegli ambienti che si sentono distanti dal linguaggio moderno. Mentre all’esterno il mondo corre veloce verso la digitalizzazione e la globalizzazione, all’interno delle mura protette della tenuta, gli ospiti hanno discusso di genealogie, diritto nobiliare e della difesa di un’eredità che rischia di essere dimenticata.

L’incontro si è concluso nelle ore tarde, in un silenzio tombale garantito dalla posizione isolata della villa, circondata da viali alberati che richiamano lo stile delle residenze di campagna di fine Ottocento. La scelta di non rendere pubblico il luogo esatto dell’incontro risponde a una precisa volontà di preservare l’esclusività e la riservatezza che appartengono a questo mondo. La serata si è confermata come un esperimento volto a testare la tenuta di certi circoli ideali che, pur agendo nell’ombra, continuano a tessere una tela fitta di contatti e influenze, guardando con occhio critico alle dinamiche di potere che oggi governano il continente Euroasiatico. In un mondo che cambia volto ogni giorno, i partecipanti hanno voluto ribadire che la sostanza del passato rimane, per loro, l’unica bussola affidabile per orientarsi nel futuro.

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La Fiat presenta la Quattrolino, l’erede della 600

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Quattrolino

Redazione-  Stai a vedere che alla fine una “nuova” 600 Multipla la fanno davvero. L’idea di riproporre in chiave moderna la storica monovolume, nata nel 1956 dalla matita di Dante Giacosa, è da qualche tempo un “pallino” di Olivier François, CEO di Fiat, che ne ha parlato in diverse occasioni. Un modello all’epoca rivoluzionario, capace di offrire sei posti, magari non comodissimi ma reali, in tre metri e mezzo di lunghezza. La cui eredità potrebbe essere raccolta dalla nuova Fiat Quattrolino.Il nome non è forse tra i più orecchiabili – e non è neanche detto che sia quello definitivo – ma racchiude in sé la filosofia del progetto: da un lato il richiamo alla nuova Topolino, microcar elettrica realizzata sulla base della Citroën Ami, dall’altro l’idea di un abitacolo per quattro persone. Un modello nato per ampliare la gamma di veicoli destinati alla città, pratici e accessibili, perfettamente coerente con la filosofia della Casa torinese.L’immagine pubblicata da Fiat racconta molto di come potrebbe essere la Quattrolino: carrozzeria alta, abitacolo avanzato e cofano praticamente assente, come nella Multipla del 1956, con proporzioni studiate per offrire il massimo dello spazio all’interno. Non sono da escludere, come già visto per la Topolino, future evoluzioni pensate per il trasporto commerciale in ambito urbano o varianti particolari come la Dolcevita.Come suggerisce il rendering ufficiale, l’auto sarà leggermente più lunga della Topolino (che misura 2,53 metri), mantenendo però le due portiere: per accedere alla seconda fila si ribaltano gli schienali della prima. Aria di famiglia anche nella forma del muso e dei fari, sia davanti sia dietro. Spartane le finiture, a partire dagli specchietti regolabili manualmente, mentre la maniglia incassata nel vetro rappresenta una soluzione originale che potrebbe evolvere nella versione definitiva.

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Il mistero del fiume Columbia torna a galla nel nuovo thriller di Kendra Elliot

📖 Vent’anni dopo, il passato torna a bussare alle porte del fiume Columbia. Non perdere l’ultimo, adrenalinico capitolo della serie di Kendra Elliot, “Una scia di sangue”, ora disponibile in libreria e negli store digitali per tutti gli appassionati di thriller mozzafiato.

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#KendraElliot #UnaSciaDiSangue #Thriller #IndomitusPublishing

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Kendra Elliot

Redazione-  Il mercato editoriale italiano si prepara ad accogliere una delle uscite più attese per gli amanti del genere crime. A partire dal 25 giugno, le librerie e gli store digitali ospiteranno “Una scia di sangue”, il quinto capitolo della serie “Columbia River”, firmato dalla penna di Kendra Elliot. Con un curriculum da oltre 15 milioni di copie vendute a livello globale e un seguito consolidato anche tra i lettori del Bel Paese — dove ha già superato la soglia delle 130 mila copie distribuite — l’autrice americana si conferma una delle voci più incisive nel panorama internazionale del brivido.

Un cold case che riemerge dal passato

La trama del nuovo romanzo prende le mosse da una ferita mai rimarginata, scavata vent’anni prima nelle fitte foreste dell’Oregon. La vicenda affonda le radici nella scomparsa di cinque adolescenti, un fatto di cronaca nera che sconvolse l’opinione pubblica. Di quel gruppo, solo due ragazzi furono ritrovati, abbandonati sulla sponda del fiume Columbia dopo aver subito torture fisiche. Tra loro c’era Devin Bonner, l’unico a sopravvivere, ma il cui ricordo di quegli eventi è rimasto sigillato dietro una barriera psicologica insormontabile.

Oggi, a distanza di due decenni, la tranquillità viene spezzata dal brutale omicidio di un podcaster di true crime, rinvenuto cadavere proprio nello stesso luogo dove si consumò la tragedia del passato. Il modus operandi non lascia spazio a dubbi: qualcuno ha deciso di riaprire il sipario su un dramma che in molti speravano fosse stato sepolto dal tempo. La riattivazione di questo cold case chiama in causa l’agente speciale dell’FBI Mercy Kilpatrick, affiancata dal marito Truman Daly, capo della polizia locale. La coppia si trova a dover gestire una minaccia che non guarda in faccia nessuno, trascinando nella spirale di violenza anche Ollie Smith, un giovane orfano protetto proprio da Daly.

La sfida di decifrare la memoria

Il nucleo centrale del libro, curato in Italia da Indomitus Publishing, non è soltanto la caccia a un killer seriale, ma la corsa contro il tempo per sbloccare la mente di Devin Bonner. Gli investigatori sanno bene che, finché il trauma rimarrà sepolto, il pericolo per la comunità non potrà essere neutralizzato. L’intreccio, che si sviluppa in 402 pagine serrate, gioca costantemente sul filo della tensione emotiva, alternando le indagini forensi di Kilpatrick a una introspezione psicologica dei personaggi, capaci di regalare al lettore colpi di scena distribuiti con precisione chirurgica.

Davide Radice, editore di Indomitus Publishing, sottolinea come la serie “Columbia River” riesca a mantenere alta l’asticella della qualità narrativa, riunendo figure ormai familiari al pubblico che ha imparato ad amare lo stile dell’autrice. “Si tratta di un’opera che mescola abilmente narrazione di inchiesta e oscurità dei traumi – afferma Radice –. La struttura del racconto è pensata per non concedere tregua, spingendo costantemente il lettore a voltare pagina per scoprire il prossimo tassello di un puzzle complesso”.

Un successo basato sulla cura del dettaglio

Kendra Elliot non è una neofita della suspense. La sua carriera, iniziata quasi per gioco nel 2006 dopo anni passati a divorare i classici polizieschi, è stata premiata con tre riconoscimenti Daphne du Maurier e numerose presenze nelle classifiche dei best seller del Wall Street Journal. Il suo approccio alla scrittura è pragmatico: l’obiettivo primario è sempre stato l’intrattenimento del lettore, attraverso una costruzione solida dei drammi investigativi. “Una scia di sangue” si inserisce perfettamente in questo solco, offrendo una narrazione che evita i cliché per concentrarsi sulla solidità degli indizi e sulla credibilità delle dinamiche investigative.

Per chi volesse intraprendere questa lettura, il volume è disponibile sia in formato cartaceo, al prezzo di 19,99 euro, sia in versione ebook a 7,99 euro, con inclusione nel catalogo Kindle Unlimited per gli abbonati. La pubblicazione rappresenta un tassello fondamentale per chi segue il percorso di Mercy Kilpatrick, un personaggio che negli anni è diventato un’icona del thriller contemporaneo. Mentre le indagini procedono tra i boschi dell’Oregon e le ombre del passato si allungano sul presente, il lettore è invitato a porsi una domanda semplice: è possibile sfuggire alle colpe di vent’anni prima quando la scia di sangue torna a scorrere sotto i propri occhi?

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